FAQS – domande e risposte

Per inviare un quesito compila il modulo cliccando qui 

Elenco categorie delle FAQs suddivise per argomenti per consultazione cliccare sulla categoria interessata oppure utilizzare il modulo ricerca:

FAQ 730 e dichiarazioni dei redditi

La detrazione del 19%, prevista in relazione alle spese sostenute per la manutenzione, protezione e restauro dei beni che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e alla disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963), risultano vincolati, non è cumulabile con quella spettante per le spese sostenute per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (articolo 10, comma 1, Dm 10 febbraio 2007; circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Si ha diritto alla deduzione anche se gli oneri sono stati sostenuti per i familiari fiscalmente a carico.

Le persone non vedenti, oltre alla detrazione del 19% per l’acquisto dei cani guida, possono beneficiare di una detrazione forfetaria in relazione alla spesa sostenuta per il loro  mantenimento (articolo 15, comma 1-quater, Tuir). La legge di bilancio 2019, modificando la ricordata disposizione del Tuir, ha innalzato la misura della detrazione forfetaria, portandola, a partire dal 1° gennaio 2019, da 516,46 a 1.000 euro.

Il credito d’imposta a sostegno della cultura (art bonus – articolo 1, Dl 83/2014) spetta per le erogazioni liberali in denaro. Tali erogazioni, peraltro, devono essere effettuate avvalendosi esclusivamente di uno dei seguenti sistemi di pagamento: banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Il sostenimento dell’onere è documentato dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta, dall’estratto conto della società che la gestisce. Ne deriva, quindi, che non si ha diritto all’art-bonus per le erogazioni liberali effettuate in contanti (circolare n. 24/E del 31 luglio 2014, paragrafo 6, e circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Dall’Irpef lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% degli interessi passivi (e relativi oneri accessori), nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie (articolo 15, comma 1, lettera a, Tuir). La detrazione spetta a prescindere dal fatto che il contratto sia garantito o meno da ipoteca (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La detrazione del 19% relativa ai compensi, comunque denominati, pagati a soggetti di intermediazione immobiliare in dipendenza dell’acquisto dell’abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo 15, comma 1, lett. b-bis, Tuir), non spetta se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Tra le spese sanitarie detraibili rientrano anche quelle sostenute per la conservazione delle cellule del cordone ombelicale a uso “dedicato” per il neonato o consanguinei con patologia e con approvazione scientifica e clinica. La conservazione deve avvenire esclusivamente presso strutture trasfusionali pubbliche o individuate dalla normativa vigente. Tali presupposti devono risultare dalla documentazione. Al contrario, non sono detraibili le spese relative alla conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale a uso “autologo”, cioè per future esigenze personali (risoluzione n. 155/E del 12 giugno 2009).

Nell’ambito delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir) rientrano anche quelle sostenute per interventi chirurgici, inclusi quelli di piccola chirurgia, che possono essere eseguiti in day hospital da parte di un medico chirurgo, con anestesia locale e senza necessità di alcuna degenza. In particolare, sono detraibili le spese sostenute per interventi chirurgici ritenuti necessari per un recupero della normalità sanitaria e funzionale della persona ovvero per interventi finalizzati a riparare inestetismi, sia congeniti sia dovuti a eventi pregressi (come, ad esempio, incidenti stradali, incendi), comunque suscettibili di creare disagi psico-fisici. Nel caso in cui le spese siano certificate da più documenti, la detrazione spetta per l’intera spesa a condizione che il collegamento con l’intervento chirurgico risulti dai documenti di spesa o sia attestato dalla struttura sanitaria mediante integrazione degli stessi o mediante certificazione aggiuntiva (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

A partire dal 2018, a favore degli esercenti di attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati (codice Ateco principale 47.61 o 47.79), è riconosciuto un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività, nonché alle eventuali spese di locazione e alle altre spese individuate dal relativo decreto attuativo (Dm 23 aprile 2018 – vedi “Tax credit librerie: via libera dal Mibact”). Il credito è utilizzabile solo in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto del versamento (articolo 1, commi 319 e seguenti, legge 205/2017, e provvedimento 12 dicembre 2018 – vedi “Credito d’imposta per le librerie: messi a punto modalità e termini”). Il codice tributo da indicare nell’F24 è “6894” (risoluzione n. 87/E del 13 dicembre 2018).

Nel novero delle spese veterinarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19%, fino a un importo massimo di 387,40 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c-bis, Tuir), non rientrano quelle sostenute per la cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole (decreto n. 289 del 6 giugno 2001). Per tali spese, quindi, la detrazione non spetta.

Il diritto alla detrazione degli interessi passivi pagati in relazione ai mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir) non si perde in caso di trasferimento all’estero per motivi di lavoro, avvenuto dopo l’acquisto. A tal fine, però, è necessario che siano rispettate tutte le condizioni richieste dalla disciplina di riferimento, che permangano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale e che il contribuente non abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale nello Stato estero di residenza (circolare n. 17/E del 20 aprile 2015).

Le spese sostenute per il trapianto di organi, incluse quelle necessarie al trasferimento (anche dall’estero) dell’organo da trapiantare sul luogo dell’intervento, rientrano nel novero delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). È necessario che le fatture siano intestate al contribuente che ha sostenuto le spese e non alla struttura o al medico che esegue l’intervento (circolare Min. Finanze n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 1.1.6).

I contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici (ad esempio, autisti e giardinieri) e all’assistenza personale o familiare (ad esempio, colf, baby-sitter, assistenti delle persone anziane) sono deducibili dal datore di lavoro per la sola parte rimasta a suo carico. Pertanto, non è deducibile la quota contributiva a carico del collaboratore domestico/familiare. Si ricorda che l’importo massimo deducibile è di 1.549,37 euro all’anno (articolo 10, comma, 2, Tuir).

Dal reddito complessivo sono deducibili anche i versamenti periodici effettuati al coniuge nella misura indicata nell’accordo raggiunto a seguito della convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati o dinanzi all’ufficiale dello stato civile, di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, articolo 10, comma 1, lettera c, Tuir e articoli 6 e 12, Dl 132/2014).

Se gli interventi per la riduzione del rischio sismico che danno diritto al “sisma bonus potenziato” (detrazioni d’imposta del 70% o dell’80% a seconda che dai lavori derivi rispettivamente il passaggio a una o due classi di rischio inferiore) sono effettuati da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare nei comuni che si trovano in zone classificate a rischio sismico 1, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, chi compra l’immobile nell’edificio ricostruito può usufruire di una detrazione pari, rispettivamente, al 75% o all’85% del prezzo di acquisto (entro un ammontare massimo di 96mila euro). Per beneficiare dell’agevolazione le imprese, entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori, devono vendere l’immobile. Si ricorda, infine, che i beneficiari possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati. È esclusa la cessione a istituti di credito e intermediari finanziari (articolo 16, comma 1-septies, Dl 63/2013).

La detrazione d’imposta per gli interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici spetta anche nell’ipotesi in cui il pagamento delle spese sostenute per i lavori sia effettuato da una società finanziaria, che ha concesso un finanziamento. Quest’ultima deve pagare il corrispettivo al fornitore con un bonifico bancario o postale dal quale devono risultare tutti i dati previsti (causale del versamento con indicazione degli estremi della norma agevolativa, codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento e numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato) in modo da consentire alle banche o a Poste italiane di operare la ritenuta. Il contribuente, dal canto suo, deve conservare una copia della ricevuta del bonifico. In questo caso, l’anno di sostenimento della spesa è quello di effettuazione del bonifico da parte della società finanziaria al fornitore della prestazione. In ogni caso, è necessaria la sussistenza di tutti gli ulteriori requisiti previsti dalla legge (circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 4.4).

In caso di vendita dell’abitazione acquistata con le agevolazioni “prima casa” e di successivo riacquisto (entro un anno) di un’altra abitazione in presenza delle condizioni per usufruire degli stessi benefici, si ha diritto a un credito d’imposta fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’Iva corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato (articolo 7, legge 448/1998). Il credito ha natura personale. Esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell’acquisizione agevolata dell’immobile, ovvero entro un anno dall’acquisto, abbia alienato la casa di abitazione da lui stesso acquistata con la agevolazioni. Ne consegue che qualora l’immobile alienato o quello acquisito risultino in comunione, il credito d’imposta deve essere imputato agli aventi diritto rispettando la percentuale della comunione (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La legge di bilancio 2018 ha stabilito che, analogamente a quanto già previsto per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici, per gli interventi che danno diritto alla detrazione d’imposta per le ristrutturazioni edilizie (attualmente del 50%) e che comportano il conseguimento di risparmio energetico e/o l’utilizzo di fonti rinnovabili, occorre trasmettere telematicamente all’Enea le informazioni sui lavori effettuati (articolo 1, comma 3, legge 205/2017). L’invio della documentazione va effettuato attraverso il sito http://ristrutturazioni2018.enea.it e deve avvenire entro 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo. Per gli interventi la cui data di fine lavori (collaudo) è compresa tra il 1° gennaio e il 21 novembre 2018, il termine dei 90 giorni decorre da quest’ultima data. L’elenco degli interventi soggetti all’obbligo di invio è disponibile sul sito http://www.acs.enea.it/ristrutturazioni-edilizie/.

In linea generale, le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni sono redditi diversi. Tuttavia, non generano plusvalenze imponibili le cessioni, tra l’altro, di unità immobiliari urbane, che, per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione, sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari (articolo 67, Tuir). Si ricorda che per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente (articolo 10, comma 3-bis, Tuir).

La detrazione d’imposta relativa agli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici spetta anche in caso di installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, nonché istituti scolastici e università (articolo 1, comma 346, legge 296/2006). In tal caso, si ha diritto al bonus nel limite di 60mila euro. Tra le spese agevolabili rientrano anche quelle relative alle prestazioni professionali, sia quelle necessarie per la realizzazione degli interventi sia quelle sostenute per acquisire la certificazione energetica eventualmente richiesta per fruire del beneficio (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018). Per ulteriori informazioni sulle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Tra i lavori che danno diritto alla detrazione d’imposta relativa alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelli finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). Si tratta di opere che possono essere realizzate sia sulle parti comuni sia sulle singole unità immobiliari. La detrazione spetta anche se l’intervento finalizzato all’eliminazione delle barriere architettoniche è effettuato in assenza di disabili nell’unità immobiliare o nel condominio in cui sono eseguiti i lavori (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Nel novero delle spese che danno diritto alla detrazione d’imposta prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio sono incluse anche quelle effettuate per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). Rientrano tra le spese agevolabili anche quelle sostenute per i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del consumo individuale del calore, in quanto finalizzati al conseguimento del risparmio energetico, installati senza che sia sostituito, integralmente o parzialmente, l’impianto di climatizzazione invernale ovvero nel caso in cui quest’ultimo sia sostituito con un impianto che non presenta le caratteristiche tecniche richieste per la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica (circolare n. 18/E del 6 maggio 2016, paragrafo 3.1). Per ulteriori informazioni sulla detrazione si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia.

Tra coloro che possono beneficiare della detrazione Irpef relativa alla spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, rientra anche chi esegue in proprio i lavori. In tal caso, si ha diritto alla detrazione limitatamente alle spese sostenute per l’acquisto dei materiali utilizzati, che può avvenire anche prima dell’inizio dei lavori (circolare Min. Finanze n. 121 dell’11 maggio 1998, paragrafo 2.4).

Il sisma bonus consiste in una detrazione d‘imposta relativa alle spese sostenute per gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche. La misura dell’agevolazione varia a seconda della tipologia di intervento e dell’entità della riduzione del rischio sismico che deriva dai lavori (a seconda dei casi, 50%, 70%, 80%, 75% o 85% – cfr articolo 16, comma 1-bis, 1-ter e 1-quater, 1-quinquies, Dl 63/2013). Le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni e le modalità di attestazione, da parte dei professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi realizzati sono state definite dal Dm 28 febbraio 2017, n. 58 (modificato dal successivo Dm 7 marzo 2017, n. 65). Dalla lettura delle disposizioni del decreto si evince che, per usufruire del sisma bonus, è necessario che l’asseverazione relativa al miglioramento della classe di rischio, redatta da un professionista, sia allegata alla segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al momento della sua presentazione e non in tempi successivi (articolo 3).

Le spese sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento della procedura di adozione di minori stranieri danno diritto a una deduzione dal reddito complessivo nella misura del 50% (articolo 10, comma 1, lett. l-bis, Tuir). L’espressione utilizzata dal legislatore per individuare i contribuenti interessati alla deduzione (“spese sostenute dai genitori adottivi”) deve essere interpretata nel senso di “spese sostenute dagli aspiranti genitori adottivi”. È possibile, quindi, usufruire dell’agevolazione a prescindere dalla effettiva conclusione della procedura di adozione e indipendentemente dall’esito della stessa (risoluzione n. 77/E del 28 maggio 2004).

In relazione agli interventi che incrementano il livello di efficienza energetica degli edifici è prevista una specifica detrazione d’imposta sia ai fini Irpef sia ai fini Ires. La legge di bilancio 2018 ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la misura dell’agevolazione pari al 65%. Tuttavia, la stessa legge ha espressamente previsto che la detrazione è ridotta al 50% per le spese, sostenute dal 1º gennaio 2018, relative agli interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi (articolo 1, comma 3, legge 205/2017 e articolo 14, Dl 63/2013).

Sì. Nel novero dei contributi previdenziali e assistenziali deducibili dal reddito complessivo rientrano anche quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir).

La detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico non spetta per l’installazione di un impianto di “solar cooling”, ossia di un impianto che permette di generare acqua fredda per la climatizzazione estiva a partire dall’acqua calda prodotta da pannelli solari (risoluzione n. 299/E del 14 luglio 2008).

La detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico spetta anche in relazione alle spese sostenute per l’installazione di sistemi termodinamici a concentrazione solare per la produzione di acqua calda, nonché per la produzione di acqua calda ed energia elettrica. Questi sistemi, infatti, sono assimilabili ai pannelli solari. Si ricorda, inoltre, che le spese sostenute per l’installazione di un sistema termodinamico finalizzato alla produzione combinata di energia elettrica e di energia termica possono essere oggetto di detrazione per la sola parte riferibile alla produzione di energia termica. In tal caso, la quota di spesa detraibile può essere individuata in misura percentuale sulla base del rapporto tra l’energia termica prodotta e quella complessivamente sviluppata dall’impianto (risoluzione n. 12/E del 7 febbraio 2011). Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia.

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate a sostegno del patrimonio artistico e culturale spetta un credito d’imposta nella misura del 65% (articolo 1, Dl 83/2014 – art bonus). Inizialmente, l’agevolazione era limitata alle erogazioni effettuate nel corso del triennio 2014-2016, ma la legge di stabilità 2016 l’ha resa permanente (articolo 1, comma 318, legge 208/2015). Tra gli enti beneficiari delle erogazioni che danno diritto al bonus rientrano anche le fondazioni lirico sinfoniche.

Le spese per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 1º gennaio al 31 dicembre 2018, danno diritto alla detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico. La detrazione spetta nella misura del 65%, fino a un valore massimo di 100mila euro. Per beneficiare dell’agevolazione, dagli interventi deve derivare un risparmio di energia primaria (Pes) pari almeno al 20% (articolo 14, comma 2, lettera b-bis, Dl 63/2013, introdotta dall’articolo 1, comma 3, legge 205/2017).

Il credito d’imposta è riconosciuto solo per gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulle emittenti radiofoniche e televisive locali, analogiche o digitali, iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione, ovvero sui giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, in edizione cartacea o digitale, iscritti presso il competente Tribunale, ovvero nel Registro degli operatori di comunicazione, e aventi, in ogni caso, il direttore responsabile (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Quindi, per le spese sostenute per altre forme di pubblicità, come quella tramite sociale network, non è possibile accedere al bonus. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata disponibile sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

Sì, la detrazione opera anche per i contratti di leasing stipulati nel corso del 2018. La legge di stabilità 2016 ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’utilizzo dello strumento del leasing per l’acquisto dell’abitazione principale (articolo 1, commi 82 e seguenti, legge 208/2015). Tra queste, è prevista una detrazione Irpef del 19% dei canoni e dei relativi oneri accessori (nonché del costo di acquisto a fronte dell’esercizio dell’opzione finale) derivanti, appunto, da contratti di locazione finanziaria su unità immobiliari, anche da costruire, da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna, pagati da coloro che non sono titolari di diritti di proprietà, neanche pro-quota, su immobili a destinazione abitativa (articolo 15, comma 1, lettere i-sexies.1 e i-sexies.2, Tuir). L’agevolazione riguarda i contratti di finanziamento stipulati nel quinquennio compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020 e opera per tutti i periodi d’imposta interessati dalla durata del contratto di locazione finanziaria (articolo 1, comma 84, legge 208/2015).

La norma, che disciplina la detrazione Irpef relativa alle spese di intermediazione immobiliare, fa esplicito riferimento “all’acquisto” dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (articolo 15, comma 1, lettera b-bis, Tuir). L’agevolazione, quindi, spetta esclusivamente all’acquirente dell’immobile e il venditore non può beneficiare della detrazione, anche se ha corrisposto la relativa provvigione all’intermediario immobiliare (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

I titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo e gli enti non commerciali, che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione, possono beneficiare di un credito d’imposta nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti, elevato al 90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Sono esclusi dal riconoscimento dell’agevolazione coloro che nell’anno precedente a quello per il quale si richiede il beneficio non abbiano effettuato investimenti pubblicitari ammissibili. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata disponibile sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto, a partire da quest’anno, una nuova detrazione Irpef del 19%. L’agevolazione è relativa alle spese sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, necessari all’apprendimento, nonché per strumenti che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere (cfr articolo 1, commi da 665 a 667, legge 205/2017, che ha introdotto la nuova lettera e-ter, articolo 15, comma 1, Tuir). Le regole attuative del bonus sono state emanate con il provvedimento 6 aprile 2018, che, tra le alte cose, definisce gli strumenti compensativi per i quali spetta la detrazione, stabilendo che si considerano tali gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa: la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto; il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione; i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori; la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo; altri strumenti tecnologicamente meno evoluti, quali tabelle, formulari, mappe concettuali.

La detrazione relativa alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio spetta anche per i lavori di bonifica dall’amianto (articolo 16-bis, comma 1, lettera l, Tuir), che, quindi, rappresentano una tipologia a parte, agevolabile indipendentemente dalla categoria edilizia in cui gli interventi stessi rientrano. Ne consegue che la detrazione spetta a prescindere dalla realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio e riguarda anche il trasporto dell’amianto in discarica da parte di aziende specializzate (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

A favore delle persone fisiche che decidono di investire nel capitale di una società che ha acquisito la qualifica di impresa sociale, è prevista una detrazione Irpef pari al 30% della somma investita. Per beneficiare dell’agevolazione, è necessario che l’investimento sia stato effettuato dopo il 20 luglio 2017 e che la società “finanziata” abbia acquisito la qualifica di impresa sociale da non più di cinque anni. Nel corso di ciascun periodo d’imposta, l’investimento massimo detraibile non può essere superiore a 1.000.000 di euro e deve essere mantenuto per almeno cinque anni. Si ricorda, inoltre, che l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso dei cinque anni, implica la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, con gli interessi legali. L’ammontare non detraibile, in tutto o in parte, nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo (articolo 18, comma 3, Dlgs 112/2017).

I fabbricati situati in Italia, che sono o devono essere iscritti nel catasto fabbricati con attribuzione di rendita e che sono oggetto di usufrutto, devono essere indicati in dichiarazione dall’usufruttuario. A tal proposito, deve essere compilato il quadro RB del modello Redditi Pf ovvero il quadro B del modello 730.

Sì. Nel novero dei contribuenti che possono beneficiare del credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali finalizzate al sostegno della cultura (art-bonus) sono incluse tanto le persone fisiche quanto quelle giuridiche. Tra le persone fisiche rientrano le persone residenti e non residenti in Italia, a condizione che non svolgano attività d’impresa (ad esempio, dipendenti, pensionati, titolari di reddito di lavoro autonomo, titolari di redditi di fabbricati). Si ricorda, infine, che alle persone fisiche il credito d’imposta è riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile (articolo 1, Dl 83/2014).

Il Tuir prevede una detrazione Irpef nella misura del 19% per le spese riguardanti, tra l’altro, i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione delle persone con disabilità (articolo 15, comma 1, lettera c). L’agevolazione può essere riconosciuta anche per l’acquisto di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, anche se non ricompresa tra gli ausili tecnici per la mobilità personale individuati dal nomenclatore tariffario delle protesi, da parte di soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti. A tal fine, la persona disabile deve produrre, oltre alla certificazione di invalidità o di handicap, rilasciata dalla Commissione medica pubblica competente, da cui risulti la menomazione funzionale permanente, anche la certificazione del medico specialista della Asl che attesta il collegamento funzionale tra la bicicletta con motore elettrico ausiliario e la menomazione (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Con riguardo agli interessi passivi e ai relativi oneri accessori (nonché alle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione), pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti, a partire dal 1998, per la costruzione (e la ristrutturazione edilizia) di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale, spetta una detrazione Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo di 2.582,28 euro (articolo 15, comma 1-ter, Tuir). In caso di contitolarità del contratto di mutuo (o di più contratti di mutuo), il limite si riferisce all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

In relazione agli interessi passivi e ai relativi oneri accessori, nonché alle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, derivanti da mutui ipotecari contratti, a partire dal 1998, per la costruzione (e la ristrutturazione edilizia) dell’abitazione principale, si ha diritto a una detrazione Irpef pari al 19%, calcolata su un importo massimo di 2.582,28 euro. L’agevolazione spetta anche per la costruzione e la ristrutturazione edilizia di un fabbricato rurale da adibire ad abitazione principale del coltivatore diretto (circolare Min. Finanze n. 95 del 12 maggio 2000, paragrafo 1.3.2).

Alla comunicazione telematica per la fruizione del credito d’imposta relativo agli investimenti pubblicitari incrementali non deve essere allegato alcun documento. Tuttavia, il richiedente deve conservare (per i controlli successivi) tutta la documentazione a supporto della domanda: fatture (ed eventualmente copia dei contratti pubblicitari), attestazione di effettuazione delle spese rilasciata dai soggetti legittimati ad apporre il visto di conformità per le dichiarazioni fiscali ovvero da un revisore legale dei conti. Tale documentazione, peraltro, dovrà essere esibita su richiesta dell’Amministrazione. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata e alle Faq disponibili sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei ministri e alla scheda informativa del sito dell’Agenzia delle entrate.

Nel novero delle prestazioni mediche specialistiche per le quali è possibile usufruire della detrazione Irpef del 19% delle relative spese, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), rientrano anche quelle rese da ambulatori specialistici per la disassuefazione dal fumo di tabacco (parere ministero della Salute del 20 ottobre 2016). Le spese per tali prestazioni, peraltro, sono detraibili senza necessità di prescrizione medica (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sì. Gli enti non commerciali, infatti, rientrano, insieme alle persone fisiche e ai soggetti titolari di reddito d’impresa, nel novero dei contribuenti che hanno diritto al credito d’imposta previsto per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti (school bonus – articolo 1, commi da 145 a 150, legge 107/2015). Si ricorda che il credito è pari al 65% delle erogazioni effettuate nel 2016 e nel 2017 e al 50% di quelle effettuate nel 2018.

L’installazione di un sistema di accumulo non rientra, di per sé, nell’ambito degli interventi finalizzati al conseguimento di risparmi energetici e per i quali è possibile usufruire della detrazione Irpef prevista dall’articolo 16-bis, Tuir (attualmente pari al 50% delle spese sostenute). Tuttavia, l’installazione di tale meccanismo dà diritto alla detrazione nel caso in cui sia contestuale o successiva a quella dell’impianto fotovoltaico a cui è collegato. In tal caso, infatti, il sistema di accumulo si configura come un elemento funzionalmente connesso all’impianto e in grado di migliorarne le potenzialità. In ogni caso, il limite di spesa ammesso alla detrazione (pari, attualmente, a 96mila euro) è unico e vale sia per l’impianto sia per il sistema di accumulo (cfr circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 e risposta n. 8 del 19 settembre 2018).

Tra le ipotesi di decadenza dai benefici “prima casa” (articolo 1, tariffa parte I, nota II-bis, Dpr 131/1986) non rientra l’ipotesi in cui l’acquirente conceda in locazione l’immobile acquistato con le agevolazioni. In tal caso, infatti, non si verifica la perdita del possesso dell’immobile (cfr circolare Min. Finanze n. 1 del 2 marzo 1994, paragrafo 4, e circolare n. 18/E del 29 maggio 2013, paragrafo 3.11.3).

La detrazione Irpef del 19% per le spese di istruzione non universitaria (prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera e-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi, Tuir) non spetta per l’acquisto di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e di secondo grado (circolare n. 3/E del 2 marzo 2016, paragrafo 1.15).

Nel novero delle spese mediche per le quali spetta la detrazione Irpef prevista dal Tuir (articolo 15, comma 1, lettera c) non rientra la spesa sostenuta per il trasporto in ambulanza. Sono detraibili, invece, le prestazioni di assistenza medica effettuate durante il trasporto (circolare Min. Finanze n. 108 del 3 maggio 1996, paragrafo 2.4.1).

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 31452 del 5 dicembre 2018 intervenendo in tema di reati tributari hanno affermato che l’articolo 37, comma 3, del DPR n. 600 del 1973, che ha evidenti finalità antielusive – nel senso che mira a impedire che, attraverso operazioni commerciali compiute mediante negozi giuridici conformi all’ordinamento giuridico, si realizzi lo scopo di sottrarre alla corretta tassazione, in tutto od in parte, il reddito prodotto ed imputabile al medesimo soggetto giuridico – non presuppone un comportamento fraudolento (diretto ad aggirare il divieto imposto da una norma imperativa: art. 1344 c.c.), essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante (perché non sorretto da valutazioni economiche diverse dal profilo fiscale) di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale proprio dell’operazione che costituisce il presupposto d’imposta.

Ordinanza n. 31452 del 5 dicembre 2018 (udienza 14 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Dell’Orfano Antonella
Articolo 37, comma 3, del DPR n. 600 del 1973 – Disposizione antielusiva – Non presuppone un comportamento fraudolento – E’ sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico

Per i giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 30404 del 23 novembre 2018 hanno affermato che al principio dell’emendabilità illimitata dell’eventuale errore commesso dal contribuente nella compilazione della dichiarazione dei redditi, fa eccezione l’ipotesi in cui il legislatore abbia subordinato la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà (od opzione) del contribuente, anche se da compiersi all’interno della stessa dichiarazione, mediante la compilazione di un modulo predisposto dall’erario (o altrimenti), poiché, a questi effetti, quella specifica parte della dichiarazione assume il diverso valore di atto negoziale, come tale irretrattabile anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione (cfr., ex multis, Cass. 13454/2015).

Ordinanza n. 30404 del 23 novembre 2018 (udienza 29 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Dell’Orfano Antonella
Emendabilità illimitata dell’errore commesso in dichiarazione – Fa eccezione l’ipotesi in cui il legislatore abbia subordinato la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente – Questa manifestazione assume il diverso valore di atto negoziale, come tale irretrattabile

Gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi e alla tenuta delle scritture non possono considerarsi assolti da parte del contribuente con il mero affidamento delle relative incombenze ad un professionista, richiedendosi altresì anche un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, nel concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista finalizzato a mascherare il proprio inadempimento dell’incarico ricevuto.

Sentenza n. 21061 del 24 agosto 2018 (udienza 14 marzo 2018) Cassazione civile, sezione V – Pres. Crucitti Roberta – Est. D’orazio Luigi
Obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi – Incarico affidato al professionista – Il contribuente deve controllare e vigilare sull’effettiva esecuzione delle incombenze in carico al professionista – Tale obbligo è superabile solo a fronte di un comportamento fraudolento del professionista

Per i giudici Supremi con l’ordinanza n. 22225 del 12 settembre 2018 intervenendo in tema di provvedimenti deflattivi hanno affermato che  non sono estensibili al condono le disposizioni relative alla facoltà di presentazione di dichiarazioni integrative, prevista dall’art. 8 del DPR n. 322 del 1998, recante disposizioni regolamentari in materia di dichiarazioni relative alle imposte. Detto principio è in linea, del resto, con l’orientamento generale che è venuto da ultimo significativamente consolidandosi, secondo cui il principio di emendabilità della dichiarazione fiscale è limitato alla sola dichiarazione avente natura giuridica di mera esternazione di scienza, laddove la dichiarazione di volere usufruire degli effetti del condono è espressione di manifestazione di volontà.

Ordinanza n. 22225 del 12 settembre 2018 (udienza 19 aprile 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Napolitano Lucio
Articolo 8 del Dpr 322/1998 – Le disposizioni relative alla presentazione di dichiarazioni integrative non sono estensibili al condono – Il principio di emendabilità è limitato alla dichiarazione avente natura giuridica di esternazione di scienza – La dichiarazione di volere usufruire del condono è espressione di manifestazione di volontà

La detrazione del 19%, prevista in relazione alle spese sostenute per la manutenzione, protezione e restauro dei beni che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e alla disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963), risultano vincolati, non è cumulabile con quella spettante per le spese sostenute per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (articolo 10, comma 1, Dm 10 febbraio 2007; circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Si ha diritto alla deduzione anche se gli oneri sono stati sostenuti per i familiari fiscalmente a carico.

Le persone non vedenti, oltre alla detrazione del 19% per l’acquisto dei cani guida, possono beneficiare di una detrazione forfetaria in relazione alla spesa sostenuta per il loro  mantenimento (articolo 15, comma 1-quater, Tuir). La legge di bilancio 2019, modificando la ricordata disposizione del Tuir, ha innalzato la misura della detrazione forfetaria, portandola, a partire dal 1° gennaio 2019, da 516,46 a 1.000 euro.

Il credito d’imposta a sostegno della cultura (art bonus – articolo 1, Dl 83/2014) spetta per le erogazioni liberali in denaro. Tali erogazioni, peraltro, devono essere effettuate avvalendosi esclusivamente di uno dei seguenti sistemi di pagamento: banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Il sostenimento dell’onere è documentato dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta, dall’estratto conto della società che la gestisce. Ne deriva, quindi, che non si ha diritto all’art-bonus per le erogazioni liberali effettuate in contanti (circolare n. 24/E del 31 luglio 2014, paragrafo 6, e circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Dall’Irpef lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% degli interessi passivi (e relativi oneri accessori), nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie (articolo 15, comma 1, lettera a, Tuir). La detrazione spetta a prescindere dal fatto che il contratto sia garantito o meno da ipoteca (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La detrazione del 19% relativa ai compensi, comunque denominati, pagati a soggetti di intermediazione immobiliare in dipendenza dell’acquisto dell’abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo 15, comma 1, lett. b-bis, Tuir), non spetta se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Tra le spese sanitarie detraibili rientrano anche quelle sostenute per la conservazione delle cellule del cordone ombelicale a uso “dedicato” per il neonato o consanguinei con patologia e con approvazione scientifica e clinica. La conservazione deve avvenire esclusivamente presso strutture trasfusionali pubbliche o individuate dalla normativa vigente. Tali presupposti devono risultare dalla documentazione. Al contrario, non sono detraibili le spese relative alla conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale a uso “autologo”, cioè per future esigenze personali (risoluzione n. 155/E del 12 giugno 2009).

Nell’ambito delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir) rientrano anche quelle sostenute per interventi chirurgici, inclusi quelli di piccola chirurgia, che possono essere eseguiti in day hospital da parte di un medico chirurgo, con anestesia locale e senza necessità di alcuna degenza. In particolare, sono detraibili le spese sostenute per interventi chirurgici ritenuti necessari per un recupero della normalità sanitaria e funzionale della persona ovvero per interventi finalizzati a riparare inestetismi, sia congeniti sia dovuti a eventi pregressi (come, ad esempio, incidenti stradali, incendi), comunque suscettibili di creare disagi psico-fisici. Nel caso in cui le spese siano certificate da più documenti, la detrazione spetta per l’intera spesa a condizione che il collegamento con l’intervento chirurgico risulti dai documenti di spesa o sia attestato dalla struttura sanitaria mediante integrazione degli stessi o mediante certificazione aggiuntiva (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Possono fruire della detrazione delle spese per gli interventi di recupero edilizio (articolo 16-bis, Tuir) coloro che possiedono o detengono l’immobile, sul quale sono stati effettuati i lavori, sulla base di un titolo idoneo (ad esempio, proprietà, altro diritto reale, locazione, comodato). In caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile (se diverso dai familiari conviventi), e quindi anche dall’inquilino, è necessario avere la dichiarazione di consenso del possessore (cioè del proprietario dell’immobile) all’esecuzione degli interventi.

