FAQS – domande e risposte

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FAQ 730 e dichiarazioni dei redditi

Possono fruire della detrazione delle spese per gli interventi di recupero edilizio (articolo 16-bis, Tuir) coloro che possiedono o detengono l’immobile, sul quale sono stati effettuati i lavori, sulla base di un titolo idoneo (ad esempio, proprietà, altro diritto reale, locazione, comodato). In caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile (se diverso dai familiari conviventi), e quindi anche dall’inquilino, è necessario avere la dichiarazione di consenso del possessore (cioè del proprietario dell’immobile) all’esecuzione degli interventi.

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, danno diritto a una detrazione Irpef nella misura del 19%. E’ possibile fruire del beneficio solo se il reddito complessivo non supera 40mila euro. Il beneficio deve essere calcolato su un ammontare di spese non superiore a 2.100 euro (la detrazione massima, quindi, è di 400 euro). Il limite deve essere sempre considerato con riferimento al singolo contribuente a prescindere dal numero di soggetti cui si riferisce l’assistenza. Se più soggetti hanno sostenuto spese per assistenza riferite allo stesso familiare, il tetto deve essere ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa (articolo 15, comma 1, lettera i-septies, Tuir).

Nel novero delle spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, che danno diritto alla detrazione Irpef nella misura del 19% (articolo 15, comma 1, lettera e, Tuir), rientrano anche quelle sostenute per la frequenza di un corso di perfezionamento tenuto presso un’università (circolare n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 1.2.5).

Danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (calcolata su un importo massimo di 4mila euro) gli interessi passivi e i relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare, da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir). In caso di mutuo ipotecario sovvenzionato con contributi concessi dallo Stato o da enti pubblici, non erogati in conto capitale, bensì in conto interessi, la detrazione è calcolata sulla differenza tra gli interessi passivi e il contributo concesso. In altri termini, gli interessi passivi danno diritto alla detrazione solo per l’importo effettivamente rimasto a carico del contribuente (circolare n. 108 del 3 maggio 1996, paragrafo 2.3.2). Nel caso in cui il contributo venga erogato in un periodo d’imposta successivo a quello in cui il contribuente ha fruito della detrazione per l’intero importo degli interessi passivi, l’ammontare del contributo percepito deve essere assoggettato a tassazione separata a titolo di onere rimborsato (articolo 17, comma 1, lett. n-bis, Tuir). Qualora, invece, il contributo venga restituito, è possibile recuperare la quota di interessi non detratta, rispettando però le condizioni di fatto e di diritto vigenti per la dichiarazione dei redditi in cui si sarebbe potuto far valere il relativo onere in assenza del contributo e indicando tale importo nel modello dichiarativo tra le “Altre spese” e, in particolare, tra “Le altre spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%” (risoluzione n. 76/E del 2 agosto 2010).

Nel novero delle spese per le quali compete la detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelle finalizzate alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 104/1992 (articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). Ciò detto, anche l’installazione di un montascale è ricompresa tra gli interventi edilizi sulle parti comuni di edifici residenziali atti a rimuovere le barriere architettoniche e, quindi, per la relativa spesa è possibile usufruire della detrazione Irpef per recupero edilizio. La detrazione, peraltro, compete interamente (e non pro quota in base alla ripartizione millesimale della tabella condominiale), in quanto il montascale è necessario all’uso specifico del solo condòmino disabile che ha sostenuto integralmente la spesa (risoluzione n. 336/E del 1° agosto 2008).

La detrazione Irpef del 19%, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro, prevista per le spese sanitarie in generale e per l’acquisto di farmaci in particolare (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), spetta anche per le spese relative ai farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati on line da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla Regione o dalla Provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla relativa legislazione (articolo 112-quater, Dlgs 219/2006). L’elenco delle farmacie e degli esercizi commerciali autorizzati alla vendita on line è consultabile sul sito www.salute.gov.it (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 24).

 

Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che possiedono, nel corso del periodo d’imposta, un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (articolo 12, comma 2, Tuir). Il limite è fissato con riferimento all’intero periodo d’imposta, rimanendo del tutto indifferente il momento in cui tale reddito si è prodotto nel corso del periodo stesso. Pertanto, il superamento della soglia reddituale determina la perdita del diritto alla detrazione fiscale per l’intero periodo d’imposta e, dunque, anche per la parte dell’anno in cui il familiare è stato privo di reddito (circolare n. 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.8).

 

Al ricorrere delle condizioni prescritte dalla normativa di riferimento, possono fruire della detrazione Irpef delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio disciplinata dall’articolo 16-bis, Tuir, non solo i proprietari degli immobili, ma anche i titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che sostengono le relative spese. Ai fini dell’agevolazione in esame, non rileva la distinzione tra “prima” e “seconda” casa di abitazione.

Nel caso descritto, il contribuente perde il diritto a detrarre gli interessi corrisposti in relazione al contratto di mutuo sottoscritto, in quanto costituisce requisito essenziale per fruire della detrazione prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir, l’aver adibito l’immobile ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto (circolare n. 95 del 12 maggio 2000, paragrafo 1.2.5).

 

Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano quelli relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). Pertanto, l’installazione all’interno di una singola unità immobiliare di un condizionatore a pompa di calore rappresenta una spesa detraibile a condizione che si tratti di un’opera finalizzata alla realizzazione di un risparmio energetico.

L’articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir, prevede il riconoscimento di una detrazione Irpef pari al 19% degli interessi passivi e dei relativi oneri accessori (nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione) pagati in dipendenza di un mutuo ipotecario stipulato per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire, entro un anno dall’acquisto stesso, ad abitazione principale (dimora abituale), per un importo non superiore a 4mila euro. Al personale in servizio permanente delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché a quello dipendente dalle Forze di polizia a ordinamento civile, la detrazione è riconosciuta a prescindere dal requisito della dimora abituale, essendo sufficiente che l’immobile costituisca l’unica abitazione di proprietà (articolo 66, comma 2, legge 342/2000).

In linea generale, ai soggetti titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431/1998, spetta una detrazione Irpef, il cui importo varia a seconda del tipo di contratto e del reddito complessivo. Una specifica detrazione è riconosciuta anche a favore dei lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite a propria abitazione principale e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione; anche in tal caso l’importo varia in funzione del reddito complessivo. I requisiti, gli importi e i limiti previsti per fruire delle due tipologie di detrazione sono diversi. Tuttavia, le detrazioni, da ripartire tra gli aventi diritto, non sono tra loro cumulabili e il contribuente ha diritto, a sua scelta, di fruire della detrazione più favorevole (cfr articolo 16, Tuir). Se nel corso dell‘anno si verificano più situazioni, il contribuente può applicare per i diversi periodi di tempo diverse detrazioni, ma il numero complessivo di giorni indicato non può essere superiore a 365 (cfr circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 280).

n relazione alle spese veterinarie è prevista una detrazione Irpef del 19%, fino a un importo massimo di 387,40 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c-bis, Tuir). La detrazione compete  per le spese veterinarie sostenute per la cura  di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Non compete, invece, per quelle sostenute per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare e di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole né in relazione ad animali utilizzati per attività illecite (articolo 1, Dm n. 289 del 6 giugno 2001).

A favore dei contribuenti che sostengono spese per la manutenzione, protezione e restauro delle cose vincolate ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e della disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963) è prevista una detrazione dall’imposta lorda pari al 19%. La detrazione è cumulabile con quella per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, prevista dall’articolo 16-bis del Tuir, ma in tal caso è ridotta del 50% (circolare n. 57 del 24 febbraio 1998, paragrafo 5 e circolare n. 3/E del 2 marzo 2016, paragrafo 1.8). La riduzione è da intendersi riferita esclusivamente alla parte di spesa per la quale il contribuente, contemporaneamente, fruisce anche della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Pertanto, le spese per le quali non spetta tale ultima detrazione (in quanto eccedenti i limiti ivi previsti) possono essere interamente ammesse alla detrazione del 19% (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 121).

Il coniuge superstite cointestatario, insieme alla moglie, di un mutuo ipotecario stipulato per la ristrutturazione della propria abitazione, che abbia provveduto ad accollarsi l’intero mutuo, può usufruire della detrazione sul 100% dei relativi interessi passivi sostenuti, a condizione che sussistano tutte le altre condizioni prescritte dalla normativa agevolativa (risoluzione n. 129/E del 18 ottobre 2017).

