CONSIGLIO NAZIONALE CDL – Comunicato 18 marzo 2020
Decreto “Cura Italia”: disattese le richieste degli ordini professionali
Il decreto “Cura Italia” sembra dimenticarsi dei 2,3 milioni di professionisti ordinistici italiani. È quanto sottolineato ieri, in una lettera a firma congiunta indirizzata al Presidente del Consiglio dalla Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (CUP), Marina Calderone, e dal Coordinatore della Rete Professioni Tecniche (RPT), Armando Zambrano, sollecitando un intervento anche a tutela di questa ampia popolazione di lavoratori italiani. Nulla si dice – continua la lettera – sulla possibilità che le Casse di Previdenza dei professionisti possano essere autorizzate ad utilizzare le loro risorse, anche in deroga rispetto ai vincoli normativi esistenti, per individuare forme di sostegno e di integrazione al reddito dei professionisti iscritti ai 27 ordini professionali.
Allegato
Decreto – Legge “Cura Italia” di prossima emanazione
Illustre Presidente,
nella giornata di ieri abbiamo assistito alla conferenza stampa in cui Lei ha presentato i contenuti del Decreto “Cura Italia”, apprezzando lo spirito con cui il Governo da Lei presieduto ha voluto dare al Paese intero una dimostrazione di attenzione e di vicinanza concreta, individuando una moltitudine di strumenti e di interventi a sostegno dell’economia e del lavoro.
In queste ore, in attesa della pubblicazione del testo definitivo, ognuno di noi ha letto con attenzione e interesse le varie bozze che sono circolate a mezzo dei canali di stampa.
Accanto a misure a sostegno dei lavoratori subordinati del settore privato e pubblico, sono previste misure anche a favore dei titolari di partita I.V.A. iscritti alla Gestione Separata degli Autonomi tenuta presso l’INPS e per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni sostitutive dell’AGO.
Salvo smentite che potrebbero arrivare – a questo punto – solo dal decreto definitivo, ci risulta esserci solo una categoria di lavoratori di cui il testo sembrerebbe essersi dimenticato: i professionisti iscritti agli ordini professionali che versano la loro contribuzione pensionistica alle Casse professionali privatizzate!
Sul futuro dei 2.300.000 professionisti ordinistici italiani, il decreto nulla dice.
Nulla si dice, almeno da quanto emerge dalle ultime bozze conosciute, sulla possibilità che le nostre Casse di Previdenza possano essere autorizzate ad utilizzare le loro risorse, anche in deroga rispetto ai vincoli normativi esistenti, per individuare forme di sostegno e di integrazione al reddito dei professionisti iscritti.
Gli iscritti ai 27 ordini professionali sono un esercito di lavoratori che, nella stragrande maggioranza dei casi, in questi giorni di difficoltà e di pericolo di diffusione della Pandemia da virus COVID – 19, sono al loro posto di lavoro, al servizio dei cittadini e dello Stato.
Si tratta di donne e uomini, di Professionisti, con un alto senso del dovere e del valore sociale della professione che non viene meno neanche di fronte ad un nemico potente e ancora sconosciuto come il virus che sta sconvolgendo il nostro modo di vivere.
I mesi che verranno saranno difficilissimi, sul fronte della tenuta della nostra economia e delle ricadute sul mondo del lavoro.
Per questo motivo, non possiamo rischiare che un universo di competenze come quello costituito dai professionisti ordinistici, sia sacrificato perché non adeguatamente sostenuto e abbandonato a sé stesso.
Mi permetto, quindi, di sottolinearLe l’assoluta necessità che un decreto che si prefigge l’obiettivo di curare il Paese, si prenda cura indistintamente di tutti i suoi cittadini, unendo e non dividendo la società di fronte ad una emergenza sanitaria che non chiede alle sue vittime quale sia il loro status lavorativo, ma accomuna tutti indistintamente.
Lei, Illustre Presidente, nel Suo Alto Ufficio ha portato il sapere intellettuale e i valori umani e deontologici di un professionista.
Su questi presupposti, siamo certi che potremo contare sulla Sua sensibile attenzione.