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, danno diritto a una detrazione Irpef nella misura del 19%. E’ possibile fruire del beneficio solo se il reddito complessivo non supera 40mila euro. Il beneficio deve essere calcolato su un ammontare di spese non superiore a 2.100 euro (la detrazione massima, quindi, è di 400 euro). Il limite deve essere sempre considerato con riferimento al singolo contribuente a prescindere dal numero di soggetti cui si riferisce l’assistenza. Se più soggetti hanno sostenuto spese per assistenza riferite allo stesso familiare, il tetto deve essere ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa (articolo 15, comma 1, lettera i-septies, Tuir).

Nel novero delle spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, che danno diritto alla detrazione Irpef nella misura del 19% (articolo 15, comma 1, lettera e, Tuir), rientrano anche quelle sostenute per la frequenza di un corso di perfezionamento tenuto presso un’università (circolare n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 1.2.5).

Danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (calcolata su un importo massimo di 4mila euro) gli interessi passivi e i relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare, da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir). In caso di mutuo ipotecario sovvenzionato con contributi concessi dallo Stato o da enti pubblici, non erogati in conto capitale, bensì in conto interessi, la detrazione è calcolata sulla differenza tra gli interessi passivi e il contributo concesso. In altri termini, gli interessi passivi danno diritto alla detrazione solo per l’importo effettivamente rimasto a carico del contribuente (circolare n. 108 del 3 maggio 1996, paragrafo 2.3.2). Nel caso in cui il contributo venga erogato in un periodo d’imposta successivo a quello in cui il contribuente ha fruito della detrazione per l’intero importo degli interessi passivi, l’ammontare del contributo percepito deve essere assoggettato a tassazione separata a titolo di onere rimborsato (articolo 17, comma 1, lett. n-bis, Tuir). Qualora, invece, il contributo venga restituito, è possibile recuperare la quota di interessi non detratta, rispettando però le condizioni di fatto e di diritto vigenti per la dichiarazione dei redditi in cui si sarebbe potuto far valere il relativo onere in assenza del contributo e indicando tale importo nel modello dichiarativo tra le “Altre spese” e, in particolare, tra “Le altre spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%” (risoluzione n. 76/E del 2 agosto 2010).

Nel novero delle spese per le quali compete la detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelle finalizzate alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 104/1992 (articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). Ciò detto, anche l’installazione di un montascale è ricompresa tra gli interventi edilizi sulle parti comuni di edifici residenziali atti a rimuovere le barriere architettoniche e, quindi, per la relativa spesa è possibile usufruire della detrazione Irpef per recupero edilizio. La detrazione, peraltro, compete interamente (e non pro quota in base alla ripartizione millesimale della tabella condominiale), in quanto il montascale è necessario all’uso specifico del solo condòmino disabile che ha sostenuto integralmente la spesa (risoluzione n. 336/E del 1° agosto 2008).

La detrazione Irpef del 19%, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro, prevista per le spese sanitarie in generale e per l’acquisto di farmaci in particolare (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), spetta anche per le spese relative ai farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati on line da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla Regione o dalla Provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla relativa legislazione (articolo 112-quater, Dlgs 219/2006). L’elenco delle farmacie e degli esercizi commerciali autorizzati alla vendita on line è consultabile sul sito www.salute.gov.it (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 24).

Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che possiedono, nel corso del periodo d’imposta, un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (articolo 12, comma 2, Tuir). Il limite è fissato con riferimento all’intero periodo d’imposta, rimanendo del tutto indifferente il momento in cui tale reddito si è prodotto nel corso del periodo stesso. Pertanto, il superamento della soglia reddituale determina la perdita del diritto alla detrazione fiscale per l’intero periodo d’imposta e, dunque, anche per la parte dell’anno in cui il familiare è stato privo di reddito (circolare n. 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.8).

Al ricorrere delle condizioni prescritte dalla normativa di riferimento, possono fruire della detrazione Irpef delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio disciplinata dall’articolo 16-bis, Tuir, non solo i proprietari degli immobili, ma anche i titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che sostengono le relative spese. Ai fini dell’agevolazione in esame, non rileva la distinzione tra “prima” e “seconda” casa di abitazione.

Nel caso descritto, il contribuente perde il diritto a detrarre gli interessi corrisposti in relazione al contratto di mutuo sottoscritto, in quanto costituisce requisito essenziale per fruire della detrazione prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir, l’aver adibito l’immobile ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto (circolare n. 95 del 12 maggio 2000, paragrafo 1.2.5).

Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano quelli relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). Pertanto, l’installazione all’interno di una singola unità immobiliare di un condizionatore a pompa di calore rappresenta una spesa detraibile a condizione che si tratti di un’opera finalizzata alla realizzazione di un risparmio energetico.

L’articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir, prevede il riconoscimento di una detrazione Irpef pari al 19% degli interessi passivi e dei relativi oneri accessori (nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione) pagati in dipendenza di un mutuo ipotecario stipulato per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire, entro un anno dall’acquisto stesso, ad abitazione principale (dimora abituale), per un importo non superiore a 4mila euro. Al personale in servizio permanente delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché a quello dipendente dalle Forze di polizia a ordinamento civile, la detrazione è riconosciuta a prescindere dal requisito della dimora abituale, essendo sufficiente che l’immobile costituisca l’unica abitazione di proprietà (articolo 66, comma 2, legge 342/2000).

In linea generale, ai soggetti titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431/1998, spetta una detrazione Irpef, il cui importo varia a seconda del tipo di contratto e del reddito complessivo. Una specifica detrazione è riconosciuta anche a favore dei lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite a propria abitazione principale e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione; anche in tal caso l’importo varia in funzione del reddito complessivo. I requisiti, gli importi e i limiti previsti per fruire delle due tipologie di detrazione sono diversi. Tuttavia, le detrazioni, da ripartire tra gli aventi diritto, non sono tra loro cumulabili e il contribuente ha diritto, a sua scelta, di fruire della detrazione più favorevole (cfr articolo 16, Tuir). Se nel corso dell‘anno si verificano più situazioni, il contribuente può applicare per i diversi periodi di tempo diverse detrazioni, ma il numero complessivo di giorni indicato non può essere superiore a 365 (cfr circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 280).

n relazione alle spese veterinarie è prevista una detrazione Irpef del 19%, fino a un importo massimo di 387,40 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c-bis, Tuir). La detrazione compete  per le spese veterinarie sostenute per la cura  di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Non compete, invece, per quelle sostenute per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare e di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole né in relazione ad animali utilizzati per attività illecite (articolo 1, Dm n. 289 del 6 giugno 2001).

A favore dei contribuenti che sostengono spese per la manutenzione, protezione e restauro delle cose vincolate ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e della disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963) è prevista una detrazione dall’imposta lorda pari al 19%. La detrazione è cumulabile con quella per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, prevista dall’articolo 16-bis del Tuir, ma in tal caso è ridotta del 50% (circolare n. 57 del 24 febbraio 1998, paragrafo 5 e circolare n. 3/E del 2 marzo 2016, paragrafo 1.8). La riduzione è da intendersi riferita esclusivamente alla parte di spesa per la quale il contribuente, contemporaneamente, fruisce anche della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Pertanto, le spese per le quali non spetta tale ultima detrazione (in quanto eccedenti i limiti ivi previsti) possono essere interamente ammesse alla detrazione del 19% (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 121).

Il coniuge superstite cointestatario, insieme alla moglie, di un mutuo ipotecario stipulato per la ristrutturazione della propria abitazione, che abbia provveduto ad accollarsi l’intero mutuo, può usufruire della detrazione sul 100% dei relativi interessi passivi sostenuti, a condizione che sussistano tutte le altre condizioni prescritte dalla normativa agevolativa (risoluzione n. 129/E del 18 ottobre 2017).

Le spese relative alle patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica possono essere portate in detrazione anche se sono state sostenute per conto di familiari non a carico, affetti da tali patologie. In tal caso, la detrazione è ammessa solamente per la parte di spese che non ha trovato capienza nell’Irpef dovuta dal familiare affetto dalla patologia e nel limite massimo di 6.197,48 euro annui (articolo 15, comma 2, Tuir). Se il familiare affetto dalla patologia ha presentato o è tenuto a presentare una propria dichiarazione dei redditi, l’ammontare delle spese che non ha trovato capienza nell’imposta deve essere desunto nelle annotazioni del suo modello 730-3 o nel quadro RN del modello Redditi. Se il contribuente affetto dalla patologia esente non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, il familiare che ha sostenuto la spesa può portare in detrazione nella propria dichiarazione l’intero importo, rispettando comunque il limite annuo previsto. Per beneficiare della detrazione, il contribuente deve documentare, mediante una certificazione rilasciata dall’Azienda sanitaria locale, che la patologia di cui è affetto il familiare rientra tra quelle che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. I documenti di spesa devono essere intestati al contribuente che ha effettuato il pagamento e contenere l’indicazione del familiare a favore del quale è stata sostenuta. Se, invece, il documento è intestato al contribuente affetto dalla patologia, è necessario che questi annoti sullo stesso, con valore di autocertificazione, quale parte di spesa è stata sostenuta dal familiare.

La violazione dell’obbligo di dichiarazione annuale degli investimenti e delle attività finanziarie all’estero (mancata presentazione del quadro RW) è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso di investimenti o attività estere detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, la sanzione è raddoppiata (dal 6% al 30% degli importi non dichiarati). Se il quadro RW viene presentato entro 90 giorni dal termine, si applica la sanzione di 258 euro (articolo 5, Dl 167/1990).

Dall’imposta lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% delle spese sanitarie, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro, costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sostenute dalle persone disabili) e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). A tal fine, occorre essere in possesso della documentazione che qualifica la tipologia di spesa sostenuta. Per il riconoscimento della detrazione, è sufficiente che dalla descrizione nella fattura si evinca in modo univoco la natura sanitaria della prestazione resa, così da escludere quelle meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario. Pertanto, l’indicazione riportata nella fattura di “ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche” consente, in presenza degli altri requisiti, di beneficiare della detrazione in esame (circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, paragrafo 1.2).

La sostituzione di infissi esterni con modifica di materiale o tipologia, qualificandosi come intervento di manutenzione straordinaria, rientra nel novero dei lavori edilizi che costituiscono valido presupposto per beneficiare del bonus mobili ed elettrodomestici. Il collegamento richiesto dalla norma (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013) tra l’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici e l’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione deve sussistere tenendo conto dell’immobile nel suo complesso e non del singolo ambiente. Pertanto, l’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici è agevolabile anche se gli stessi sono destinati all’arredo di un ambiente diverso da quelli oggetto di interventi edilizi, fermo restando il rispetto di tutte le ulteriori condizioni richieste dalla legge (circolare n. 29/E del 18 settembre 2013, paragrafo 3.4).

Nel novero degli interventi che danno diritto alla detrazione Irpef per recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelli finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi(articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). I costi di installazione di un ascensore in un condominio, sostenuti per intero da un singolo condomino, sono detraibili anche se i lavori non sono stati deliberati dall’assemblea, ma sono stati autorizzati dal Comune. In particolare, il contribuente potrà usufruire del beneficio fiscale limitatamente alla parte di spesa riferibile alla quota a lui imputabile sulla base della tabella condominiale di ripartizione millesimale (risoluzione n. 264/E del 25 giugno 2008).

Tra le spese che danno diritto alla detrazione Irpef per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelle sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi (articolo 16-bis, comma 1, lettera f, Tuir). Tra tali misure è compresa anche l’apposizione di grate alle finestre (o loro sostituzione). Per ulteriori informazioni sulle agevolazioni fiscali relative agli interventi di recupero edilizio si rinvia alla Guida pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, spetta un credito d’imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate. Il credito è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile e ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui ed è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Per i titolari di reddito d‘impresa, il credito è utilizzabile in compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap. Non trovano applicazione i limiti di compensabilità previsti dalle legge (articolo 1, DL 83/2014). Nel modello F24 utilizzato per la compensazione deve essere indicato il codice tributo “6842”, istituito dalla risoluzione n. 116/E del 17 dicembre 2014 (per ulteriori informazioni sull’art-bonus, si rinvia ai chiarimenti forniti dalla circolare n. 24/E del 31 luglio 2014 e al sito artbonus.gov.it).

Ai fini del monitoraggio fiscale, le persone fisiche, nonché gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia che, nel corso del periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi, mediante la compilazione del quadro RW. L’obbligo dichiarativo sussiste anche quando tali soggetti, pur non essendo possessori diretti degli investimenti e delle attività estere di natura finanziaria, ne siano i titolari effettivi (articolo 4, comma 1, Dl 167/1990). Tuttavia, l’obbligo non sussiste per i depositi e i conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 15 mila euro (articolo 4, comma 3, Dl 167/1990, come modificato dall’articolo 2, legge 186/2014). Resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’mposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (Ivafe).

Le spese sostenute per visite nutrizionali, con rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, rientrano nel novero delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19%, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo devono risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica (circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 2.2).

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nel 2018 e destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50% (articolo 1, comma 145, legge 107/2015).

Se il pagamento delle spese sostenute per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) viene materialmente effettuato da una società finanziaria che ha concesso un finanziamento al contribuente, quest’ultimo può beneficiare della relativa detrazione Irpef a condizione che: a) la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo all’impresa che ha eseguito i lavori con bonifico bancario o postale da cui risultino tutti i dati previsti dalla legge (causale del versamento con indicazione degli estremi della norma agevolativa, codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento, numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato; b) il contribuente abbia copia della ricevuta del bonifico. L’anno di sostenimento della spesa sarà quello di effettuazione del bonifico da parte della finanziaria al fornitore della prestazione (circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 4.4).

È riconosciuta una detrazione Irpef pari al 19% degli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di mutui, garantiti da ipoteca su immobili, contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso, per un importo non superiore a 4mila euro (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir). In caso di mutuo eccedente il costo sostenuto per l’acquisto, comprensivo delle spese notarili e degli altri oneri accessori, l’agevolazione deve essere limitata all’ammontare del predetto costo, risultante dalla somma del valore dell’immobile indicato nel rogito, nonché degli altri oneri accessori, debitamente documentati, connessi con  l’operazione di acquisto. Per determinare la parte di interessi sulla quale calcolare la detrazione può essere utilizzata la seguente formula: (costo di acquisto dell’immobile + oneri correlati) X interessi pagati/capitale dato a mutuo (circolare n. 15/E del 20 aprile 2005, paragrafo 4.1). Ai fini dell’applicazione della formula, tra le spese e gli oneri accessori connessi all’acquisto, sebbene non tutti rientranti tra quelli detraibili, sono inclusi, ad esempio, l’onorario del notaio per l’acquisto dell’immobile e per la stipula del mutuo, le spese di mediazione, le imposte di registro e quelle ipotecarie e catastali, l’iscrizione e la cancellazione dell’ipoteca, l’imposta sostitutiva sul capitale prestato, le spese sostenute per eventuali autorizzazioni del giudice tutelare e quelle sostenute in caso di acquisto effettuato nell’ambito di una procedura esecutiva individuale o concorsuale (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagine 65 e 66).

Per poter beneficiare della detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), l’invio (con raccomandata a/r o altre modalità stabilite dalla Regione) della comunicazione all’Azienda sanitaria locale territorialmente competente non è sempre necessario. Infatti, la comunicazione (notifica preliminare all’Asl e alla direzione provinciale del Lavoro territorialmente competenti) deve essere effettuata solo nei casi in cui la normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro espressamente lo prevede. Tale obbligo sussiste, in particolare, nel caso di cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non  contemporanea; di cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nell’ipotesi precedente per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera; cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini/giorno (articolo 99, Dlgs 81/2008).

Nell’ambito della disciplina relativa alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, è previsto il riconoscimento di specifiche detrazioni anche per le spese sostenute per gli interventi di adozione di misure antisismiche (sismabonus – articolo 16-bis, comma 1, lettera i, Tuir). La percentuale di detrazione e le regole sono diverse a seconda dell’anno di effettuazione della spesa. La legge di bilancio 2017, oltre a stabilire una proroga delle detrazioni al 31 dicembre 2021, ha previsto il riconoscimento di detrazioni maggiorate quando alla realizzazione degli interventi consegua una riduzione del rischio sismico. In particolare, qualora tali interventi siano realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali, la detrazione d’imposta è riconosciuta nella misura del 75% della spesa sostenuta, se dai lavori deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore. Se, invece, dall’esecuzione degli interventi deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, la detrazione spetta nella misura dell’85%. Tali detrazioni si applicano su un ammontare delle spese non superiore a 96 mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Tra le spese ammesse alla detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano quelle relative alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia. Gli interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). L’installazione di un impianto fotovoltaico, diretto alla produzione di energia elettrica, per poter beneficiare della detrazione in esame deve avvenire essenzialmente per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, eccetera) e quindi l’impianto deve essere posto direttamente al servizio dell’abitazione dell’utente (risoluzione n. 22/E del 2 aprile 2013). In merito alla detrazione in parola, si ricorda che la legge di bilancio 2017 ha prorogato al 31 dicembre 2017 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%), confermando il limite massimo di spesa di 96 mila euro per unità immobiliare. Dal 1° gennaio 2018, in assenza di ulteriori proroghe, la detrazione tornerà alla misura ordinaria del 36% e con il limite di 48mila euro per unità immobiliare.

Gli interventi finalizzati al risparmio energetico, per i quali si usufruisce della detrazione del 65%, non consentono di ottenere la detrazione per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Infatti, costituisce valido presupposto per la fruizione della detrazione in esame solo l’effettuazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013). Per ulteriori informazioni sul bonus, si veda la Guida pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Ai fini della detrazione Irpef connessa agli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici, per le spese effettuate dal 1° gennaio 2008, per la sostituzione di finestre in singole unità immobiliari e per l’installazione di pannelli solari, non occorre più presentare l’attestato di certificazione energetica (o di qualificazione) energetica (cfrIstruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi).

In linea generale, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni sono redditi diversi, se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, nè in relazione alla qualità di lavoratore dipendente (articolo 67, comma 1, lettera b, Tuir). La norma non limita l’imponibilità al solo caso di immobile situato in Italia. Pertanto, anche la cessione di quelli situati all’estero può generare plusvalenze tassabili in capo al venditore residente in Italia. La legge finanziaria 2006 ha introdotto una modalità di tassazione delle plusvalenze in esame alternativa rispetto a quella ordinaria. Infatti, è prevista la possibilità, all’atto della cessione e su richiesta della parte venditrice resa al notaio, di assoggettare la plusvalenza realizzata a un’imposta sostituiva del 20%. A seguito della richiesta, il notaio provvede anche all’applicazione e al versamento dell’imposta sostitutiva, ricevendo la provvista dal cedente. Il notaio, inoltre, comunica all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle cessioni, utilizzando il modello approvato con il provvedimento del 12 gennaio 2007 (articolo 1, comma 496, legge 266/2005). Dalla lettura della disposizione si evince che il legislatore ha voluto far convergere in un preciso momento, quello della cessione dell’immobile, non solo la scelta del regime sostitutivo, ma anche l’applicazione e il versamento della relativa imposta. La cessione, quindi, segna il momento impositivo e comporta l’obbligo del deposito della provvista nelle mani del notaio. Ne deriva che, nel caso di vendita di un immobile situato all’estero, alla plusvalenza è applicabile l’imposta sostitutiva solo se l’atto di cessione è stipulato da un notaio italiano (al quale il venditore residente in Italia abbia richiesto l’applicazione del regime sostitutivo). Al contrario, nell’ipotesi in cui l’atto di trasferimento sia formato all’estero, il contribuente italiano non può usufruire dell’imposta sostitutiva, in considerazione del fatto che, in tal caso, la cessione è realizzata senza l’intervento del notaio italiano, che, come sopra detto, è indispensabile per l’applicazione della norma. La possibilità di applicare l’imposta sostitutiva è esclusa anche nel caso in cui il notaio italiano provveda a legalizzare l’atto formato all’estero per il suo riconoscimento in Italia (risoluzione n. 143/Edel 21 giugno 2007).

La legge 81/2017 (articoli 8 e 9) introduce rilevanti novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi. Con specifico riferimento alle spese di formazione, l’articolo 9 modifica l’articolo 54, comma 5, Tuir, prevedendo il passaggio da un regime di deducibilità parziale a un regime di deducibilità integrale entro un massimale annuo. Infatti, in base alla nuova formulazione della norma, sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 10mila euro, le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno. Le nuove regole sono applicabili a partire dal periodo d’imposta 2017. La disciplina vigente fino al 2016 prevede una deducibilità delle spese di formazione limitata al 50% del loro ammontare.

In generale, sono deducibili dal reddito complessivo gli assegni periodici corrisposti al coniuge, a esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria (articolo 10, comma 1, lettera c, Tuir). È deducibile anche il “contributo casa”, ovvero le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente. La quantificazione del “contributo casa”, se non stabilito direttamente dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, può essere determinata per relationem, qualora il provvedimento preveda, ad esempio, l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge. Nel caso in cui dette somme riguardino l’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute (circolare 17/E del 24 aprile 2015, paragrafo 4.1).

La legge di bilancio 2017 ha previsto che, per gli anni 2017, 2018 e 2019, i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini Irpef dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali (di cui all’articolo 1, Dlgs 99/2004), iscritti nella previdenza agricola (articolo 1, comma 44, legge 232/2016). Alla luce del tenore letterale della norma, l’agevolazione in esame è applicabile esclusivamente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale, che producono redditi dominicali e agrari. Dall’applicazione del beneficio sono invece esclusi i soci delle società in nome collettivo e delle società in accomandita semplice che abbiano optato (ai sensi dell’articolo 1, comma 1093, legge 296/2006) per la determinazione del reddito su base catastale, in quanto il reddito che viene loro attribuito mantiene la natura di reddito d’impresa così espressamente qualificato in capo alle società dal decreto ministeriale n. 213 del 27 settembre 2007 (circolare n. 8/E del 7 aprile 2017, paragrafo 9).

Le spese sostenute per le prestazioni sanitarie rese da psicologi e da psicoterapeuti per finalità terapeutiche sono detraibili, senza necessità di prescrizione medica. Le prestazioni professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta, infatti, sono equiparabili alle prestazioni sanitarie rese da un medico, potendo i contribuenti avvalersene anche senza prescrizione medica (circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, paragrafo 5.15). La detrazione è ammessa per un importo pari al 19% delle spese, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir).

È esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi il contribuente che, con riferimento al periodo d’imposta considerato, possiede esclusivamente compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche per un importo uguale o inferiore a 28.158,28 euro (cfr Istruzioni per la compilazione, pag. 4).

Per beneficiare della detrazione Irpef relativa alle spese per l’arredo degli immobili ristrutturati (articolo 16, comma 2, DL 63/2013), i pagamenti possono essere effettuati, oltreché con bonifico bancario o postale, anche con carta di debito o credito. In questo caso, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare (evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione) e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso (circolare n. 7/E del 31 marzo 2016, paragrafo 2.4).

In presenza di tutte le condizioni richieste dalla legge, dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% dei canoni derivanti dai contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431/1998, dei canoni relativi ai contratti di ospitalità, nonché agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative, dagli studenti universitari fuori sede, per un importo non superiore a 2.633 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). In tale ipotesi, la detrazione eccedente l’imposta lorda non può essere recuperata. Infatti, le previsioni del decreto Mef 11 febbraio 2008, che, in base a quanto stabilito dall’articolo 16, comma 1-sexies, Tuir, disciplina le modalità di recupero della detrazione eccedente, non possono essere estese anche al beneficio in esame poiché esse si applicano soltanto alle detrazioni per i canoni derivanti dai contratti di locazione dell’abitazione principale di cui all’articolo 16, Tuir, e alla specifica detrazione per conduttori di alloggi sociali prevista, per il triennio 2014-2016, dall’articolo 7, Dl 47/2014 (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 109).

La risposta è negativa. Infatti, dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% delle erogazioni liberali in denaro, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 1.500 euro, in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche, a condizione che l’erogazione sia effettuata tramite versamento bancario o postale, nonché tramite carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. La detrazione non spetta, quindi, per le erogazioni effettuate in contanti (articolo 15, comma 1, lett. i-ter, Tuir).

I contributi previdenziali e assistenziali versati facoltativamente all’ente pensionistico di appartenenza sono integralmente deducibili dal reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Nel novero di tali contributi rientrano anche quelli versati per il riscatto degli anni di laurea, sia ai fini pensionistici sia ai fini della buonuscita (articolo 2, comma 5-bis, legge 184/1997), che devono essere indicati nel quadro RP, sezione II (Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo), rigo RP21, del modello Redditi PF.

Tra i soggetti che hanno diritto alla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture, è compreso anche il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento. Nel novero dei familiari rientrano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado e il componente dell’unione civile. Con riguardo a quest’ultimo, infatti, la legge 76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone delle stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili, stabilendo che, a esclusione delle previsioni del codice civile non richiamate espressamente e quelle della legge sull’adozione, “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole coniuge, coniugi o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche a ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. In tal caso, ferme restando le altre condizioni richieste dalla legge, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile.

In caso di pignoramento presso terzi, il creditore pignoratizio deve indicare, nella propria dichiarazione, i redditi percepiti e le ritenute subite da parte del terzo erogatore, anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva (cfr provvedimento 3 marzo 2010 e circolare n. 8/2011). Le ritenute subite possono essere scomputate dall’imposta risultante dalla dichiarazione. Le somme percepite a seguito della procedura di pignoramento presso terzi vanno indicate nel relativo quadro (ad esempio, se si tratta di redditi di lavoro dipendente, devono essere esposte nel quadro RC). Nel caso di redditi derivanti da Tfr, altre indennità connesse e arretrati di lavoro dipendente, soggetti a tassazione separata, va utilizzata la sezione XII del quadro RM della dichiarazione, relativa ai redditi corrisposti da soggetti non obbligati a effettuare le ritenute d’acconto. Le ritenute subite da parte del terzo erogatore devono invece essere indicate nel rigo RM23 (redditi presenti in dichiarazione), riportando il rigo della dichiarazione e l’eventuale modulo aggiuntivo nel quale è stato indicato il relativo reddito. Se, invece, il reddito percepito nell’ambito della procedura di pignoramento presso terzi non è compreso in alcun quadro della dichiarazione (in quanto ordinariamente non deve essere esposto) ovvero non è possibile riportarlo nella sezione XII del quadro RM, va compilato il rigo RM24 (redditi non presenti in dichiarazione), inserendo tutte le informazioni necessarie per la corretta liquidazione dell’imposta dovuta.

Nell’ambito delle attività finalizzate all’instaurazione di un rapporto sempre più collaborativo tra amministrazione finanziaria e cittadini e alla promozione dell’adempimento spontaneo (tax compliance), l’Agenzia delle entrate ha inviato comunicazioni relative alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2014 dalle persone fisiche. In particolare, le lettere sono state inviate ai contribuenti che non avrebbero dichiarato, o lo avrebbero fatto solo in parte, determinati redditi (ad esempio, un reddito derivante da un contratto di locazione di un immobile o da lavoro dipendente, una plusvalenza, un reddito di partecipazione in società). Queste comunicazioni non sono avvisi di accertamento, ma rappresentano un invito a verificare la propria posizione fiscale ed eventualmente mettersi in regola con il pagamento degli importi dovuti. Pertanto, coloro che, ricevuta la lettera e averne verificato il contenuto, riconoscono la correttezza delle segnalazioni dell’Agenzia, possono rimediare e, quindi, regolarizzare la propria posizione usufruendo del ravvedimento operoso. A tal fine, è necessario presentare una dichiarazione integrativa, versare le maggiori imposte dovute e gli interessi (calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito), nonché, in misura ridotta, le sanzioni relative alle violazioni indicate nella comunicazione. Per ulteriori informazioni, si rinvia alla lettura della guida “L’Agenzia ti scrive: lettera di invito a regolarizzare possibili errori”.

Le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle popolazioni colpite da eventi di calamità pubblica o da altri eventi straordinari, anche se avvenuti in altri Stati, danno diritto a una detrazione Irpef del 19%, calcolata su un importo non superiore a 2.065,83 euro. Ai fini del beneficio fiscale, è necessario che le erogazioni siano eseguite per il tramite dei soggetti appositamente identificati con il Dpcm 20 giugno 2000 (ad esempio, Onlus e organizzazioni internazionali di cui l’Italia è parte) e siano effettuate mediante versamento bancario o postale, nonché tramite carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. La detrazione non spetta, invece, per le erogazioni effettuate in contanti (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 110).

I  locali per la portineria, l’alloggio del portiere e gli altri servizi di proprietà condominiale dotati di rendita catastale autonoma devono essere dichiarati dal singolo condomino solo se la quota di reddito che gli spetta per ciascuna unità immobiliare è superiore a 25,82 euro. L’esclusione non si applica per gli immobili concessi in locazione e per i negozi (cfr Istruzioni per la compilazione dei modelli di dichiarazione dei redditi).

La presentazione del modello Redditi PF in formato cartaceo è una modalità ormai residuale che consiste nella consegna del modello a un ufficio postale. Sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica e, pertanto, possono presentare il modello cartaceo i contribuenti che: pur potendo presentare il modello 730, devono dichiarare alcuni redditi o comunicare dati utilizzando i relativi quadri del modello Redditi (RM, RT, RW); devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti (cfrIstruzioni per la compilazione del modello Redditi PF). Si ricorda, peraltro, che, per il modello Redditi PF 2017 (anno d’imposta 2016), la presentazione in forma cartacea tramite ufficio postale era possibile dal 2 maggio al 30 giugno 2017.

Per il triennio 2014-2016, a favore dei soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali, adibiti ad abitazione principale, è riconosciuta una detrazione Irpef (articolo 7, comma 1, Dl 47/2014). Ai fini del beneficio fiscale, è definito alloggio sociale “l’unità immobiliare adibita a uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato” (articolo 1, Dm 22 aprile 2008, in attuazione dell’articolo 5, legge 9/2007). La detrazione è complessivamente pari a: 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro; 450 euro, se il reddito complessivo supera 15.493,71 euro, ma non 30.987,41 euro. Pertanto, se il reddito complessivo è superiore a 30.987,41 euro, non spetta alcuna detrazione. Il beneficio deve essere ripartito tra gli aventi diritto ed essere rapportato al periodo dell’anno durante il quale l’unità immobiliare locata è adibita ad abitazione principale, intendendo tale quella nella quale il soggetto titolare del contratto di locazione o i suoi familiari dimorano abitualmente. Infine, qualora la detrazione spettante sia di ammontare superiore all’imposta lorda, diminuita, nell’ordine, delle detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12, Tuir) e delle altre detrazioni relative a particolari tipologie di reddito (articolo 13, Tuir), è riconosciuto un credito di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nelle predetta imposta (articolo 16, comma 1-sexies, Tuir).

Il contribuente che, come modalità di pagamento delle spese sostenute per interventi di recupero edilizio e di risparmio energetico (articolo 16-bis, Tuir), utilizza un bonifico eseguito su un conto aperto presso un istituto di pagamento (impresa, diversa da una banca, autorizzata dalla Banca d’Italia a prestare servizi di pagamento), può beneficiare delle relative detrazioni d’imposta, a condizione, però, che l’istituto, in qualità di sostituto d’imposta, assolva tutti gli adempimenti inerenti il versamento delle ritenute, nonché gli obblighi di certificazione e dichiarazione previsti dalla normativa di settore. Inoltre, la possibilità per il contribuente che dispone il bonifico di usufruire delle detrazioni è subordinata alla previa adesione dell’istituto di pagamento alla Rete nazionale interbancaria e all’utilizzo della procedura Trif, in quanto condizioni necessarie per la trasmissione telematica sia dei flussi di informazioni tra gli operatori del sistema dei pagamenti ai fini dell’applicazione della ritenuta sia dei dati relativi ai bonifici (risoluzione n. 9/E del 20 gennaio 2017).