Le spese relative alle patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica possono essere portate in detrazione anche se sono state sostenute per conto di familiari non a carico, affetti da tali patologie. In tal caso, la detrazione è ammessa solamente per la parte di spese che non ha trovato capienza nell’Irpef dovuta dal familiare affetto dalla patologia e nel limite massimo di 6.197,48 euro annui (articolo 15, comma 2, Tuir). Se il familiare affetto dalla patologia ha presentato o è tenuto a presentare una propria dichiarazione dei redditi, l’ammontare delle spese che non ha trovato capienza nell’imposta deve essere desunto nelle annotazioni del suo modello 730-3 o nel quadro RN del modello Redditi. Se il contribuente affetto dalla patologia esente non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, il familiare che ha sostenuto la spesa può portare in detrazione nella propria dichiarazione l’intero importo, rispettando comunque il limite annuo previsto. Per beneficiare della detrazione, il contribuente deve documentare, mediante una certificazione rilasciata dall’Azienda sanitaria locale, che la patologia di cui è affetto il familiare rientra tra quelle che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. I documenti di spesa devono essere intestati al contribuente che ha effettuato il pagamento e contenere l’indicazione del familiare a favore del quale è stata sostenuta. Se, invece, il documento è intestato al contribuente affetto dalla patologia, è necessario che questi annoti sullo stesso, con valore di autocertificazione, quale parte di spesa è stata sostenuta dal familiare.

La violazione dell’obbligo di dichiarazione annuale degli investimenti e delle attività finanziarie all’estero (mancata presentazione del quadro RW) è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso di investimenti o attività estere detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, la sanzione è raddoppiata (dal 6% al 30% degli importi non dichiarati). Se il quadro RW viene presentato entro 90 giorni dal termine, si applica la sanzione di 258 euro (articolo 5, Dl 167/1990).

Dall’imposta lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% delle spese sanitarie, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro, costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sostenute dalle persone disabili) e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). A tal fine, occorre essere in possesso della documentazione che qualifica la tipologia di spesa sostenuta. Per il riconoscimento della detrazione, è sufficiente che dalla descrizione nella fattura si evinca in modo univoco la natura sanitaria della prestazione resa, così da escludere quelle meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario. Pertanto, l’indicazione riportata nella fattura di “ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche” consente, in presenza degli altri requisiti, di beneficiare della detrazione in esame (circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, paragrafo 1.2).

La sostituzione di infissi esterni con modifica di materiale o tipologia, qualificandosi come intervento di manutenzione straordinaria, rientra nel novero dei lavori edilizi che costituiscono valido presupposto per beneficiare del bonus mobili ed elettrodomestici. Il collegamento richiesto dalla norma (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013) tra l’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici e l’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione deve sussistere tenendo conto dell’immobile nel suo complesso e non del singolo ambiente. Pertanto, l’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici è agevolabile anche se gli stessi sono destinati all’arredo di un ambiente diverso da quelli oggetto di interventi edilizi, fermo restando il rispetto di tutte le ulteriori condizioni richieste dalla legge (circolare n. 29/E del 18 settembre 2013, paragrafo 3.4).

 

Nel novero degli interventi che danno diritto alla detrazione Irpef per recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelli finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi(articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). I costi di installazione di un ascensore in un condominio, sostenuti per intero da un singolo condomino, sono detraibili anche se i lavori non sono stati deliberati dall’assemblea, ma sono stati autorizzati dal Comune. In particolare, il contribuente potrà usufruire del beneficio fiscale limitatamente alla parte di spesa riferibile alla quota a lui imputabile sulla base della tabella condominiale di ripartizione millesimale (risoluzione n. 264/E del 25 giugno 2008).

 

Tra le spese che danno diritto alla detrazione Irpef per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelle sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi (articolo 16-bis, comma 1, lettera f, Tuir). Tra tali misure è compresa anche l’apposizione di grate alle finestre (o loro sostituzione). Per ulteriori informazioni sulle agevolazioni fiscali relative agli interventi di recupero edilizio si rinvia alla Guida pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, spetta un credito d’imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate. Il credito è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile e ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui ed è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Per i titolari di reddito d‘impresa, il credito è utilizzabile in compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap. Non trovano applicazione i limiti di compensabilità previsti dalle legge (articolo 1, DL 83/2014). Nel modello F24 utilizzato per la compensazione deve essere indicato il codice tributo “6842”, istituito dalla risoluzione n. 116/E del 17 dicembre 2014 (per ulteriori informazioni sull’art-bonus, si rinvia ai chiarimenti forniti dalla circolare n. 24/E del 31 luglio 2014 e al sito artbonus.gov.it).

Ai fini del monitoraggio fiscale, le persone fisiche, nonché gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia che, nel corso del periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi, mediante la compilazione del quadro RW. L’obbligo dichiarativo sussiste anche quando tali soggetti, pur non essendo possessori diretti degli investimenti e delle attività estere di natura finanziaria, ne siano i titolari effettivi (articolo 4, comma 1, Dl 167/1990). Tuttavia, l’obbligo non sussiste per i depositi e i conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 15 mila euro (articolo 4, comma 3, Dl 167/1990, come modificato dall’articolo 2, legge 186/2014). Resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’mposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (Ivafe).

Le spese sostenute per visite nutrizionali, con rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, rientrano nel novero delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19%, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo devono risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica (circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 2.2).

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nel 2018 e destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50% (articolo 1, comma 145, legge 107/2015).

Se il pagamento delle spese sostenute per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) viene materialmente effettuato da una società finanziaria che ha concesso un finanziamento al contribuente, quest’ultimo può beneficiare della relativa detrazione Irpef a condizione che: a) la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo all’impresa che ha eseguito i lavori con bonifico bancario o postale da cui risultino tutti i dati previsti dalla legge (causale del versamento con indicazione degli estremi della norma agevolativa, codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento, numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato; b) il contribuente abbia copia della ricevuta del bonifico. L’anno di sostenimento della spesa sarà quello di effettuazione del bonifico da parte della finanziaria al fornitore della prestazione (circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 4.4).

È riconosciuta una detrazione Irpef pari al 19% degli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di mutui, garantiti da ipoteca su immobili, contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso, per un importo non superiore a 4mila euro (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir). In caso di mutuo eccedente il costo sostenuto per l’acquisto, comprensivo delle spese notarili e degli altri oneri accessori, l’agevolazione deve essere limitata all’ammontare del predetto costo, risultante dalla somma del valore dell’immobile indicato nel rogito, nonché degli altri oneri accessori, debitamente documentati, connessi con  l’operazione di acquisto. Per determinare la parte di interessi sulla quale calcolare la detrazione può essere utilizzata la seguente formula: (costo di acquisto dell’immobile + oneri correlati) X interessi pagati/capitale dato a mutuo (circolare n. 15/E del 20 aprile 2005, paragrafo 4.1). Ai fini dell’applicazione della formula, tra le spese e gli oneri accessori connessi all’acquisto, sebbene non tutti rientranti tra quelli detraibili, sono inclusi, ad esempio, l’onorario del notaio per l’acquisto dell’immobile e per la stipula del mutuo, le spese di mediazione, le imposte di registro e quelle ipotecarie e catastali, l’iscrizione e la cancellazione dell’ipoteca, l’imposta sostitutiva sul capitale prestato, le spese sostenute per eventuali autorizzazioni del giudice tutelare e quelle sostenute in caso di acquisto effettuato nell’ambito di una procedura esecutiva individuale o concorsuale (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagine 65 e 66).

Per poter beneficiare della detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), l’invio (con raccomandata a/r o altre modalità stabilite dalla Regione) della comunicazione all’Azienda sanitaria locale territorialmente competente non è sempre necessario. Infatti, la comunicazione (notifica preliminare all’Asl e alla direzione provinciale del Lavoro territorialmente competenti) deve essere effettuata solo nei casi in cui la normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro espressamente lo prevede. Tale obbligo sussiste, in particolare, nel caso di cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non  contemporanea; di cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nell’ipotesi precedente per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera; cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini/giorno (articolo 99, Dlgs 81/2008).

