CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 giugno 2021, n. 16598
Tributi – ICI – Esenzione ex art. 7 lett.i) del d.lgs. n. 504/1992 – Esclusiva attività di culto – Onere di prova. – Omessa dichiarazione – Annualità successiva al 2007 – Sanzioni – Esclusione
Fatti e ragioni della decisione
La CTR del Lazio, con la sentenza indicata in epigrafe accoglieva l’appello proposto da Roma Capitale, ritenendo la legittimità dell’avviso di accertamento ICI per l’anno 2010 a carico dell’Istituto degli Oblati di Maria Vergine, come ridotto nell’importo dal provvedimento reso in sede di autotutela parziale.
La CTR, chiarito che l’appello era stato ritualmente proposto e che il Comune si era limitato a ridurre la pretesa nei limiti del provvedimento di autotutela, affermò che la situazione fluida nella quale si erano trovati i beni, tenuto conto della pubblicità riportate su internet su siti non riferibili all’ente che avevano tratto informazioni comunque dalla contribuente erano tali da indurre a ritenere mancante la prova dei presupposti per l’esenzione che la contribuente non aveva dimostrato.
Aggiungeva poi che rispetto alle sanzioni le stesse erano dovute in ragione del mancato versamento dell’imposta dovuta.
L’Istituto degli Oblati di Maria Vergine ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.
Roma Capitale si è costituita con controricorso e ricorso incidentale, affidato ad un motivo.
La ricorrente ha depositato memoria.
Con il primo motivo si deduce la nullità della sentenza in relazione alla modifica della domanda operata nel corso del giudizio da Roma Capitale per effetto del provvedimento di annullamento parziale in autotutela che avrebbe determinato la modifica dell’originario oggetto della causa.
La censura è palesemente infondata. L’amministrazione comunale non ha modificato i termini della controversia, essendosi piuttosto limitata a ridurre l’originaria pretesa esposta nell’avviso di accertamento-cfr. Cass. n. 27543 del 30/10/2018.
Con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 7 lett.i) del d.lgs. n. 504/1992 e la violazione dell’art. 360 c. 1 n. 5 cpc. La CTR avrebbe omesso di prendere in considerazione gli elementi documentali dai quali risulterebbe la sussistenza dei presupposti per l’esenzione dal tributo, essendo palese lo svolgimento di esclusiva attività di culto.
Il motivo è inammissibile, tendendo a sollecitare a questa Corte un giudizio valutativo delle diverse emergenze probatorie offerte dall’istituto ricorrente diverso da quello operato dalla CTR. Sicché la censura, pur formalmente prospettata come vizio di omesso esame di fatti controversi e decisivi per il giudizio o come vizio di violazione di legge, non può ritenersi ammissibile, avendo il giudice di appello mostrato di conoscere le motivazioni poste a base della posizione dell’Istituto (riportate nella parte espositiva della sentenza) ed espresso il proprio avviso sulla base del materiale indiziario offerto da Roma Capitale fino al punto di ritenere quello allegato dall’istituto non adeguato a dimostrare il diritto all’esenzione, integra una inammissibile rivalutazione in sede di legittimità dell’apprezzamento delle emergenze probatorie operato dalla CTR-cfr.Cass. n. 23940/2017, avendo il giudice di merito comunque esaminato le prove proposte dalla contribuente, ciò escludendo la violazione del parametro di cui al n. 5 dell’art. 360 c. 1 n. 5 c.p.c.
Con il terzo motivo si deduce la violazione dell’art. 3 d.lgs. n. 472/1997, in relazione all’art. 37, commi 53 e 54 del d.l. n. 223/2006, come modificato dall’art. 1, comma 174 della l. n. 296/2006. La CTR avrebbe omesso di considerare che la sanzione applicata all’Istituto ricorrente non era collegata all’omesso versamento dell’ICI, ma all’omessa dichiarazione di tale tributo. Adempimento che era venuto meno in base al citato art. 37. Tale motivo va esaminato in maniera congiunta rispetto al motivo di ricorso incidentale, con il quale Roma Capitale ha chiesto che in riforma della sentenza impugnata fosse riconosciuto il diritto dell’ente al pagamento delle sanzioni per l’omessa dichiarazione ICI.
Il terzo motivo di ricorso principale è fondato mentre è infondato il ricorso incidentale.
Ed invero, questa Corte ha già avuto modo di chiarire che l’art. 37, comma 53 del d.l. n. 223/2006 ha disposto, con decorrenza dall’anno 2007, la soppressione degli obblighi della dichiarazione o comunicazione ICI, di cui all’art. 10, comma 4, del d. lgs. n. 504/1992.
L’art. 1, comma 174 della legge n. 296/2006 ha aggiunto alla citata disposizione dell’art. 37 comma 53 del citato decreto n. 223/2006 il seguente periodo: «Resta fermo l’obbligo di presentazione della dichiarazione nei casi in cui gli elementi rilevanti ai fini dell’imposta dipendano da atti per i quali non sono applicabili le procedure telematiche previste dall’art. 3 bis del d. lgs. 18 dicembre 1997, n. 463, concernente la disciplina del modello unico informatico». L’efficacia della soppressione dell’obbligo di dichiarazione o comunicazione, era collegata dal citato art. 37, comma 53 del d.l. n. 223/2006 e successive modifiche alla data di effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali, da accertare con provvedimento del direttore dell’ (allora) Agenzia del Territorio, al fine di consentire ai Comuni di usufruire delle informazioni necessarie per l’effettuazione dei controlli relativi agli accertamenti ICI, che altrimenti avrebbero potuto essere noti agli enti locali solo attraverso la dichiarazione o comunicazione di cui all’art. 10, comma 4, del d. lgs. n. 504/1992, è avvenuta con il provvedimento direttoriale in del 18 dicembre 2007, determinando la non operatività dell’obbligo di dichiarazione a partire dall’anno 2007 – cfr. Cass. n. 5362/2017.
Erroneamente la CTR ha quindi ritenuto legittima l’applicazione della sanzione per omessa dichiarazione a carico della parte contribuente con riguardo all’anno 2010.
Sulla base di tali considerazioni, il ricorso principale va accolto limitatamente al terzo motivo e per il resto rigettato, come il ricorso incidentale.
La sentenza impugnata va pertanto cassata e non occorrendo ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito, confermando la sentenza resa dalla CTR Lazio limitatamente a quanto accertato con riferimento al tributo ICI dovuto dall’Istituto degli Oblati di Maria Vergine e escludendo le sanzioni irrogate da Roma Capitale.
L’esito complessivo del giudizio di legittimità impone la compensazione delle spese del giudizio.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 – quater, nel testo introdotto dal L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della parte ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
P.Q.M.
Accoglie il terzo motivo di ricorso principale, rigetta i primi due motivi del ricorso principale ed il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata ed in riforma parziale della sentenza resa dalla CTR esclude la debenza delle sanzioni irrogate da Roma Capitale alla parte contribuente, confermandola nel resto con riferimento al tributo ICI.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 – quater, nel testo introdotto dal L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della parte ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
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