I contribuenti devono conservare le certificazioni dei sostituti di imposta, i documenti probatori dei crediti d’imposta, dei versamenti eseguiti con riferimento alla dichiarazione dei redditi e degli oneri deducibili o detraibili e ogni altro documento relativo al contenuto della dichiarazione, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa è stata presentata; le certificazioni e i documenti devono essere esibiti o trasmessi, su richiesta, all’ufficio competente (articolo 3, comma 3, Dpr 600/1973). Pertanto, con riguardo al modello Redditi PF 2017 (anno d’imposta 2016), la documentazione deve essere conservata fino al 31 dicembre 2022.

Nel novero delle spese sanitarie per le quali si ha diritto alla detrazione d’imposta nella misura del 19%, limitatamente all’ammontare che eccede complessivamente 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), rientrano anche quelle di assistenza infermieristica e riabilitativa, incluse le spese per kinesiterapia (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 20). La spesa deve essere documentata mediante ricevuta fiscale o fattura, anche in forma di ticket se la prestazione è resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (in quest’ultimo caso, la detrazione compete per l’importo del ticket pagato). Se la fattura è rilasciata da soggetto diverso da quello che ha effettuato la prestazione, è necessario munirsi di un’attestazione dalla quale risulti che la prestazione stessa è stata eseguita direttamente da personale medico o paramedico o comunque sotto il suo controllo (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 30).

Dall’imposta lorda si detrae un importo, pari al 19%, dei compensi comunque denominati pagati a soggetti di intermediazione immobiliare, in dipendenza dell’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo15, comma 1, lett. b–bis, Tuir). Ha diritto all’agevolazione esclusivamente l’acquirente dell’immobile; la detrazione non spetta se la spesa è sostenuta nell’interesse di un familiare fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 104). Pertanto, nel caso prospettato, non è possibile usufruirne.

È possibile detrarre dall’Irpef lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, il 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’Iva in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2017, di unità immobiliari nuove aventi destinazione residenziale, di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015). Non è possibile fruire della detrazione dell’Iva relativa ad acconti corrisposti nel 2015 poiché in quell’anno l’agevolazione non era vigente (circolare n. 20/E del 18 maggio 2016, punto 10.3). È possibile, invece, fruire della detrazione per l’Iva corrisposta sugli acconti pagati nel 2016, sempreché il preliminare di acquisto sia registrato e il rogito sia stipulato entro il 2017, in quanto nel 2016 l’agevolazione era vigente e la detrazione è stata prorogata anche per gli acquisti di abitazioni avvenuti nel 2017 (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 244).

n linea generale, sono detraibili nella misura del 19% le spese di istruzione non universitaria (articolo 15, comma 1, lettera e-bis, Tuir). Per il 2016, la detrazione deve essere calcolata su un importo massimo di 564 euro per alunno o studente, da ripartire tra gli aventi diritto. Tra le spese ammesse al beneficio sono inclusi i contributi volontari e le erogazioni liberali deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica. Vi rientrano le spese per le gite scolastiche e ogni altro contributo finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto, come corsi di lingua e di teatro, svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza. Se le spese sono pagate alla scuola, non occorre copia della delibera che ha disposto tali versamenti; la stessa, invece, è necessaria nel caso in cui la spesa non sia sostenuta per il tramite della scuola, ma sia pagata a soggetti terzi, come, ad esempio, all’agenzia di viaggio. Ai fini della detraibilità, inoltre, è necessario conservare le ricevute o le quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti e i dati dell’alunno o studente (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagine 85-86). La detrazione in esame non è cumulabile con quella prevista dall’articolo 15, comma 1, lett. i-octies, Tuir, per le erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa (l’incumulabilità va riferita al singolo alunno).

Se dopo la presentazione della dichiarazione di successione sopravviene un evento che determina il mutamento della devoluzione dell’eredità o del legato (come, ad esempio, il ritrovamento di un testamento) ovvero l’applicazione dell’imposta in misura superiore (come, ad esempio, la scoperta di un bene in precedenza non considerato), i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare una dichiarazione sostitutiva o integrativa (articolo 28, comma 6, Dlgs 346/1990). In tal caso, i dodici mesi per la presentazione della dichiarazione decorrono dalla data della sopravvenienza o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostra di averne avuto notizia. In linea generale, la dichiarazione sostitutiva o integrativa deve essere presentata utilizzando il nuovo modello Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello, occorre continuare a utilizzare tale modulistica, seguendo le relative modalità di presentazione.

Le spese sostenute per visite mediche generiche, specialistiche, chirurgiche danno diritto alla detrazione dall’Irpef nella misura del 19%, indipendentemente dal luogo o dal fine per il quale vengono effettuate (articolo 15, comma 1, lettera c, del Tuir). Tra queste rientrano a pieno titolo anche le spese per la visita medica necessaria per il rinnovo della patente di guida che sono pertanto detraibili, analogamente a quelle sopportate per ottenere certificati di idoneità.

Come recentemente ribadito dall’Agenzia delle Entrate, è esclusa la detraibilità (nonché la deducibilità) della spesa relativa all’acquisto di parafarmaci, quali, ad esempio, integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate, anche se acquistati in farmacia e se assunti a scopo terapeutico su prescrizione medica (circolare 7/E del 4 aprile 2017, pagina 25).

Ai contribuenti che fruiscono della detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), limitatamente agli interventi iniziati a decorrere dal 1º gennaio 2016, spetta anche una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le ulteriori spese documentate sostenute nel 2017 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di recupero (articolo 16, comma 2, Dl 63/2013). La detrazione, inizialmente riferita alle spese sostenute dal 6 giugno al 31 dicembre 2013, è stata da ultimo prorogata al 31 dicembre 2017 dalla legge 232/2016 che, per il 2017, ha limitato il beneficio agli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici effettuati in connessione con lavori di recupero del patrimonio edilizio eseguiti nel 2016 e nel 2017. Pertanto, è possibile usufruire della detrazione anche con riferimento a un intervento di recupero edilizio iniziato nel 2017.

In linea generale, le spese sanitarie danno diritto a una detrazione Irpef del 19%, calcolata sull’ammontare complessivo delle stesse che eccede l’importo della franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). Per l’acquisto di medicinali, la detrazione spetta se la spesa è certificata da fattura o da scontrino fiscale “parlante”, in cui, cioè, sono specificati la natura e la quantità dei prodotti acquistati, il codice alfanumerico (identificativo della qualità del farmaco) posto sulla confezione del medicinale e il codice fiscale del destinatario. Possono essere detratte anche le spese sostenute all’estero, in base agli stessi criteri applicabili a quelle sostenute in Italia. In tal caso, sarà necessaria una documentazione dalla quale sia possibile ricavare le medesime informazioni. Nel caso in cui il farmacista estero abbia rilasciato un documento di spesa da cui non risultino le predette indicazioni, il codice fiscale del destinatario potrà essere riportato a mano sullo stesso e la natura (“farmaco” o “medicinale”), qualità (nome del farmaco) e quantità dovranno risultare da una documentazione rilasciata dalla farmacia (circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 6.1). Se la documentazione sanitaria è in lingua originale, va corredata di una traduzione in italiano. In particolare, se la documentazione è redatta in inglese, francese, tedesco o spagnolo, la traduzione può essere eseguita a cura del contribuente e da lui sottoscritta; se, invece, è redatta in una lingua diversa da quelle indicate, è necessaria una traduzione giurata. Per i contribuenti con domicilio fiscale in Valle d’Aosta e nella provincia di Bolzano, non è necessaria la traduzione, se la documentazione è scritta, rispettivamente, in francese o in tedesco. La documentazione sanitaria redatta in sloveno può essere corredata di una traduzione italiana non giurata, se il contribuente, residente nel Friuli Venezia Giulia, appartiene alla minoranza slovena. Si ricorda, infine, che le spese relative al trasferimento e al soggiorno all’estero, sia pure per motivi di salute, non possono essere incluse tra quelle che danno diritto alla detrazione, in quanto non sono spese sanitarie (vedi Istruzioni per la compilazione dei modelli di dichiarazione, Appendice “Spese mediche all’estero“)

In sede di proroga (anche tacita) di un contratto di locazione già assoggettato a cedolare secca, il locatore che vuole continuare ad applicare il regime sostitutivo è tenuto a esercitare la relativa opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro (30 giorni dalla scadenza dei primi quattro anni). L’opzione deve essere manifestata attraverso la presentazione del modello RLI ed è efficace per l’intera durata della proroga, salvo revoca. Tuttavia, la mancata presentazione del modello non comporta la revoca dell’opzione esercitata in sede di registrazione qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime della cedolare secca, effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da cedolare secca nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi (comportamento concludente). In questo caso, si applica una sanzione in misura fissa di 100 euro, ridotta a 50 se il modello viene presentato con un ritardo non superiore a 30 giorni.

In linea generale, la normativa tributaria prevede, ai fini Ires, la deducibilità (totale o parziale) dal reddito d’impresa delle spese sostenute dall’imprenditore per lavoro dipendente. In particolare, i canoni di locazione, anche finanziaria, e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti, che abbiano trasferito la loro residenza anagrafica per esigenze di lavoro nel comune in cui prestano l’attività, sono integralmente deducibili, per il periodo d’imposta in cui si verifica il trasferimento e nei due periodi successivi (articolo 95, comma 2, Tuir). La previsione normativa si applica con riferimento alle spese sostenute sia per i lavoratori neo assunti sia per i dipendenti che, dopo l’instaurazione del rapporto di lavoro, devono trasferirsi in un’altra sede dell’impresa situata in un comune diverso. La piena deducibilità, quindi, opera solo per il triennio indicato. Se, trascorso tale periodo, il fabbricato risulti ancora concesso in uso allo stesso dipendente, i canoni di locazione (e le spese di manutenzione) saranno deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per il dipendente stesso (risoluzione 214/E del 3 luglio 2002).

A decorrere dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione ai fini Irpef del 19% è stato elevato a 750 euro (articolo 15, comma 1, lettera f, Tuir). Si ricorda che la condizione di disabilità è grave quando la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). La situazione di gravità deve essere accertata dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dalla legge, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le stesse unità sanitarie (articolo 4, legge 104/1992).

Le plusvalenze realizzate da persone fisiche residenti mediante cessione a titolo oneroso (effettuata al di fuori dell’attività imprenditoriale o di lavoro autonomo eventualmente esercitata) di beni immobili, acquistati (o costruiti) da non più di cinque anni, costituiscono redditi diversi. Per plusvalenza s’intende la differenza positiva tra corrispettivo incassato dalla cessione e costo di acquisto (o di costruzione) dell’immobile ceduto (aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo). Anche la cessione di un fabbricato ricevuto per donazione può generare una plusvalenza imponibile; in questo caso, il periodo di cinque anni, da prendere in considerazione ai fini della tassabilità, decorre dalla data di acquisto da parte del donante (articolo 67, comma 1, lettera b, Tuir). Pertanto, la plusvalenza realizzata a seguito della cessione a titolo oneroso di un immobile ricevuto per donazione è imponibile se il donante lo aveva a sua volta acquistato da non più di cinque anni. In questa ipotesi, ai fini della determinazione della plusvalenza, si assume come prezzo di acquisto (o costo di costruzione) quello sostenuto dal donante.

Possono essere considerati fiscalmente a carico dei genitori i figli (compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi o affidati) che possiedono un reddito complessivo annuo non superiore a 2840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (articolo 12, comma 2, Tuir). Per i figli a carico spettano detrazioni dall’Irpef lorda, a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). Le detrazioni spettano anche se il figlio è sposato (sempreché non sia a carico del coniuge) e indipendentemente dal fatto che sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito. Come tutte le detrazioni per carichi di famiglia, anche quelle previste per i figli a carico sono “teoriche”, in quanto l’importo effettivo diminuisce all’aumentare del reddito. Per ciascun figlio a carico è prevista una detrazione teorica pari a: 950 euro per ogni figlio di età superiore o uguale a tre anni, 1.220 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. La detrazione teorica è aumentata di un importo pari a: 400 euro per ciascun figlio con disabilità e 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo, per i contribuenti con più di tre figli a carico (articolo 12, comma 1, lettera c, Tuir). Si ricordi che è considerata disabile la persona riconosciuta tale ai sensi della legge 104/1992 (articolo 3) e che l’handicap deve essere accertato dalle Aziende sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dall’articolo 1 della legge 295/1990, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le Asl (articolo 4, legge 104/1992)

Le erogazioni liberali in denaro a favore di un’associazione sportiva dilettantistica (non avente la qualifica di Onlus) danno diritto a una detrazione d’imposta ai fini Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo, per ciascun periodo d’imposta, non superiore a 1.500 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-ter, Tuir). Per avere diritto alla detrazione, è necessario che il versamento venga effettuato tramite banca, ufficio postale, carta di debito, carta di credito o prepagata, assegni bancari e circolari.

Le detrazioni d’imposta per figli a carico spettano a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). In ogni caso, resta fermo che, per poter essere considerato fiscalmente a carico, il figlio deve avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Inoltre, il beneficio fiscale compete indipendentemente dal fatto che il figlio sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito e anche nel caso in cui sia sposato, sempre che non sia a carico del coniuge.

Dal reddito complessivo possono essere dedotte le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dalle persone portatrici di handicap (articolo 10, comma 1, lettera b, Tuir), cioè dalle persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Se la persona con disabilità viene ricoverata in un istituto di assistenza, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica, che deve risultare distintamente dalla documentazione rilasciata dall’istituto. Queste spese sono deducibili pure se sostenute per i familiari, anche se non fiscalmente a carico, indicati nell’articolo 433 del codice civile (articolo 10, comma 2, Tuir) che, però, non fa riferimento agli zii. Quindi, la spesa sostenuta dal nipote, per conto di una zia, per il pagamento della retta mensile dell’istituto di assistenza in cui è ricoverata, non è deducibile.

Le persone fisiche residenti in Italia devono pagare un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero che possiedono a titolo di proprietà o di altro diritto reale (articolo 19, commi 13-17, Dl 201/2011). L’Ivie è dovuta in proporzione alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali lo stesso si è protratto e si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota dello 0,76%. Per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (Norvegia e Islanda), la base imponibile è rappresentata dal valore catastale come determinato e rivalutato, nel Paese in cui l’immobile è situato, ai fini dell’assolvimento di imposte di natura reddituale o patrimoniale ovvero di altre imposte determinate sulla base del valore degli immobili (per la Norvegia, l’imposta di riferimento è rappresentata dalla Eiendomsskatt). In mancanza del valore catastale, si deve fare riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile (circolare 28/2012, paragrafo 1.2.1.). Dall’imposta dovuta in Italia, si detraggono le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui è situato l’immobile. Inoltre, qualora sussista un’eccedenza di imposta reddituale gravante sullo stesso immobile (non utilizzata ai sensi dell’articolo 165 Tuir), è consentito detrarla fino a concorrenza del suo ammontare. Per la Norvegia, le imposte di natura patrimoniale che danno diritto allo scomputo dall’Ivie sono la Eiendomsskatt e la Formuesskatt. L’Ivie non è dovuta se l’importo della stessa non supera i 200 euro (tale soglia riguarda il valore complessivo dell’immobile a prescindere da quote e periodo di possesso, senza tener conto dei crediti d’imposta). L’Ivie deve essere versata, mediante modello F24, entro gli stessi termini previsti per l’Irpef, utilizzando i seguenti codici tributo: 4041 (saldo), 4044 (acconto prima rata) e 4045 (acconto seconda rata o unica soluzione).

In generale, i genitori esercenti la responsabilità genitoriale hanno in comune l’usufrutto dei beni del figlio fino alla maggiore età o all’emancipazione. Tuttavia, in base all’articolo 324 del codice civile (comma 3) non sono soggetti a usufrutto legale i beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro; i beni lasciati o donati al figlio per intraprendere una carriera, un’arte o una professione; i beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale o uno di essi non ne abbiano l’usufrutto (tale condizione, però, non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima); i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori (se uno solo di essi era favorevole all’accettazione, l’usufrutto legale spetta esclusivamente a lui). Sono escluse dall’usufrutto legale anche le pensioni di reversibilità, da chiunque corrisposte, spettanti ai figli minori (si vedano le istruzioni ai modelli di dichiarazione dei redditi e la circolare ministeriale 326/1997, paragrafo 1.4). I redditi dei figli minori non soggetti a usufrutto legale devono essere dichiarati a nome di ciascun figlio da uno dei genitori (se la responsabilità è esercitata da uno solo di essi, la dichiarazione deve essere presentata da quest’ultimo).

I soggetti obbligati per legge alla manutenzione, protezione o restauro dei beni culturali vincolati possono beneficiare, ai fini Irpef, di una detrazione d’imposta nella misura del 19% delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a loro carico (articolo 15, comma 1, lettera g, Tuir). Ai fini della fruibilità della detrazione, devono essere considerati obbligati alla manutenzione, protezione o restauro quei soggetti che vantano un titolo giuridico che attribuisca loro la proprietà, il possesso o la detenzione del bene oggetto dell’intervento conservativo (risoluzione 10/E del 9 gennaio 2009). La necessità delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da un’apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (articolo 47, Dpr 445/2000), presentata dal richiedente al ministero per i Beni e le attività culturali, relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi cui il beneficio si riferisce (articolo 40, comma 9, Dl 201/2011). L’agevolazione è cumulabile con quella relativa alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), ma in tal caso è ridotta nella misura del 50% (circolare ministeriale n. 57/1998, paragrafo 5) fino a un importo di spesa di 96mila o 48mila euro, a seconda della data in cui sono state sostenute le spese. Per le spese eccedenti il limite massimo, la detrazione in esame si applica sull’intero importo.

La legge di stabilità 2016 ha previsto che ai fini Irpef è possibile detrarre il 50% dell’Iva pagata in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale (di classe energetica A o B), cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La norma, quindi, limita l’applicazione del beneficio ai soli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. Ne consegue che l’Iva in acconto versata nel 2016 per acquisti effettuati nel 2017 non è detraibile (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.1).

Sono produttivi di reddito fondiario i fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto edilizio urbano (articolo 25 Tuir). Salvo i casi di esclusione previsti dalla legge, il reddito dei fabbricati deve essere esposto in dichiarazione dei redditi (quadro RB del modello Redditi PF e quadro B del 730) e deve essere calcolato per ciascun immobile, rapportandolo al periodo e alla percentuale di possesso. Gli immobili concessi in comodato non devono essere dichiarati dal comodatario, ma dal proprietario. I fabbricati diversi dall’abitazione principale pagano l’Imu, che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali. Tuttavia, se gli immobili a uso abitativo non locati e assoggettati all’Imu sono situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, il relativo reddito concorre alla formazione della base imponibile Irpef e delle relative addizionali nella misura del 50% (articolo 9, comma 9, Dlgs 23/2011; circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 1.2). Si ricorda che il reddito fondiario dei fabbricati (non locati) diversi dall’abitazione principale è costituito dalla rendita catastale rivalutata del 5% e che, nel caso in cui il proprietario abbia già un’abitazione principale, la maggiorazione di 1/3 non si applica quando l’immobile è concesso in uso gratuito a un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), che vi dimora abitualmente e vi ha l’iscrizione anagrafica.

In linea generale, i contribuenti che in via ordinaria, per dichiarare i propri redditi, possono utilizzare il modello 730 precompilato o ordinario hanno la possibilità di presentare lo stesso modello anche in mancanza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio. In particolare, il modello 730 senza sostituto precompilato va presentato direttamente all’Agenzia delle Entrate ovvero a un Caf o a un professionista abilitato. Il modello 730 senza sostituto ordinario, invece, va presentato a un Caf o a un professionista abilitato. In entrambi i casi, nelle informazioni relative al contribuente va indicata la lettera “A” nella casella “730 senza sostituto” e nel riquadro “Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio” va barrata la casella “Mod. 730 dipendenti senza sostituto”. Se dalla dichiarazione emerge un credito, il rimborso viene erogato dall’Agenzia delle Entrate; se, invece, emerge un debito, il pagamento viene effettuato tramite il modello F24.

Entrambe le detrazioni fiscali non sono state prorogate, pertanto, ai fini della loro fruizione, restano fermi i termini originariamente indicati dalle relative disposizioni normative. In particolare, la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva corrisposta per gli acquisti di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B (cedute dalle imprese costruttrici), trova applicazione, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, con riguardo agli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. La detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La detrazione relativa alle spese sostenute dalle giovani coppie, acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima (“bonus mobili”) spetta, al ricorrere dei requisiti prescritti, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. Essa è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16mila euro e va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (articolo 1, comma 75, legge 208/2015).

Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine, al ricorrere di determinate condizioni, sono sottratte al trattamento ordinario di imposizione indiretta – consistente nel pagamento delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e della tassa sulle concessioni governative – e assoggettate al pagamento di un’imposta sostitutiva, la cui aliquota varia a seconda della tipologia e della finalità del finanziamento (articoli 15-20-bis, Dpr 601/1973). Con specifico riguardo ai mutui concessi a persone fisiche per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili a uso abitativo (e relative pertinenze), è necessario distinguere a seconda che sussistano o meno i requisiti per usufruire dei benefici “prima casa” (come previsti dalla nota II-bis all’articolo 1 della tariffa, parte prima, Dpr 131/1986). In assenza di tali requisiti, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari al 2% dell’ammontare complessivo del finanziamento. Nell’ipotesi in cui, invece, ricorrano le condizioni per l’agevolazione “prima casa” e la sussistenza delle stesse risulti da apposita dichiarazione della parte mutuataria resa nell’atto di finanziamento o allegata al medesimo, si applica l’aliquota dello 0,25%. Nel caso in cui il finanziamento sia cointestato, è necessario che tale dichiarazione sia resa da tutti i mutuatari. Peraltro, l’aliquota alla quale commisurare l’imposta sostitutiva deve essere individuata con esclusivo riferimento alla quota parte di finanziamento erogata a ciascun mutuatario e alla destinazione di tale quota. Di conseguenza, nel caso di finanziamento cointestato e destinato all’acquisto di immobile a uso abitativo che costituisca “prima casa” solo per uno dei mutuatari, l’imposta sostitutiva si applica nella misura dello 0,25% solo alla parte del finanziamento erogata al soggetto che acquista la casa in regime agevolato (circolare 19/E del 9 maggio 2005, paragrafo 2.4).

È prevista una detrazione d’imposta del 19% per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità (ovvero da atti di assegnazione in godimento) stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui è ubicato l’immobile, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso una università situata in uno Stato membro dell’Unione europea (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). La detrazione è ammessa su un importo complessivo non superiore a 2.633 euro (il beneficio fiscale massimo, quindi, è pari a 500,27 euro) e spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di persone considerate fiscalmente a carico, come, ad esempio, un figlio (articolo 15, comma 2, Tuir). Quando l’onere è sostenuto per i figli, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa sostenuta; nel caso in cui il documento risulti, invece, intestato al figlio, le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se diversa dal 50%. In caso di contratto di locazione stipulato da entrambi i genitori, in favore del figlio studente universitario fuori sede, dovendosi presumere che la spesa verrà ripartita tra i genitori in parti uguali, la detrazione connessa al pagamento del canone spetta a entrambi in egual misura nel limite massimo, per ciascun genitore, di 1.316,50 euro (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.2, che richiama quanto precisato dalla circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 8.3).

La detrazione per il recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) è riconosciuta anche per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali già realizzati, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Condizione essenziale per usufruire dell’agevolazione è, quindi, la sussistenza del vincolo pertinenziale tra l’abitazione e il box, da indicare nell’atto di compravendita. La legge di bilancio 2017 ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la misura potenziata della detrazione (50%), che è fruibile in dieci quote annuali di pari importo. Per poter usufruire del beneficio, il pagamento delle spese deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale. Con riguardo a tale ultimo aspetto, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “nei casi in cui il ricevimento delle somme da parte dell’impresa che ha ceduto il box pertinenziale risulti attestato dall’atto notarile, il contribuente può fruire della detrazione (…) anche in assenza di pagamento mediante bonifico bancario/postale, ma a condizione che ottenga dal venditore, oltre alla apposita certificazione circa il costo di realizzo del box, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente (…). Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al Caf in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria” (circolare 43/E del 18 novembre 2016).

La detrazione per il recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) è riconosciuta anche per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali già realizzati, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Condizione essenziale per usufruire dell’agevolazione è, quindi, la sussistenza del vincolo pertinenziale tra l’abitazione e il box, da indicare nell’atto di compravendita. La legge di bilancio 2017 ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la misura potenziata della detrazione (50%), che è fruibile in dieci quote annuali di pari importo. Per poter usufruire del beneficio, il pagamento delle spese deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale. Con riguardo a tale ultimo aspetto, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “nei casi in cui il ricevimento delle somme da parte dell’impresa che ha ceduto il box pertinenziale risulti attestato dall’atto notarile, il contribuente può fruire della detrazione (…) anche in assenza di pagamento mediante bonifico bancario/postale, ma a condizione che ottenga dal venditore, oltre alla apposita certificazione circa il costo di realizzo del box, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente (…). Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al Caf in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria” (circolare 43/E del 18 novembre 2016).

È prevista una detrazione d’imposta del 19% per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità (ovvero da atti di assegnazione in godimento) stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui è ubicato l’immobile, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso una università situata in uno Stato membro dell’Unione europea (articolo 15, comma 1, lettera i-sexies, Tuir). La detrazione è ammessa su un importo complessivo non superiore a 2.633 euro (il beneficio fiscale massimo, quindi, è pari a 500,27 euro) e spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di persone considerate fiscalmente a carico, come, ad esempio, un figlio (articolo 15, comma 2, Tuir). Quando l’onere è sostenuto per i figli, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa sostenuta; nel caso in cui il documento risulti, invece, intestato al figlio, le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se diversa dal 50%. In caso di contratto di locazione stipulato da entrambi i genitori, in favore del figlio studente universitario fuori sede, dovendosi presumere che la spesa verrà ripartita tra i genitori in parti uguali, la detrazione connessa al pagamento del canone spetta a entrambi in egual misura nel limite massimo, per ciascun genitore, di 1.316,50 euro (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.2, che richiama quanto precisato dalla circolare 34/E del 4 aprile 2008, paragrafo 8.3).

Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine, al ricorrere di determinate condizioni, sono sottratte al trattamento ordinario di imposizione indiretta – consistente nel pagamento delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e della tassa sulle concessioni governative – e assoggettate al pagamento di un’imposta sostitutiva, la cui aliquota varia a seconda della tipologia e della finalità del finanziamento (articoli 15-20-bis, Dpr 601/1973). Con specifico riguardo ai mutui concessi a persone fisiche per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili a uso abitativo (e relative pertinenze), è necessario distinguere a seconda che sussistano o meno i requisiti per usufruire dei benefici “prima casa” (come previsti dalla nota II-bis all’articolo 1 della tariffa, parte prima, Dpr 131/1986). In assenza di tali requisiti, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari al 2% dell’ammontare complessivo del finanziamento. Nell’ipotesi in cui, invece, ricorrano le condizioni per l’agevolazione “prima casa” e la sussistenza delle stesse risulti da apposita dichiarazione della parte mutuataria resa nell’atto di finanziamento o allegata al medesimo, si applica l’aliquota dello 0,25%. Nel caso in cui il finanziamento sia cointestato, è necessario che tale dichiarazione sia resa da tutti i mutuatari. Peraltro, l’aliquota alla quale commisurare l’imposta sostitutiva deve essere individuata con esclusivo riferimento alla quota parte di finanziamento erogata a ciascun mutuatario e alla destinazione di tale quota. Di conseguenza, nel caso di finanziamento cointestato e destinato all’acquisto di immobile a uso abitativo che costituisca “prima casa” solo per uno dei mutuatari, l’imposta sostitutiva si applica nella misura dello 0,25% solo alla parte del finanziamento erogata al soggetto che acquista la casa in regime agevolato (circolare 19/E del 9 maggio 2005, paragrafo 2.4).

Entrambe le detrazioni fiscali non sono state prorogate, pertanto, ai fini della loro fruizione, restano fermi i termini originariamente indicati dalle relative disposizioni normative. In particolare, la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva corrisposta per gli acquisti di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B (cedute dalle imprese costruttrici), trova applicazione, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, con riguardo agli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. La detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La detrazione relativa alle spese sostenute dalle giovani coppie, acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima (“bonus mobili”) spetta, al ricorrere dei requisiti prescritti, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. Essa è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16mila euro e va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (articolo 1, comma 75, legge 208/2015).

Sono produttivi di reddito fondiario i fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto edilizio urbano (articolo 25 Tuir). Salvo i casi di esclusione previsti dalla legge, il reddito dei fabbricati deve essere esposto in dichiarazione dei redditi (quadro RB del modello Redditi PF e quadro B del 730) e deve essere calcolato per ciascun immobile, rapportandolo al periodo e alla percentuale di possesso. Gli immobili concessi in comodato non devono essere dichiarati dal comodatario, ma dal proprietario. I fabbricati diversi dall’abitazione principale pagano l’Imu, che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali. Tuttavia, se gli immobili a uso abitativo non locati e assoggettati all’Imu sono situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, il relativo reddito concorre alla formazione della base imponibile Irpef e delle relative addizionali nella misura del 50% (articolo 9, comma 9, Dlgs 23/2011; circolare 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 1.2). Si ricorda che il reddito fondiario dei fabbricati (non locati) diversi dall’abitazione principale è costituito dalla rendita catastale rivalutata del 5% e che, nel caso in cui il proprietario abbia già un’abitazione principale, la maggiorazione di 1/3 non si applica quando l’immobile è concesso in uso gratuito a un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), che vi dimora abitualmente e vi ha l’iscrizione anagrafica.

La legge di stabilità 2016 ha previsto che ai fini Irpef è possibile detrarre il 50% dell’Iva pagata in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale (di classe energetica A o B), cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (articolo 1, comma 56, legge 208/2015 – Stabilità 2016). La norma, quindi, limita l’applicazione del beneficio ai soli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2016. Ne consegue che l’Iva in acconto versata nel 2016 per acquisti effettuati nel 2017 non è detraibile (circolare 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 7.1).

I soggetti obbligati per legge alla manutenzione, protezione o restauro dei beni culturali vincolati possono beneficiare, ai fini Irpef, di una detrazione d’imposta nella misura del 19% delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a loro carico (articolo 15, comma 1, lettera g, Tuir). Ai fini della fruibilità della detrazione, devono essere considerati obbligati alla manutenzione, protezione o restauro quei soggetti che vantano un titolo giuridico che attribuisca loro la proprietà, il possesso o la detenzione del bene oggetto dell’intervento conservativo (risoluzione 10/E del 9 gennaio 2009). La necessità delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve risultare da un’apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (articolo 47, Dpr 445/2000), presentata dal richiedente al ministero per i Beni e le attività culturali, relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi cui il beneficio si riferisce (articolo 40, comma 9, Dl 201/2011). L’agevolazione è cumulabile con quella relativa alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir), ma in tal caso è ridotta nella misura del 50% (circolare ministeriale n. 57/1998, paragrafo 5) fino a un importo di spesa di 96mila o 48mila euro, a seconda della data in cui sono state sostenute le spese. Per le spese eccedenti il limite massimo, la detrazione in esame si applica sull’intero importo.