 

Nell’ambito della disciplina relativa alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, è previsto il riconoscimento di specifiche detrazioni anche per le spese sostenute per gli interventi di adozione di misure antisismiche (sismabonus – articolo 16-bis, comma 1, lettera i, Tuir). La percentuale di detrazione e le regole sono diverse a seconda dell’anno di effettuazione della spesa. La legge di bilancio 2017, oltre a stabilire una proroga delle detrazioni al 31 dicembre 2021, ha previsto il riconoscimento di detrazioni maggiorate quando alla realizzazione degli interventi consegua una riduzione del rischio sismico. In particolare, qualora tali interventi siano realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali, la detrazione d’imposta è riconosciuta nella misura del 75% della spesa sostenuta, se dai lavori deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore. Se, invece, dall’esecuzione degli interventi deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, la detrazione spetta nella misura dell’85%. Tali detrazioni si applicano su un ammontare delle spese non superiore a 96 mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Tra le spese ammesse alla detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano quelle relative alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia. Gli interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). L’installazione di un impianto fotovoltaico, diretto alla produzione di energia elettrica, per poter beneficiare della detrazione in esame deve avvenire essenzialmente per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, eccetera) e quindi l’impianto deve essere posto direttamente al servizio dell’abitazione dell’utente (risoluzione n. 22/E del 2 aprile 2013). In merito alla detrazione in parola, si ricorda che la legge di bilancio 2017 ha prorogato al 31 dicembre 2017 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%), confermando il limite massimo di spesa di 96 mila euro per unità immobiliare. Dal 1° gennaio 2018, in assenza di ulteriori proroghe, la detrazione tornerà alla misura ordinaria del 36% e con il limite di 48mila euro per unità immobiliare.

Gli interventi finalizzati al risparmio energetico, per i quali si usufruisce della detrazione del 65%, non consentono di ottenere la detrazione per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Infatti, costituisce valido presupposto per la fruizione della detrazione in esame solo l’effettuazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013). Per ulteriori informazioni sul bonus, si veda la Guida pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Ai fini della detrazione Irpef connessa agli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici, per le spese effettuate dal 1° gennaio 2008, per la sostituzione di finestre in singole unità immobiliari e per l’installazione di pannelli solari, non occorre più presentare l’attestato di certificazione energetica (o di qualificazione) energetica (cfrIstruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi).

In linea generale, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni sono redditi diversi, se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, nè in relazione alla qualità di lavoratore dipendente (articolo 67, comma 1, lettera b, Tuir). La norma non limita l’imponibilità al solo caso di immobile situato in Italia. Pertanto, anche la cessione di quelli situati all’estero può generare plusvalenze tassabili in capo al venditore residente in Italia. La legge finanziaria 2006 ha introdotto una modalità di tassazione delle plusvalenze in esame alternativa rispetto a quella ordinaria. Infatti, è prevista la possibilità, all’atto della cessione e su richiesta della parte venditrice resa al notaio, di assoggettare la plusvalenza realizzata a un’imposta sostituiva del 20%. A seguito della richiesta, il notaio provvede anche all’applicazione e al versamento dell’imposta sostitutiva, ricevendo la provvista dal cedente. Il notaio, inoltre, comunica all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle cessioni, utilizzando il modello approvato con il provvedimento del 12 gennaio 2007 (articolo 1, comma 496, legge 266/2005). Dalla lettura della disposizione si evince che il legislatore ha voluto far convergere in un preciso momento, quello della cessione dell’immobile, non solo la scelta del regime sostitutivo, ma anche l’applicazione e il versamento della relativa imposta. La cessione, quindi, segna il momento impositivo e comporta l’obbligo del deposito della provvista nelle mani del notaio. Ne deriva che, nel caso di vendita di un immobile situato all’estero, alla plusvalenza è applicabile l’imposta sostitutiva solo se l’atto di cessione è stipulato da un notaio italiano (al quale il venditore residente in Italia abbia richiesto l’applicazione del regime sostitutivo). Al contrario, nell’ipotesi in cui l’atto di trasferimento sia formato all’estero, il contribuente italiano non può usufruire dell’imposta sostitutiva, in considerazione del fatto che, in tal caso, la cessione è realizzata senza l’intervento del notaio italiano, che, come sopra detto, è indispensabile per l’applicazione della norma. La possibilità di applicare l’imposta sostitutiva è esclusa anche nel caso in cui il notaio italiano provveda a legalizzare l’atto formato all’estero per il suo riconoscimento in Italia (risoluzione n. 143/Edel 21 giugno 2007).

La legge 81/2017 (articoli 8 e 9) introduce rilevanti novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi. Con specifico riferimento alle spese di formazione, l’articolo 9 modifica l’articolo 54, comma 5, Tuir, prevedendo il passaggio da un regime di deducibilità parziale a un regime di deducibilità integrale entro un massimale annuo. Infatti, in base alla nuova formulazione della norma, sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 10mila euro, le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno. Le nuove regole sono applicabili a partire dal periodo d’imposta 2017. La disciplina vigente fino al 2016 prevede una deducibilità delle spese di formazione limitata al 50% del loro ammontare.

In generale, sono deducibili dal reddito complessivo gli assegni periodici corrisposti al coniuge, a esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria (articolo 10, comma 1, lettera c, Tuir). È deducibile anche il “contributo casa”, ovvero le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente. La quantificazione del “contributo casa”, se non stabilito direttamente dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, può essere determinata per relationem, qualora il provvedimento preveda, ad esempio, l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge. Nel caso in cui dette somme riguardino l’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute (circolare 17/E del 24 aprile 2015, paragrafo 4.1).

La legge di bilancio 2017 ha previsto che, per gli anni 2017, 2018 e 2019, i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini Irpef dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali (di cui all’articolo 1, Dlgs 99/2004), iscritti nella previdenza agricola (articolo 1, comma 44, legge 232/2016). Alla luce del tenore letterale della norma, l’agevolazione in esame è applicabile esclusivamente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale, che producono redditi dominicali e agrari. Dall’applicazione del beneficio sono invece esclusi i soci delle società in nome collettivo e delle società in accomandita semplice che abbiano optato (ai sensi dell’articolo 1, comma 1093, legge 296/2006) per la determinazione del reddito su base catastale, in quanto il reddito che viene loro attribuito mantiene la natura di reddito d’impresa così espressamente qualificato in capo alle società dal decreto ministeriale n. 213 del 27 settembre 2007 (circolare n. 8/E del 7 aprile 2017, paragrafo 9).

Le spese sostenute per le prestazioni sanitarie rese da psicologi e da psicoterapeuti per finalità terapeutiche sono detraibili, senza necessità di prescrizione medica. Le prestazioni professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta, infatti, sono equiparabili alle prestazioni sanitarie rese da un medico, potendo i contribuenti avvalersene anche senza prescrizione medica (circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, paragrafo 5.15). La detrazione è ammessa per un importo pari al 19% delle spese, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir).

È esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi il contribuente che, con riferimento al periodo d’imposta considerato, possiede esclusivamente compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche per un importo uguale o inferiore a 28.158,28 euro (cfr Istruzioni per la compilazione, pag. 4).

Per beneficiare della detrazione Irpef relativa alle spese per l’arredo degli immobili ristrutturati (articolo 16, comma 2, DL 63/2013), i pagamenti possono essere effettuati, oltreché con bonifico bancario o postale, anche con carta di debito o credito. In questo caso, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare (evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione) e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso (circolare n. 7/E del 31 marzo 2016, paragrafo 2.4).

In presenza di tutte le condizioni richieste dalla legge, dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% dei canoni derivanti dai contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431/1998, dei canoni relativi ai contratti di ospitalità, nonché agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative, dagli studenti universitari fuori sede, per un importo non superiore a 2.633 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). In tale ipotesi, la detrazione eccedente l’imposta lorda non può essere recuperata. Infatti, le previsioni del decreto Mef 11 febbraio 2008, che, in base a quanto stabilito dall’articolo 16, comma 1-sexies, Tuir, disciplina le modalità di recupero della detrazione eccedente, non possono essere estese anche al beneficio in esame poiché esse si applicano soltanto alle detrazioni per i canoni derivanti dai contratti di locazione dell’abitazione principale di cui all’articolo 16, Tuir, e alla specifica detrazione per conduttori di alloggi sociali prevista, per il triennio 2014-2016, dall’articolo 7, Dl 47/2014 (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 109).

La risposta è negativa. Infatti, dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% delle erogazioni liberali in denaro, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 1.500 euro, in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche, a condizione che l’erogazione sia effettuata tramite versamento bancario o postale, nonché tramite carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. La detrazione non spetta, quindi, per le erogazioni effettuate in contanti (articolo 15, comma 1, lett. i-ter, Tuir).

I contributi previdenziali e assistenziali versati facoltativamente all’ente pensionistico di appartenenza sono integralmente deducibili dal reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Nel novero di tali contributi rientrano anche quelli versati per il riscatto degli anni di laurea, sia ai fini pensionistici sia ai fini della buonuscita (articolo 2, comma 5-bis, legge 184/1997), che devono essere indicati nel quadro RP, sezione II (Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo), rigo RP21, del modello Redditi PF.

Tra i soggetti che hanno diritto alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture, è compreso anche il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento. Nel novero dei familiari rientrano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado e il componente dell’unione civile. Con riguardo a quest’ultimo, infatti, la legge 76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone delle stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili, stabilendo che, a esclusione delle previsioni del codice civile non richiamate espressamente e quelle della legge sull’adozione, “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole coniuge, coniugi o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche a ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. In tal caso, ferme restando le altre condizioni richieste dalla legge, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile.

