CORTE di CASSAZIONE, sezione tributaria, ordinanza n. 11352 depositata il 29 aprile 2024
Tributi – Avviso di accertamento – IRPEF – Redditi di capitale non dichiarati – Estinzione del giudizio
Rilevato che
1. In data 12 novembre 2010 la sig.ra Ce.An. riceveva notifica di un avviso di accertamento ai fini IRPEF, n. (…), relativo all’anno d’imposta 2005. L’Agenzia delle Entrate – direzione provinciale di Roma I – sulla scorta di p.v.c. redatto dalla Guardia di Finanza di Roma, accertava a carico di tale contribuente redditi non dichiarati, nel Mod. Unico 2006, pari a Euro 404.053,08, individuati ai sensi dell’art. 12 del d.l. 1° luglio 2009, n. 78 e qualificati quali redditi di capitale, calcolando, ex art. 26 -ter del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la maggiore imposta sostitutiva dovuta nella misura del 12,50% (pari a Euro 50.507,00, oltre interessi); all’esito dell’attività di verifica svolta dalla Guardia di Finanza, sulla base della nota “Lista Falciani”, la contribuente, infatti, risultava intestataria presso l’Istituto Bancario svizzero HSBC di attività finanziarie non dichiarate in Italia.
2. Avverso l’avviso di accertamento la contribuente proponeva ricorso dinanzi alla C.t.p. di Roma; si costituiva in giudizio anche l’Ufficio, contestando i motivi di ricorso e chiedendo la conferma del proprio operato.
3. La C.t.p., con sentenza n. 11412/17/2014, rigettava il ricorso della contribuente, confermando le pretese impositive e sanzionatorie oggetto del contendere.
4. Contro tale decisione proponeva appello la contribuente dinanzi la C.t.r. del Lazio; si costituiva anche l’Agenzia delle Entrate, chiedendo l’inammissibilità e, in ogni caso, il rigetto dell’appello.
5. Con sentenza n. 7050/14/2015, depositata in data 24 dicembre 2015, la C.t.r. adita accoglieva il gravame della contribuente, compensando tra le parti le spese di lite.
6. Avverso la sentenza della C.t.r. del Lazio, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un solo motivo.
La contribuente ha resistito con controricorso.
La causa è stata trattata nella camera di consiglio del 5 marzo 2024.
Considerato che
1. Con l’unico motivo di ricorso, cosi rubricato: “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 12 del D.L. n. 78/2009, dell’art. 4 del D.L. 23 giugno 1990, n. 168 e degli artt. 26 ter e 43 del d.P.R. n. 600/1973 e 44 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.” l’Ufficio lamenta l’error in iudicando nella parte in cui, nella sentenza impugnata, la C.t.r. ha considerato inapplicabile il raddoppio dei termini di accertamento, al contrario non rilevante in quanto l’avviso, relativo alla dichiarazione anno 2005 che è stata presentata nel 2006, risultava emesso e notificato nel rispetto del termine ordinario previsto; cosi come ha ritenuto la disciplina che prevede l’utilizzo di una presunzione legale relativa nel metodo di accertamento avere natura sostanziale e non, invece, procedurale, in questo modo impedendone l’applicazione retroattiva anche ad anni d’imposta anteriori alla sua entrata in vigore.
2. Va premesso che in data 29 maggio 2019, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dall’art. 6, comma 2-ter del d.l. n. 119/2018 convertito dalla legge n. 136/2018 ed ha allegato la copia della domanda medesima nonché copia della quietanza di versamento della prima rata.
2.1. Orbene, vista la documentazione depositata in data 22 novembre 2023 dalla parte contribuente ai fini della definizione agevolata della controversia ai sensi dei commi 8, 9 e 10 dell’art. 6 del d.l. 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136 e rilevato che entro il 31 dicembre 2020 nessuna delle parti ha presentato l’istanza di trattazione di cui al comma 13 dell’art. 6 del citato d.l. n. 119 del 2018 né risulta intervenuto diniego della definizione, poi impugnato, ai sensi di tale comma 13 dell’art. 6 del d.l. n. 119 del 2018, il processo si è estinto con il decorso del termine del 31 dicembre 2020, fatta salva la possibilità per le parti di chiedere la fissazione dell’udienza ai sensi del terzo comma dell’art. 391 cod. proc. civ.
2.2. Inoltre, deve darsi atto anche che nelle more e intervenuta estinzione per definizione agevolata con decreti nn. 7156/22 e 39602/21 anche per gli accertamenti relativi a diverse annualità ed oggetto dei giudizi RGN 29353/18 e 28652/18.
3. In conclusione, va dichiarata l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere atteso che il pagamento era previsto in unica rata e non e intervenuto nei termini diniego di condono.
Spese a carico di chi le ha anticipate.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1- quater del d.P.R. n. 115/2002, dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso articolo 13, se dovuto.
P.Q.M.
Dichiara l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
Spese a carico della parte che le ha anticipate.