Le persone fisiche residenti in Italia devono pagare un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero che possiedono a titolo di proprietà o di altro diritto reale (articolo 19, commi 13-17, Dl 201/2011). L’Ivie è dovuta in proporzione alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali lo stesso si è protratto e si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota dello 0,76%. Per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (Norvegia e Islanda), la base imponibile è rappresentata dal valore catastale come determinato e rivalutato, nel Paese in cui l’immobile è situato, ai fini dell’assolvimento di imposte di natura reddituale o patrimoniale ovvero di altre imposte determinate sulla base del valore degli immobili (per la Norvegia, l’imposta di riferimento è rappresentata dalla Eiendomsskatt). In mancanza del valore catastale, si deve fare riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile (circolare 28/2012, paragrafo 1.2.1.). Dall’imposta dovuta in Italia, si detraggono le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui è situato l’immobile. Inoltre, qualora sussista un’eccedenza di imposta reddituale gravante sullo stesso immobile (non utilizzata ai sensi dell’articolo 165 Tuir), è consentito detrarla fino a concorrenza del suo ammontare. Per la Norvegia, le imposte di natura patrimoniale che danno diritto allo scomputo dall’Ivie sono la Eiendomsskatt e la Formuesskatt. L’Ivie non è dovuta se l’importo della stessa non supera i 200 euro (tale soglia riguarda il valore complessivo dell’immobile a prescindere da quote e periodo di possesso, senza tener conto dei crediti d’imposta). L’Ivie deve essere versata, mediante modello F24, entro gli stessi termini previsti per l’Irpef, utilizzando i seguenti codici tributo: 4041 (saldo), 4044 (acconto prima rata) e 4045 (acconto seconda rata o unica soluzione).

Dal reddito complessivo possono essere dedotte le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dalle persone portatrici di handicap (articolo 10, comma 1, lettera b, Tuir), cioè dalle persone che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Se la persona con disabilità viene ricoverata in un istituto di assistenza, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica, che deve risultare distintamente dalla documentazione rilasciata dall’istituto. Queste spese sono deducibili pure se sostenute per i familiari, anche se non fiscalmente a carico, indicati nell’articolo 433 del codice civile (articolo 10, comma 2, Tuir) che, però, non fa riferimento agli zii. Quindi, la spesa sostenuta dal nipote, per conto di una zia, per il pagamento della retta mensile dell’istituto di assistenza in cui è ricoverata, non è deducibile.

Le detrazioni d’imposta per figli a carico spettano a prescindere dalla loro età e dalla circostanza che convivano o meno con i genitori (circolare 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.2). In ogni caso, resta fermo che, per poter essere considerato fiscalmente a carico, il figlio deve avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Inoltre, il beneficio fiscale compete indipendentemente dal fatto che il figlio sia dedito agli studi o a tirocinio gratuito e anche nel caso in cui sia sposato, sempre che non sia a carico del coniuge.

Le erogazioni liberali in denaro a favore di un’associazione sportiva dilettantistica (non avente la qualifica di Onlus) danno diritto a una detrazione d’imposta ai fini Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo, per ciascun periodo d’imposta, non superiore a 1.500 euro (articolo 15, comma 1, lettera i-ter, Tuir). Per avere diritto alla detrazione, è necessario che il versamento venga effettuato tramite banca, ufficio postale, carta di debito, carta di credito o prepagata, assegni bancari e circolari.

A decorrere dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione ai fini Irpef del 19% è stato elevato a 750 euro (articolo 15, comma 1, lettera f, Tuir). Si ricorda che la condizione di disabilità è grave quando la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). La situazione di gravità deve essere accertata dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche previste dalla legge, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le stesse unità sanitarie (articolo 4, legge 104/1992).

n linea generale, non è ammessa in detrazione l’Iva assolta in relazione all’acquisto e alla manutenzione di immobili abitativi. Tale preclusione non opera per le spese sostenute dalle imprese di costruzione nonché da quelle che pongono in essere locazioni esenti che determinano l’applicazione del pro-rata (articolo 19-bis 1, lettera i, Dpr 633/1972). In deroga a tale principio, l’amministrazione finanziaria ha precisato che gli immobili abitativi utilizzati dal soggetto passivo nell’ambito di un’attività di tipo ricettivo (gestione di case e appartamenti per vacanze, affittacamere, eccetera), che comporti l’effettuazione di prestazioni di servizi imponibili ai fini Iva, devono essere trattati, a prescindere dalla classificazione catastale, alla stregua dei fabbricati strumentali per natura. Ne consegue che, per l’Iva assolta in relazione alle spese di ristrutturazione dei suddetti immobili, sussiste il diritto alla detrazione. A tale scopo, peraltro, occorre verificare se l’immobile, nel momento in cui sono realizzati i lavori, sia già effettivamente utilizzato per lo svolgimento di attività ricettizia ovvero se a tale utilizzazione risulti inequivocabilmente destinato (risoluzione 18/E del 22 febbraio 2012).

FAQ – spesometro

Dal 1° gennaio 2019, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia (e per le relative variazioni) devono essere emesse esclusivamente fatture elettroniche, utilizzando il Sistema di interscambio (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015). L’entrata in vigore di tale obbligo, peraltro, non ha modificato le disposizioni dettate dal decreto Iva in materia di “fatturazione differita” (possibilità di emettere fattura entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – articolo 21, comma 4, Dpr 633/1972). Pertanto, è possibile emettere una fattura elettronica “differita”. Ad esempio, in relazione a una cessione di beni eseguita il 20 gennaio 2019, sarà possibile emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019. Inoltre, al momento della cessione (20 gennaio), si dovrà: emettere un documento di trasporto (o altro documento equipollente) che accompagni la merce; datare la fattura elettronica 10 febbraio 2019, con l’indicazione dei riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data); includere la relativa Iva nella liquidazione del mese di gennaio. Per ulteriori informazioni sulla fattura elettronica, si rinvia all’area tematica dedicata disponibile sul sito dell’Agenzia.

È possibile predisporre un invio di tipo annullativo. Nel caso in cui si voglia annullare un singolo documento presente nel file originario si dovrà indicare oltre all’identificativo dei file originario, il numero di posizione occupata nello stesso dalla fattura che si vuole annullare. Qualora invece si voglia annullare l’intero file originario è sufficiente non indicare alcun numero di posizione.

In relazione al mancato invio di alcune fatture sarà necessario effettuare un nuovo invio contenente solo le fatture mancanti; ogni file xml inviato infatti, si aggiunge ai precedenti senza mai sovrascriversi. Per correggere, invece, errori presenti in dati già trasmessi sarà necessario predisporre un invio di tipo rettificativo che conterrà i dati corretti della fattura e l’indicazione dell’identificativo del file originario trasmesso e del numero di posizione occupata nel medesimo file dalla fattura oggetto di rettifica.

Devono essere trasmessi unicamente i dati delle fatture emesse, indipendentemente dal registro in cui sono annotate. I corrispettivi documentati da scontrini/ricevute fiscali non devono essere trasmessi, indipendentemente dall’importo.

No, come chiarito nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate 1/E del 7 febbraio 2017, la scheda carburante non deve essere comunicata.

Sì, il soggetto che registra acquisti da soggetti minimi/forfetari è tenuto all’invio dei relativi dati, poiché in tali fatture non vi è Iva; sarà necessario compilare il dato “natura” che identifica il motivo di assenza di Iva nel documento; il codice da indicare è “N2”, in quanto operazioni non soggette al tributo.

Il “nuovo spesometro” non prevede alcuna casistica di invio “aggregato” dei dati; pertanto in tal caso sarà necessario inviare i dati, analitici, delle singole fatture annotate cumulativamente.

La norma stabilisce che, per le fatture emesse si deve fare riferimento alla data di emissione, per le fatture ricevute alla data di registrazione. Tuttavia per gli autotrasportatori che si avvalgono della facoltà di differimento, come chiarito dalla stessa Agenzia delle Entrate con Risoluzione 87/E del 5 luglio 2017, si deve fare riferimento alla data di registrazione ai fini Iva. Pertanto nell’invio dati fatture del primo semestre 2017 devono essere comunicati i dati delle fatture emesse nel periodo dal 01/10/2016 al 31/03/2017 e che sono state annotate nei registri Iva del primo e secondo trimestre 2017. Per le fatture emesse che non rientrano nei casi di differimento (ad esempio una fattura emessa per la vendita di un cespite) si farà riferimento, invece, alla data di emissione.

Il decreto legge collegato alla manovra di bilancio 2017 (Dl 193/2016), allo scopo di contrastare l’evasione in materia di Iva, ha introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, due nuovi adempimenti telematici: la comunicazione trimestrale obbligatoria dei dati delle fatture emesse, di quelle ricevute e registrate (e delle relative note di variazione) e la comunicazione dei dati di sintesi delle liquidazioni periodiche Iva (articoli 21 e 21-bis, Dl 78/2010). Sotto il profilo sanzionatorio, per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture, è prevista l’applicazione della sanzione amministrativa di 2 euro per ogni fattura, con un limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre; la sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di 500 euro, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza ordinaria ovvero se, nello stesso termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (articolo 11, comma 2-bis, Dlgs 471/1997). L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è, invece, punita con la sanzione amministrativa da 500 a 2mila euro, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (articolo 11, comma 2-ter, Dlgs 471/1997). La descritta disciplina sanzionatoria ha natura amministrativo-tributaria e, quindi, in assenza di una deroga espressa, a essa risulta applicabile l’istituto del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs 472/1997). Ne deriva che le violazioni relative agli adempimenti in esame possono essere regolarizzate inviando la comunicazione omessa/errata e applicando alle relative sanzioni le riduzioni previste dalla disciplina del ravvedimento, a seconda del momento in cui interviene il versamento (cfr risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017).

I soggetti passivi Iva sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate (con periodicità trimestrale) una comunicazione dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche (articolo 21-bis, Dl 78/2010). L’obbligo non ricorre in assenza di dati da indicare, per il trimestre, nel quadro VP del modello. Quindi, i contribuenti che nel corso del trimestre di riferimento non hanno effettuato alcuna operazione, né attiva né passiva, non devono trasmettere la comunicazione. L’obbligo, invece, sussiste nell’ipotesi in cui occorra dare evidenza del riporto di un credito proveniente dal trimestre precedente (vedi faq pubblicate sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione Home – Cosa devi fare – Comunicazioni – Liquidazioni periodiche Iva – Faq).

FAQ – successioni

Il nuovo modello di dichiarazione di successione online non può essere utilizzato per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello cartaceo (modello 4, approvato con il decreto ministeriale 10 gennaio 1992). Per tali dichiarazioni, quindi, occorre continuare a utilizzare la modulistica cartacea, seguendo le relative modalità di presentazione (provvedimento 28 dicembre 2017).

La dichiarazione di successione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, comma 1, Dlgs 346/1990). Questa coincide con il momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto (articolo 456, codice civile). Nell’ipotesi di rinuncia all’eredità da parte di uno (o più) dei chiamati, per gli altri coobbligati il termine di dodici mesi per la presentazione della dichiarazione di successione decorre dalla data della rinuncia o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostri di averne avuto notizia (articolo 28, Dlgs 364/1990).

L’importo dovuto a titolo di imposta di successione (liquidato dall’Agenzia delle entrate e comunicato ai soggetti obbligati) può essere rateizzato. In tale ipotesi, è possibile versare, nel termine di 60 giorni da quello in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione, un importo non inferiore al 20%, mentre la parte rimanente può essere versata in un numero di 8 rate trimestrali, ovvero, per importi superiori a 20mila euro, in un numero massimo di 12 rate trimestrali. Sugli importi dilazionati sono dovuti gli interessi, calcolati dal primo giorno successivo al pagamento del 20%. Le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre. La dilazione non è ammessa per importi inferiori a 1.000 euro (articolo 38, Dlgs 346/1990).

Ai fini dell’imposta sulle successioni, la rendita dei fabbricati rurali è ricompresa nel reddito dominicale dei terreni ai quali sono asserviti. Il reddito dominicale, infatti, esprime un valore comprensivo anche dei fabbricati sovrastanti, sempre che tali costruzioni siano strumentalmente funzionali alle necessità del fondo e siano trasferite unitamente al fondo stesso, conservando tutti i requisiti previsti dall’articolo 9, commi 3 e 3-bis, Dl 557/1993 (ad esempio, il fabbricato deve essere utilizzato quale abitazione dal soggetto titolare del diritto di proprietà per esigenze connesse all’attività agricola svolta oppure la costruzione deve essere destinata alla protezione delle piante o alla custodia delle macchine). Pertanto, in sede di dichiarazione di successione, deve essere indicata la rendita catastale del fabbricato rurale, ma il valore imponibile da denunciare è pari a zero (risoluzione n. 207/E del 6 agosto 2009).

Nell’ipotesi di eredità giacente (articoli 528-532 del codice civile), obbligato alla presentazione della dichiarazione di successione è il curatore nominato dal tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (articolo 28, comma 2, Dlgs 346/1990). In tal caso, il termine di dodici mesi decorre dalla data, successiva a quella di apertura della successione, in cui il curatore ha avuto notizia legale della nomina (articolo 31, comma 2, lettera a, Dlgs 346/1990).

In caso di omessa presentazione della dichiarazione di successione, l’avviso di liquidazione dell’imposta deve essere notificato, dall’ufficio competente, entro il termine di decadenza di cinque anni dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione omessa (articolo 27, comma 4, Dlgs 346/1990).

Se dopo la presentazione della dichiarazione di successione sopravviene un evento che determina il mutamento della devoluzione dell’eredità o del legato (come, ad esempio, il ritrovamento di un testamento) ovvero l’applicazione dell’imposta in misura superiore (come, ad esempio, la scoperta di un bene in precedenza non considerato), i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare una dichiarazione sostitutiva o integrativa (articolo 28, comma 6, Dlgs 346/1990). In tal caso, i dodici mesi per la presentazione della dichiarazione decorrono dalla data della sopravvenienza o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostra di averne avuto notizia. In linea generale, la dichiarazione sostitutiva o integrativa deve essere presentata utilizzando il nuovo modello Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello, occorre continuare a utilizzare tale modulistica, seguendo le relative modalità di presentazione.

Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 27 dicembre 2016 è stato approvato il nuovo modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, che sostituisce quello precedente (approvato con decreto ministeriale del 10 gennaio 1992). Il nuovo modello deve essere presentato in via telematica, direttamente dai contribuenti in possesso delle credenziali per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia ovvero tramite gli intermediari abilitati (ad esempio, professionisti e Caf). La presentazione del modello può essere effettuata anche presso l’ufficio territorialmente competente, per il successivo inoltro telematico. Come previsto dal citato provvedimento, il nuovo modello deve essere utilizzato a partire dal 23 gennaio 2017 con riferimento alle successioni aperte a decorrere dal 3 ottobre 2006. Invece, per quelle antecedenti nonché per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una dichiarazione presentata con il vecchio modello, va utilizzato il precedente modello. Per consentire un graduale avvio delle nuove modalità di presentazione, è tuttavia previsto un periodo transitorio: dal 23 gennaio al 31 dicembre 2017 sarà possibile presentare la dichiarazione di successione anche con il vecchio modello. Resta fermo che i soggetti obbligati devono presentare la dichiarazione entro il termine di dodici mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, Dlgs 346/1990).

Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 27 dicembre 2016 è stato approvato il nuovo modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, che sostituisce quello precedente (approvato con decreto ministeriale del 10 gennaio 1992). Il nuovo modello deve essere presentato in via telematica, direttamente dai contribuenti in possesso delle credenziali per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia ovvero tramite gli intermediari abilitati (ad esempio, professionisti e Caf). La presentazione del modello può essere effettuata anche presso l’ufficio territorialmente competente, per il successivo inoltro telematico. Come previsto dal citato provvedimento, il nuovo modello deve essere utilizzato a partire dal 23 gennaio 2017 con riferimento alle successioni aperte a decorrere dal 3 ottobre 2006. Invece, per quelle antecedenti nonché per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una dichiarazione presentata con il vecchio modello, va utilizzato il precedente modello. Per consentire un graduale avvio delle nuove modalità di presentazione, è tuttavia previsto un periodo transitorio: dal 23 gennaio al 31 dicembre 2017 sarà possibile presentare la dichiarazione di successione anche con il vecchio modello. Resta fermo che i soggetti obbligati devono presentare la dichiarazione entro il termine di dodici mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, Dlgs 346/1990).

FAQs – Imu

La legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 319, legge 205/2017) ha introdotto a favore di coloro che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività, nonché alle eventuali spese di locazione o alle altre spese individuate con il Dm 23 aprile 2018. Il credito è utilizzabile in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento, secondo le modalità e i termini definiti con il provvedimento 12 dicembre 2018. Il codice tributo da indicare nell’F24 è “6894” (risoluzione n. 87/E del 13 dicembre 2018).

In base a quanto previsto espressamente dalla legge, l’Imu non si applica alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (articolo 13, comma 2, lettera c, decreto legge 201/2011).

Category: FAQs – Imu

A decorrere dal 2014, per i fabbricati rurali a uso strumentale l’Imu non è dovuta (articolo 1, comma 708, legge 147/2013). Ai fini fiscali, il carattere di ruralità è riconosciuto alle costruzioni strumentali necessarie allo svolgimento dell’attività agricola di cui all’articolo 2135 c.c. e, in particolare, destinate: a) alla protezione delle piante; b) alla conservazione dei prodotti agricoli; c) alla custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l’allevamento; d) all’allevamento e al ricovero degli animali; e) all’agriturismo, in conformità a quanto previsto dalla legge 96/2006; f) ad abitazione dei dipendenti esercenti attività agricole nell’azienda a tempo indeterminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti in conformità alla normativa vigente in materia di collocamento; g) alle persone addette all’attività di alpeggio in zona di montagna; h) a uso di ufficio dell’azienda agricola; i) alla manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei  prodotti agricoli, anche se effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all’articolo 1, comma 2, Dlgs 228/2001; l) all’esercizio dell’attività agricola in maso chiuso (articolo 9, comma 3-bis, Dl 557/1993).

Category: FAQs – Imu

Il terreno agricolo non coltivato è soggetto all’Imu? Se sì, con quale aliquota e con quale moltiplicatore?

I terreni incolti, su cui non si pagava l’Ici, sono ora assoggettati all’Imu. L’imposta deve essere calcolata rivalutando il reddito dominicale del 25% e moltiplicando il risultato per 135. Alla base imponibile così determinata deve essere applicata, per l’acconto, l’aliquota di base dello 0,76 per cento.

Category: FAQs – Imu

Come si fa a calcolare l’Imu per un fabbricato che alla visura risulta fabbricato ruale al catasto terreni ma senza rendita?

La normativa vigente prevede che i fabbricati rurali iscritti al catasto terreni devono essere dichiarati al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012 con procedura Docfa. Il versamento dell’imposta per detti fabbricati potrà essere effettuata in un’unica soluzione al 16 dicembre, ovviamente sulla base della rendita e della categoria catastale assegnata sulla base di detta procedura di accatastamento. La bozza di circolare ministeriale dell’Economia, infatti, supera la disposizione del decreto salva-Italia secondo cui il pagamento doveva essere effettuato sulla base della rendita catastale delle unità similari.

Category: FAQs – Imu

Sono proprietaria al 50 per cento, con mio marito, di un alloggio che utilizzo come prima casa. Possiedo un altro alloggio come seconda casa, dato in affitto, e un garage regolarmente censito di cui faccio uso proprio, situato nel caseggiato della seconda casa. Per il garage, ai fini del pagamento Imu, posso applicare l’aliquota relativa alla prima casa?

Se il box è utilizzato come pertinenza dell’abitazione principale (in base all’articolo 817 del Codice civile sono pertinenze le cose destinate in modo durevole al servizio od ornamento di altra cosa) si potrebbe applicare l’aliquota ridotta prevista per l’abitazione principale. Tuttavia l’Agenzia delle Entrate è un po’ restrittiva in merito: afferma che l’effettiva pertinenzialità deve essere valutata con maggior rigore rispetto alla prova richiesta nei rapporti di tipo privatistico. Quindi attenzione, soprattutto nel caso in cui il box sia accatastato unitamente all’abitazione affittata.

Category: FAQs – Imu

FAQs – operazioni oggetto di comunicazioni

Dal 1° gennaio 2019, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia (e per le relative variazioni) devono essere emesse esclusivamente fatture elettroniche, utilizzando il Sistema di interscambio (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015). L’entrata in vigore di tale obbligo, peraltro, non ha modificato le disposizioni dettate dal decreto Iva in materia di “fatturazione differita” (possibilità di emettere fattura entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – articolo 21, comma 4, Dpr 633/1972). Pertanto, è possibile emettere una fattura elettronica “differita”. Ad esempio, in relazione a una cessione di beni eseguita il 20 gennaio 2019, sarà possibile emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019. Inoltre, al momento della cessione (20 gennaio), si dovrà: emettere un documento di trasporto (o altro documento equipollente) che accompagni la merce; datare la fattura elettronica 10 febbraio 2019, con l’indicazione dei riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data); includere la relativa Iva nella liquidazione del mese di gennaio. Per ulteriori informazioni sulla fattura elettronica, si rinvia all’area tematica dedicata disponibile sul sito dell’Agenzia.

FAQs – reddito di impresa

La Corte Suprema, con l’ordinanza n. 3294 depositata il 5 febbraio 2019, ha affermato che la dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000. Ciò da un lato in ragione dell’urgenza correlata alla necessità dell’Erario di intervenire nella procedura concorsuale, senza che rilevi la possibilità di un’insinuazione tempestiva al passivo, poiché detto intervento può essere funzionale a proporre opposizioni volte a contestare le posizioni di altri creditori; d’altro lato perché il contribuente fallito perde la capacità di gestire il proprio patrimonio, sicché il detto termine per la presentazione di osservazioni e richieste risulta incompatibile con l’attività del curatore, che è svolta sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, stante l’onere informativo nei confronti di tali soggetti (cfr. Cass. 8892/2018).

Ordinanza n. 3294 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fraulini Paolo
Dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale – L’avviso di accertamento può essere emesso prima dei sessanta giorni previsti dall’articolo 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – Ciò trova giustificazione nell’urgenza dell’Erario di intervenire nella procedura concorsuale e nella perdita del fallito della capacità di gestire il proprio patrimonio

Per i giudici di legittimità, con l’ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019,  l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi dell’articolo 39, comma 2, lettera d), del DPR n. 600 del 1973, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente, utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni. Gli elementi assunti a fonte di presunzione, peraltro, non devono essere necessariamente plurimi, potendosi il convincimento del giudice fondare anche su di un elemento unico, purché preciso e grave, la cui valutazione non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. (cfr., da ultimo, Cass. 27552/2018).

Ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello Maria
Articolo 39, comma 2, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 – L’Amministrazione finanziaria può desumere in via induttiva il reddito anche in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile – Incombe sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria – Gli elementi assunti a fonte di presunzione non devono essere necessariamente plurimi – Il giudice può fondare il proprio convincimento anche su di un elemento unico, purché preciso e grave

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 hanno affermato che nei casi in cui l’ufficio abbia sufficientemente motivato, specificando gli indici di inattendibilità dei dati relativi ad alcune poste di bilancio e dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, il suo operato è assistito da presunzione di legittimità, nel senso che null’altro l’ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che sia sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili, perché proprio una tale condotta è di regola alla base di documenti emessi per operazioni inesistenti o di valore di gran lunga eccedente quello effettivo.

Ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello Maria
Accertamento induttivo – L’operato dell’ufficio è assistito dalla presunzione di legittimità – Grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate – Non è sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 2924 del 31 gennaio 2019 hanno  puntualizzato che l’atto con il quale l’Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui all’art. 19 del DLgs n. 546 del 1992 e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l’attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (cfr. Cass. SSUU 3698/2009).
 
Ordinanza n. 2924 del 31 gennaio 2019 (udienza 20 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello M.
Esercizio del potere di autotutela – L’atto con il quale l’Amministrazione rifiuta di annullare un atto definitivo non è impugnabile ai sensi dell’art. 19 del DLgs n. 546 del 1992

Gli Ermellini con la sentenza n. 2394 del 29 gennaio 2019 hanno precisato che gli atti dell’Agenzia delle Entrate non devono essere necessariamente sottoscritti dal suo Direttore Generale, sia perché il Regolamento di amministrazione, art. 5, comma 1, approvato, in attuazione del DLgs n. 300 del 1999, art. 66, commi 2 e 3, con delibera del Comitato direttivo 30 novembre 2000, n. 4, attribuisce agli uffici locali le funzioni operative dell’Agenzia ed in particolare, la gestione dei tributi, l’accertamento e la riscossione e la trattazione del contenzioso, sia, infine, perché l’art. 6 dello Statuto dell’Agenzia, approvato con delibera del Comitato direttivo 13 dicembre 2000, n. 6, attribuisce al Direttore Generale il potere di delega, sia, infine, per la possibilità di conferimento di tale delega all’interno degli uffici finanziari; il principio di diritto, posto con riferimento ad un atto processuale ma valido anche con riferimento agli atti impositivi, è che l’atto sottoscritto dal delegato di firma, mero sostituto del delegante nell’esecuzione dell’adempimento materiale della firma, è da presumersi atto del delegante anche a fronte della contestazione sulla sussistenza della delega salvo che il contribuente eccepisca e provi la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio o comunque l’usurpazione del potere di sottoscrizione.

Sentenza n. 2394 del 29 gennaio 2019 (udienza 6 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Di Iasi Camilla – Est. Mondini Antonio
Delega di firma – Gli atti dell’Agenzia delle entrate non devono essere necessariamente sottoscritti dal Direttore Generale – L’atto sottoscritto dal delegato si presume atto del delegante – Tale principio è valido sia con riferimento agli atti processuali, sia con riferimento agli atti impositivi – È onere del contribuente provare la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio o l’usurpazione del potere di sottoscrizione

Con l’ordinanza n. 2413 del 29 gennaio 2019 i giudici di legittimità hanno precisato che tra gli effetti della chiusura del fallimento non è compresa la liberazione del fallito dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare e, pertanto, ai sensi dell’art. 120 della L. Fall., nel testo anteriore alla riforma apportatagli con il D.Lgs. n. 5 del 2006, i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore tornato “in bonis” per la parte non soddisfatta dei loro crediti, sia per capitale che per interessi. Ne consegue che l’amministrazione finanziaria può azionare il proprio credito tributario nei confronti del contribuente tornato “in bonis” (salvo che non ne sia decaduta ex art. 94 L. Fall.), senza che – di per sé – la presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del curatore (e del fallito) possa aver comportato l’onere per l’amministrazione di insinuarsi nel passivo del fallimento (cfr., in tal senso, Cass.6473/2014).

Ordinanza n. 2413 del 29 gennaio 2019 (udienza 7 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Cirese Marina
Chiusura del fallimento – Il fallito non è liberato dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare – Art. 120 della L. Fall. nel testo anteriore alla riforma del D.Lgs. n. 5 del 2006 – I creditori possono agire nei confronti del debitore tornato “in bonis” per la parte non soddisfatta dei crediti – L’amministrazione finanziaria può azionare il proprio credito nei confronti del contribuente tornato “in bonis

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 1348 del 18 gennaio 2019  hanno affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso in cui vi sia stata un’omessa dichiarazione da parte del contribuente, la legge abilita l’Ufficio delle imposte a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo anche con metodo induttivo, anche utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni semplici prive dei requisiti di cui all’art. 38, comma 3, del DPR n. 600 del 1973, sul presupposto dell’inferenza probabilistica dei fatti costitutivi della pretesa tributaria ignoti da quelli noti.

Ordinanza n. 1348 del 18 gennaio 2019 (udienza 30 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Dell’Orfano Antonella
Accertamento delle imposte sui redditi – Omessa dichiarazione – L’Ufficio può determinare induttivamente il reddito con l’utilizzo di presunzioni semplici ricostruendo i fatti ignoti da quelli noti

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 775 del 15 gennaio 2019 hanno precisato che in tema di imposte sui redditi d’impresa, l’art. 66, comma 3, del Dpr n. 917 del 1986, che prevede la deduzione delle perdite su crediti, quali componenti negative del reddito d’impresa, se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali, va interpretato nel senso che l’anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto, perché in quel momento si materializzano gli elementi “certi e precisi” della sua irrecuperabilità. Diversamente opinando si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta più vantaggioso per operare la deduzione, snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece criterio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito d’impresa.

Ordinanza n. 775 del 15 gennaio 2019 (udienza 13 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Cataldi Michele
Art. 66, comma 3, del Dpr n. 917 del 1986 – Redditi di impresa – Deduzione di perdite su crediti – L’anno di competenza per la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto – Diversamente si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta più vantaggioso per operare la deduzione

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 33612 del 28 dicembre 2018 hanno precisato che in caso di accertamento bancario fondato sulle risultanze di indagini finanziarie il giudice è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo; la presunzione di riferibilità dei movimenti bancari ad operazioni imponibili si correla, infatti, ad una valutazione del legislatore di rilevante probabilità che il contribuente si avvalga del conto corrente bancario per effettuare rimesse e prelevamenti inerenti all’esercizio dell’attività d’impresa, onde alla presunzione di legge (relativa) non può contrapporsi una mera affermazione di carattere generale, né è possibile ricorrere all’equità; – al riguardo, non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, dovendo il contribuente a fronte delle contestazioni dell’Amministrazione Finanziaria fornire la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività (cfr. Cass. 4829/2015).

Ordinanza n. 33612 del 28 dicembre 2018 (udienza 14 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Manzon Enrico – Est. Succio Roberto
Accertamento bancario – Opera una presunzione di riferibilità dei movimenti bancari alle operazioni imponibili – Non è sufficiente una prova generica – Il contribuente è tenuto a fornire la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 33524 del 27 dicembre 2018 ha precisato che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale per gli accertamenti ai fini IRPEG ed IRAP, assoggettati esclusivamente alla normativa nazionale, vertendosi in ambito di indagini c.d. “a tavolino” (cfr. Cass. SSUU 24823/2015; in senso conforme, ex multis: Cass. 11560/2018).

Ordinanza n. 33524 del 27 dicembre 2018(udienza 30 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Guida Riccardo
Indagini cosiddette “a tavolino” – Accertamenti ai fini Irpeg e Irap – Non esiste per l’Amministrazione finanziaria l’obbligo di attivare il contraddittorio endoprocedimentale

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 31408 depositata il 5 dicembre 2018 hanno precisato che con riguardo al reddito di impresa la semplice produzione di documenti di spesa non prova di per sé la sussistenza del requisito della inerenza all’attività di impresa. Perché un costo possa essere incluso tra le componenti negative del reddito è infatti non solo necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisca ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa. Né per provare tale ultimo requisito è sufficiente che la spesa sia stata dall’imprenditore riconosciuta e contabilizzata, atteso che essa può essere correttamente inserita nella contabilità aziendale solo se esiste una documentazione di supporto, dalla quale possa ricavarsi oltre che l’importo la ragione della stessa e la sua coerenza economica, altrimenti risultando legittima la negazione della sua deducibilità, quale costo sproporzionato o estraneo ai ricavi o all’oggetto dell’impresa.

Sentenza n. 31408 del 5 dicembre 2018 (udienza 26 febbraio 2018)
Cassazione civile, Sez. V – Pres. Greco Antonio – Est. Federici Francesco
Reddito di impresa – La semplice produzione di documenti di spesa non prova di per sé la sussistenza del requisito della inerenza – La spesa deve essere riferita ad attività da cui derivano ricavi che concorrono a formare il reddito di impresa

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 27630 depositata il 30 ottobre 2018 intervenendo in tema “fatture false” ha precisato che quando l’operazione soggettivamente inesistente è di tipo triangolare, poco complessa e caratterizzata dall’interposizione fittizia di un soggetto terzo tra il cedente comunitario ed il cessionario italiano, l’onere probatorio a carico dell’Amministrazione finanziaria, sulla consapevolezza da parte del cessionario che il corrispettivo della cessione sia versato al soggetto terzo non legittimato alla rivalsa né assoggettato all’obbligo del pagamento dell’imposta, è soddisfatto dalla dimostrazione che l’interposto sia privo di dotazione personale e strumentale adeguata alla prestazione fatturata, mentre spetta al contribuente-cessionario fornire la prova contraria della buona fede con cui ha svolto le trattative ed acquistato la merce, ritenendo incolpevolmente che essa fosse realmente fornita dalla persona interposta.