In caso di pignoramento presso terzi, il creditore pignoratizio deve indicare, nella propria dichiarazione, i redditi percepiti e le ritenute subite da parte del terzo erogatore, anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva (cfr provvedimento 3 marzo 2010 e circolare n. 8/2011). Le ritenute subite possono essere scomputate dall’imposta risultante dalla dichiarazione. Le somme percepite a seguito della procedura di pignoramento presso terzi vanno indicate nel relativo quadro (ad esempio, se si tratta di redditi di lavoro dipendente, devono essere esposte nel quadro RC). Nel caso di redditi derivanti da Tfr, altre indennità connesse e arretrati di lavoro dipendente, soggetti a tassazione separata, va utilizzata la sezione XII del quadro RM della dichiarazione, relativa ai redditi corrisposti da soggetti non obbligati a effettuare le ritenute d’acconto. Le ritenute subite da parte del terzo erogatore devono invece essere indicate nel rigo RM23 (redditi presenti in dichiarazione), riportando il rigo della dichiarazione e l’eventuale modulo aggiuntivo nel quale è stato indicato il relativo reddito. Se, invece, il reddito percepito nell’ambito della procedura di pignoramento presso terzi non è compreso in alcun quadro della dichiarazione (in quanto ordinariamente non deve essere esposto) ovvero non è possibile riportarlo nella sezione XII del quadro RM, va compilato il rigo RM24 (redditi non presenti in dichiarazione), inserendo tutte le informazioni necessarie per la corretta liquidazione dell’imposta dovuta.

Nell’ambito delle attività finalizzate all’instaurazione di un rapporto sempre più collaborativo tra amministrazione finanziaria e cittadini e alla promozione dell’adempimento spontaneo (tax compliance), l’Agenzia delle entrate ha inviato comunicazioni relative alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2014 dalle persone fisiche. In particolare, le lettere sono state inviate ai contribuenti che non avrebbero dichiarato, o lo avrebbero fatto solo in parte, determinati redditi (ad esempio, un reddito derivante da un contratto di locazione di un immobile o da lavoro dipendente, una plusvalenza, un reddito di partecipazione in società). Queste comunicazioni non sono avvisi di accertamento, ma rappresentano un invito a verificare la propria posizione fiscale ed eventualmente mettersi in regola con il pagamento degli importi dovuti. Pertanto, coloro che, ricevuta la lettera e averne verificato il contenuto, riconoscono la correttezza delle segnalazioni dell’Agenzia, possono rimediare e, quindi, regolarizzare la propria posizione usufruendo del ravvedimento operoso. A tal fine, è necessario presentare una dichiarazione integrativa, versare le maggiori imposte dovute e gli interessi (calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito), nonché, in misura ridotta, le sanzioni relative alle violazioni indicate nella comunicazione. Per ulteriori informazioni, si rinvia alla lettura della guida “L’Agenzia ti scrive: lettera di invito a regolarizzare possibili errori”.

 

Le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle popolazioni colpite da eventi di calamità pubblica o da altri eventi straordinari, anche se avvenuti in altri Stati, danno diritto a una detrazione Irpef del 19%, calcolata su un importo non superiore a 2.065,83 euro. Ai fini del beneficio fiscale, è necessario che le erogazioni siano eseguite per il tramite dei soggetti appositamente identificati con il Dpcm 20 giugno 2000 (ad esempio, Onlus e organizzazioni internazionali di cui l’Italia è parte) e siano effettuate mediante versamento bancario o postale, nonché tramite carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. La detrazione non spetta, invece, per le erogazioni effettuate in contanti (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 110).

I  locali per la portineria, l’alloggio del portiere e gli altri servizi di proprietà condominiale dotati di rendita catastale autonoma devono essere dichiarati dal singolo condomino solo se la quota di reddito che gli spetta per ciascuna unità immobiliare è superiore a 25,82 euro. L’esclusione non si applica per gli immobili concessi in locazione e per i negozi (cfr Istruzioni per la compilazione dei modelli di dichiarazione dei redditi).

La presentazione del modello Redditi PF in formato cartaceo è una modalità ormai residuale che consiste nella consegna del modello a un ufficio postale. Sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica e, pertanto, possono presentare il modello cartaceo i contribuenti che: pur potendo presentare il modello 730, devono dichiarare alcuni redditi o comunicare dati utilizzando i relativi quadri del modello Redditi (RM, RT, RW); devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti (cfrIstruzioni per la compilazione del modello Redditi PF). Si ricorda, peraltro, che, per il modello Redditi PF 2017 (anno d’imposta 2016), la presentazione in forma cartacea tramite ufficio postale era possibile dal 2 maggio al 30 giugno 2017.

Per il triennio 2014-2016, a favore dei soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali, adibiti ad abitazione principale, è riconosciuta una detrazione Irpef (articolo 7, comma 1, Dl 47/2014). Ai fini del beneficio fiscale, è definito alloggio sociale “l’unità immobiliare adibita a uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato” (articolo 1, Dm 22 aprile 2008, in attuazione dell’articolo 5, legge 9/2007). La detrazione è complessivamente pari a: 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro; 450 euro, se il reddito complessivo supera 15.493,71 euro, ma non 30.987,41 euro. Pertanto, se il reddito complessivo è superiore a 30.987,41 euro, non spetta alcuna detrazione. Il beneficio deve essere ripartito tra gli aventi diritto ed essere rapportato al periodo dell’anno durante il quale l’unità immobiliare locata è adibita ad abitazione principale, intendendo tale quella nella quale il soggetto titolare del contratto di locazione o i suoi familiari dimorano abitualmente. Infine, qualora la detrazione spettante sia di ammontare superiore all’imposta lorda, diminuita, nell’ordine, delle detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12, Tuir) e delle altre detrazioni relative a particolari tipologie di reddito (articolo 13, Tuir), è riconosciuto un credito di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nelle predetta imposta (articolo 16, comma 1-sexies, Tuir).

Il contribuente che, come modalità di pagamento delle spese sostenute per interventi di recupero edilizio e di risparmio energetico (articolo 16-bis, Tuir), utilizza un bonifico eseguito su un conto aperto presso un istituto di pagamento (impresa, diversa da una banca, autorizzata dalla Banca d’Italia a prestare servizi di pagamento), può beneficiare delle relative detrazioni d’imposta, a condizione, però, che l’istituto, in qualità di sostituto d’imposta, assolva tutti gli adempimenti inerenti il versamento delle ritenute, nonché gli obblighi di certificazione e dichiarazione previsti dalla normativa di settore. Inoltre, la possibilità per il contribuente che dispone il bonifico di usufruire delle detrazioni è subordinata alla previa adesione dell’istituto di pagamento alla Rete nazionale interbancaria e all’utilizzo della procedura Trif, in quanto condizioni necessarie per la trasmissione telematica sia dei flussi di informazioni tra gli operatori del sistema dei pagamenti ai fini dell’applicazione della ritenuta sia dei dati relativi ai bonifici (risoluzione n. 9/E del 20 gennaio 2017).

I contribuenti devono conservare le certificazioni dei sostituti di imposta, i documenti probatori dei crediti d’imposta, dei versamenti eseguiti con riferimento alla dichiarazione dei redditi e degli oneri deducibili o detraibili e ogni altro documento relativo al contenuto della dichiarazione, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa è stata presentata; le certificazioni e i documenti devono essere esibiti o trasmessi, su richiesta, all’ufficio competente (articolo 3, comma 3, Dpr 600/1973). Pertanto, con riguardo al modello Redditi PF 2017 (anno d’imposta 2016), la documentazione deve essere conservata fino al 31 dicembre 2022.

Nel novero delle spese sanitarie per le quali si ha diritto alla detrazione d’imposta nella misura del 19%, limitatamente all’ammontare che eccede complessivamente 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), rientrano anche quelle di assistenza infermieristica e riabilitativa, incluse le spese per kinesiterapia (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 20). La spesa deve essere documentata mediante ricevuta fiscale o fattura, anche in forma di ticket se la prestazione è resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (in quest’ultimo caso, la detrazione compete per l’importo del ticket pagato). Se la fattura è rilasciata da soggetto diverso da quello che ha effettuato la prestazione, è necessario munirsi di un’attestazione dalla quale risulti che la prestazione stessa è stata eseguita direttamente da personale medico o paramedico o comunque sotto il suo controllo (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 30).

