Nel nostro ordinamento il rapporto di lavoro subordinato è regolato, oltre che dai contratti collettivi e dalle norme sul lavoro, anche da principi generali diretti alla tutela della salute e sicurezza del lavoratore. In particolare:

  • l’art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’attività “le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore”.

  • La normativa europea e nazionale sul lavoro (es. Direttiva 2003/88/CE sul lavoro di 48 ore-settimana, riposo settimanale, lavoro notturno, etc., recepita in particolare con il Decreto Legislativo 66/2003) fissa limiti orari, tempi di riposo e turni.

  • La tutela costituzionale della salute (art. 32 Cost.) e della dignità del lavoratore (art. 36 e art. 41 Cost.) fornisce ulteriore fondamento alla responsabilità del datore in caso di negligenza organizzativa o sistematica.

In tale quadro, l’insorgere di situazioni lavorative che comportino carichi eccessivi di lavoro, turni prolungati o ripetuti, mancanza di pause o riposi compensativi può dar luogo ad un danno alla salute psico-fisica del lavoratore, comunemente indicato come “stress da lavoro correlato”.

Turni prolungati, orario e limiti contrattuali e normativi

Limiti normativi generali

La normativa sulle ore di lavoro stabilisce:

  • Per il lavoro ordinario, il divieto di superare determinate soglie giornaliere e settimanali; ad esempio, il D.Lgs. 66/2003 fissa un orario normale e paletti per lo straordinario.

  • Il riposo minimo giornaliero, il riposo settimanale, l’obbligo di pause in caso di lavoro prolungato, lavoro notturno, turni, ecc.

  • Nei contratti collettivi – ed in particolare nei lavori a turni – sono spesso previste discipline specifiche: durata massima continuativa del turno, maggiorazioni, riposi compensativi, turnazione, reperibilità, ecc.

Il regime dei turni nel lavoro a turnazione ed il rischio da prolungamento

Quando un lavoratore viene assegnato a turni (es. 3 turni, notturni, continuità h24/7) i rischi per la salute aumentano: alterazione del ritmo sonno-veglia, stress da sovraccarico, affaticamento, ridotta capacità di recupero, ecc. La giurisprudenza ha rilevato che il superamento sistematico dell’orario contrattuale o legale, senza idonei riposi, può integrare una violazione dell’art. 2087 c.c. e dare luogo al risarcimento del danno. Ad esempio, la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro con la sentenza n. 26393/2013 ha ritenuto risarcibile il danno biologico nel caso di turni notturni “stressanti” con esposizione a sostanze chimiche. 

Più recentemente, è stato osservato che “quando il lavoro straordinario diventa una regola e non più un’eccezione … lo svolgimento di un numero elevato di ore di straordinari può determinare una lesione del diritto al riposo, protetto dall’art. 36 Cost.” 

I turni prolungati e la violazione dei limiti continuativi

Nel caso oggetto della ordinanza n. 26923/2025 della Cassazione, una vicenda di un medico anestesista che aveva lavorato un turno ininterrotto dalle 15:21 del sabato 11 agosto fino alle 07:00 della domenica successiva, e altri turni analoghi (es. 13 h 28 m, 14 h 14 m, 14 h 12 m) sono stati ritenuti elementi indicativi della violazione delle norme di durata massima del turno continuativo per i dirigenti medici in servizio notturno (12 ore) e, per l’effetto, della carenza di tutela dell’organizzazione aziendale. 

La Corte ha rilevato: «… la prestazione lavorativa notturna si è protratta … per quasi 16 ore consecutive e per di più in condizioni di continuo stress. …» 

Da ciò emerge che non è richiesto solo uno sforamento occasionale, ma un contesto caratterizzato da superamento sistematico, reiterato, che incide sulla salute del lavoratore e che l’organizzazione del lavoro non ha compensato con idonee misure.

Responsabilità del datore di lavoro: onere della prova, nesso causale e obbligo organizzativo

Il nesso causale

Con l’ordinanza n. 26923/2025 la Cassazione ha precisato che:

«In tema di risarcimento del danno alla salute conseguente all’attività lavorativa, il nesso causale rilevante … è identico a quello da provare ai fini della condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno … ne consegue che, una volta provato il predetto nesso causale, grava sul datore di lavoro l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell’evento dannoso.» 

Ciò significa che non basta la mera prova della condizione lavorativa gravosa: il lavoratore/eredi devono innanzitutto allegare e in concreto provare l’esistenza della prestazione lavorativa (turni, orari eccedenti, mancanza di riposo) e il danno alla salute; successivamente spetta al datore di lavoro dimostrare di avere effettivamente posto in essere tutte le misure idonee alla tutela della salute.

La giurisprudenza ha più volte chiarito che il nesso causale può ricomprendere non solo il singolo turno, bensì l’“intero atteggiarsi del rapporto di lavoro” (come nella pronuncia citata). 

In particolare, nel caso analizzato la Corte ha ritenuto che la Corte d’appello aveva erroneamente limitato la valutazione al solo ultimo turno, senza considerare i precedenti turni e il contesto organizzativo complessivo. 