Ordinanza n. 27630 del 30 ottobre 2018 (udienza 1 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Mammone Giovanni – Est. Ariolli Giovanni
Iva – Operazioni soggettivamente inesistenti di tipo triangolare – Interposizione fittizia di un soggetto terzo tra il cedente comunitario ed il cessionario italiano – L’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto dimostrando che l’interposto sia privo di dotazione personale e strumentale adeguata alla prestazione fatturata – Il contribuente-cessionario deve fornire la prova contraria

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 27420 depositata il 29 ottobre 2018 hanno affermato che le garanzie procedimentali di cui agli artt. 6 e 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, trovano applicazione solo al processo verbale di constatazione redatto a chiusura di operazioni di verifica condotte dagli organi dell’Amministrazione finanziaria nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali e non anche alle verifiche svolte a tavolino, ovvero senza accesso ai locali anzidetti.

Ordinanza n. 27420 del 29 ottobre 2018 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Manzon Enrico – Est. Solaini Luca
Artt. 6 e 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – Le garanzie procedimentali ivi previste trovano applicazione solo a seguito di verifiche nei locali commerciali – Non operano nelle verifiche cd. “a tavolino”

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25901 depositata il 16 ottobre 2018 ha statuito che in tema di accertamento, resta invariata la presunzione legale posta dall’art. 32 del DPR n. 600 del 1973, con riferimento ai versamenti effettuati su un conto corrente dal professionista o lavoratore autonomo, sicché questi è onerato di provare in modo analitico l’estraneità di tali movimenti ai fatti imponibili, essendo venuta meno, all’esito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale limitatamente ai prelevamenti sui conti correnti.

Ordinanza n. 25901 del 16 ottobre 2018 (udienza 17 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento delle imposte sui redditi – Presunzione legale ex art. 32 del DPR n. 600 del 1973 – Il professionista che effettua un versamento su un conto corrente deve provare in modo analitico l’estraneità del versamento a fatti imponibili

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 25786 depositata il 15 ottobre 2018 hanno statuito che la motivazione “per relationem”, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi acquisiti, significando semplicemente che l’Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio (Cass. n. 30560/2017). Né è necessario che l’accertamento menzioni le osservazioni del contribuente, ex art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, atteso che, da un lato, la nullità consegue solo alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto e, dall’altro lato, l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo (Cass. n. 8378/2017).

Ordinanza n. 25786 del 15 ottobre 2018 (udienza 27 marzo 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. La Torre Mario Enza
Motivazione “per relationem” dell’avviso di accertamento – Rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza – L’avviso di accertamento è legittimo – Non è necessario che riporti le osservazioni del contribuente ex articolo 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – L’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo

I giudici di legittimità con la sentenza n. 25662 depositata il 15 ottobre 2018 in tema di accertamento induttivo hanno chiarito che l’applicazione della percentuale di ricarico, il ricorso al sistema della media semplice ben può fondare la presunzione di un maggior reddito quando il contribuente non provi, ovvero non risulti in punto di fatto, che l’attività sottoposta ad accertamento ha ad oggetto prodotti con notevole differenza di valore e che quelli maggiormente venduti presentano una percentuale di ricarico molto inferiore a quella risultante dal ricarico medio (cfr. Cass. 27568/2013; vd. anche Cass. 26312/2009).

Sentenza n. 25662 del 15 ottobre 2018 (udienza 13 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Catallozzi Paolo
Accertamento del reddito con applicazione della percentuale di ricarico attraverso l’utilizzo della media semplice – È legittima la presunzione di un maggior reddito – Il contribuente ha l’onere di fornire la prova contraria

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25018 depositata il 10 ottobre 2018 ha precisato che l’accertamento parziale non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto alle previsioni di cui agli artt. 38 e 39 del Dpr n. 600 del 1973, ai fini reddituali, e artt. 54 e 55 del Dpr n. 633 del 1972, ai fini Iva, né prevede limiti in relazione al metodo di accertamento induttivo, consentito, in linea di principio, anche in presenza di contabilità tenuta in modo regolare, quanto piuttosto una modalità procedurale che segue le stesse regole previste per gli accertamenti (Cfr., ex multis, Cass. 5977/07; 2761/2009; 25335/2010; 27323/2014; 25989/2014). Inoltre, l’utilizzo dell’accertamento parziale è nella disponibilità degli uffici anche quando ad essi pervenga una segnalazione o processo verbale di constatazione della Guardia di finanza che fornisca elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato, senza che tale strumento debba essere subordinato ad una particolare semplicità della segnalazione pervenuta (Cass. n. 20496/2013).

Ordinanza n. 25018 del 10 ottobre 2018 (udienza 19 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Di Iasi Camilla – Est. Castorina Rosaria Maria
Articolo 41-bis del Dpr n. 600 del 1973 – Accertamento parziale – Non è accertamento autonomo, ma costituisce una modalità procedurale che segue le stesse regole degli accertamenti – Gli uffici possono utilizzarlo anche a seguito di una segnalazione della Guardia di finanza che fornisce elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato

Per i giudici del palazzaccio, con la sentenza n. 24413 del 5 ottobre 20198, hanno chiarito che quando le operazioni poste in essere attraverso l’esercizio dell’autonomia negoziale non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma si nasconde un presupposto già verificatosi e, in tal caso, non trova applicazione il divieto di abuso del diritto che si traduce in un principio generale antielusivo, ricadendo la fattispecie direttamente nell’evasione.

Sentenza n. 24413 del 5 ottobre 2018 (udienza 20 aprile 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Gori Pierpaolo
Esercizio dell’autonomia negoziale – Quando le operazioni poste in essere non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma lo si nasconde – Non trova applicazione il divieto di abuso del diritto, ma si configura direttamente evasione

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 intervenendo in tema di agevolazioni tributarie hanno affermato che laddove l’articolo 11 del Dpr n. 601 del 1973, prevede che i redditi conseguiti dalle società cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi sono esenti dalla imposta sul reddito delle persone giuridiche e dalla imposta locale sui redditi, se l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci (costo del lavoro) non è inferiore al 50% dell’ammontare complessivo di tutti i costi, escluse le materie prime e sussidiarie, e che l’esenzione è pari alla metà, se il costo sostenuto con i soci è compreso tra il 25% ed il 50%, deve intendersi nel senso che anche i costi ritenuti indeducibili vadano considerati tra i costi complessivi, ai fini della valutazione del rapporto percentuale con il costo del lavoro.

Ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 (udienza 31 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Locatelli Giuseppe – Est. Giudicepietro Andreina
Società cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi – Art. 11 del DPR n. 601 del 1973 – Condizioni per fruire dell’esenzione dalle imposte – Rapporto percentuale tra il costo del lavoro e ammontare complessivo di tutti i costi – Anche i costi indeducibili vanno considerati tra i costi complessivi

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 intervenendo in tema di reddito d’impresa hanno affermato che l’articolo 75 (numerazione anteriore a quella introdotta dal DLgs n. 344 del 2003,) del Dpr n. 917 del 1986 (attualmente 109), nel prevedere che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza e che, ai fini dell’individuazione di tale esercizio, le spese di acquisizione dei beni mobili si considerano sostenute alla data della consegna o spedizione, non consente di attribuire rilievo alla data in cui perviene la fattura della spesa sostenuta, né permette la detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza, non potendo il contribuente essere lasciato arbitro della scelta del periodo in cui registrare le passività, in quanto l’imputazione di un determinato costo ad un esercizio anziché ad un altro può, in astratto, comportare l’alterazione dei risultati della dichiarazione, mediante i meccanismi di compensazione dei ricavi e dei costi nei singoli esercizi (cfr, in tal senso, Cassazione 3418/2010).

Ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 (udienza 31 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Locatelli Giuseppe – Est. Giudicepietro Andreina
Reddito d’impresa – Articolo 75 del Dpr n. 917 del 1986 – Non è ammessa la detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza – Il contribuente, al fine di non alterare i risultati della dichiarazione, non è arbitro nella scelta di imputare un costo ad un esercizio anziché ad un altro

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18994 del 17 luglio 2018 ha stabilito che  gli investimenti consistenti in spese incrementative di beni non di proprietà dell’impresa, che li utilizza in virtù di un contratto di locazione o di comodato, possono ugualmente beneficiare dell’agevolazione, a condizione che si tratti di opere che hanno una loro individualità e autonoma funzionalità, che al termine del periodo di locazione o di comodato possano essere rimosse dall’utilizzatore e possano trovare impiego a prescindere dal bene a cui accedono, e siano iscritte in bilancio tra le “immobilizzazioni materiali” (articolo 67 del Dpr n. 917/1986, oggi articolo 102). Qualora, invece, si tratti di spese incrementative di beni di proprietà di terzi, utilizzabili dall’impresa a titolo di locazione o comodato, che non sono separabili dai beni di terzi ai quali accedono e non hanno una autonomia funzionale, essi devono essere iscritti nel bilancio tra le “altre immobilizzazioni immateriali”, ai sensi dell’articolo 74, comma 3 (vigente ratione temporis), del Dpr n. 917/1986, e non sono agevolabili trattandosi di costi, e non di beni (cfrex multis, Cassazione 12303/2018).

Ordinanza n. 18994 del 17 luglio 2018 (udienza 22 giugno 2018)
Cassazione civile, Sez. V – Pres. Stalla Giacomo Maria – Est. Balsamo Milena
Investimenti su beni utilizzati dall’impresa in virtù di un contratto di locazione o comodato – L’agevolazione spetta se le opere hanno una propria individualità e autonoma funzionalità e siano iscritte in bilancio tra le “immobilizzazioni materiali” – Investimenti su beni di proprietà di terzi che non sono separabili dai beni di terzi ai quali accedono e non hanno autonomia funzionale – Sono iscritti in bilancio tra le “altre immobilizzazioni materiali” – Non usufruiscono dell’agevolazione in quanto si tratta di costi e non di beni

I giudici della Corte Suprema con l’ordinanza n. 17782 del 6 luglio 2018 intervenendo in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali hanno affermato che l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto, purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito.

Ordinanza n. 17782 del 6 luglio 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Manzon Enrico
Verifiche fiscali – Tributi armonizzati – L’Amministrazione finanziaria ha l’obbligo di attivare il contraddittorio solo se il contribuente ha enunciato le ragioni che avrebbe potuto far valere e non ha proposto opposizione pretestuosa – Tributi non armonizzati – Nella legislazione non esiste un generalizzato obbligo – L’attivazione del contraddittorio sussiste solo ove risulti specificamente sancito.

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 17224 del 2 luglio 2018 intervenendo in materia di accertamento tributario hanno statuito che gli indici presuntivi di cui all’articolo 1 del D.M. del 10 settembre 1992, sono superati se il contribuente dimostra che per lo specifico bene o servizio “sopporta” solo in parte le spese, dovendosi attribuire valenza, atteso il pregnante significato del verbo “sopportare”, non alla situazione formale del pagamento, bensì alla prova concreta della provenienza delle somme impiegate.

Ordinanza n. 17224 del 2 luglio 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento tributario – Indici presuntivi di cui all’articolo 1 del D.M. del 10 settembre 1992 – Sono superati solo se il contribuente dimostra che per lo specifico bene o servizio “sopporta” solo in parte le spese

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17213 del 2 luglio 2018 intervenendo in tema di accertamento standardizzato ha puntualizzato che a norma dell’art. 38, comma 6, DPR n. 600 del 1973, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la citata disposizione prevede anche che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”; che, in sostanza, la norma chiede qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere): in tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che i suddetti siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico.

Ordinanza n. 17213 del 2 luglio 2018 (udienza 6 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento sintetico – Art. 38, comma 6, DPR n. 600 del 1973 – Il contribuente deve dimostrare attraverso idonea documentazione che il maggior reddito è costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta – L’idonea documentazione consiste in una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 17127 del 28 giugno 2018 hanno stabilito che nel processo tributario, le dichiarazioni di terzi acquisite in fase di accertamento hanno normalmente valore indiziario e, pur tuttavia, per il loro contenuto intrinseco ovvero per l’attendibilità dei riscontri offerti, possono assumere valore di presunzione grave, precisa e concordante ex art. 2729 c.c., vale a dire di prova presuntiva idonea a fondare e motivare l’atto di accertamento.

Ordinanza n. 17127 del 28 giugno 2018 (udienza 16 maggio 2017)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Greco Antonio
Processo tributario – Le dichiarazioni di terzi in fase di accertamento hanno valore indiziario – Tuttavia costituiscono prova presuntiva idonea a fondare e motivare l’atto di accertamento

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 21130 del 24 agosto 2018 ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi che di accertamento ai fini Iva, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa, sempre che la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente e sostanzialmente inattendibile, in quanto confliggente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo dell’antieconomicità del comportamento dei contribuente. In siffatta ipotesi, pertanto, è consentito all’ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

Ordinanza n. 21130 del 24 agosto 2018 (udienza 10 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Zoso Liana Maria Teresa
Accertamento delle imposte sui redditi e Iva – La presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude l’accertamento analitico-induttivo – L’ufficio può desumere sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

I giudici della Corte Suprema con l’ordinanza n. 22089 dell’11 settembre 2018 hanno precisato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dall’art. 32 del DPR n. 600 del 1973 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività (di recente, Cass. n. 4829/2015) e che tale principio si applica, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore o i soci ed i congiunti intestatari dei conti bancari sottoposti a verifica, anche alle movimentazioni effettuate su questi ultimi, poiché in tal caso, infatti, è particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci, e perfino dei loro familiari, debbano – in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario – ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Ordinanza n. 22089 dell’11 settembre 2018 (udienza 18 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Luciotti Lucio
Accertamento delle imposte sui redditi – I prelevamenti ed i versamenti si presumono ricavi ex art. 32 del DPR n. 600 del 1973 – Il contribuente per superare tale presunzione deve fornire una analitica prova contraria – Tale principio si applica anche alle società a ristretta compagine sociale – Le movimentazioni effettuate sui conti correnti dei soci, in mancanza di analitica prova contraria, si ascrivono all’ente sottoposto a verifica

Per i giudici di legittimità con l’ordinanza n. 21860 del 7 settembre 2018 l’Amministrazione finanziaria con l’accertamento analitico-induttivo procede alla rettifica di componenti reddituali, ancorché di rilevante importo, ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 (come in materia di IVA, ai sensi dell’articolo 54 del DPR n. 633 del 1972) pure in presenza di contabilità formalmente tenuta, giacché la disposizione presuppone, appunto, scritture regolarmente tenute e, tuttavia, contestabili in forza di valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti che facciano seriamente dubitare della completezza e fedeltà della contabilità esaminata; sicché essa possa essere considerata, nel suo complesso, inattendibile (cfr., ex multis, Cassazione n. 28728/2017)

Ordinanza n. 21860 del 7 settembre 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Perrino Angelina M. – Est. Putaturo Donati Viscido Di Nocera M. G.
Accertamento analitico-induttivo – Articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 e articolo 54 del DPR n. 633 del 1972 – L’Ufficio procede alla rettifica dei componenti reddituali anche in presenza di contabilità formalmente tenuta – Le valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti possono far desumere che la contabilità sia nel suo complesso inattendibile

La Corte di Cassazione con la sentenza n.21823 del 7 settembre 2018 ha statuito che il contribuente che ometta di rispondere ai questionari previsti dall’art. 32, n. 4, del DPR n. 600 del 1973, e non ottemperi alla richiesta di esibizione di documenti e libri contabili relativi all’impresa esercitata, in tal modo impedendo o comunque ostacolando la verifica, da parte dell’Ufficio, dei redditi prodotti, vale di per sé solo ad ingenerare un sospetto in ordine all’attendibilità di quelle scritture, rendendo “grave” la presunzione di attività non dichiarate desumibile dal raffronto tra le percentuali di ricarico applicate e quelle medie del settore e legittimo l’accertamento induttivo ai sensi dell’art. 39, primo comma, lett. d), del DPR n. 600 del 1973.

Sentenza n. 21823 del 7 settembre 2018 (udienza 26 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Crucitti Roberta
Art. 32, n. 4, del DPR n. 600 del 1973 – La mancata collaborazione del contribuente alle richieste dell’Ufficio fonda il sospetto in ordine alla inattendibilità delle scritture contabili – È legittimo il ricorso all’accertamento analitico-induttivo ex art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 600 del 1973

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 21142 del 24 agosto 2018 hanno stabilito che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione, ai soci, degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, per essere stati, invece, accantonati dalla società ovvero da essa reinvestiti, non risultando tuttavia a tal fine sufficiente né la mera deduzione che l’esercizio sociale ufficiale si sia concluso con perdite contabili né il definitivo accertamento di una perdita contabile, circostanza che non esclude che i ricavi non contabilizzati, non risultando né accantonati né investiti, siano stati distribuiti ai soci. (cfr. ex multis, Cassazione 12025/2018).

Ordinanza n. 21142 del 24 agosto 2018 (udienza 12 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Crucitti Roberta – Est. Guida Riccardo
Accertamento delle imposte sui redditi – Società di capitali a ristretta base azionaria – E’ legittima la presunzione di attribuzione ai soci di utili extracontabili – La società deve offrire la prova contraria

La legge di stabilità 2015 ha introdotto un nuovo regime forfetario destinato agli operatori economici di ridotte dimensioni (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2017), prevedendo specifiche categorie di soggetti esclusi. Tra questi rientrano coloro che “partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del Tuir, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale, ai sensi dell’articolo 116 del Tuir” (articolo 1, comma 57). In linea generale, la causa di esclusione in parola si realizza ogni qual volta, per il medesimo periodo d’imposta, il possesso della partecipazione comporta anche la titolarità del relativo reddito. Pertanto, se la partecipazione viene ceduta nel corso del periodo d’imposta nel quale si intende applicare il regime di favore, la causa di esclusione non opera, perché lo stesso soggetto non sarà titolare anche del reddito di partecipazione, che sarà imputato al titolare della medesima alla data di chiusura dell’esercizio. Inoltre, essa non opera anche quando, in corso di applicazione del regime forfetario, il contribuente erediti una partecipazione societaria che viene ceduta entro la fine dell’esercizio. Ancora, l’esclusione non si applica nelle ipotesi in cui il contribuente, in regime forfetario, dismetta, in corso d’anno, la partecipazione a causa dello scioglimento della società ovvero erediti una partecipazione in società di persone o in una società di capitali trasparente, di cui rispettivamente agli articoli 5 e 116 del Tuir, di una società che viene liquidata entro il 31 dicembre del medesimo anno in cui ha acquisito la qualifica di socio. Infine, la preclusione non scatta nel caso in cui la partecipazione sia acquisita nel corso dello stesso periodo d’imposta, successivamente alla cessazione dell’attività per la quale il regime è stato applicato (circolare n. 10/E del 4 aprile 2016, paragrafo 2.3).

FAQs – Sanzioni fiscali

Per i giudici del palazzaccio, con la sentenza n. 24413 del 5 ottobre 20198, hanno chiarito che quando le operazioni poste in essere attraverso l’esercizio dell’autonomia negoziale non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma si nasconde un presupposto già verificatosi e, in tal caso, non trova applicazione il divieto di abuso del diritto che si traduce in un principio generale antielusivo, ricadendo la fattispecie direttamente nell’evasione.

Sentenza n. 24413 del 5 ottobre 2018 (udienza 20 aprile 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Gori Pierpaolo
Esercizio dell’autonomia negoziale – Quando le operazioni poste in essere non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma lo si nasconde – Non trova applicazione il divieto di abuso del diritto, ma si configura direttamente evasione

Intervenendo in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, i giudici di legittimità hanno precisato che l’omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo, con la riduzione e per gli effetti previsti dall’art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 1997, non determina la nullità di tale iscrizione e degli atti successivi, ma una mera irregolarità, inidonea ad incidere sull’efficacia dell’atto, sia perché non si tratta di condizione di validità, stante la mancata espressa sanzione della nullità, avendo il previo invito al pagamento l’unica funzione di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie dell’omissione di versamento, sia perché l’interessato può comunque pagare, per estinguere la pretesa fiscale, con riduzione della sanzione, una volta ricevuta la notifica della cartella.

Ordinanza n. 23679 dell’1 ottobre 2018 (udienza 10 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Giudicepietro Andreina
Sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie – Riduzione delle sanzioni ex art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 1997 – Omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo – Costituisce una mera irregolarità – Non determina la nullità dell’iscrizione e degli atti successivi

La violazione dell’obbligo di dichiarazione annuale degli investimenti e delle attività finanziarie all’estero (mancata presentazione del quadro RW) è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso di investimenti o attività estere detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, la sanzione è raddoppiata (dal 6% al 30% degli importi non dichiarati). Se il quadro RW viene presentato entro 90 giorni dal termine, si applica la sanzione di 258 euro (articolo 5, Dl 167/1990).

Nei confronti di chi non tiene o non conserva le scritture contabili, i documenti e i registri previsti dalla normativa in materia di imposte dirette e Iva, ovvero quelli la cui conservazione è comunque imposta da altre disposizioni tributarie, è prevista l’irrogazione di una sanzione amministrativa da 1.000 a 8mila euro. La sanzione può essere ridotta fino alla metà del minimo qualora le irregolarità rilevate nei libri e nei registri o i documenti mancanti siano di scarsa rilevanza, sempreché non ne sia derivato ostacolo all’accertamento delle imposte dovute. Essa, invece, è irrogata in misura doppia se vengono accertate evasioni dei tributi diretti e dell’Iva complessivamente superiori, nell’esercizio, a 50mila euro (articolo 9, commi 1 e 3, Dlgs 471/1997).

FAQs – tributi

Coloro che hanno validamente presentato la comunicazione per l’accesso al credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali (bonus pubblicità – articolo 57-bis, Dl 50/2017) per il 2018 e che sono presenti nell’elenco dei richiedenti, pubblicato sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’editoria, possono, entro il 31 gennaio 2019, presentare telematicamente, attraverso l’apposita procedura accessibile dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, la dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati nel 2018. Per ulteriori informazioni sul tax credit, è possibile consultare la sezione dedicata disponibile sul sito del Dipartimento (in cui si trovano anche le Faq), oppure la scheda presente sul sito dell’Agenzia.

Per i contratti di affitto di fondi rustici non stipulati per atto pubblico o scrittura privata autenticata, l’obbligo della registrazione può essere assolto presentando, entro il mese di febbraio, presso un ufficio dell’Agenzia delle entrate, una denuncia in doppio originale relativa ai contratti in essere nell’anno precedente (articolo 17, comma 3-bis, Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro Dpr 131/1986 – Tur). L’aliquota dell’imposta per la registrazione dei contratti di affitto di fondo rustico è stabilita nello 0,5%, con un minimo di 67 euro (articolo 5, comma 1, lettera a, Tariffa parte 1 allegata al Tur). Peraltro, nel caso di “denuncia cumulativa”, ai sensi del ricordato articolo 17, comma 3-bis, l’aliquota si applica sulla somma dei corrispettivi pattuiti per i singoli contratti, ma, in ogni caso, l’ammontare dell’imposta dovuta per la denuncia non può essere inferiore a 67 euro (nota II-bis, articolo 5, Tariffa parte 1 allegata al Tur).

Ai fini Iva, le cessioni che hanno per oggetto terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria non sono considerate “cessioni di beni” e, pertanto, non sono soggette all’imposta. Si ricorda che non costituisce utilizzazione edificatoria la costruzione delle opere realizzate nelle zone  agricole in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo (articolo 2, comma 3, lettera c, Dpr 633/1972).

La detrazione del 19%, prevista in relazione alle spese sostenute per la manutenzione, protezione e restauro dei beni che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e alla disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963), risultano vincolati, non è cumulabile con quella spettante per le spese sostenute per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (articolo 10, comma 1, Dm 10 febbraio 2007; circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Si ha diritto alla deduzione anche se gli oneri sono stati sostenuti per i familiari fiscalmente a carico.

Le persone non vedenti, oltre alla detrazione del 19% per l’acquisto dei cani guida, possono beneficiare di una detrazione forfetaria in relazione alla spesa sostenuta per il loro  mantenimento (articolo 15, comma 1-quater, Tuir). La legge di bilancio 2019, modificando la ricordata disposizione del Tuir, ha innalzato la misura della detrazione forfetaria, portandola, a partire dal 1° gennaio 2019, da 516,46 a 1.000 euro.

Il credito d’imposta a sostegno della cultura (art bonus – articolo 1, Dl 83/2014) spetta per le erogazioni liberali in denaro. Tali erogazioni, peraltro, devono essere effettuate avvalendosi esclusivamente di uno dei seguenti sistemi di pagamento: banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Il sostenimento dell’onere è documentato dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta, dall’estratto conto della società che la gestisce. Ne deriva, quindi, che non si ha diritto all’art-bonus per le erogazioni liberali effettuate in contanti (circolare n. 24/E del 31 luglio 2014, paragrafo 6, e circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Dal 1° gennaio 2019, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia (e per le relative variazioni) devono essere emesse esclusivamente fatture elettroniche, utilizzando il Sistema di interscambio (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015). L’entrata in vigore di tale obbligo, peraltro, non ha modificato le disposizioni dettate dal decreto Iva in materia di “fatturazione differita” (possibilità di emettere fattura entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – articolo 21, comma 4, Dpr 633/1972). Pertanto, è possibile emettere una fattura elettronica “differita”. Ad esempio, in relazione a una cessione di beni eseguita il 20 gennaio 2019, sarà possibile emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019. Inoltre, al momento della cessione (20 gennaio), si dovrà: emettere un documento di trasporto (o altro documento equipollente) che accompagni la merce; datare la fattura elettronica 10 febbraio 2019, con l’indicazione dei riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data); includere la relativa Iva nella liquidazione del mese di gennaio. Per ulteriori informazioni sulla fattura elettronica, si rinvia all’area tematica dedicata disponibile sul sito dell’Agenzia.

Dall’Irpef lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% degli interessi passivi (e relativi oneri accessori), nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie (articolo 15, comma 1, lettera a, Tuir). La detrazione spetta a prescindere dal fatto che il contratto sia garantito o meno da ipoteca (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 319, legge 205/2017) ha introdotto a favore di coloro che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività, nonché alle eventuali spese di locazione o alle altre spese individuate con il Dm 23 aprile 2018. Il credito è utilizzabile in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento, secondo le modalità e i termini definiti con il provvedimento 12 dicembre 2018. Il codice tributo da indicare nell’F24 è “6894” (risoluzione n. 87/E del 13 dicembre 2018).

La detrazione del 19% relativa ai compensi, comunque denominati, pagati a soggetti di intermediazione immobiliare in dipendenza dell’acquisto dell’abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo 15, comma 1, lett. b-bis, Tuir), non spetta se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Tra le spese sanitarie detraibili rientrano anche quelle sostenute per la conservazione delle cellule del cordone ombelicale a uso “dedicato” per il neonato o consanguinei con patologia e con approvazione scientifica e clinica. La conservazione deve avvenire esclusivamente presso strutture trasfusionali pubbliche o individuate dalla normativa vigente. Tali presupposti devono risultare dalla documentazione. Al contrario, non sono detraibili le spese relative alla conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale a uso “autologo”, cioè per future esigenze personali (risoluzione n. 155/E del 12 giugno 2009).

Nell’ambito delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir) rientrano anche quelle sostenute per interventi chirurgici, inclusi quelli di piccola chirurgia, che possono essere eseguiti in day hospital da parte di un medico chirurgo, con anestesia locale e senza necessità di alcuna degenza. In particolare, sono detraibili le spese sostenute per interventi chirurgici ritenuti necessari per un recupero della normalità sanitaria e funzionale della persona ovvero per interventi finalizzati a riparare inestetismi, sia congeniti sia dovuti a eventi pregressi (come, ad esempio, incidenti stradali, incendi), comunque suscettibili di creare disagi psico-fisici. Nel caso in cui le spese siano certificate da più documenti, la detrazione spetta per l’intera spesa a condizione che il collegamento con l’intervento chirurgico risulti dai documenti di spesa o sia attestato dalla struttura sanitaria mediante integrazione degli stessi o mediante certificazione aggiuntiva (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

A partire dal 2018, a favore degli esercenti di attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati (codice Ateco principale 47.61 o 47.79), è riconosciuto un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività, nonché alle eventuali spese di locazione e alle altre spese individuate dal relativo decreto attuativo (Dm 23 aprile 2018 – vedi “Tax credit librerie: via libera dal Mibact”). Il credito è utilizzabile solo in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto del versamento (articolo 1, commi 319 e seguenti, legge 205/2017, e provvedimento 12 dicembre 2018 – vedi “Credito d’imposta per le librerie: messi a punto modalità e termini”). Il codice tributo da indicare nell’F24 è “6894” (risoluzione n. 87/E del 13 dicembre 2018).

Nel novero delle spese veterinarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19%, fino a un importo massimo di 387,40 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c-bis, Tuir), non rientrano quelle sostenute per la cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole (decreto n. 289 del 6 giugno 2001). Per tali spese, quindi, la detrazione non spetta.

Il diritto alla detrazione degli interessi passivi pagati in relazione ai mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir) non si perde in caso di trasferimento all’estero per motivi di lavoro, avvenuto dopo l’acquisto. A tal fine, però, è necessario che siano rispettate tutte le condizioni richieste dalla disciplina di riferimento, che permangano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale e che il contribuente non abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale nello Stato estero di residenza (circolare n. 17/E del 20 aprile 2015).

Le spese sostenute per il trapianto di organi, incluse quelle necessarie al trasferimento (anche dall’estero) dell’organo da trapiantare sul luogo dell’intervento, rientrano nel novero delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir). È necessario che le fatture siano intestate al contribuente che ha sostenuto le spese e non alla struttura o al medico che esegue l’intervento (circolare Min. Finanze n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 1.1.6).

I contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici (ad esempio, autisti e giardinieri) e all’assistenza personale o familiare (ad esempio, colf, baby-sitter, assistenti delle persone anziane) sono deducibili dal datore di lavoro per la sola parte rimasta a suo carico. Pertanto, non è deducibile la quota contributiva a carico del collaboratore domestico/familiare. Si ricorda che l’importo massimo deducibile è di 1.549,37 euro all’anno (articolo 10, comma, 2, Tuir).

Dal reddito complessivo sono deducibili anche i versamenti periodici effettuati al coniuge nella misura indicata nell’accordo raggiunto a seguito della convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati o dinanzi all’ufficiale dello stato civile, di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, articolo 10, comma 1, lettera c, Tuir e articoli 6 e 12, Dl 132/2014).

Se gli interventi per la riduzione del rischio sismico che danno diritto al “sisma bonus potenziato” (detrazioni d’imposta del 70% o dell’80% a seconda che dai lavori derivi rispettivamente il passaggio a una o due classi di rischio inferiore) sono effettuati da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare nei comuni che si trovano in zone classificate a rischio sismico 1, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, chi compra l’immobile nell’edificio ricostruito può usufruire di una detrazione pari, rispettivamente, al 75% o all’85% del prezzo di acquisto (entro un ammontare massimo di 96mila euro). Per beneficiare dell’agevolazione le imprese, entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori, devono vendere l’immobile. Si ricorda, infine, che i beneficiari possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati. È esclusa la cessione a istituti di credito e intermediari finanziari (articolo 16, comma 1-septies, Dl 63/2013).

La detrazione d’imposta per gli interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici spetta anche nell’ipotesi in cui il pagamento delle spese sostenute per i lavori sia effettuato da una società finanziaria, che ha concesso un finanziamento. Quest’ultima deve pagare il corrispettivo al fornitore con un bonifico bancario o postale dal quale devono risultare tutti i dati previsti (causale del versamento con indicazione degli estremi della norma agevolativa, codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento e numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato) in modo da consentire alle banche o a Poste italiane di operare la ritenuta. Il contribuente, dal canto suo, deve conservare una copia della ricevuta del bonifico. In questo caso, l’anno di sostenimento della spesa è quello di effettuazione del bonifico da parte della società finanziaria al fornitore della prestazione. In ogni caso, è necessaria la sussistenza di tutti gli ulteriori requisiti previsti dalla legge (circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 4.4).