Dall’imposta lorda si detrae un importo, pari al 19%, dei compensi comunque denominati pagati a soggetti di intermediazione immobiliare, in dipendenza dell’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo15, comma 1, lett. b–bis, Tuir). Ha diritto all’agevolazione esclusivamente l’acquirente dell’immobile; la detrazione non spetta se la spesa è sostenuta nell’interesse di un familiare fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 104). Pertanto, nel caso prospettato, non è possibile usufruirne.

È possibile detrarre dall’Irpef lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, il 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’Iva in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2017, di unità immobiliari nuove aventi destinazione residenziale, di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015). Non è possibile fruire della detrazione dell’Iva relativa ad acconti corrisposti nel 2015 poiché in quell’anno l’agevolazione non era vigente (circolare n. 20/E del 18 maggio 2016, punto 10.3). È possibile, invece, fruire della detrazione per l’Iva corrisposta sugli acconti pagati nel 2016, sempreché il preliminare di acquisto sia registrato e il rogito sia stipulato entro il 2017, in quanto nel 2016 l’agevolazione era vigente e la detrazione è stata prorogata anche per gli acquisti di abitazioni avvenuti nel 2017 (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 244).

n linea generale, sono detraibili nella misura del 19% le spese di istruzione non universitaria (articolo 15, comma 1, lettera e-bis, Tuir). Per il 2016, la detrazione deve essere calcolata su un importo massimo di 564 euro per alunno o studente, da ripartire tra gli aventi diritto. Tra le spese ammesse al beneficio sono inclusi i contributi volontari e le erogazioni liberali deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica. Vi rientrano le spese per le gite scolastiche e ogni altro contributo finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto, come corsi di lingua e di teatro, svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza. Se le spese sono pagate alla scuola, non occorre copia della delibera che ha disposto tali versamenti; la stessa, invece, è necessaria nel caso in cui la spesa non sia sostenuta per il tramite della scuola, ma sia pagata a soggetti terzi, come, ad esempio, all’agenzia di viaggio. Ai fini della detraibilità, inoltre, è necessario conservare le ricevute o le quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti e i dati dell’alunno o studente (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagine 85-86). La detrazione in esame non è cumulabile con quella prevista dall’articolo 15, comma 1, lett. i-octies, Tuir, per le erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa (l’incumulabilità va riferita al singolo alunno).

Se dopo la presentazione della dichiarazione di successione sopravviene un evento che determina il mutamento della devoluzione dell’eredità o del legato (come, ad esempio, il ritrovamento di un testamento) ovvero l’applicazione dell’imposta in misura superiore (come, ad esempio, la scoperta di un bene in precedenza non considerato), i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare una dichiarazione sostitutiva o integrativa (articolo 28, comma 6, Dlgs 346/1990). In tal caso, i dodici mesi per la presentazione della dichiarazione decorrono dalla data della sopravvenienza o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostra di averne avuto notizia. In linea generale, la dichiarazione sostitutiva o integrativa deve essere presentata utilizzando il nuovo modello Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello, occorre continuare a utilizzare tale modulistica, seguendo le relative modalità di presentazione.

Le spese sostenute per visite mediche generiche, specialistiche, chirurgiche danno diritto alla detrazione dall’Irpef nella misura del 19%, indipendentemente dal luogo o dal fine per il quale vengono effettuate (articolo 15, comma 1, lettera c, del Tuir). Tra queste rientrano a pieno titolo anche le spese per la visita medica necessaria per il rinnovo della patente di guida che sono pertanto detraibili, analogamente a quelle sopportate per ottenere certificati di idoneità.

Come recentemente ribadito dall’Agenzia delle Entrate, è esclusa la detraibilità (nonché la deducibilità) della spesa relativa all’acquisto di parafarmaci, quali, ad esempio, integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate, anche se acquistati in farmacia e se assunti a scopo terapeutico su prescrizione medica (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 25).

Ai contribuenti che fruiscono della detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), limitatamente agli interventi iniziati a decorrere dal 1º gennaio 2016, spetta anche una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le ulteriori spese documentate sostenute nel 2017 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di recupero (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013). La detrazione, inizialmente riferita alle spese sostenute dal 6 giugno al 31 dicembre 2013, è stata da ultimo prorogata al 31 dicembre 2017 dalla legge 232/2016 che, per il 2017, ha limitato il beneficio agli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici effettuati in connessione con lavori di recupero del patrimonio edilizio eseguiti nel 2016 e nel 2017. Pertanto, è possibile usufruire della detrazione anche con riferimento a un intervento di recupero edilizio iniziato nel 2017.

In linea generale, le spese sanitarie danno diritto a una detrazione Irpef del 19%, calcolata sull’ammontare complessivo delle stesse che eccede l’importo della franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). Per l’acquisto di medicinali, la detrazione spetta se la spesa è certificata da fattura o da scontrino fiscale “parlante”, in cui, cioè, sono specificati la natura e la quantità dei prodotti acquistati, il codice alfanumerico (identificativo della qualità del farmaco) posto sulla confezione del medicinale e il codice fiscale del destinatario. Possono essere detratte anche le spese sostenute all’estero, in base agli stessi criteri applicabili a quelle sostenute in Italia. In tal caso, sarà necessaria una documentazione dalla quale sia possibile ricavare le medesime informazioni. Nel caso in cui il farmacista estero abbia rilasciato un documento di spesa da cui non risultino le predette indicazioni, il codice fiscale del destinatario potrà essere riportato a mano sullo stesso e la natura (“farmaco” o “medicinale”), qualità (nome del farmaco) e quantità dovranno risultare da una documentazione rilasciata dalla farmacia (circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 6.1). Se la documentazione sanitaria è in lingua originale, va corredata di una traduzione in italiano. In particolare, se la documentazione è redatta in inglese, francese, tedesco o spagnolo, la traduzione può essere eseguita a cura del contribuente e da lui sottoscritta; se, invece, è redatta in una lingua diversa da quelle indicate, è necessaria una traduzione giurata. Per i contribuenti con domicilio fiscale in Valle d’Aosta e nella provincia di Bolzano, non è necessaria la traduzione, se la documentazione è scritta, rispettivamente, in francese o in tedesco. La documentazione sanitaria redatta in sloveno può essere corredata di una traduzione italiana non giurata, se il contribuente, residente nel Friuli Venezia Giulia, appartiene alla minoranza slovena. Si ricorda, infine, che le spese relative al trasferimento e al soggiorno all’estero, sia pure per motivi di salute, non possono essere incluse tra quelle che danno diritto alla detrazione, in quanto non sono spese sanitarie (vedi Istruzioni per la compilazione dei modelli di dichiarazione, Appendice “Spese mediche all’estero“)

In sede di proroga (anche tacita) di un contratto di locazione già assoggettato a cedolare secca, il locatore che vuole continuare ad applicare il regime sostitutivo è tenuto a esercitare la relativa opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro (30 giorni dalla scadenza dei primi quattro anni). L’opzione deve essere manifestata attraverso la presentazione del modello RLI ed è efficace per l’intera durata della proroga, salvo revoca. Tuttavia, la mancata presentazione del modello non comporta la revoca dell’opzione esercitata in sede di registrazione qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime della cedolare secca, effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da cedolare secca nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi (comportamento concludente). In questo caso, si applica una sanzione in misura fissa di 100 euro, ridotta a 50 se il modello viene presentato con un ritardo non superiore a 30 giorni.

In linea generale, la normativa tributaria prevede, ai fini Ires, la deducibilità (totale o parziale) dal reddito d’impresa delle spese sostenute dall’imprenditore per lavoro dipendente. In particolare, i canoni di locazione, anche finanziaria, e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti, che abbiano trasferito la loro residenza anagrafica per esigenze di lavoro nel comune in cui prestano l’attività, sono integralmente deducibili, per il periodo d’imposta in cui si verifica il trasferimento e nei due periodi successivi (articolo 95, comma 2, Tuir). La previsione normativa si applica con riferimento alle spese sostenute sia per i lavoratori neo assunti sia per i dipendenti che, dopo l’instaurazione del rapporto di lavoro, devono trasferirsi in un’altra sede dell’impresa situata in un comune diverso. La piena deducibilità, quindi, opera solo per il triennio indicato. Se, trascorso tale periodo, il fabbricato risulti ancora concesso in uso allo stesso dipendente, i canoni di locazione (e le spese di manutenzione) saranno deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per il dipendente stesso (risoluzione 214/E del 3 luglio 2002).

A decorrere dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione ai fini Irpef del 19% è stato elevato a 750 euro (articolo 15, comma 1, lettera f, Tuir). Si ricorda che la condizione di disabilità è grave quando la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). La situazione di gravità deve essere accertata dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dalla legge, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le stesse unità sanitarie (articolo 4, legge 104/1992).

