Corte di Cassazione ordinanza n. 26933 depositata il 22 ottobre 2019
dichiarazione integrativa – limiti
Ritenuto che:
R.S. impugnò la cartella di pagamento, relativa all’anno d’imposta 2005, formata a seguito di controllo automatizzato ex art. 36 bis del d.P.R. 29/09/1973 n. 600 e di comunicazione d’irregolarità, con la quale l’Amministrazione finanziaria richiedeva il pagamento di euro 173.239,42 a titolo di omesso e insufficiente versamento ai fini IRAP, IRPEF ed IVA, deducendo che il commercialista, per mero errore, aveva dichiarato un reddito maggiore di quello effettivamente conseguito, sicchè, in data 30.09.2009, accortosi dell’errore, aveva presentato dichiarazione integrativa, rettificando il reddito dichiarato.
La Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo (di seguito, per brevità, CTP), respingeva il ricorso presentato dal contribuente e tale decisione veniva confermata dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (di seguito, per brevità, CTR), che respingeva l’appello del contribuente ritenendo che la dichiarazione integrativa era tardiva e, quindi, da considerarsi omessa ex art. 8 bis d.P.R. n. 322 del 1998, che, in ogni caso, la cartella esattoriale era fondata.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il contribuente affidandosi ad un unico motivo.
Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate. Equitalía Nord S.p.A. è rimasta intimata.
Considerato che:
1. Con il primo ed unico motivo di ricorso, il ricorrente si duole, in relazione all’art 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., dell’omesso esame, da parte della CTR lombarda, di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, riguardante gli elementi di fatto allegati per provare l’erroneità dei dati dichiarati rispetto a quelli effettivi; in particolare, deduce che già dalla dichiarazione dei redditi, prodotta in prime cure, la CTR avrebbe potuto evincere le categorie reddituali dalle quali determinare il reddito percepito nonchè che, nel quadro RL rigo 14, era stato erroneamente inserito un compenso derivante da attività di lavoro pari ad euro 300.000, mai esercitata; inoltre, deduce che la CTR aveva omesso qualsivoglia considerazione sulla utilizzabilità della nuova documentazione prodotta in appello, che aveva omesso di considerare gli altri elementi a discolpa del contribuente, ed, infine, aveva omesso di motivare circa la possibilità per il contribuente di poter emendare la dichiarazione senza limiti di tempo.
La difesa erariale replica con controricorso, ribadendo come il contribuente non avesse spiegato in alcun modo l’errore contenuto nella dichiarazione.
2. Il ricorso è infondato e va, dunque, rigettato per i motivi qui di seguito esposti.
3. Le motivate argomentazioni della sentenza impugnata, consentono di escludere che essa sia incorsa nel denunciato vizio motivazionale.