In caso di vendita dell’abitazione acquistata con le agevolazioni “prima casa” e di successivo riacquisto (entro un anno) di un’altra abitazione in presenza delle condizioni per usufruire degli stessi benefici, si ha diritto a un credito d’imposta fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’Iva corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato (articolo 7, legge 448/1998). Il credito ha natura personale. Esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell’acquisizione agevolata dell’immobile, ovvero entro un anno dall’acquisto, abbia alienato la casa di abitazione da lui stesso acquistata con la agevolazioni. Ne consegue che qualora l’immobile alienato o quello acquisito risultino in comunione, il credito d’imposta deve essere imputato agli aventi diritto rispettando la percentuale della comunione (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La legge di bilancio 2018 ha stabilito che, analogamente a quanto già previsto per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici, per gli interventi che danno diritto alla detrazione d’imposta per le ristrutturazioni edilizie (attualmente del 50%) e che comportano il conseguimento di risparmio energetico e/o l’utilizzo di fonti rinnovabili, occorre trasmettere telematicamente all’Enea le informazioni sui lavori effettuati (articolo 1, comma 3, legge 205/2017). L’invio della documentazione va effettuato attraverso il sito http://ristrutturazioni2018.enea.it e deve avvenire entro 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo. Per gli interventi la cui data di fine lavori (collaudo) è compresa tra il 1° gennaio e il 21 novembre 2018, il termine dei 90 giorni decorre da quest’ultima data. L’elenco degli interventi soggetti all’obbligo di invio è disponibile sul sito http://www.acs.enea.it/ristrutturazioni-edilizie/.

In linea generale, le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni sono redditi diversi. Tuttavia, non generano plusvalenze imponibili le cessioni, tra l’altro, di unità immobiliari urbane, che, per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione, sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari (articolo 67, Tuir). Si ricorda che per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente (articolo 10, comma 3-bis, Tuir).

La detrazione d’imposta relativa agli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici spetta anche in caso di installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, nonché istituti scolastici e università (articolo 1, comma 346, legge 296/2006). In tal caso, si ha diritto al bonus nel limite di 60mila euro. Tra le spese agevolabili rientrano anche quelle relative alle prestazioni professionali, sia quelle necessarie per la realizzazione degli interventi sia quelle sostenute per acquisire la certificazione energetica eventualmente richiesta per fruire del beneficio (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018). Per ulteriori informazioni sulle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Tra i lavori che danno diritto alla detrazione d’imposta relativa alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelli finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). Si tratta di opere che possono essere realizzate sia sulle parti comuni sia sulle singole unità immobiliari. La detrazione spetta anche se l’intervento finalizzato all’eliminazione delle barriere architettoniche è effettuato in assenza di disabili nell’unità immobiliare o nel condominio in cui sono eseguiti i lavori (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Nel novero delle spese che danno diritto alla detrazione d’imposta prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio sono incluse anche quelle effettuate per la realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia (articolo 16-bis, comma 1, lettera h, Tuir). Rientrano tra le spese agevolabili anche quelle sostenute per i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del consumo individuale del calore, in quanto finalizzati al conseguimento del risparmio energetico, installati senza che sia sostituito, integralmente o parzialmente, l’impianto di climatizzazione invernale ovvero nel caso in cui quest’ultimo sia sostituito con un impianto che non presenta le caratteristiche tecniche richieste per la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica (circolare n. 18/E del 6 maggio 2016, paragrafo 3.1). Per ulteriori informazioni sulla detrazione si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia.

Tra coloro che possono beneficiare della detrazione Irpef relativa alla spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, rientra anche chi esegue in proprio i lavori. In tal caso, si ha diritto alla detrazione limitatamente alle spese sostenute per l’acquisto dei materiali utilizzati, che può avvenire anche prima dell’inizio dei lavori (circolare Min. Finanze n. 121 dell’11 maggio 1998, paragrafo 2.4).

Il sisma bonus consiste in una detrazione d‘imposta relativa alle spese sostenute per gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche. La misura dell’agevolazione varia a seconda della tipologia di intervento e dell’entità della riduzione del rischio sismico che deriva dai lavori (a seconda dei casi, 50%, 70%, 80%, 75% o 85% – cfr articolo 16, comma 1-bis, 1-ter e 1-quater, 1-quinquies, Dl 63/2013). Le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni e le modalità di attestazione, da parte dei professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi realizzati sono state definite dal Dm 28 febbraio 2017, n. 58 (modificato dal successivo Dm 7 marzo 2017, n. 65). Dalla lettura delle disposizioni del decreto si evince che, per usufruire del sisma bonus, è necessario che l’asseverazione relativa al miglioramento della classe di rischio, redatta da un professionista, sia allegata alla segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al momento della sua presentazione e non in tempi successivi (articolo 3).

Le spese sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento della procedura di adozione di minori stranieri danno diritto a una deduzione dal reddito complessivo nella misura del 50% (articolo 10, comma 1, lett. l-bis, Tuir). L’espressione utilizzata dal legislatore per individuare i contribuenti interessati alla deduzione (“spese sostenute dai genitori adottivi”) deve essere interpretata nel senso di “spese sostenute dagli aspiranti genitori adottivi”. È possibile, quindi, usufruire dell’agevolazione a prescindere dalla effettiva conclusione della procedura di adozione e indipendentemente dall’esito della stessa (risoluzione n. 77/E del 28 maggio 2004).

In relazione agli interventi che incrementano il livello di efficienza energetica degli edifici è prevista una specifica detrazione d’imposta sia ai fini Irpef sia ai fini Ires. La legge di bilancio 2018 ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la misura dell’agevolazione pari al 65%. Tuttavia, la stessa legge ha espressamente previsto che la detrazione è ridotta al 50% per le spese, sostenute dal 1º gennaio 2018, relative agli interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi (articolo 1, comma 3, legge 205/2017 e articolo 14, Dl 63/2013).

Sì. Nel novero dei contributi previdenziali e assistenziali deducibili dal reddito complessivo rientrano anche quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir).

Il nuovo modello di dichiarazione di successione online non può essere utilizzato per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una denuncia presentata con il precedente modello cartaceo (modello 4, approvato con il decreto ministeriale 10 gennaio 1992). Per tali dichiarazioni, quindi, occorre continuare a utilizzare la modulistica cartacea, seguendo le relative modalità di presentazione (provvedimento 28 dicembre 2017).

Nel perimetro applicativo del tax credit pubblicità rientrano solo gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulle emittenti radiofoniche e televisive locali, analogiche o digitali, iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione, ovvero sui giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, in edizione cartacea o digitale, iscritti presso il competente Tribunale o nel Registro degli operatori di comunicazione, e aventi, in ogni caso, il direttore responsabile (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Pertanto, non sono agevolabili le spese sostenute per altre forme di pubblicità, come quelle per volantini cartacei periodici. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata disponibile sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

La detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico non spetta per l’installazione di un impianto di “solar cooling”, ossia di un impianto che permette di generare acqua fredda per la climatizzazione estiva a partire dall’acqua calda prodotta da pannelli solari (risoluzione n. 299/E del 14 luglio 2008).

La dichiarazione di successione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione (articolo 31, comma 1, Dlgs 346/1990). Questa coincide con il momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto (articolo 456, codice civile). Nell’ipotesi di rinuncia all’eredità da parte di uno (o più) dei chiamati, per gli altri coobbligati il termine di dodici mesi per la presentazione della dichiarazione di successione decorre dalla data della rinuncia o dalla diversa data in cui l’obbligato dimostri di averne avuto notizia (articolo 28, Dlgs 364/1990).

La detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico spetta anche in relazione alle spese sostenute per l’installazione di sistemi termodinamici a concentrazione solare per la produzione di acqua calda, nonché per la produzione di acqua calda ed energia elettrica. Questi sistemi, infatti, sono assimilabili ai pannelli solari. Si ricorda, inoltre, che le spese sostenute per l’installazione di un sistema termodinamico finalizzato alla produzione combinata di energia elettrica e di energia termica possono essere oggetto di detrazione per la sola parte riferibile alla produzione di energia termica. In tal caso, la quota di spesa detraibile può essere individuata in misura percentuale sulla base del rapporto tra l’energia termica prodotta e quella complessivamente sviluppata dall’impianto (risoluzione n. 12/E del 7 febbraio 2011). Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia.

Il credito d’imposta a favore degli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati, con codice Ateco principale 47.61 o 47.79.1 (tax credit librerie), è concesso fino all’importo massimo annuo di 20mila euro per i titolari di librerie che non risultano ricomprese in gruppi editoriali dagli stessi direttamente gestite e di 10mila euro per gli altri esercenti (articolo 1, commi da 319 a 321, legge 205/2017 e decreto 23 aprile 2018).

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate a sostegno del patrimonio artistico e culturale spetta un credito d’imposta nella misura del 65% (articolo 1, Dl 83/2014 – art bonus). Inizialmente, l’agevolazione era limitata alle erogazioni effettuate nel corso del triennio 2014-2016, ma la legge di stabilità 2016 l’ha resa permanente (articolo 1, comma 318, legge 208/2015). Tra gli enti beneficiari delle erogazioni che danno diritto al bonus rientrano anche le fondazioni lirico sinfoniche.

Le spese per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 1º gennaio al 31 dicembre 2018, danno diritto alla detrazione Irpef per gli interventi finalizzati al risparmio energetico. La detrazione spetta nella misura del 65%, fino a un valore massimo di 100mila euro. Per beneficiare dell’agevolazione, dagli interventi deve derivare un risparmio di energia primaria (Pes) pari almeno al 20% (articolo 14, comma 2, lettera b-bis, Dl 63/2013, introdotta dall’articolo 1, comma 3, legge 205/2017).

Il credito d’imposta è riconosciuto solo per gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulle emittenti radiofoniche e televisive locali, analogiche o digitali, iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione, ovvero sui giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, in edizione cartacea o digitale, iscritti presso il competente Tribunale, ovvero nel Registro degli operatori di comunicazione, e aventi, in ogni caso, il direttore responsabile (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Quindi, per le spese sostenute per altre forme di pubblicità, come quella tramite sociale network, non è possibile accedere al bonus. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata disponibile sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

L’istanza di rimborso del canone tv addebitato nella bolletta deve essere presentata, direttamente dall’intestatario del contratto per la fornitura di energia elettrica (o dagli eredi) o da un intermediario abilitato, mediante la specifica applicazione web disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, utilizzando le credenziali Entratel o Fisconline. La richiesta di rimborso si considera presentata nella data indicata sulla ricevuta telematica rilasciata dall’Agenzia. Se non è possibile la trasmissione telematica, l’istanza, redatta sull’apposito modello, può essere spedita mediante raccomandata, insieme alla copia di un documento di riconoscimento in corso di validità, al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate – Direzione provinciale 1 di Torino – ufficio Torino 1 – Sportello abbonamenti tv – Casella postale 22 – 10121 Torino. In questo caso, la richiesta di rimborso si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale.

Sì, la detrazione opera anche per i contratti di leasing stipulati nel corso del 2018. La legge di stabilità 2016 ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’utilizzo dello strumento del leasing per l’acquisto dell’abitazione principale (articolo 1, commi 82 e seguenti, legge 208/2015). Tra queste, è prevista una detrazione Irpef del 19% dei canoni e dei relativi oneri accessori (nonché del costo di acquisto a fronte dell’esercizio dell’opzione finale) derivanti, appunto, da contratti di locazione finanziaria su unità immobiliari, anche da costruire, da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna, pagati da coloro che non sono titolari di diritti di proprietà, neanche pro-quota, su immobili a destinazione abitativa (articolo 15, comma 1, lettere i-sexies.1 e i-sexies.2, Tuir). L’agevolazione riguarda i contratti di finanziamento stipulati nel quinquennio compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020 e opera per tutti i periodi d’imposta interessati dalla durata del contratto di locazione finanziaria (articolo 1, comma 84, legge 208/2015).

La norma, che disciplina la detrazione Irpef relativa alle spese di intermediazione immobiliare, fa esplicito riferimento “all’acquisto” dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (articolo 15, comma 1, lettera b-bis, Tuir). L’agevolazione, quindi, spetta esclusivamente all’acquirente dell’immobile e il venditore non può beneficiare della detrazione, anche se ha corrisposto la relativa provvigione all’intermediario immobiliare (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Il meccanismo della scissione dei pagamenti (split payment), disciplinato dall’articolo 17-ter, Dpr 633/1972, prevede che, in ordine agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni (per i quali queste non siano debitori d’imposta, ossia per le operazioni non assoggettate al regime di inversione contabile), l’Iva addebitata dal fornitore nelle relative fatture deve essere versata dall’amministrazione acquirente direttamente all’Erario anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta. Recentemente, il decreto dignità (articolo 12, Dl 87/2018) ha stabilito che lo split payment non si applica alle prestazioni di servizi (rese alla Pa), i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo di acconto (ex articolo 25, Dpr 600/1973). In altri termini, quindi, i compensi dei professionisti vengono nuovamente esclusi dall’applicazione dello split payment (come previsto dalla disciplina originaria). Le nuove norme, peraltro, si applicano alle operazioni per cui è emessa fattura dopo il 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del decreto dignità).

I titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo e gli enti non commerciali, che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione, possono beneficiare di un credito d’imposta nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti, elevato al 90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Sono esclusi dal riconoscimento dell’agevolazione coloro che nell’anno precedente a quello per il quale si richiede il beneficio non abbiano effettuato investimenti pubblicitari ammissibili. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata disponibile sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto, a partire da quest’anno, una nuova detrazione Irpef del 19%. L’agevolazione è relativa alle spese sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, necessari all’apprendimento, nonché per strumenti che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere (cfr articolo 1, commi da 665 a 667, legge 205/2017, che ha introdotto la nuova lettera e-ter, articolo 15, comma 1, Tuir). Le regole attuative del bonus sono state emanate con il provvedimento 6 aprile 2018, che, tra le alte cose, definisce gli strumenti compensativi per i quali spetta la detrazione, stabilendo che si considerano tali gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa: la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto; il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione; i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori; la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo; altri strumenti tecnologicamente meno evoluti, quali tabelle, formulari, mappe concettuali.

La detrazione relativa alle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio spetta anche per i lavori di bonifica dall’amianto (articolo 16-bis, comma 1, lettera l, Tuir), che, quindi, rappresentano una tipologia a parte, agevolabile indipendentemente dalla categoria edilizia in cui gli interventi stessi rientrano. Ne consegue che la detrazione spetta a prescindere dalla realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio e riguarda anche il trasporto dell’amianto in discarica da parte di aziende specializzate (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

A favore delle persone fisiche che decidono di investire nel capitale di una società che ha acquisito la qualifica di impresa sociale, è prevista una detrazione Irpef pari al 30% della somma investita. Per beneficiare dell’agevolazione, è necessario che l’investimento sia stato effettuato dopo il 20 luglio 2017 e che la società “finanziata” abbia acquisito la qualifica di impresa sociale da non più di cinque anni. Nel corso di ciascun periodo d’imposta, l’investimento massimo detraibile non può essere superiore a 1.000.000 di euro e deve essere mantenuto per almeno cinque anni. Si ricorda, inoltre, che l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso dei cinque anni, implica la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, con gli interessi legali. L’ammontare non detraibile, in tutto o in parte, nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo (articolo 18, comma 3, Dlgs 112/2017).

I fabbricati situati in Italia, che sono o devono essere iscritti nel catasto fabbricati con attribuzione di rendita e che sono oggetto di usufrutto, devono essere indicati in dichiarazione dall’usufruttuario. A tal proposito, deve essere compilato il quadro RB del modello Redditi Pf ovvero il quadro B del modello 730.

Sì. Nel novero dei contribuenti che possono beneficiare del credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali finalizzate al sostegno della cultura (art-bonus) sono incluse tanto le persone fisiche quanto quelle giuridiche. Tra le persone fisiche rientrano le persone residenti e non residenti in Italia, a condizione che non svolgano attività d’impresa (ad esempio, dipendenti, pensionati, titolari di reddito di lavoro autonomo, titolari di redditi di fabbricati). Si ricorda, infine, che alle persone fisiche il credito d’imposta è riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile (articolo 1, Dl 83/2014).

Il Tuir prevede una detrazione Irpef nella misura del 19% per le spese riguardanti, tra l’altro, i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione delle persone con disabilità (articolo 15, comma 1, lettera c). L’agevolazione può essere riconosciuta anche per l’acquisto di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, anche se non ricompresa tra gli ausili tecnici per la mobilità personale individuati dal nomenclatore tariffario delle protesi, da parte di soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti. A tal fine, la persona disabile deve produrre, oltre alla certificazione di invalidità o di handicap, rilasciata dalla Commissione medica pubblica competente, da cui risulti la menomazione funzionale permanente, anche la certificazione del medico specialista della Asl che attesta il collegamento funzionale tra la bicicletta con motore elettrico ausiliario e la menomazione (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Il credito d’imposta R&S è attribuito a tutte le imprese che, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa di riferimento, effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato (articolo 3, comma 1, Dl 145/2013). Pertanto, tra i beneficiari dell’agevolazione rientrano anche i consorzi tra imprese.

Con riguardo agli interessi passivi e ai relativi oneri accessori (nonché alle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione), pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti, a partire dal 1998, per la costruzione (e la ristrutturazione edilizia) di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale, spetta una detrazione Irpef del 19%, calcolata su un importo massimo di 2.582,28 euro (articolo 15, comma 1-ter, Tuir). In caso di contitolarità del contratto di mutuo (o di più contratti di mutuo), il limite si riferisce all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali è alternativo e non cumulabile, in relazione alle medesime voci di spesa, con ogni  altra agevolazione prevista dalla normativa statale, regionale o europea (articolo 4, comma 3, Dpcm 16 maggio 2018, n. 90). Pertanto, il beneficio non si può cumulare con altre agevolazioni, tra cui il credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, laddove insista sugli stessi costi ammissibili.

Per espressa previsione normativa (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015) sono esonerati dall’obbligo di emissione della fattura elettronica le imprese e i lavoratori autonomi che rientrano nel “regime di vantaggio” disciplinato dall’articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011, e quelli che rientrano nel “regime forfettario” previsto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014. Tuttavia, tali operatori hanno comunque la facoltà di emettere fatture elettroniche. Per ulteriori informazioni, si rinvia alla Guida disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Dal 2016 il canone tv è addebitato sulle fatture emesse dalle imprese elettriche. Il versamento con F24 è previsto nei seguenti casi: nessun componente della famiglia anagrafica, tenuta al pagamento, è titolare di un contratto elettrico di tipo domestico residenziale; cittadini per i quali la fornitura di energia elettrica avviene nell’ambito delle reti non interconnesse con la rete di trasmissione nazionale. Per ulteriori informazioni, si rinvia alla specifica scheda informativa disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto, a favore delle piccole e medie imprese, un credito d’imposta per le spese di consulenza sostenute per la quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato Ue o dello Spazio economico europeo. Condizione per accedere all’agevolazione è l’aver ottenuto l’ammissione alla quotazione. Il credito può essere riconosciuto, fino a un importo massimo di 500mila euro, nella misura del 50% dei costi complessivamente sostenuti per le attività di consulenza a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino alla data in cui si ottiene la quotazione e, comunque, entro il 31 dicembre 2020 (articolo 1, commi da 89 a 92, legge 205/2017 e Dm 23 aprile 2018).

In relazione agli interessi passivi e ai relativi oneri accessori, nonché alle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, derivanti da mutui ipotecari contratti, a partire dal 1998, per la costruzione (e la ristrutturazione edilizia) dell’abitazione principale, si ha diritto a una detrazione Irpef pari al 19%, calcolata su un importo massimo di 2.582,28 euro. L’agevolazione spetta anche per la costruzione e la ristrutturazione edilizia di un fabbricato rurale da adibire ad abitazione principale del coltivatore diretto (circolare Min. Finanze n. 95 del 12 maggio 2000, paragrafo 1.3.2).

Alla comunicazione telematica per la fruizione del credito d’imposta relativo agli investimenti pubblicitari incrementali non deve essere allegato alcun documento. Tuttavia, il richiedente deve conservare (per i controlli successivi) tutta la documentazione a supporto della domanda: fatture (ed eventualmente copia dei contratti pubblicitari), attestazione di effettuazione delle spese rilasciata dai soggetti legittimati ad apporre il visto di conformità per le dichiarazioni fiscali ovvero da un revisore legale dei conti. Tale documentazione, peraltro, dovrà essere esibita su richiesta dell’Amministrazione. Per ulteriori informazioni sul bonus, si rinvia alla sezione dedicata e alle Faq disponibili sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei ministri e alla scheda informativa del sito dell’Agenzia delle entrate.

Nel novero delle prestazioni mediche specialistiche per le quali è possibile usufruire della detrazione Irpef del 19% delle relative spese, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), rientrano anche quelle rese da ambulatori specialistici per la disassuefazione dal fumo di tabacco (parere ministero della Salute del 20 ottobre 2016). Le spese per tali prestazioni, peraltro, sono detraibili senza necessità di prescrizione medica (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sì. Gli enti non commerciali, infatti, rientrano, insieme alle persone fisiche e ai soggetti titolari di reddito d’impresa, nel novero dei contribuenti che hanno diritto al credito d’imposta previsto per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti (school bonus – articolo 1, commi da 145 a 150, legge 107/2015). Si ricorda che il credito è pari al 65% delle erogazioni effettuate nel 2016 e nel 2017 e al 50% di quelle effettuate nel 2018.

La legge di stabilità 2016 ha reso permanente l’equiparazione delle strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie unità da diporto, ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato (marina resort), alle strutture ricettive all’aria aperta (articolo 1, comma 365, legge 208/2015, che ha modificato in tal senso l’articolo 32, comma 1, Dl 133/2014). Dal punto di vista Iva, tale equiparazione comporta che alle prestazioni rese ai clienti alloggiati nei marina resort si applichi l’aliquota ridotta (10%) in luogo di quella ordinaria (circolare n. 20/E del 18 maggio 2016, capitolo III, paragrafo 2).

La disciplina del tax credit pubblicità prevede che il bonus è riconosciuto solo per gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulle emittenti radiofoniche e televisive locali, analogiche o digitali, iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione, ovvero su giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, in edizione cartacea o digitale, iscritti presso il competente Tribunale, ovvero nel Registro degli operatori di comunicazione, e aventi, in ogni caso, il direttore responsabile (articolo 57-bis, Dl 50/2017). Pertanto, sulla base di tale presupposto normativo, non sono ammesse all’agevolazione le spese sostenute per “altre forme di pubblicità”, tra le quali rientra la pubblicità su cartellonistica (vedi Faq pubblicate sul sito del dipartimento per l’Informazione e l’editoria).

L’installazione di un sistema di accumulo non rientra, di per sé, nell’ambito degli interventi finalizzati al conseguimento di risparmi energetici e per i quali è possibile usufruire della detrazione Irpef prevista dall’articolo 16-bis, Tuir (attualmente pari al 50% delle spese sostenute). Tuttavia, l’installazione di tale meccanismo dà diritto alla detrazione nel caso in cui sia contestuale o successiva a quella dell’impianto fotovoltaico a cui è collegato. In tal caso, infatti, il sistema di accumulo si configura come un elemento funzionalmente connesso all’impianto e in grado di migliorarne le potenzialità. In ogni caso, il limite di spesa ammesso alla detrazione (pari, attualmente, a 96mila euro) è unico e vale sia per l’impianto sia per il sistema di accumulo (cfr circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 e risposta n. 8 del 19 settembre 2018).

Tra le ipotesi di decadenza dai benefici “prima casa” (articolo 1, tariffa parte I, nota II-bis, Dpr 131/1986) non rientra l’ipotesi in cui l’acquirente conceda in locazione l’immobile acquistato con le agevolazioni. In tal caso, infatti, non si verifica la perdita del possesso dell’immobile (cfr circolare Min. Finanze n. 1 del 2 marzo 1994, paragrafo 4, e circolare n. 18/E del 29 maggio 2013, paragrafo 3.11.3).

La detrazione Irpef del 19% per le spese di istruzione non universitaria (prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera e-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi, Tuir) non spetta per l’acquisto di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e di secondo grado (circolare n. 3/E del 2 marzo 2016, paragrafo 1.15).

Nel novero delle spese mediche per le quali spetta la detrazione Irpef prevista dal Tuir (articolo 15, comma 1, lettera c) non rientra la spesa sostenuta per il trasporto in ambulanza. Sono detraibili, invece, le prestazioni di assistenza medica effettuate durante il trasporto (circolare Min. Finanze n. 108 del 3 maggio 1996, paragrafo 2.4.1).

Per gli Ermellino con la sentenza n. 1778 depositata il 23 gennaio 2019 hanno precisato che in caso di operazioni “triangolari”, ai fini dell’esenzione d’imposta di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), DPR n. 633 del 1972, è onere del contribuente provare che le operazioni, fin dalla loro origine e nella loro rappresentazione documentale, siano state volute, secondo la comune volontà degli originari contraenti, come cessioni nazionali in vista del trasporto a cessionario residente all’estero (cfr., ex multis, Cassazione 4408/2018).

Sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019 (udienza 20 settembre 2018 )
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Catallozzi Paolo
Operazioni “triangolari” – Esenzione d’imposta ex art. 8, comma 1, lett. a), DPR n. 633 del 1972 – È onere del contribuente provare che le operazioni sono state volute come cessioni nazionali in vista del trasporto a cessionario residente all’estero

La Corte Suprema con l’ordinanza n. 1602 del 22 gennaio 2019 ha chiarito che per i debiti d’imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma “ex lege” al verificarsi del relativo presupposto, è chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato, fermo restando che il richiamo all’effettività dell’ingerenza vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni sorte nel periodo di relativa investitura (cfr., ex multis, Cass. 2169/18).

Ordinanza n. 1602 del 22 gennaio 2019 (udienza 19 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Ragonesi Vittorio
Responsabilità solidale per i debiti di imposta sorti ex lege – Associazione non riconosciuta – Il soggetto che ha diretto la gestione associativa nel periodo considerato risponde solidalmente per le sanzioni pecuniarie e per il tributo

La Corte Suprema, con l’ordinanza n. 3294 depositata il 5 febbraio 2019, ha affermato che la dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000. Ciò da un lato in ragione dell’urgenza correlata alla necessità dell’Erario di intervenire nella procedura concorsuale, senza che rilevi la possibilità di un’insinuazione tempestiva al passivo, poiché detto intervento può essere funzionale a proporre opposizioni volte a contestare le posizioni di altri creditori; d’altro lato perché il contribuente fallito perde la capacità di gestire il proprio patrimonio, sicché il detto termine per la presentazione di osservazioni e richieste risulta incompatibile con l’attività del curatore, che è svolta sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, stante l’onere informativo nei confronti di tali soggetti (cfr. Cass. 8892/2018).

Ordinanza n. 3294 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fraulini Paolo
Dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale – L’avviso di accertamento può essere emesso prima dei sessanta giorni previsti dall’articolo 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – Ciò trova giustificazione nell’urgenza dell’Erario di intervenire nella procedura concorsuale e nella perdita del fallito della capacità di gestire il proprio patrimonio

Per i giudici di legittimità, con l’ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019,  l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi dell’articolo 39, comma 2, lettera d), del DPR n. 600 del 1973, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente, utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni. Gli elementi assunti a fonte di presunzione, peraltro, non devono essere necessariamente plurimi, potendosi il convincimento del giudice fondare anche su di un elemento unico, purché preciso e grave, la cui valutazione non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. (cfr., da ultimo, Cass. 27552/2018).

Ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello Maria
Articolo 39, comma 2, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 – L’Amministrazione finanziaria può desumere in via induttiva il reddito anche in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile – Incombe sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria – Gli elementi assunti a fonte di presunzione non devono essere necessariamente plurimi – Il giudice può fondare il proprio convincimento anche su di un elemento unico, purché preciso e grave

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 hanno affermato che nei casi in cui l’ufficio abbia sufficientemente motivato, specificando gli indici di inattendibilità dei dati relativi ad alcune poste di bilancio e dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, il suo operato è assistito da presunzione di legittimità, nel senso che null’altro l’ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate, anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che sia sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili, perché proprio una tale condotta è di regola alla base di documenti emessi per operazioni inesistenti o di valore di gran lunga eccedente quello effettivo.

Ordinanza n. 3290 del 5 febbraio 2019 (udienza 18 gennaio 2019)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello Maria
Accertamento induttivo – L’operato dell’ufficio è assistito dalla presunzione di legittimità – Grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate – Non è sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 2924 del 31 gennaio 2019 hanno  puntualizzato che l’atto con il quale l’Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui all’art. 19 del DLgs n. 546 del 1992 e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l’attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (cfr. Cass. SSUU 3698/2009).
 
Ordinanza n. 2924 del 31 gennaio 2019 (udienza 20 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fracanzani Marcello M.
Esercizio del potere di autotutela – L’atto con il quale l’Amministrazione rifiuta di annullare un atto definitivo non è impugnabile ai sensi dell’art. 19 del DLgs n. 546 del 1992

Gli Ermellini con la sentenza n. 2394 del 29 gennaio 2019 hanno precisato che gli atti dell’Agenzia delle Entrate non devono essere necessariamente sottoscritti dal suo Direttore Generale, sia perché il Regolamento di amministrazione, art. 5, comma 1, approvato, in attuazione del DLgs n. 300 del 1999, art. 66, commi 2 e 3, con delibera del Comitato direttivo 30 novembre 2000, n. 4, attribuisce agli uffici locali le funzioni operative dell’Agenzia ed in particolare, la gestione dei tributi, l’accertamento e la riscossione e la trattazione del contenzioso, sia, infine, perché l’art. 6 dello Statuto dell’Agenzia, approvato con delibera del Comitato direttivo 13 dicembre 2000, n. 6, attribuisce al Direttore Generale il potere di delega, sia, infine, per la possibilità di conferimento di tale delega all’interno degli uffici finanziari; il principio di diritto, posto con riferimento ad un atto processuale ma valido anche con riferimento agli atti impositivi, è che l’atto sottoscritto dal delegato di firma, mero sostituto del delegante nell’esecuzione dell’adempimento materiale della firma, è da presumersi atto del delegante anche a fronte della contestazione sulla sussistenza della delega salvo che il contribuente eccepisca e provi la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio o comunque l’usurpazione del potere di sottoscrizione.

Sentenza n. 2394 del 29 gennaio 2019 (udienza 6 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Di Iasi Camilla – Est. Mondini Antonio
Delega di firma – Gli atti dell’Agenzia delle entrate non devono essere necessariamente sottoscritti dal Direttore Generale – L’atto sottoscritto dal delegato si presume atto del delegante – Tale principio è valido sia con riferimento agli atti processuali, sia con riferimento agli atti impositivi – È onere del contribuente provare la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio o l’usurpazione del potere di sottoscrizione

Con l’ordinanza n. 2413 del 29 gennaio 2019 i giudici di legittimità hanno precisato che tra gli effetti della chiusura del fallimento non è compresa la liberazione del fallito dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare e, pertanto, ai sensi dell’art. 120 della L. Fall., nel testo anteriore alla riforma apportatagli con il D.Lgs. n. 5 del 2006, i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore tornato “in bonis” per la parte non soddisfatta dei loro crediti, sia per capitale che per interessi. Ne consegue che l’amministrazione finanziaria può azionare il proprio credito tributario nei confronti del contribuente tornato “in bonis” (salvo che non ne sia decaduta ex art. 94 L. Fall.), senza che – di per sé – la presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del curatore (e del fallito) possa aver comportato l’onere per l’amministrazione di insinuarsi nel passivo del fallimento (cfr., in tal senso, Cass.6473/2014).

Ordinanza n. 2413 del 29 gennaio 2019 (udienza 7 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Cirese Marina
Chiusura del fallimento – Il fallito non è liberato dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare – Art. 120 della L. Fall. nel testo anteriore alla riforma del D.Lgs. n. 5 del 2006 – I creditori possono agire nei confronti del debitore tornato “in bonis” per la parte non soddisfatta dei crediti – L’amministrazione finanziaria può azionare il proprio credito nei confronti del contribuente tornato “in bonis

Per i giudici di legittimità, con la sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019,  l’avviso di accertamento che non menzioni le osservazioni del contribuente ex art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, è valido, atteso che, da un lato, la nullità consegue solo alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto e, dall’altro lato, l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo (cfr Cass. 8378/2017 e 3583/2016).

Sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019 (udienza 20 settembre 2018 )
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Catallozzi Paolo
Avviso di accertamento privo delle osservazioni del contribuente ex art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – Non determina l’ illegittimità dell’atto impositivo – L’Amministrazione ha solo l’obbligo di valutare tali osservazioni

Per gli Ermellini, con la sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019, intervenendo in tema di verifiche tributarie, la violazione del termine di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, previsto dall’art. 12, comma 5, della L. n. 212 del 2000, non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo, né l’invalidità degli atti compiuti o l’inutilizzabilità delle prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore, la cui scelta risulta razionalmente giustificata dal mancato coinvolgimento di diritti del contribuente costituzionalmente tutelati.

Sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019 (udienza 20 settembre 2018 )
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Catallozzi Paolo
Verifiche tributarie – Violazione del termine di permanenza presso la sede del contribuente ex articolo 12, comma 5, legge 212/2000 – Non determina l’invalidità degli atti compiuti o l’inutilizzabilità delle prove raccolte

Per i giudici di Cassazione, con la sentenza n. 1778 depositata il 23 gennaio 2019, in caso di operazioni “triangolari”, ai fini dell’esenzione d’imposta di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), DPR n. 633 del 1972, è onere del contribuente provare che le operazioni, fin dalla loro origine e nella loro rappresentazione documentale, siano state volute, secondo la comune volontà degli originari contraenti, come cessioni nazionali in vista del trasporto a cessionario residente all’estero (cfr., ex multis, Cassazione 4408/2018).

Sentenza n. 1778 del 23 gennaio 2019 (udienza 20 settembre 2018 )
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Catallozzi Paolo
Operazioni “triangolari” – Esenzione d’imposta ex art. 8, comma 1, lett. a), DPR n. 633 del 1972 – È onere del contribuente provare che le operazioni sono state volute come cessioni nazionali in vista del trasporto a cessionario residente all’estero

La Corte di Cassazione ha statuito che per i debiti d’imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma “ex lege” al verificarsi del relativo presupposto, è chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato, fermo restando che il richiamo all’effettività dell’ingerenza vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni sorte nel periodo di relativa investitura (cfr., ex multis, Cass. 2169/18).

Ordinanza n. 1602 del 22 gennaio 2019 (udienza 19 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Ragonesi Vittorio
Responsabilità solidale per i debiti di imposta sorti ex lege – Associazione non riconosciuta – Il soggetto che ha diretto la gestione associativa nel periodo considerato risponde solidalmente per le sanzioni pecuniarie e per il tributo

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 1348 del 18 gennaio 2019  hanno affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso in cui vi sia stata un’omessa dichiarazione da parte del contribuente, la legge abilita l’Ufficio delle imposte a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo anche con metodo induttivo, anche utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni semplici prive dei requisiti di cui all’art. 38, comma 3, del DPR n. 600 del 1973, sul presupposto dell’inferenza probabilistica dei fatti costitutivi della pretesa tributaria ignoti da quelli noti.

Ordinanza n. 1348 del 18 gennaio 2019 (udienza 30 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Dell’Orfano Antonella
Accertamento delle imposte sui redditi – Omessa dichiarazione – L’Ufficio può determinare induttivamente il reddito con l’utilizzo di presunzioni semplici ricostruendo i fatti ignoti da quelli noti

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 775 del 15 gennaio 2019 hanno precisato che in tema di imposte sui redditi d’impresa, l’art. 66, comma 3, del Dpr n. 917 del 1986, che prevede la deduzione delle perdite su crediti, quali componenti negative del reddito d’impresa, se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali, va interpretato nel senso che l’anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto, perché in quel momento si materializzano gli elementi “certi e precisi” della sua irrecuperabilità. Diversamente opinando si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta più vantaggioso per operare la deduzione, snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece criterio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito d’impresa.

Ordinanza n. 775 del 15 gennaio 2019 (udienza 13 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Cataldi Michele
Art. 66, comma 3, del Dpr n. 917 del 1986 – Redditi di impresa – Deduzione di perdite su crediti – L’anno di competenza per la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto – Diversamente si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta più vantaggioso per operare la deduzione

La Corte Suprema con l’ordinanza n. 771 del 15 gennaio 2019 ha statuito che iIn tema di rimborso delle imposte, il termine di decadenza previsto dall’art. 38 del Dpr n. 602 del 1973 ha portata generale, riferendosi a qualsiasi ipotesi di indebito correlato all’adempimento dell’obbligazione tributaria, qualunque sia la ragione per cui il versamento è in tutto o in parte non dovuto, e quindi ad errori tanto connessi ai versamenti, quanto riferibili all’“an” o al “quantum” del tributo, ovvero a ritenute alla fonte; in caso di ritenute alla fonte operate dal datore di lavoro, il termine di decadenza ex art. 38 del Dpr n. 602 del 1973, per la presentazione dell’istanza di rimborso in caso di versamenti diretti, decorre dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un’eccedenza delle somme anticipatamente corrisposte rispetto all’ammontare del tributo complessivamente dovuto al momento del saldo ovvero alla successiva determinazione in via definitiva dell’ “an” e del “quantum” dell’obbligazione fiscale, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto ove questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poiché, in tale ipotesi, l’interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin dall’inizio (cfr. Cass. 14868/2016 e 2533/2018).

Ordinanza n. 771 del 15 gennaio 2019 (udienza 13 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Fraulini Paolo
Articolo 38 del Dpr n. 602 del 1973 – Termine di decadenza per l’istanza di rimborso – In caso di ritenute alla fonte operate dal datore di lavoro il termine decorre dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un’eccedenza delle somme anticipatamente corrisposte rispetto all’ammontare del tributo complessivamente dovuto al momento del saldo – Decorre dal giorno dei singoli versamenti in acconto ove questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 768 del 15 gennaio 2019 hanno affermato che a norma dell’art. 38, comma 6, del DPR n. 600 del 1973, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la citata disposizione prevede anche che l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione; in sostanza, la norma chiede qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere).

Ordinanza n. 768 del 15 gennaio 2019 (udienza 13 dicembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Dell’Orfano Antonella
Art. 38, comma 6, del DPR n. 600 del 1973 – Accertamento sintetico – Il contribuente deve dimostrare che il maggior reddito è costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta – La norma richiede espressamente altresì una prova documentale relativa a circostanze sintomatiche del fatto che gli ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 362 del 9 gennaio 2019 ha puntualizzato che in tema di imposta di registro deve effettuarsi una qualificazione oggettiva degli atti secondo la causa concreta dell’operazione negoziale complessiva; se ravvisato un collegamento negoziale l’art. 20 del DPR n. 131 del 1986, va interpretato, alla luce dei principi di ragionevolezza e di capacità contributiva, nel senso che tale imposta debba essere commisurata alla complessiva operazione economica oggettivamente realizzata dal punto di vista civilistico dal contribuente non ostandovi che l’imposta di registro sia formalmente un’imposta d’atto

Ordinanza n. 362 del 9 gennaio 2019 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione Civile, sezione V – Pres. Cristiano Magda – Est. Castorina Rosaria Maria
Imposta di registro – Art. 20 del DPR n. 131 del 1986 – L’imposta deve essere commisurata alla complessiva operazione economica oggettivamente realizzata – Non è di ostacolo il fatto che l’imposta sia formalmente un’imposta d’atto

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 355 del 9 gennaio 2019 intervendo in materia di “abitazione” hanno statuito che in tema di imposta di registro, per stabilire se una abitazione sia di lusso e quindi, sia esclusa dall’agevolazione per l’acquisto della “prima casa”, di cui all’art. 1, comma 3, del DPR n. 131 del 1986, parte prima, Tariffa allegata, occorre fare riferimento alla nozione di “superficie utile complessiva” di cui all’art. 6 del DM 2 agosto 1969, Lavori Pubblici, in forza del quale è irrilevante il requisito dell’“abitabilità” dell’immobile, siccome da esso non richiamato, mentre quello della “utilizzabilità” degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione.

Ordinanza n. 355 del 9 gennaio 2019 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cristiano Magda – Est. Zoso Liana Maria Teresa
Imposta di registro – Art. 1, comma 3, del DPR n. 131 del 1986, parte prima, Tariffa allegata – Qualificazione di una “abitazione di lusso” ed esclusione dall’agevolazione “prima casa” – È irrilevante il requisito dell’“abitabilità” dell’immobile – Rileva il requisito della “utilizzabilità”

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 33612 del 28 dicembre 2018 hanno precisato che in caso di accertamento bancario fondato sulle risultanze di indagini finanziarie il giudice è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo; la presunzione di riferibilità dei movimenti bancari ad operazioni imponibili si correla, infatti, ad una valutazione del legislatore di rilevante probabilità che il contribuente si avvalga del conto corrente bancario per effettuare rimesse e prelevamenti inerenti all’esercizio dell’attività d’impresa, onde alla presunzione di legge (relativa) non può contrapporsi una mera affermazione di carattere generale, né è possibile ricorrere all’equità; – al riguardo, non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, dovendo il contribuente a fronte delle contestazioni dell’Amministrazione Finanziaria fornire la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività (cfr. Cass. 4829/2015).

Ordinanza n. 33612 del 28 dicembre 2018 (udienza 14 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Manzon Enrico – Est. Succio Roberto
Accertamento bancario – Opera una presunzione di riferibilità dei movimenti bancari alle operazioni imponibili – Non è sufficiente una prova generica – Il contribuente è tenuto a fornire la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 33524 del 27 dicembre 2018 ha precisato che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale per gli accertamenti ai fini IRPEG ed IRAP, assoggettati esclusivamente alla normativa nazionale, vertendosi in ambito di indagini c.d. “a tavolino” (cfr. Cass. SSUU 24823/2015; in senso conforme, ex multis: Cass. 11560/2018).

Ordinanza n. 33524 del 27 dicembre 2018(udienza 30 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Guida Riccardo
Indagini cosiddette “a tavolino” – Accertamenti ai fini Irpeg e Irap – Non esiste per l’Amministrazione finanziaria l’obbligo di attivare il contraddittorio endoprocedimentale

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 33522 del 27 dicembre 2018 hanno affermato che in tema di imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 40 del DPR n. 917 del 1986, gli immobili appartenenti ad imprese commerciali gestite da società di capitali costituiscono beni strumentali, anche se non sono utilizzati direttamente e sono dati in locazione, ma solo se per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa destinazione senza radicali trasformazioni, restando altrimenti assoggettati al regime proprio delle fonti di reddito ed in ogni caso incombe al contribuente che intenda far valere la natura strumentale dell’immobile l’onere di fornire la prova della sua destinazione esclusiva all’utilizzazione nell’attività propria dell’impresa.

Ordinanza n. 33522 del 27 dicembre 2018 (udienza 30 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Guida Riccardo
Art. 40 del DPR n. 917 del 1986 – La strumentalità dei beni immobili appartenenti ad imprese commerciali gestite da società di capitali esiste solo se questi beni non sono suscettibili di diversa destinazione – Il contribuente ha l’onere di provare la destinazione esclusiva all’utilizzazione nell’attività propria dell’impresa

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 31452 del 5 dicembre 2018 intervenendo in tema di reati tributari hanno affermato che l’articolo 37, comma 3, del DPR n. 600 del 1973, che ha evidenti finalità antielusive – nel senso che mira a impedire che, attraverso operazioni commerciali compiute mediante negozi giuridici conformi all’ordinamento giuridico, si realizzi lo scopo di sottrarre alla corretta tassazione, in tutto od in parte, il reddito prodotto ed imputabile al medesimo soggetto giuridico – non presuppone un comportamento fraudolento (diretto ad aggirare il divieto imposto da una norma imperativa: art. 1344 c.c.), essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante (perché non sorretto da valutazioni economiche diverse dal profilo fiscale) di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale proprio dell’operazione che costituisce il presupposto d’imposta.

Ordinanza n. 31452 del 5 dicembre 2018 (udienza 14 novembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Dell’Orfano Antonella
Articolo 37, comma 3, del DPR n. 600 del 1973 – Disposizione antielusiva – Non presuppone un comportamento fraudolento – E’ sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 31422 del 5 dicembre 2018 intervenendo in materia di inversione contabile precisando che in tema d’Iva e con riferimento agli acquisti intracomunitari, l’applicazione del meccanismo d’inversione contabile comporta che la violazione degli obblighi formali di contabilità e dichiarazione, pur non impedendo l’insorgenza del diritto di detrazione, del quale sussistano i requisiti sostanziali in testa al concessionario, incide sul suo esercizio, potendo provocare la decadenza da esso allorché il contribuente, pur essendo a conoscenza della natura imponibile di una fornitura, ometta, per tardività o per negligenza, di richiedere la detrazione dell’Iva a monte entro il termine previsto dalla legge.

Ordinanza n. 31422 del 5 dicembre 2018 (udienza 19 settembre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Perrino Angelina Maria – Est. Succio Roberto
Iva e acquisti intracomunitari – Meccanismo d’inversione contabile – La violazione degli obblighi formali di contabilità e dichiarazione incide sul diritto alla detrazione – Il contribuente decade dal diritto se omette di richiedere la detrazione dell’Iva a monte entro il termine previsto dalla legge

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 31408 depositata il 5 dicembre 2018 hanno precisato che con riguardo al reddito di impresa la semplice produzione di documenti di spesa non prova di per sé la sussistenza del requisito della inerenza all’attività di impresa. Perché un costo possa essere incluso tra le componenti negative del reddito è infatti non solo necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisca ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa. Né per provare tale ultimo requisito è sufficiente che la spesa sia stata dall’imprenditore riconosciuta e contabilizzata, atteso che essa può essere correttamente inserita nella contabilità aziendale solo se esiste una documentazione di supporto, dalla quale possa ricavarsi oltre che l’importo la ragione della stessa e la sua coerenza economica, altrimenti risultando legittima la negazione della sua deducibilità, quale costo sproporzionato o estraneo ai ricavi o all’oggetto dell’impresa.

Sentenza n. 31408 del 5 dicembre 2018 (udienza 26 febbraio 2018)
Cassazione civile, Sez. V – Pres. Greco Antonio – Est. Federici Francesco
Reddito di impresa – La semplice produzione di documenti di spesa non prova di per sé la sussistenza del requisito della inerenza – La spesa deve essere riferita ad attività da cui derivano ricavi che concorrono a formare il reddito di impresa

Per i giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 30404 del 23 novembre 2018 hanno affermato che al principio dell’emendabilità illimitata dell’eventuale errore commesso dal contribuente nella compilazione della dichiarazione dei redditi, fa eccezione l’ipotesi in cui il legislatore abbia subordinato la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà (od opzione) del contribuente, anche se da compiersi all’interno della stessa dichiarazione, mediante la compilazione di un modulo predisposto dall’erario (o altrimenti), poiché, a questi effetti, quella specifica parte della dichiarazione assume il diverso valore di atto negoziale, come tale irretrattabile anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione (cfr., ex multis, Cass. 13454/2015).

Ordinanza n. 30404 del 23 novembre 2018 (udienza 29 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cirillo Ettore – Est. Dell’Orfano Antonella
Emendabilità illimitata dell’errore commesso in dichiarazione – Fa eccezione l’ipotesi in cui il legislatore abbia subordinato la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente – Questa manifestazione assume il diverso valore di atto negoziale, come tale irretrattabile

 I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 29750 depositata il 19 novembre 2018 ha affermato che in tema di accertamento tributario con metodo sintetico, ai sensi dell’articolo 38 del DPR n. 600 del 1973 (nel testo vigente ratione temporis tra la legge n. 413 del 1991 ed il DL n. 78 del 2010, convertito in legge n. 122 del 2010), l’Amministrazione finanziaria può presumere il reddito complessivo netto sulla base di una serie di indici di capacità contributiva sostanzialmente fondati sui consumi, tra cui la disponibilità dei beni e servizi descritti nella tabella allegata al DM 10 settembre 1992, ma anche sulla base di ulteriori circostanze di fatto indicative di una diversa capacità contributiva.

Ordinanza n. 29750 del 19 novembre 2018 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Articolo 38 del Dpr n. 600 del 1973 – Accertamento sintetico – L’Amministrazione finanziaria presume il reddito sulla base di indici di capacità contributiva e anche sulla base di ulteriori circostanze indicative di una diversa capacità contributiva

La Corte Suprema, intervenendo in tema di controlli delle dichiarazioni tributarie, con l’ordinanza n. 29582 depositata il 16 novembre 2018 ha statuito che l’attività dell’ufficio accertatore, correlata alla contestazione di detrazioni e crediti indicati dal contribuente, qualora nasca da una verifica di dati indicati da quest’ultimo e dalle incongruenze dagli stessi risultanti, non implica valutazioni, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta ai sensi del DPR n. 600 del 1973, art. 36-bis e del DPR n. 633 del 1972, art. 54-bis, non essendo necessario un previo avviso di recupero.

Ordinanza n. 29582 del 16 novembre 2018 (udienza 23 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Stalla Giacomo Maria
Controlli delle dichiarazioni tributarie a seguito di verifica dei dati indicati dal contribuente – È legittima l’iscrizione a ruolo ai sensi del Dpr 600/1973, articolo 36-bis e del Dpr 633/1972, articolo 54-bis – Non è necessario un previo avviso di recupero

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 29572 depositata il 16 novembre 2018 intervenendo in tema d’imposte sui redditi ha statuito che la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari giusta l’art. 32, comma 1, n. 2, del DPR n. 600 del 1973, non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti, come si ricava dal successivo art. 38, riguardante l’accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche, che rinvia allo stesso art. 32, comma 1, n. 2; tuttavia, all’esito della sentenza della Corte Cost. n. 228 del 2014, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti (cfr. Cass., 1519/2017).

Ordinanza n. 29572 del 16 novembre 2018 (ud 17 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Guida Riccardo
Articolo 32, comma 1, n. 2, del Dpr 600/1973 – Presunzione legale relativa alla disponibilità del maggior reddito – Sentenza della Corte Costituzionale 228/2014 – I prelievi hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito d’impresa – I versamenti hanno valore presuntivo nei confronti di tutti i contribuenti – Spetta ai contribuenti dimostrare che le operazioni sono già incluse nel reddito o sono irrilevanti

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 29563 depositata il 16 novembre 2018 ha precisato che con riferimento a controversie in materia di Iva, la stabile organizzazione nel territorio dello Stato si configura quale autonomo centro d’imputazione di rapporti tributari riferibili a soggetto non residente, abilitato all’effettuazione degli adempimenti correlativamente prescritti dalla legge e, anche, all’eventuale richiesta di rimborso dell’eccedenza dell’Iva detraibile, così indubitabilmente riconoscendo alla stabile organizzazione, soggettività fiscale di diritto interno in relazione ai rapporti inerenti al soggetto non residente (cfr., in tal senso, Cass. 16106/2011); attesa la sostanziale unitarietà, quanto agli aspetti strutturali, della nozione di stabile organizzazione, il criterio, seppure elaborato in relazione a controversie in materia di Iva, è estendibile al campo delle imposte dirette.

Ordinanza n. 29563 del 16 novembre 2018 (udienza 17 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Giudicepietro Andreina
Controversie in materia di Iva – Concetto di stabile organizzazione nel territorio dello Stato quale autonomo centro di imputazione di rapporti tributari riferibili a soggetto non residente – Tale criterio è estendibile al campo delle imposte dirette

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 27630 depositata il 30 ottobre 2018 intervenendo in tema “fatture false” ha precisato che quando l’operazione soggettivamente inesistente è di tipo triangolare, poco complessa e caratterizzata dall’interposizione fittizia di un soggetto terzo tra il cedente comunitario ed il cessionario italiano, l’onere probatorio a carico dell’Amministrazione finanziaria, sulla consapevolezza da parte del cessionario che il corrispettivo della cessione sia versato al soggetto terzo non legittimato alla rivalsa né assoggettato all’obbligo del pagamento dell’imposta, è soddisfatto dalla dimostrazione che l’interposto sia privo di dotazione personale e strumentale adeguata alla prestazione fatturata, mentre spetta al contribuente-cessionario fornire la prova contraria della buona fede con cui ha svolto le trattative ed acquistato la merce, ritenendo incolpevolmente che essa fosse realmente fornita dalla persona interposta.

Ordinanza n. 27630 del 30 ottobre 2018 (udienza 1 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Mammone Giovanni – Est. Ariolli Giovanni
Iva – Operazioni soggettivamente inesistenti di tipo triangolare – Interposizione fittizia di un soggetto terzo tra il cedente comunitario ed il cessionario italiano – L’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto dimostrando che l’interposto sia privo di dotazione personale e strumentale adeguata alla prestazione fatturata – Il contribuente-cessionario deve fornire la prova contraria

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 27628 depositata il 30 ottobre 2018 hanno affermato che non può farsi discendere l’illegittimità della pretesa impositiva dal mancato recepimento di tutte o parte delle deduzioni svolte dal contribuente nell’ambito della procedura di cui al D.Lgs. n. 218 del 1997, posto che non sussiste nell’ambito del procedimento con adesione un obbligo giuridicamente sanzionato per l’Amministrazione di confrontarsi con le ragioni del contribuente.

Ordinanza n. 27628 del 30 ottobre 2018 (udienza 1 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Mammone Giovanni – Est. Ariolli Giovanni
Procedura di accertamento con adesione – L’atto impositivo non è illegittimo se non recepisce le deduzioni svolte dal contribuente in quella sede – Non esiste un obbligo giuridico per l’Amministrazione di confrontarsi con le ragioni del contribuente

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 25521 depositata il 12 ottobre 2018 hanno statuito che in tema di accertamenti in rettifica ai fini IRPEF, gli uffici competenti sono autorizzati, ai sensi degli artt. 37 e ss., del DPR n. 600 del 1973, ad avvalersi della “prova per presunzione”, la quale presuppone la possibilità logica di inferire, in modo non assiomatico, da un fatto noto e non controverso, il fatto da accertare, con conseguente onere della prova contraria a carico del contribuente il quale, ove intenda contestare l’efficacia presuntiva dei fatti addotti dall’ufficio a sostegno della propria pretesa, oppure sostenere l’esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi, deve a sua volta dimostrare gli elementi sui quali le sue eccezioni si fondano (Cass. 10345/2007).

Ordinanza n. 25521 del 12 ottobre 2018 (udienza 5 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Stalla Giacomo Maria – Est. Mondini Antonio
Accertamento delle imposte ai fini Irpef – Articoli 37 e seguenti, Dpr 600/1973 – Gli uffici possono avvalersi della “prova per presunzione” grazie alla quale da un fatto noto e non controverso deducono il fatto da accertare – L’onere della prova contraria è a carico del contribuente

La Corte Suprema conferma, con l’ordinanza n. 24663 depositata il 8 ottobre 2018, il proprio orientamento in tema di rimborso di imposte dichiarate illegittime dalla Corte di Giustizia riaffermando che nel caso in cui un’imposta venga dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria (per le imposte sui redditi, articolo 38 del DPR n. 602 del 1973) per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell’imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all’ordinamento comunitario.

Ordinanza n. 24663 dell’8 ottobre 2018 (udienza 5 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Conti Roberto Giovanni
Imposta dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia – Il termine di decadenza per l’esercizio del diritto al rimborso decorre dalla data del versamento dell’imposta e non da quella in cui è intervenuta la sentenza

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 24656 dell’8 ottobre 2018 hanno precisato che la sottoposizione di un atto ad una determinata tassazione, ai fini dell’imposta di registro, con il trattamento agevolato richiesto o comunque accettato dal contribuente, comporta, in caso di decadenza dal beneficio, l’impossibilità di invocare altra agevolazione, in quanto i poteri di accertamento e valutazione del tributo si esauriscono nel momento in cui l’atto viene sottoposto a tassazione e non possono rivivere, sicché la decadenza dell’agevolazione concessa in quel momento preclude qualsiasi altro accertamento sulla base di altri presupposti normativi o di fatto (cfr., ex multis, Cass. 10099/2017).

Ordinanza n. 24656 dell’8 ottobre 2018 (udienza 5 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Conti Roberto Giovanni
Imposta di registro – Tassazione di un atto con il regime agevolativo – In caso di decadenza dal beneficio il contribuente non può invocare un’altra agevolazione – I poteri di accertamento si esauriscono nel momento in cui l’atto viene sottoposto a tassazione

La Corte Suprema con l’ordinanza n. 27424 depositata il 29 ottobre 2018 ha affermato che l’art. 12 della L. n. 289 del 2002, nel disciplinare una speciale procedura per la definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 31 dicembre 2000, mediante il pagamento del 25% dell’importo iscritto a ruolo, oltre alle spese eventualmente sostenute dal concessionario, non prevede alcuna attestazione di regolarità del condono e del pagamento integrale dell’importo dovuto, gravando integralmente sul contribuente l’onere di provare la corrispondenza tra quanto versato e il ruolo oggetto della controversia. Ne consegue che tale forma di sanatoria costituisce una forma di condono clemenziale e non premiale, come invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dagli artt. 7, 8, 9, 15 e 16 della L. n. 289 del 2002, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario. Pertanto, nell’ipotesi di cui al citato art. 12 non si determina alcuna incertezza in ordine alla determinazione del “quantum”, esattamente indicato nell’importo normativamente stabilito da versarsi da parte del contribuente per definire favorevolmente la lite fiscale e l’efficacia della sanatoria è condizionata all’integrale pagamento dell’importo dovuto.

Ordinanza n. 27424 del 29 ottobre 2018 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Manzon Enrico – Est. Solaini Luca
Art. 12 della L. n. 289 del 2002 – Condono fiscale – Cartelle esattoriali relative ad Irpef ed Ilor – Definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi fino al 31 dicembre 2000 – Non è prevista alcuna attestazione di regolarità del condono – Il contribuente ha l’onere di provare la corrispondenza tra quanto versato e il ruolo – È una forma di condono clemenziale – L’efficacia della sanatoria è condizionata all’integrale pagamento dell’importo dovuto

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 27420 depositata il 29 ottobre 2018 hanno affermato che le garanzie procedimentali di cui agli artt. 6 e 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, trovano applicazione solo al processo verbale di constatazione redatto a chiusura di operazioni di verifica condotte dagli organi dell’Amministrazione finanziaria nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali e non anche alle verifiche svolte a tavolino, ovvero senza accesso ai locali anzidetti.

Ordinanza n. 27420 del 29 ottobre 2018 (udienza 10 ottobre 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Manzon Enrico – Est. Solaini Luca
Artt. 6 e 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – Le garanzie procedimentali ivi previste trovano applicazione solo a seguito di verifiche nei locali commerciali – Non operano nelle verifiche cd. “a tavolino”

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25901 depositata il 16 ottobre 2018 ha statuito che in tema di accertamento, resta invariata la presunzione legale posta dall’art. 32 del DPR n. 600 del 1973, con riferimento ai versamenti effettuati su un conto corrente dal professionista o lavoratore autonomo, sicché questi è onerato di provare in modo analitico l’estraneità di tali movimenti ai fatti imponibili, essendo venuta meno, all’esito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale limitatamente ai prelevamenti sui conti correnti.

Ordinanza n. 25901 del 16 ottobre 2018 (udienza 17 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento delle imposte sui redditi – Presunzione legale ex art. 32 del DPR n. 600 del 1973 – Il professionista che effettua un versamento su un conto corrente deve provare in modo analitico l’estraneità del versamento a fatti imponibili

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 25786 depositata il 15 ottobre 2018 hanno statuito che la motivazione “per relationem”, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi acquisiti, significando semplicemente che l’Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio (Cass. n. 30560/2017). Né è necessario che l’accertamento menzioni le osservazioni del contribuente, ex art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, atteso che, da un lato, la nullità consegue solo alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto e, dall’altro lato, l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo (Cass. n. 8378/2017).

Ordinanza n. 25786 del 15 ottobre 2018 (udienza 27 marzo 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. La Torre Mario Enza
Motivazione “per relationem” dell’avviso di accertamento – Rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza – L’avviso di accertamento è legittimo – Non è necessario che riporti le osservazioni del contribuente ex articolo 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000 – L’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo

I giudici di legittimità con la sentenza n. 25662 depositata il 15 ottobre 2018 in tema di accertamento induttivo hanno chiarito che l’applicazione della percentuale di ricarico, il ricorso al sistema della media semplice ben può fondare la presunzione di un maggior reddito quando il contribuente non provi, ovvero non risulti in punto di fatto, che l’attività sottoposta ad accertamento ha ad oggetto prodotti con notevole differenza di valore e che quelli maggiormente venduti presentano una percentuale di ricarico molto inferiore a quella risultante dal ricarico medio (cfr. Cass. 27568/2013; vd. anche Cass. 26312/2009).

Sentenza n. 25662 del 15 ottobre 2018 (udienza 13 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Catallozzi Paolo
Accertamento del reddito con applicazione della percentuale di ricarico attraverso l’utilizzo della media semplice – È legittima la presunzione di un maggior reddito – Il contribuente ha l’onere di fornire la prova contraria

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25018 depositata il 10 ottobre 2018 ha precisato che l’accertamento parziale non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto alle previsioni di cui agli artt. 38 e 39 del Dpr n. 600 del 1973, ai fini reddituali, e artt. 54 e 55 del Dpr n. 633 del 1972, ai fini Iva, né prevede limiti in relazione al metodo di accertamento induttivo, consentito, in linea di principio, anche in presenza di contabilità tenuta in modo regolare, quanto piuttosto una modalità procedurale che segue le stesse regole previste per gli accertamenti (Cfr., ex multis, Cass. 5977/07; 2761/2009; 25335/2010; 27323/2014; 25989/2014). Inoltre, l’utilizzo dell’accertamento parziale è nella disponibilità degli uffici anche quando ad essi pervenga una segnalazione o processo verbale di constatazione della Guardia di finanza che fornisca elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato, senza che tale strumento debba essere subordinato ad una particolare semplicità della segnalazione pervenuta (Cass. n. 20496/2013).

Ordinanza n. 25018 del 10 ottobre 2018 (udienza 19 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Di Iasi Camilla – Est. Castorina Rosaria Maria
Articolo 41-bis del Dpr n. 600 del 1973 – Accertamento parziale – Non è accertamento autonomo, ma costituisce una modalità procedurale che segue le stesse regole degli accertamenti – Gli uffici possono utilizzarlo anche a seguito di una segnalazione della Guardia di finanza che fornisce elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato

Per i giudici del palazzaccio, con la sentenza n. 24413 del 5 ottobre 20198, hanno chiarito che quando le operazioni poste in essere attraverso l’esercizio dell’autonomia negoziale non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma si nasconde un presupposto già verificatosi e, in tal caso, non trova applicazione il divieto di abuso del diritto che si traduce in un principio generale antielusivo, ricadendo la fattispecie direttamente nell’evasione.

Sentenza n. 24413 del 5 ottobre 2018 (udienza 20 aprile 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Gori Pierpaolo
Esercizio dell’autonomia negoziale – Quando le operazioni poste in essere non sono reali e volute, non si aggira un presupposto, ma lo si nasconde – Non trova applicazione il divieto di abuso del diritto, ma si configura direttamente evasione

I giudici del palazzaccio con la sentenza n.2400/2018 hanno chiarito che in tema di condono fiscale, la causa ostativa alla definizione agevolata, contemplata dall’articolo 15, comma 1, della Legge n. 289 del 2002, si applica alle società i cui rappresentanti legali siano stati destinatari dell’azione penale per i reati previsti dal Dlgs. n. 74 del 2000, qualora il contribuente abbia avuto formale conoscenza di tale esercizio entro la data di perfezionamento della definizione, poiché non è necessario che l’indagato/imputato ed il soggetto, a cui è preclusa la definizione agevolata, coincidano, tenuto conto che il reato è sempre contestato ad una persona fisica mentre l’esclusione della definizione agevolata può riguardare anche le società (Cfr., in tal senso, Cass. 20088/14).