Le plusvalenze realizzate da persone fisiche residenti mediante cessione a titolo oneroso (effettuata al di fuori dell’attività imprenditoriale o di lavoro autonomo eventualmente esercitata) di beni immobili, acquistati (o costruiti) da non più di cinque anni, costituiscono redditi diversi. Per plusvalenza s’intende la differenza positiva tra corrispettivo incassato dalla cessione e costo di acquisto (o di costruzione) dell’immobile ceduto (aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo). Anche la cessione di un fabbricato ricevuto per donazione può generare una plusvalenza imponibile; in questo caso, il periodo di cinque anni, da prendere in considerazione ai fini della tassabilità, decorre dalla data di acquisto da parte del donante (articolo 67, comma 1, lettera b, Tuir). Pertanto, la plusvalenza realizzata a seguito della cessione a titolo oneroso di un immobile ricevuto per donazione è imponibile se il donante lo aveva a sua volta acquistato da non più di cinque anni. In questa ipotesi, ai fini della determinazione della plusvalenza, si assume come prezzo di acquisto (o costo di costruzione) quello sostenuto dal donante.

Possono essere considerati fiscalmente a carico dei genitori i figli (compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi o affidati) che possiedono un reddito complessivo annuo non superiore a 2840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (articolo 12, comma 2, Tuir). Per i figli a carico spettano detrazioni dall’Irpef lorda, a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). Le detrazioni spettano anche se il figlio è sposato (sempreché non sia a carico del coniuge) e indipendentemente dal fatto che sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito. Come tutte le detrazioni per carichi di famiglia, anche quelle previste per i figli a carico sono “teoriche”, in quanto l’importo effettivo diminuisce all’aumentare del reddito. Per ciascun figlio a carico è prevista una detrazione teorica pari a: 950 euro per ogni figlio di età superiore o uguale a tre anni, 1.220 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. La detrazione teorica è aumentata di un importo pari a: 400 euro per ciascun figlio con disabilità e 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo, per i contribuenti con più di tre figli a carico (articolo 12, comma 1, lettera c, Tuir). Si ricordi che è considerata disabile la persona riconosciuta tale ai sensi della legge 104/1992 (articolo 3) e che l’handicap deve essere accertato dalle Aziende sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dall’articolo 1 della legge 295/1990, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le Asl (articolo 4, legge 104/1992)

Le erogazioni liberali in denaro a favore di un’associazione sportiva dilettantistica (non avente la qualifica di Onlus) danno diritto a una detrazione d’imposta ai fini Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo, per ciascun periodo d’imposta, non superiore a 1.500 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-ter, Tuir). Per avere diritto alla detrazione, è necessario che il versamento venga effettuato tramite banca, ufficio postale, carta di debito, carta di credito o prepagata, assegni bancari e circolari.

Le detrazioni d’imposta per figli a carico spettano a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). In ogni caso, resta fermo che, per poter essere considerato fiscalmente a carico, il figlio deve avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Inoltre, il beneficio fiscale compete indipendentemente dal fatto che il figlio sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito e anche nel caso in cui sia sposato, sempre che non sia a carico del coniuge.

Dal reddito complessivo possono essere dedotte le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dalle persone portatrici di handicap (articolo 10, comma 1, lettera b, Tuir), cioè dalle persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Se la persona con disabilità viene ricoverata in un istituto di assistenza, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica, che deve risultare distintamente dalla documentazione rilasciata dall’istituto. Queste spese sono deducibili pure se sostenute per i familiari, anche se non fiscalmente a carico, indicati nell’articolo 433 del codice civile (articolo 10, comma 2, Tuir) che, però, non fa riferimento agli zii. Quindi, la spesa sostenuta dal nipote, per conto di una zia, per il pagamento della retta mensile dell’istituto di assistenza in cui è ricoverata, non è deducibile.

Le persone fisiche residenti in Italia devono pagare un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero che possiedono a titolo di proprietà o di altro diritto reale (articolo 19, commi 13-17, Dl 201/2011). L’Ivie è dovuta in proporzione alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali lo stesso si è protratto e si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota dello 0,76%. Per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (Norvegia e Islanda), la base imponibile è rappresentata dal valore catastale come determinato e rivalutato, nel Paese in cui l’immobile è situato, ai fini dell’assolvimento di imposte di natura reddituale o patrimoniale ovvero di altre imposte determinate sulla base del valore degli immobili (per la Norvegia, l’imposta di riferimento è rappresentata dalla Eiendomsskatt). In mancanza del valore catastale, si deve fare riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile (circolare 28/2012, paragrafo 1.2.1.). Dall’imposta dovuta in Italia, si detraggono le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui è situato l’immobile. Inoltre, qualora sussista un’eccedenza di imposta reddituale gravante sullo stesso immobile (non utilizzata ai sensi dell’articolo 165 Tuir), è consentito detrarla fino a concorrenza del suo ammontare. Per la Norvegia, le imposte di natura patrimoniale che danno diritto allo scomputo dall’Ivie sono la Eiendomsskatt e la Formuesskatt. L’Ivie non è dovuta se l’importo della stessa non supera i 200 euro (tale soglia riguarda il valore complessivo dell’immobile a prescindere da quote e periodo di possesso, senza tener conto dei crediti d’imposta). L’Ivie deve essere versata, mediante modello F24, entro gli stessi termini previsti per l’Irpef, utilizzando i seguenti codici tributo: 4041 (saldo), 4044 (acconto prima rata) e 4045 (acconto seconda rata o unica soluzione).

In generale, i genitori esercenti la responsabilità genitoriale hanno in comune l’usufrutto dei beni del figlio fino alla maggiore età o all’emancipazione. Tuttavia, in base all’articolo 324 del codice civile (comma 3) non sono soggetti a usufrutto legale i beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro; i beni lasciati o donati al figlio per intraprendere una carriera, un’arte o una professione; i beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale o uno di essi non ne abbiano l’usufrutto (tale condizione, però, non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima); i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori (se uno solo di essi era favorevole all’accettazione, l’usufrutto legale spetta esclusivamente a lui). Sono escluse dall’usufrutto legale anche le pensioni di reversibilità, da chiunque corrisposte, spettanti ai figli minori (si vedano le istruzioni ai modelli di dichiarazione dei redditi e la circolare ministeriale 326/1997, paragrafo 1.4). I redditi dei figli minori non soggetti a usufrutto legale devono essere dichiarati a nome di ciascun figlio da uno dei genitori (se la responsabilità è esercitata da uno solo di essi, la dichiarazione deve essere presentata da quest’ultimo).

I soggetti obbligati per legge alla manutenzione, protezione o restauro dei beni culturali vincolati possono beneficiare, ai fini Irpef, di una detrazione d’imposta nella misura del 19% delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a loro carico (articolo 15, comma 1, lettera g, Tuir). Ai fini della fruibilità della detrazione, devono essere considerati obbligati alla manutenzione, protezione o restauro quei soggetti che vantano un titolo giuridico che attribuisca loro la proprietà, il possesso o la detenzione del bene oggetto dell’intervento conservativo (risoluzione 10/E del 9 gennaio 2009). La necessità delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da un’apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (articolo 47, Dpr 445/2000), presentata dal richiedente al ministero per i Beni e le attività culturali, relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi cui il beneficio si riferisce (articolo 40, comma 9, Dl 201/2011). L’agevolazione è cumulabile con quella relativa alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), ma in tal caso è ridotta nella misura del 50% (circolare ministeriale n. 57/1998, paragrafo 5) fino a un importo di spesa di 96mila o 48mila euro, a seconda della data in cui sono state sostenute le spese. Per le spese eccedenti il limite massimo, la detrazione in esame si applica sull’intero importo.

La legge di stabilità 2016 ha previsto che ai fini Irpef è possibile detrarre il 50% dell’Iva pagata in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale (di classe energetica A o B), cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La norma, quindi, limita l’applicazione del beneficio ai soli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. Ne consegue che l’Iva in acconto versata nel 2016 per acquisti effettuati nel 2017 non è detraibile (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.1).

Sono produttivi di reddito fondiario i fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto edilizio urbano (articolo 25 Tuir). Salvo i casi di esclusione previsti dalla legge, il reddito dei fabbricati deve essere esposto in dichiarazione dei redditi (quadro RB del modello Redditi PF e quadro B del 730) e deve essere calcolato per ciascun immobile, rapportandolo al periodo e alla percentuale di possesso. Gli immobili concessi in comodato non devono essere dichiarati dal comodatario, ma dal proprietario. I fabbricati diversi dall’abitazione principale pagano l’Imu, che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali. Tuttavia, se gli immobili a uso abitativo non locati e assoggettati all’Imu sono situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, il relativo reddito concorre alla formazione della base imponibile Irpef e delle relative addizionali nella misura del 50% (articolo 9, comma 9, Dlgs 23/2011; circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 1.2). Si ricorda che il reddito fondiario dei fabbricati (non locati) diversi dall’abitazione principale è costituito dalla rendita catastale rivalutata del 5% e che, nel caso in cui il proprietario abbia già un’abitazione principale, la maggiorazione di 1/3 non si applica quando l’immobile è concesso in uso gratuito a un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), che vi dimora abitualmente e vi ha l’iscrizione anagrafica.