4. La ratio decidendi della sentenza costituente oggetto di impugnazione, riguarda essenzialmente l’emendabilità, ed i conseguenti effetti, della dichiarazione del contribuente fatta per errore. Sul punto la CTR ha riformato la prima decisione, motivando compiutamente e correttamente in relazione a tutti i fatti controversi e decisivi per il giudizio, riguardanti, in primo luogo, i limiti temporali dell’emenda e l’eventuale rimborso conseguenti all’impossibilità della rettifica (v. pag. 3, par.1) della sentenza: «la dichiarazione dei redditi trasmessa telematicamente in data 31/10/06 e nella quale, secondo il contribuente, erano stati inseriti dati erronei, poteva essere emendata con dichiarazione integrativa nel rispetto dei termini di decadenza previsti dalla legge, in particolare dall’articolo 2 comma 8 bis del d.p.r. n. 322/1998, come modificato dall’articolo 2 del d.p.r. n. 435 del 2000 in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2002: la suddetta normativa prevede che il contribuente possa presentare una dichiarazione integrativa non oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo e non come ritenuto dal sig. R.S. senza alcun limite temporale… il contribuente impossibilitato alla rettifica, in ogni caso, secondo l’insegnamento della Suprema Corte mantiene il diritto alla ripetizione delle somme ritenuta indebitamente incassate con la presentazione di apposita istanza si rimborso. Vedi in tal senso sentenza Cassazione 5373 e del 2012 e 6253 del 2012»); in secondo luogo, nonostante la questione temporale risolvesse, in radice, la questione dell’emendabilità, ha anche affrontato il tema della mancata prova dell’errore rilevando come il contribuente non avesse spiegato l’errore né attraverso documenti contabili, nè attraverso la richiesta di assunzione di responsabilità da parte del commercialista che aveva commesso l’errore (v. sentenza pag. 3, par. 3): «(…) come il contribuente si sia limitato a sostenere che nella dichiarazione dei redditi del 2006 erano stati inseriti dati sbagliati, ma a tale assunto non fa seguire la prova documentale del fatto, nè spiega come e perché i dati esposti nella stessa debbano essere considerati errati, nessuna richiesta di dichiarazione di assunzione di responsabilità rivolta al professionista che ha materialmente redatto ed inviato telematicamente la dichiarazione, né altro documento contabile con provenienze e data certa, attestante l’errore presuntivamente commesso risulta gatti pertanto il fatto cardine della presente controversia non è stato chiarito.»).
5. E’ evidente, dunque, che non v’è affatto vizio motivazionale nei termini censurati dal ricorrente. Peraltro, non può mancarsi di evidenziare che l’assunto dei secondi giudici, oltre ad essere adeguatamente motivato, è corretto. Quanto al limite temporale previsto per l’emendabilità della dichiarazione integrativa dalle disposizioni richiamate nella sentenza impugnata, sebbene la questione ha creato nel passato un lungo contrasto giurisprudenziale, è stata risolta dalle Sezioni Unite di questa Corte con la nota pronuncia 30/06/2016 n. 13378, Rv. 640206-01, secondo cui in caso di errori od omissioni nella dichiarazione dei redditi, la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini di cui all’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 se diretta ad evitare un danno per la P.A. (art. 2, comma 8, del d.P.R. n. 322 del 1998), mentre, se intesa, ai sensi del successivo comma 8 bis, ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante, fermo restando che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento ed, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria. Nel caso che occupa, dunque, bene ha motivato la CTR, adeguandosi ai principi di questa Corte.
6. Egualmente, risulta ampiamente e correttamente motivato il perché non poteva considerarsi raggiunta la prova dell’errore, avendo la CTR spiegato che il contribuente non ha offerto prova del perchè i dati esposti nella dichiarazione dovevano considerarsi errati mancando, tra l’altro, anche la richiesta di assunzione di responsabilità del professionista che aveva redatto ed inviato telematicamente l’atto o, comunque, altro documento contabile di provenienza e data certa dai quali risalire all’errore.
7. Infine, l’ulteriore censura riguardante l’omessa motivazione circa l’utilizzabilità della documentazione prodotta in appello, è inammissibile prima ancora che infondata, perché il ricorrente non ha adempiuto all’onere di specifica indicazione degli atti e dei documenti che non sarebbero stati presi in considerazione e che sarebbero stati decisivi per il giudizio (ex plurimis, cfr. Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 23452 del 06/10/2017, Rv. 646334 – 01).
8. Il ricorso va dunque rigettato.
9. Le spese seguono la soccombenza del ricorrente e vengono liquidate in favore dell’Agenzia delle Entrate, come da dispositivo. Per Equitalia Nord S.p.A„ che non ha svolto attività difensiva, nulla si provvede in ordine alle spese.
10. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del comma 1- bis, dello stesso articolo 13.
PQM
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate, liquidate in complessivi euro 5.600,00, oltre spese prenotate a debito. Nulla per le spese per Equitalia Nord S.p.A. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del comma 1- bis, dello stesso articolo 13.