Sentenza n. 24000 del 3 ottobre 2018 (udienza 23 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Triscari Giancarlo
Causa ostativa alla definizione agevolata ex articolo 15, comma 1, della Legge n. 289 del 2002 – La società, i cui rappresentanti legali sono stati destinatari dell’azione penale per i reati di cui al Dlgs. n. 74 del 2000, non può aderire al condono – Il reato è sempre contestato a una persona fisica, l’esclusione della definizione agevolata può riguardare anche le società

Gli Ermellini con la sentenza n. 2400 del 3 ottobre 2018 hanno puntualizzato che la notifica della cartella emessa per il recupero dell’imposta equivale a manifestazione implicita, da parte dell’Ufficio, del convincimento di ritenere consolidata la pretesa tributaria e, conseguentemente, della volontà di negare l’ammissione al condono, il che comporta la non necessità di motivare sulle ragioni del diniego del condono.

Sentenza n. 24000 del 3 ottobre 2018 (udienza 23 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bruschetta Ernestino Luigi – Est. Triscari Giancarlo
Diniego del condono – È legittima la cartella di pagamento non motivata sulle ragioni del diniego

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24051 del 3 ottobre 2018, intervenendo in tema di calcolo della superficie utile dell’immobile, al fine di stabilire se esso debba essere considerato di lusso ai sensi dell’articolo 6 del D.M. 2 agosto 1969, va compiuto a prescindere dalla circostanza che parte degli ambienti non sia conforme alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità, in quanto quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana (cfr., in tal senso, Cassazione 23591/2012). A fronte dell’irrilevanza del mero dato catastale, grava sul contribuente l’onere di provare, tramite idonea documentazione tecnica, che i vani in questione non sono utilizzabili a scopo abitativo.

Ordinanza n. 24051 del 3 ottobre 2018 (udienza 10 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Fasano Anna Maria
Immobile di lusso ai sensi dell’articolo 6 del D.M. 2 agosto 1969 – Il calcolo della superficie utile va compiuto a prescindere dalla non abitabilità di parte degli ambienti – Rileva unicamente l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana – Il contribuente ha l’onere di provare che i vani in questione non sono utilizzabili a scopo abitativo

Intervenendo in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, i giudici di legittimità hanno precisato che l’omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo, con la riduzione e per gli effetti previsti dall’art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 1997, non determina la nullità di tale iscrizione e degli atti successivi, ma una mera irregolarità, inidonea ad incidere sull’efficacia dell’atto, sia perché non si tratta di condizione di validità, stante la mancata espressa sanzione della nullità, avendo il previo invito al pagamento l’unica funzione di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie dell’omissione di versamento, sia perché l’interessato può comunque pagare, per estinguere la pretesa fiscale, con riduzione della sanzione, una volta ricevuta la notifica della cartella.

Ordinanza n. 23679 dell’1 ottobre 2018 (udienza 10 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Giudicepietro Andreina
Sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie – Riduzione delle sanzioni ex art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 1997 – Omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo – Costituisce una mera irregolarità – Non determina la nullità dell’iscrizione e degli atti successivi

Per i giudici della Corte Suprema, con l’ordinanza n. 23536 del 28 settembre 2018, intervenendo in tema di redditi diversi, per assoggettare ad imposizione, nella categoria dei redditi diversi previsti dall’art. 67, comma 1, lett. a), del DPR n. 917 del 1986, le plusvalenze derivanti dalla vendita d’immobili posta in essere al di fuori dell’esercizio di imprese, un terreno deve considerarsi lottizzato allorquando sia intervenuto il provvedimento amministrativo di approvazione del piano di lottizzazione da parte della competente autorità, anche se non sia ancora stata stipulata tra il comune ed i proprietari la relativa convenzione.

Ordinanza n. 23536 del 28 settembre 2018 (udienza 27 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Giudicepietro Andreina
Art. 67, comma 1, lett. a), del DPR n. 917 del 1986 – Redditi diversi – Tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita d’immobili al di fuori dell’esercizio dell’impresa – Un terreno si considera lottizzato anche se non è ancora stata stipulata tra il comune ed i proprietari la relativa convenzione

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 22345 del 13 settembre 2018 intervenendo in tema di rimborsi hanno precisato che il termine per l’esercizio, attraverso la presentazione di apposita istanza, del diritto al rimborso di un’imposta che sia stata dichiarata, in epoca successiva all’indebito versamento, incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia, decorre dalla data del detto versamento, e non da quella in cui è intervenuta la pronuncia che ne ha sancito la contrarietà all’ordinamento comunitario.

Ordinanza n. 22345 del 13 settembre 2018 (udienza 15 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Locatelli Giuseppe – Est. Scotti Umberto Luigi Cesare G.
Articolo 38, Dpr 602/1973 – Decadenza del termine per il diritto al rimborso – Imposta dichiarata incompatibile con il diritto comunitario in epoca successiva all’indebito versamento – Il termine decorre dalla data di detto versamento

La Corte Suprema con l’ordinanza n. 22335 del 13 settembre 2018 ha precisato che l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche per relationem, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, che siano collegati all’atto notificato, quando lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale, cioè l’insieme di quelle parti (oggetto, contenuto e destinatari) dell’atto o del documento necessarie e sufficienti per sostenere il contenuto del provvedimento adottato, la cui indicazione consente al contribuente ed al giudice in sede di eventuale sindacato giurisdizionale di individuare i luoghi specifici dell’atto richiamato nei quali risiedono le parti del discorso che formano gli elementi della motivazione del provvedimento (cfr., ex multis, Cass. 9323/2017).

Ordinanza n. 22335 del 13 settembre 2018 (udienza 10 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Catallozzi Paolo
Obbligo di motivazione degli atti tributari – L’atto è legittimo quando contiene una motivazione per relationem – Il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti consente al contribuente ed al giudice di individuare il contenuto dell’atto richiamato

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 intervenendo in tema di agevolazioni tributarie hanno affermato che laddove l’articolo 11 del Dpr n. 601 del 1973, prevede che i redditi conseguiti dalle società cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi sono esenti dalla imposta sul reddito delle persone giuridiche e dalla imposta locale sui redditi, se l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci (costo del lavoro) non è inferiore al 50% dell’ammontare complessivo di tutti i costi, escluse le materie prime e sussidiarie, e che l’esenzione è pari alla metà, se il costo sostenuto con i soci è compreso tra il 25% ed il 50%, deve intendersi nel senso che anche i costi ritenuti indeducibili vadano considerati tra i costi complessivi, ai fini della valutazione del rapporto percentuale con il costo del lavoro.

Ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 (udienza 31 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Locatelli Giuseppe – Est. Giudicepietro Andreina
Società cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi – Art. 11 del DPR n. 601 del 1973 – Condizioni per fruire dell’esenzione dalle imposte – Rapporto percentuale tra il costo del lavoro e ammontare complessivo di tutti i costi – Anche i costi indeducibili vanno considerati tra i costi complessivi

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 intervenendo in tema di reddito d’impresa hanno affermato che l’articolo 75 (numerazione anteriore a quella introdotta dal DLgs n. 344 del 2003,) del Dpr n. 917 del 1986 (attualmente 109), nel prevedere che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza e che, ai fini dell’individuazione di tale esercizio, le spese di acquisizione dei beni mobili si considerano sostenute alla data della consegna o spedizione, non consente di attribuire rilievo alla data in cui perviene la fattura della spesa sostenuta, né permette la detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza, non potendo il contribuente essere lasciato arbitro della scelta del periodo in cui registrare le passività, in quanto l’imputazione di un determinato costo ad un esercizio anziché ad un altro può, in astratto, comportare l’alterazione dei risultati della dichiarazione, mediante i meccanismi di compensazione dei ricavi e dei costi nei singoli esercizi (cfr, in tal senso, Cassazione 3418/2010).

Ordinanza n. 19589 del 24 luglio 2018 (udienza 31 maggio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Locatelli Giuseppe – Est. Giudicepietro Andreina
Reddito d’impresa – Articolo 75 del Dpr n. 917 del 1986 – Non è ammessa la detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza – Il contribuente, al fine di non alterare i risultati della dichiarazione, non è arbitro nella scelta di imputare un costo ad un esercizio anziché ad un altro

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18994 del 17 luglio 2018 ha stabilito che  gli investimenti consistenti in spese incrementative di beni non di proprietà dell’impresa, che li utilizza in virtù di un contratto di locazione o di comodato, possono ugualmente beneficiare dell’agevolazione, a condizione che si tratti di opere che hanno una loro individualità e autonoma funzionalità, che al termine del periodo di locazione o di comodato possano essere rimosse dall’utilizzatore e possano trovare impiego a prescindere dal bene a cui accedono, e siano iscritte in bilancio tra le “immobilizzazioni materiali” (articolo 67 del Dpr n. 917/1986, oggi articolo 102). Qualora, invece, si tratti di spese incrementative di beni di proprietà di terzi, utilizzabili dall’impresa a titolo di locazione o comodato, che non sono separabili dai beni di terzi ai quali accedono e non hanno una autonomia funzionale, essi devono essere iscritti nel bilancio tra le “altre immobilizzazioni immateriali”, ai sensi dell’articolo 74, comma 3 (vigente ratione temporis), del Dpr n. 917/1986, e non sono agevolabili trattandosi di costi, e non di beni (cfrex multis, Cassazione 12303/2018).

Ordinanza n. 18994 del 17 luglio 2018 (udienza 22 giugno 2018)
Cassazione civile, Sez. V – Pres. Stalla Giacomo Maria – Est. Balsamo Milena
Investimenti su beni utilizzati dall’impresa in virtù di un contratto di locazione o comodato – L’agevolazione spetta se le opere hanno una propria individualità e autonoma funzionalità e siano iscritte in bilancio tra le “immobilizzazioni materiali” – Investimenti su beni di proprietà di terzi che non sono separabili dai beni di terzi ai quali accedono e non hanno autonomia funzionale – Sono iscritti in bilancio tra le “altre immobilizzazioni materiali” – Non usufruiscono dell’agevolazione in quanto si tratta di costi e non di beni

I giudici della Corte Suprema con l’ordinanza n. 17782 del 6 luglio 2018 intervenendo in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali hanno affermato che l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto, purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito.

Ordinanza n. 17782 del 6 luglio 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Manzon Enrico
Verifiche fiscali – Tributi armonizzati – L’Amministrazione finanziaria ha l’obbligo di attivare il contraddittorio solo se il contribuente ha enunciato le ragioni che avrebbe potuto far valere e non ha proposto opposizione pretestuosa – Tributi non armonizzati – Nella legislazione non esiste un generalizzato obbligo – L’attivazione del contraddittorio sussiste solo ove risulti specificamente sancito.

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 17224 del 2 luglio 2018 intervenendo in materia di accertamento tributario hanno statuito che gli indici presuntivi di cui all’articolo 1 del D.M. del 10 settembre 1992, sono superati se il contribuente dimostra che per lo specifico bene o servizio “sopporta” solo in parte le spese, dovendosi attribuire valenza, atteso il pregnante significato del verbo “sopportare”, non alla situazione formale del pagamento, bensì alla prova concreta della provenienza delle somme impiegate.

Ordinanza n. 17224 del 2 luglio 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento tributario – Indici presuntivi di cui all’articolo 1 del D.M. del 10 settembre 1992 – Sono superati solo se il contribuente dimostra che per lo specifico bene o servizio “sopporta” solo in parte le spese

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17213 del 2 luglio 2018 intervenendo in tema di accertamento standardizzato ha puntualizzato che a norma dell’art. 38, comma 6, DPR n. 600 del 1973, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la citata disposizione prevede anche che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”; che, in sostanza, la norma chiede qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere): in tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che i suddetti siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico.

Ordinanza n. 17213 del 2 luglio 2018 (udienza 6 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Iacobellis Marcello – Est. Mocci Mauro
Accertamento sintetico – Art. 38, comma 6, DPR n. 600 del 1973 – Il contribuente deve dimostrare attraverso idonea documentazione che il maggior reddito è costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta – L’idonea documentazione consiste in una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto

I giudici di legittimità con l’ordinanza n. 17127 del 28 giugno 2018 hanno stabilito che nel processo tributario, le dichiarazioni di terzi acquisite in fase di accertamento hanno normalmente valore indiziario e, pur tuttavia, per il loro contenuto intrinseco ovvero per l’attendibilità dei riscontri offerti, possono assumere valore di presunzione grave, precisa e concordante ex art. 2729 c.c., vale a dire di prova presuntiva idonea a fondare e motivare l’atto di accertamento.

Ordinanza n. 17127 del 28 giugno 2018 (udienza 16 maggio 2017)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Virgilio Biagio – Est. Greco Antonio
Processo tributario – Le dichiarazioni di terzi in fase di accertamento hanno valore indiziario – Tuttavia costituiscono prova presuntiva idonea a fondare e motivare l’atto di accertamento

Gli Ermellini con l’ordinanza n. 21130 del 24 agosto 2018 ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi che di accertamento ai fini Iva, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa, sempre che la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente e sostanzialmente inattendibile, in quanto confliggente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo dell’antieconomicità del comportamento dei contribuente. In siffatta ipotesi, pertanto, è consentito all’ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

Ordinanza n. 21130 del 24 agosto 2018 (udienza 10 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Chindemi Domenico – Est. Zoso Liana Maria Teresa
Accertamento delle imposte sui redditi e Iva – La presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude l’accertamento analitico-induttivo – L’ufficio può desumere sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

Per i giudici della Corte Suprema con l’ordinanza n. 21090 del 24 agosto 2018 ha statuito che l’imprenditore ammesso a beneficiare, ai sensi dell’art. 8 della L. n. 388 del 2000, dei contributi, concessi sotto forma di credito d’imposta, per l’effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, decade da tale beneficio ove abbia omesso di presentare (come previsto dall’art. 62, comma 1, lett. a), della L. n. 289 del 2002, nel termine del 28 febbraio 2003, la comunicazione telematica avente ad oggetto le informazioni sul contenuto e la natura dell’investimento effettuato (c.d. modello CVS), essendo il suddetto termine previsto dall’art. 62 cit. a pena di decadenza.

Ordinanza n. 21090 del 24 agosto 2018 (udienza 12 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Crucitti Roberta – Est. Guida Riccardo
Art. 8 della L. n. 388 del 2000 – Agevolazioni per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate sotto forma di credito di imposta – L’imprenditore decade da tale beneficio se omette di presentare, entro il 28 febbraio 2003, la comunicazione contenente la natura dell’investimento

Gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi e alla tenuta delle scritture non possono considerarsi assolti da parte del contribuente con il mero affidamento delle relative incombenze ad un professionista, richiedendosi altresì anche un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, nel concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista finalizzato a mascherare il proprio inadempimento dell’incarico ricevuto.

Sentenza n. 21061 del 24 agosto 2018 (udienza 14 marzo 2018) Cassazione civile, sezione V – Pres. Crucitti Roberta – Est. D’orazio Luigi
Obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi – Incarico affidato al professionista – Il contribuente deve controllare e vigilare sull’effettiva esecuzione delle incombenze in carico al professionista – Tale obbligo è superabile solo a fronte di un comportamento fraudolento del professionista

Per i giudici Supremi con l’ordinanza n. 22225 del 12 settembre 2018 intervenendo in tema di provvedimenti deflattivi hanno affermato che  non sono estensibili al condono le disposizioni relative alla facoltà di presentazione di dichiarazioni integrative, prevista dall’art. 8 del DPR n. 322 del 1998, recante disposizioni regolamentari in materia di dichiarazioni relative alle imposte. Detto principio è in linea, del resto, con l’orientamento generale che è venuto da ultimo significativamente consolidandosi, secondo cui il principio di emendabilità della dichiarazione fiscale è limitato alla sola dichiarazione avente natura giuridica di mera esternazione di scienza, laddove la dichiarazione di volere usufruire degli effetti del condono è espressione di manifestazione di volontà.

Ordinanza n. 22225 del 12 settembre 2018 (udienza 19 aprile 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Napolitano Lucio
Articolo 8 del Dpr 322/1998 – Le disposizioni relative alla presentazione di dichiarazioni integrative non sono estensibili al condono – Il principio di emendabilità è limitato alla dichiarazione avente natura giuridica di esternazione di scienza – La dichiarazione di volere usufruire del condono è espressione di manifestazione di volontà

I giudici della Corte Suprema con l’ordinanza n. 22089 dell’11 settembre 2018 hanno precisato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dall’art. 32 del DPR n. 600 del 1973 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività (di recente, Cass. n. 4829/2015) e che tale principio si applica, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore o i soci ed i congiunti intestatari dei conti bancari sottoposti a verifica, anche alle movimentazioni effettuate su questi ultimi, poiché in tal caso, infatti, è particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci, e perfino dei loro familiari, debbano – in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario – ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Ordinanza n. 22089 dell’11 settembre 2018 (udienza 18 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cirillo Ettore – Est. Luciotti Lucio
Accertamento delle imposte sui redditi – I prelevamenti ed i versamenti si presumono ricavi ex art. 32 del DPR n. 600 del 1973 – Il contribuente per superare tale presunzione deve fornire una analitica prova contraria – Tale principio si applica anche alle società a ristretta compagine sociale – Le movimentazioni effettuate sui conti correnti dei soci, in mancanza di analitica prova contraria, si ascrivono all’ente sottoposto a verifica

Per i giudici di legittimità con l’ordinanza n. 21860 del 7 settembre 2018 l’Amministrazione finanziaria con l’accertamento analitico-induttivo procede alla rettifica di componenti reddituali, ancorché di rilevante importo, ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 (come in materia di IVA, ai sensi dell’articolo 54 del DPR n. 633 del 1972) pure in presenza di contabilità formalmente tenuta, giacché la disposizione presuppone, appunto, scritture regolarmente tenute e, tuttavia, contestabili in forza di valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti che facciano seriamente dubitare della completezza e fedeltà della contabilità esaminata; sicché essa possa essere considerata, nel suo complesso, inattendibile (cfr., ex multis, Cassazione n. 28728/2017)

Ordinanza n. 21860 del 7 settembre 2018 (udienza 7 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Perrino Angelina M. – Est. Putaturo Donati Viscido Di Nocera M. G.
Accertamento analitico-induttivo – Articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 e articolo 54 del DPR n. 633 del 1972 – L’Ufficio procede alla rettifica dei componenti reddituali anche in presenza di contabilità formalmente tenuta – Le valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti possono far desumere che la contabilità sia nel suo complesso inattendibile

La Corte di Cassazione con la sentenza n.21823 del 7 settembre 2018 ha statuito che il contribuente che ometta di rispondere ai questionari previsti dall’art. 32, n. 4, del DPR n. 600 del 1973, e non ottemperi alla richiesta di esibizione di documenti e libri contabili relativi all’impresa esercitata, in tal modo impedendo o comunque ostacolando la verifica, da parte dell’Ufficio, dei redditi prodotti, vale di per sé solo ad ingenerare un sospetto in ordine all’attendibilità di quelle scritture, rendendo “grave” la presunzione di attività non dichiarate desumibile dal raffronto tra le percentuali di ricarico applicate e quelle medie del settore e legittimo l’accertamento induttivo ai sensi dell’art. 39, primo comma, lett. d), del DPR n. 600 del 1973.

Sentenza n. 21823 del 7 settembre 2018 (udienza 26 giugno 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Campanile Pietro – Est. Crucitti Roberta
Art. 32, n. 4, del DPR n. 600 del 1973 – La mancata collaborazione del contribuente alle richieste dell’Ufficio fonda il sospetto in ordine alla inattendibilità delle scritture contabili – È legittimo il ricorso all’accertamento analitico-induttivo ex art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 600 del 1973

I giudici del palazzaccio con l’ordinanza n. 21142 del 24 agosto 2018 hanno stabilito che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione, ai soci, degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, per essere stati, invece, accantonati dalla società ovvero da essa reinvestiti, non risultando tuttavia a tal fine sufficiente né la mera deduzione che l’esercizio sociale ufficiale si sia concluso con perdite contabili né il definitivo accertamento di una perdita contabile, circostanza che non esclude che i ricavi non contabilizzati, non risultando né accantonati né investiti, siano stati distribuiti ai soci. (cfr. ex multis, Cassazione 12025/2018).

Ordinanza n. 21142 del 24 agosto 2018 (udienza 12 luglio 2018)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Crucitti Roberta – Est. Guida Riccardo
Accertamento delle imposte sui redditi – Società di capitali a ristretta base azionaria – E’ legittima la presunzione di attribuzione ai soci di utili extracontabili – La società deve offrire la prova contraria

Ai fini Iva, le cessioni che hanno per oggetto terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria non sono considerate “cessioni di beni” e, pertanto, non sono soggette all’imposta. Si ricorda che non costituisce utilizzazione edificatoria la costruzione delle opere realizzate nelle zone  agricole in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo (articolo 2, comma 3, lettera c, Dpr 633/1972).

La detrazione del 19%, prevista in relazione alle spese sostenute per la manutenzione, protezione e restauro dei beni che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) e alla disciplina degli archivi di Stato (Dpr 1409/1963), risultano vincolati, non è cumulabile con quella spettante per le spese sostenute per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (articolo 10, comma 1, Dm 10 febbraio 2007; circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (articolo 10, comma 1, lettera e, Tuir). Si ha diritto alla deduzione anche se gli oneri sono stati sostenuti per i familiari fiscalmente a carico.

Le persone non vedenti, oltre alla detrazione del 19% per l’acquisto dei cani guida, possono beneficiare di una detrazione forfetaria in relazione alla spesa sostenuta per il loro  mantenimento (articolo 15, comma 1-quater, Tuir). La legge di bilancio 2019, modificando la ricordata disposizione del Tuir, ha innalzato la misura della detrazione forfetaria, portandola, a partire dal 1° gennaio 2019, da 516,46 a 1.000 euro.

Il credito d’imposta a sostegno della cultura (art bonus – articolo 1, Dl 83/2014) spetta per le erogazioni liberali in denaro. Tali erogazioni, peraltro, devono essere effettuate avvalendosi esclusivamente di uno dei seguenti sistemi di pagamento: banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Il sostenimento dell’onere è documentato dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta, dall’estratto conto della società che la gestisce. Ne deriva, quindi, che non si ha diritto all’art-bonus per le erogazioni liberali effettuate in contanti (circolare n. 24/E del 31 luglio 2014, paragrafo 6, e circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Dal 1° gennaio 2019, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia (e per le relative variazioni) devono essere emesse esclusivamente fatture elettroniche, utilizzando il Sistema di interscambio (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015). L’entrata in vigore di tale obbligo, peraltro, non ha modificato le disposizioni dettate dal decreto Iva in materia di “fatturazione differita” (possibilità di emettere fattura entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – articolo 21, comma 4, Dpr 633/1972). Pertanto, è possibile emettere una fattura elettronica “differita”. Ad esempio, in relazione a una cessione di beni eseguita il 20 gennaio 2019, sarà possibile emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019. Inoltre, al momento della cessione (20 gennaio), si dovrà: emettere un documento di trasporto (o altro documento equipollente) che accompagni la merce; datare la fattura elettronica 10 febbraio 2019, con l’indicazione dei riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data); includere la relativa Iva nella liquidazione del mese di gennaio. Per ulteriori informazioni sulla fattura elettronica, si rinvia all’area tematica dedicata disponibile sul sito dell’Agenzia.

Dall’Irpef lorda è possibile detrarre un importo pari al 19% degli interessi passivi (e relativi oneri accessori), nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie (articolo 15, comma 1, lettera a, Tuir). La detrazione spetta a prescindere dal fatto che il contratto sia garantito o meno da ipoteca (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

La legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 319, legge 205/2017) ha introdotto a favore di coloro che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati un credito d’imposta parametrato agli importi pagati a titolo di Imu, Tasi e Tari, con riferimento ai locali dove si svolge l’attività, nonché alle eventuali spese di locazione o alle altre spese individuate con il Dm 23 aprile 2018. Il credito è utilizzabile in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento, secondo le modalità e i termini definiti con il provvedimento 12 dicembre 2018. Il codice tributo da indicare nell’F24 è “6894” (risoluzione n. 87/E del 13 dicembre 2018).

La detrazione del 19% relativa ai compensi, comunque denominati, pagati a soggetti di intermediazione immobiliare in dipendenza dell’acquisto dell’abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità (articolo 15, comma 1, lett. b-bis, Tuir), non spetta se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Tra le spese sanitarie detraibili rientrano anche quelle sostenute per la conservazione delle cellule del cordone ombelicale a uso “dedicato” per il neonato o consanguinei con patologia e con approvazione scientifica e clinica. La conservazione deve avvenire esclusivamente presso strutture trasfusionali pubbliche o individuate dalla normativa vigente. Tali presupposti devono risultare dalla documentazione. Al contrario, non sono detraibili le spese relative alla conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale a uso “autologo”, cioè per future esigenze personali (risoluzione n. 155/E del 12 giugno 2009).

Nell’ambito delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir) rientrano anche quelle sostenute per interventi chirurgici, inclusi quelli di piccola chirurgia, che possono essere eseguiti in day hospital da parte di un medico chirurgo, con anestesia locale e senza necessità di alcuna degenza. In particolare, sono detraibili le spese sostenute per interventi chirurgici ritenuti necessari per un recupero della normalità sanitaria e funzionale della persona ovvero per interventi finalizzati a riparare inestetismi, sia congeniti sia dovuti a eventi pregressi (come, ad esempio, incidenti stradali, incendi), comunque suscettibili di creare disagi psico-fisici. Nel caso in cui le spese siano certificate da più documenti, la detrazione spetta per l’intera spesa a condizione che il collegamento con l’intervento chirurgico risulti dai documenti di spesa o sia attestato dalla struttura sanitaria mediante integrazione degli stessi o mediante certificazione aggiuntiva (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018).

Possono fruire della detrazione delle spese per gli interventi di recupero edilizio (articolo 16-bis, Tuir) coloro che possiedono o detengono l’immobile, sul quale sono stati effettuati i lavori, sulla base di un titolo idoneo (ad esempio, proprietà, altro diritto reale, locazione, comodato). In caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile (se diverso dai familiari conviventi), e quindi anche dall’inquilino, è necessario avere la dichiarazione di consenso del possessore (cioè del proprietario dell’immobile) all’esecuzione degli interventi.

L’importo dovuto a titolo di imposta di successione (liquidato dall’Agenzia delle entrate e comunicato ai soggetti obbligati) può essere rateizzato. In tale ipotesi, è possibile versare, nel termine di 60 giorni da quello in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione, un importo non inferiore al 20%, mentre la parte rimanente può essere versata in un numero di 8 rate trimestrali, ovvero, per importi superiori a 20mila euro, in un numero massimo di 12 rate trimestrali. Sugli importi dilazionati sono dovuti gli interessi, calcolati dal primo giorno successivo al pagamento del 20%. Le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre. La dilazione non è ammessa per importi inferiori a 1.000 euro (articolo 38, Dlgs 346/1990).

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, danno diritto a una detrazione Irpef nella misura del 19%. E’ possibile fruire del beneficio solo se il reddito complessivo non supera 40mila euro. Il beneficio deve essere calcolato su un ammontare di spese non superiore a 2.100 euro (la detrazione massima, quindi, è di 400 euro). Il limite deve essere sempre considerato con riferimento al singolo contribuente a prescindere dal numero di soggetti cui si riferisce l’assistenza. Se più soggetti hanno sostenuto spese per assistenza riferite allo stesso familiare, il tetto deve essere ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa (articolo 15, comma 1, lettera i-septies, Tuir).

Nel novero delle spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, che danno diritto alla detrazione Irpef nella misura del 19% (articolo 15, comma 1, lettera e, Tuir), rientrano anche quelle sostenute per la frequenza di un corso di perfezionamento tenuto presso un’università (circolare n. 122 del 1° giugno 1999, paragrafo 1.2.5).

Danno diritto alla detrazione Irpef del 19% (calcolata su un importo massimo di 4mila euro) gli interessi passivi e i relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare, da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir). In caso di mutuo ipotecario sovvenzionato con contributi concessi dallo Stato o da enti pubblici, non erogati in conto capitale, bensì in conto interessi, la detrazione è calcolata sulla differenza tra gli interessi passivi e il contributo concesso. In altri termini, gli interessi passivi danno diritto alla detrazione solo per l’importo effettivamente rimasto a carico del contribuente (circolare n. 108 del 3 maggio 1996, paragrafo 2.3.2). Nel caso in cui il contributo venga erogato in un periodo d’imposta successivo a quello in cui il contribuente ha fruito della detrazione per l’intero importo degli interessi passivi, l’ammontare del contributo percepito deve essere assoggettato a tassazione separata a titolo di onere rimborsato (articolo 17, comma 1, lett. n-bis, Tuir). Qualora, invece, il contributo venga restituito, è possibile recuperare la quota di interessi non detratta, rispettando però le condizioni di fatto e di diritto vigenti per la dichiarazione dei redditi in cui si sarebbe potuto far valere il relativo onere in assenza del contributo e indicando tale importo nel modello dichiarativo tra le “Altre spese” e, in particolare, tra “Le altre spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19%” (risoluzione n. 76/E del 2 agosto 2010).

Nel novero delle spese per le quali compete la detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio rientrano anche quelle finalizzate alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 104/1992 (articolo 16-bis, comma 1, lettera e, Tuir). Ciò detto, anche l’installazione di un montascale è ricompresa tra gli interventi edilizi sulle parti comuni di edifici residenziali atti a rimuovere le barriere architettoniche e, quindi, per la relativa spesa è possibile usufruire della detrazione Irpef per recupero edilizio. La detrazione, peraltro, compete interamente (e non pro quota in base alla ripartizione millesimale della tabella condominiale), in quanto il montascale è necessario all’uso specifico del solo condòmino disabile che ha sostenuto integralmente la spesa (risoluzione n. 336/E del 1° agosto 2008).

La detrazione Irpef del 19%, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro, prevista per le spese sanitarie in generale e per l’acquisto di farmaci in particolare (articolo 15, comma 1, lettera c, Tuir), spetta anche per le spese relative ai farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati on line da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla Regione o dalla Provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla relativa legislazione (articolo 112-quater, Dlgs 219/2006). L’elenco delle farmacie e degli esercizi commerciali autorizzati alla vendita on line è consultabile sul sito www.salute.gov.it (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 24).

In base a quanto previsto espressamente dalla legge, l’Imu non si applica alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (articolo 13, comma 2, lettera c, decreto legge 201/2011).

Category: FAQs – Imu
Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che possiedono, nel corso del periodo d’imposta, un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (articolo 12, comma 2, Tuir). Il limite è fissato con riferimento all’intero periodo d’imposta, rimanendo del tutto indifferente il momento in cui tale reddito si è prodotto nel corso del periodo stesso. Pertanto, il superamento della soglia reddituale determina la perdita del diritto alla detrazione fiscale per l’intero periodo d’imposta e, dunque, anche per la parte dell’anno in cui il familiare è stato privo di reddito (circolare n. 15/E del 16 marzo 2007, paragrafo 1.4.8).

In linea generale, i corrispettivi delle prestazioni di servizi (e delle cessioni di beni) per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura se non a richiesta del cliente, ma rispetto alle quali sussiste comunque l’obbligo di certificazione fiscale, possono essere documentati mediante il rilascio della ricevuta ovvero dello scontrino (articolo 1, Dpr 696/1996). Tuttavia, per una serie di operazioni, è espressamente previsto l’esonero dall’obbligo di certificazione. Tra queste ultime rientrano le prestazioni effettuate, in caserme, ospedali o altri luoghi stabiliti, da barbieri, parrucchieri, estetisti, sarti e calzolai in base a convenzioni stipulate con pubbliche amministrazioni (articolo 2, lettera r, Dpr 696/1996). Pertanto, al ricorrere delle condizioni prescritte dalla legge, per le prestazioni rese in un ospedale, un barbiere non è tenuto al rilascio della ricevuta fiscale.

Al ricorrere delle condizioni prescritte dalla normativa di riferimento, possono fruire della detrazione Irpef delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio disciplinata dall’articolo 16-bis, Tuir, non solo i proprietari degli immobili, ma anche i titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che sostengono le relative spese. Ai fini dell’agevolazione in esame, non rileva la distinzione tra “prima” e “seconda” casa di abitazione.