In linea generale, i contribuenti che in via ordinaria, per dichiarare i propri redditi, possono utilizzare il modello 730 precompilato o ordinario hanno la possibilità di presentare lo stesso modello anche in mancanza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio. In particolare, il modello 730 senza sostituto precompilato va presentato direttamente all’Agenzia delle Entrate ovvero a un Caf o a un professionista abilitato. Il modello 730 senza sostituto ordinario, invece, va presentato a un Caf o a un professionista abilitato. In entrambi i casi, nelle informazioni relative al contribuente va indicata la lettera “A” nella casella “730 senza sostituto” e nel riquadro “Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio” va barrata la casella “Mod. 730 dipendenti senza sostituto”. Se dalla dichiarazione emerge un credito, il rimborso viene erogato dall’Agenzia delle Entrate; se, invece, emerge un debito, il pagamento viene effettuato tramite il modello F24.

Entrambe le detrazioni fiscali non sono state prorogate, pertanto, ai fini della loro fruizione, restano fermi i termini originariamente indicati dalle relative disposizioni normative. In particolare, la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva corrisposta per gli acquisti di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B (cedute dalle imprese costruttrici), trova applicazione, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, con riguardo agli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. La detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La detrazione relativa alle spese sostenute dalle giovani coppie, acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima (“bonus mobili”) spetta, al ricorrere dei requisiti prescritti, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. Essa è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16mila euro e va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (articolo 1, comma 75, legge 208/2015).

Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine, al ricorrere di determinate condizioni, sono sottratte al trattamento ordinario di imposizione indiretta – consistente nel pagamento delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e della tassa sulle concessioni governative – e assoggettate al pagamento di un’imposta sostitutiva, la cui aliquota varia a seconda della tipologia e della finalità del finanziamento (articoli 15-20-bis, Dpr 601/1973). Con specifico riguardo ai mutui concessi a persone fisiche per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili a uso abitativo (e relative pertinenze), è necessario distinguere a seconda che sussistano o meno i requisiti per usufruire dei benefici “prima casa” (come previsti dalla nota II-bis all’articolo 1 della tariffa, parte prima, Dpr 131/1986). In assenza di tali requisiti, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari al 2% dell’ammontare complessivo del finanziamento. Nell’ipotesi in cui, invece, ricorrano le condizioni per l’agevolazione “prima casa” e la sussistenza delle stesse risulti da apposita dichiarazione della parte mutuataria resa nell’atto di finanziamento o allegata al medesimo, si applica l’aliquota dello 0,25%. Nel caso in cui il finanziamento sia cointestato, è necessario che tale dichiarazione sia resa da tutti i mutuatari. Peraltro, l’aliquota alla quale commisurare l’imposta sostitutiva deve essere individuata con esclusivo riferimento alla quota parte di finanziamento erogata a ciascun mutuatario e alla destinazione di tale quota. Di conseguenza, nel caso di finanziamento cointestato e destinato all’acquisto di immobile a uso abitativo che costituisca “prima casa” solo per uno dei mutuatari, l’imposta sostitutiva si applica nella misura dello 0,25% solo alla parte del finanziamento erogata al soggetto che acquista la casa in regime agevolato (circolare 19/E del 9 maggio 2005, paragrafo 2.4).

È prevista una detrazione d’imposta del 19% per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità (ovvero da atti di assegnazione in godimento) stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui è ubicato l’immobile, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso una università situata in uno Stato membro dell’Unione europea (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). La detrazione è ammessa su un importo complessivo non superiore a 2.633 euro (il beneficio fiscale massimo, quindi, è pari a 500,27 euro) e spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di persone considerate fiscalmente a carico, come, ad esempio, un figlio (articolo 15, comma 2, Tuir). Quando l’onere è sostenuto per i figli, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa sostenuta; nel caso in cui il documento risulti, invece, intestato al figlio, le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se diversa dal 50%. In caso di contratto di locazione stipulato da entrambi i genitori, in favore del figlio studente universitario fuori sede, dovendosi presumere che la spesa verrà ripartita tra i genitori in parti uguali, la detrazione connessa al pagamento del canone spetta a entrambi in egual misura nel limite massimo, per ciascun genitore, di 1.316,50 euro (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.2, che richiama quanto precisato dalla circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 8.3).

La detrazione per il recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) è riconosciuta anche per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali già realizzati, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Condizione essenziale per usufruire dell’agevolazione è, quindi, la sussistenza del vincolo pertinenziale tra l’abitazione e il box, da indicare nell’atto di compravendita. La legge di bilancio 2017 ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la misura potenziata della detrazione (50%), che è fruibile in dieci quote annuali di pari importo. Per poter usufruire del beneficio, il pagamento delle spese deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale. Con riguardo a tale ultimo aspetto, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “nei casi in cui il ricevimento delle somme da parte dell’impresa che ha ceduto il box pertinenziale risulti attestato dall’atto notarile, il contribuente può fruire della detrazione (…) anche in assenza di pagamento mediante bonifico bancario/postale, ma a condizione che ottenga dal venditore, oltre alla apposita certificazione circa il costo di realizzo del box, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente (…). Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al Caf in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria” (circolare 43/E del 18 novembre 2016).

La detrazione per il recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) è riconosciuta anche per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali già realizzati, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Condizione essenziale per usufruire dell’agevolazione è, quindi, la sussistenza del vincolo pertinenziale tra l’abitazione e il box, da indicare nell’atto di compravendita. La legge di bilancio 2017 ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la misura potenziata della detrazione (50%), che è fruibile in dieci quote annuali di pari importo. Per poter usufruire del beneficio, il pagamento delle spese deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale. Con riguardo a tale ultimo aspetto, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “nei casi in cui il ricevimento delle somme da parte dell’impresa che ha ceduto il box pertinenziale risulti attestato dall’atto notarile, il contribuente può fruire della detrazione (…) anche in assenza di pagamento mediante bonifico bancario/postale, ma a condizione che ottenga dal venditore, oltre alla apposita certificazione circa il costo di realizzo del box, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente (…). Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al Caf in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria” (circolare 43/E del 18 novembre 2016).

È prevista una detrazione d’imposta del 19% per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità (ovvero da atti di assegnazione in godimento) stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui è ubicato l’immobile, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso una università situata in uno Stato membro dell’Unione europea (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). La detrazione è ammessa su un importo complessivo non superiore a 2.633 euro (il beneficio fiscale massimo, quindi, è pari a 500,27 euro) e spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di persone considerate fiscalmente a carico, come, ad esempio, un figlio (articolo 15, comma 2, Tuir). Quando l’onere è sostenuto per i figli, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa sostenuta; nel caso in cui il documento risulti, invece, intestato al figlio, le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se diversa dal 50%. In caso di contratto di locazione stipulato da entrambi i genitori, in favore del figlio studente universitario fuori sede, dovendosi presumere che la spesa verrà ripartita tra i genitori in parti uguali, la detrazione connessa al pagamento del canone spetta a entrambi in egual misura nel limite massimo, per ciascun genitore, di 1.316,50 euro (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.2, che richiama quanto precisato dalla circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 8.3).

Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine, al ricorrere di determinate condizioni, sono sottratte al trattamento ordinario di imposizione indiretta – consistente nel pagamento delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e della tassa sulle concessioni governative – e assoggettate al pagamento di un’imposta sostitutiva, la cui aliquota varia a seconda della tipologia e della finalità del finanziamento (articoli 15-20-bis, Dpr 601/1973). Con specifico riguardo ai mutui concessi a persone fisiche per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili a uso abitativo (e relative pertinenze), è necessario distinguere a seconda che sussistano o meno i requisiti per usufruire dei benefici “prima casa” (come previsti dalla nota II-bis all’articolo 1 della tariffa, parte prima, Dpr 131/1986). In assenza di tali requisiti, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari al 2% dell’ammontare complessivo del finanziamento. Nell’ipotesi in cui, invece, ricorrano le condizioni per l’agevolazione “prima casa” e la sussistenza delle stesse risulti da apposita dichiarazione della parte mutuataria resa nell’atto di finanziamento o allegata al medesimo, si applica l’aliquota dello 0,25%. Nel caso in cui il finanziamento sia cointestato, è necessario che tale dichiarazione sia resa da tutti i mutuatari. Peraltro, l’aliquota alla quale commisurare l’imposta sostitutiva deve essere individuata con esclusivo riferimento alla quota parte di finanziamento erogata a ciascun mutuatario e alla destinazione di tale quota. Di conseguenza, nel caso di finanziamento cointestato e destinato all’acquisto di immobile a uso abitativo che costituisca “prima casa” solo per uno dei mutuatari, l’imposta sostitutiva si applica nella misura dello 0,25% solo alla parte del finanziamento erogata al soggetto che acquista la casa in regime agevolato (circolare 19/E del 9 maggio 2005, paragrafo 2.4).

Entrambe le detrazioni fiscali non sono state prorogate, pertanto, ai fini della loro fruizione, restano fermi i termini originariamente indicati dalle relative disposizioni normative. In particolare, la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva corrisposta per gli acquisti di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B (cedute dalle imprese costruttrici), trova applicazione, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, con riguardo agli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. La detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La detrazione relativa alle spese sostenute dalle giovani coppie, acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima (“bonus mobili”) spetta, al ricorrere dei requisiti prescritti, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. Essa è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16mila euro e va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (articolo 1, comma 75, legge 208/2015).

Sono produttivi di reddito fondiario i fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto edilizio urbano (articolo 25 Tuir). Salvo i casi di esclusione previsti dalla legge, il reddito dei fabbricati deve essere esposto in dichiarazione dei redditi (quadro RB del modello Redditi PF e quadro B del 730) e deve essere calcolato per ciascun immobile, rapportandolo al periodo e alla percentuale di possesso. Gli immobili concessi in comodato non devono essere dichiarati dal comodatario, ma dal proprietario. I fabbricati diversi dall’abitazione principale pagano l’Imu, che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali. Tuttavia, se gli immobili a uso abitativo non locati e assoggettati all’Imu sono situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, il relativo reddito concorre alla formazione della base imponibile Irpef e delle relative addizionali nella misura del 50% (articolo 9, comma 9, Dlgs 23/2011; circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 1.2). Si ricorda che il reddito fondiario dei fabbricati (non locati) diversi dall’abitazione principale è costituito dalla rendita catastale rivalutata del 5% e che, nel caso in cui il proprietario abbia già un’abitazione principale, la maggiorazione di 1/3 non si applica quando l’immobile è concesso in uso gratuito a un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), che vi dimora abitualmente e vi ha l’iscrizione anagrafica.

La legge di stabilità 2016 ha previsto che ai fini Irpef è possibile detrarre il 50% dell’Iva pagata in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale (di classe energetica A o B), cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La norma, quindi, limita l’applicazione del beneficio ai soli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. Ne consegue che l’Iva in acconto versata nel 2016 per acquisti effettuati nel 2017 non è detraibile (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.1).

I soggetti obbligati per legge alla manutenzione, protezione o restauro dei beni culturali vincolati possono beneficiare, ai fini Irpef, di una detrazione d’imposta nella misura del 19% delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a loro carico (articolo 15, comma 1, lettera g, Tuir). Ai fini della fruibilità della detrazione, devono essere considerati obbligati alla manutenzione, protezione o restauro quei soggetti che vantano un titolo giuridico che attribuisca loro la proprietà, il possesso o la detenzione del bene oggetto dell’intervento conservativo (risoluzione 10/E del 9 gennaio 2009). La necessità delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da un’apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (articolo 47, Dpr 445/2000), presentata dal richiedente al ministero per i Beni e le attività culturali, relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi cui il beneficio si riferisce (articolo 40, comma 9, Dl 201/2011). L’agevolazione è cumulabile con quella relativa alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), ma in tal caso è ridotta nella misura del 50% (circolare ministeriale n. 57/1998, paragrafo 5) fino a un importo di spesa di 96mila o 48mila euro, a seconda della data in cui sono state sostenute le spese. Per le spese eccedenti il limite massimo, la detrazione in esame si applica sull’intero importo.

Le persone fisiche residenti in Italia devono pagare un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero che possiedono a titolo di proprietà o di altro diritto reale (articolo 19, commi 13-17, Dl 201/2011). L’Ivie è dovuta in proporzione alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali lo stesso si è protratto e si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota dello 0,76%. Per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (Norvegia e Islanda), la base imponibile è rappresentata dal valore catastale come determinato e rivalutato, nel Paese in cui l’immobile è situato, ai fini dell’assolvimento di imposte di natura reddituale o patrimoniale ovvero di altre imposte determinate sulla base del valore degli immobili (per la Norvegia, l’imposta di riferimento è rappresentata dalla Eiendomsskatt). In mancanza del valore catastale, si deve fare riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile (circolare 28/2012, paragrafo 1.2.1.). Dall’imposta dovuta in Italia, si detraggono le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui è situato l’immobile. Inoltre, qualora sussista un’eccedenza di imposta reddituale gravante sullo stesso immobile (non utilizzata ai sensi dell’articolo 165 Tuir), è consentito detrarla fino a concorrenza del suo ammontare. Per la Norvegia, le imposte di natura patrimoniale che danno diritto allo scomputo dall’Ivie sono la Eiendomsskatt e la Formuesskatt. L’Ivie non è dovuta se l’importo della stessa non supera i 200 euro (tale soglia riguarda il valore complessivo dell’immobile a prescindere da quote e periodo di possesso, senza tener conto dei crediti d’imposta). L’Ivie deve essere versata, mediante modello F24, entro gli stessi termini previsti per l’Irpef, utilizzando i seguenti codici tributo: 4041 (saldo), 4044 (acconto prima rata) e 4045 (acconto seconda rata o unica soluzione).

Dal reddito complessivo possono essere dedotte le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dalle persone portatrici di handicap (articolo 10, comma 1, lettera b, Tuir), cioè dalle persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Se la persona con disabilità viene ricoverata in un istituto di assistenza, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica, che deve risultare distintamente dalla documentazione rilasciata dall’istituto. Queste spese sono deducibili pure se sostenute per i familiari, anche se non fiscalmente a carico, indicati nell’articolo 433 del codice civile (articolo 10, comma 2, Tuir) che, però, non fa riferimento agli zii. Quindi, la spesa sostenuta dal nipote, per conto di una zia, per il pagamento della retta mensile dell’istituto di assistenza in cui è ricoverata, non è deducibile.

Le detrazioni d’imposta per figli a carico spettano a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). In ogni caso, resta fermo che, per poter essere considerato fiscalmente a carico, il figlio deve avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Inoltre, il beneficio fiscale compete indipendentemente dal fatto che il figlio sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito e anche nel caso in cui sia sposato, sempre che non sia a carico del coniuge.

Le erogazioni liberali in denaro a favore di un’associazione sportiva dilettantistica (non avente la qualifica di Onlus) danno diritto a una detrazione d’imposta ai fini Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo, per ciascun periodo d’imposta, non superiore a 1.500 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-ter, Tuir). Per avere diritto alla detrazione, è necessario che il versamento venga effettuato tramite banca, ufficio postale, carta di debito, carta di credito o prepagata, assegni bancari e circolari.

A decorrere dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione ai fini Irpef del 19% è stato elevato a 750 euro (articolo 15, comma 1, lettera f, Tuir). Si ricorda che la condizione di disabilità è grave quando la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). La situazione di gravità deve essere accertata dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dalla legge, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le stesse unità sanitarie (articolo 4, legge 104/1992).

n linea generale, non è ammessa in detrazione l’Iva assolta in relazione all’acquisto e alla manutenzione di immobili abitativi. Tale preclusione non opera per le spese sostenute dalle imprese di costruzione nonché da quelle che pongono in essere locazioni esenti che determinano l’applicazione del pro-rata (articolo 19-bis 1, lettera i, Dpr 633/1972). In deroga a tale principio, l’amministrazione finanziaria ha precisato che gli immobili abitativi utilizzati dal soggetto passivo nell’ambito di un’attività di tipo ricettivo (gestione di case e appartamenti per vacanze, affittacamere, eccetera), che comporti l’effettuazione di prestazioni di servizi imponibili ai fini Iva, devono essere trattati, a prescindere dalla classificazione catastale, alla stregua dei fabbricati strumentali per natura. Ne consegue che, per l’Iva assolta in relazione alle spese di ristrutturazione dei suddetti immobili, sussiste il diritto alla detrazione. A tale scopo, peraltro, occorre verificare se l’immobile, nel momento in cui sono realizzati i lavori, sia già effettivamente utilizzato per lo svolgimento di attività ricettizia ovvero se a tale utilizzazione risulti inequivocabilmente destinato (risoluzione 18/E del 22 febbraio 2012).

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