L’obbligo organizzativo del datore di lavoro

Ai sensi dell’art. 2087 c.c., il datore di lavoro ha un obbligo di risultato indiretto: non garantire un risultato certo, ma adottare tutte le cautele “necessarie”. Ciò implica:

  • rispetto dei limiti orari e della normativa sui turni e riposi;

  • idonea programmazione del lavoro in turni, con attenzione a pause, recuperi, compatibilità dei turni (notturni, reperibilità, continuità);

  • controllo e monitoraggio delle condizioni di lavoro, e, se necessario, adeguamento degli assetti organizzativi per evitare carichi eccessivi e usura psicofisica.

    La Cassazione nell’ordinanza 26923/2025 ha sottolineato che una volta dimostrato il nesso causale, l’onere della prova si sposta sul datore: questi deve provare di aver “adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell’evento dannoso”. 

    In mancanza di tale prova, può configurarsi la responsabilità datoriale e la conseguente condanna al risarcimento del danno alla salute.

L’evoluzione giurisprudenziale e la presunzione di danno

La giurisprudenza ha altresì sviluppato il concetto che, in presenza di superamento sistematico di orari, turni prolungati e carichi gravosi, si può avere una “usura psicofisica” presunta (o quanto meno desumibile per presunzione) anche in assenza di patologia specifica, purché siano dimostrati gli elementi fattuali del sovraccarico e della carenza di tutela. Ad esempio: la Cassazione con la sentenza n. 13356/2011 ha riconosciuto che lo stress psico-fisico “ha diritto a ricevere il risarcimento”.

Allo stesso modo, viene affermato che l’eccessivo ricorso allo straordinario può determinare la lesione del diritto al riposo e pertanto aprire diritto al risarcimento.

Il danno da stress lavoro-correlato da turni eccedenti: profili di diritto e prassi applicativa

Condizioni per il risarcimento

Perché possa essere riconosciuto un risarcimento per danno da stress correlato ai turni prolungati o all’eccesso orario, occorre:

  1. la prova della prestazione lavorativa eccedente – ad esempio registrazioni orarie, turni notturni, reperibilità, timbrature;

  2. il superamento del tempo di lavoro legale o contrattuale, della normale turnazione, oppure mancanza di adeguati riposi o recuperi;

  3. la prova – anche per presunzione – del danno alla salute o all’integrità psico-fisica, ovvero di una compromissione della sfera personale (salute, vita privata, recupero/rest­ituzione delle energie);

  4. il nesso causale tra la prestazione eccedente e il danno subito (anche ricomprendente l’intero rapporto di lavoro, non solo l’ultimo turno);

  5. la colpevolezza o la mancata adozione da parte del datore delle cautele necessarie (l’onere della prova inverso spetta al datore una volta stabilito il nesso).

    Nella ordinanza 26923/2025, la Corte ha ritenuto integrato il primo requisito (turni prolungati), il nesso causale (considerando l’intero lungo periodo e il riconoscimento di equo indennizzo) e la mancata dimostrazione da parte del datore che avesse adottato misure preventive. 

Quali limiti orari e quali turni prolungati?

Non esiste una soglia rigida indicata dalla Corte per tutti i settori: molto dipende dal contratto collettivo, dalla gravosità della mansione, dalla presenza di turni notturni o reperibilità. Tuttavia:

  • Nel caso medico dell’ordinanza 26923/2025, erano attestate prestazioni di circa 13-16 ore consecutive, non compatibili con la normativa interna per i dirigenti medici.

  • In altri casi è stata accolta la nozione che lo svolgimento sistematico di ore straordinarie, turni di reperibilità e orari reiterati oltre il limite costituiscano elemento di “usura psicofisica”. 

  • Il criterio della “maggiore gravosità” del turno e del “riposo compensativo” è affermato: ad esempio, la Cassazione con ordinanza n. 28575/2024 ha stabilito che il superamento dell’orario giornaliero e un turno notturno particolarmente intenso possono dare diritto – anche se non vi è superamento complessivo settimanale – ad un riposo compensativo o al riconoscimento della maggiore gravosità. 

  • In sintesi: l’elemento rilevante non è solo il superamento numerico, ma la sistematicità, la mancanza di recuperi adeguati e la gravosità della turnazione.

Conseguenze pratiche per l’impresa

Per le imprese e datori di lavoro, da queste pronunce derivano alcuni obblighi operativi:

  • verificare l’articolazione dei turni e l’effettivo rispetto dei limiti contrattuali e normativi;

  • predisporre adeguati sistemi di monitoraggio delle ore lavorate, delle pause, dei riposi, della frequenza dei turni notturni o di reperibilità;

  • programmare il recupero psico-fisico (riposi compensativi, pause tra i turni, rotazioni che evitino sovraccarico continuo);

  • informare e formare i lavoratori circa i rischi da lavoro a turni e adottare misure di valutazione e prevenzione (anche ai sensi del D.Lgs. 81/2008 – salute e sicurezza).

    Il mancato adempimento può portare non solo a sanzioni, ma anche a responsabilità risarcitoria nei confronti dei lavoratori.

Riflessioni conclusive

Il tema dello stress correlato al lavoro e dei turni prolungati costituisce una frontiera particolarmente delicata della tutela del lavoratore in quanto mette in gioco non solo diritti economici, bensì diritti fondamentali quali la salute, il riposo, la dignità della persona.

La pronuncia più recente della Cassazione (ordinanza n. 26923/2025) segnala un ulteriore rafforzamento della posizione del lavoratore: una volta dimostrato il nesso causale tra le condizioni di lavoro e l’evento dannoso, l’onere della prova grava sul datore di lavoro — che deve dimostrare di aver adottato tutte le misure preventive.

In tale luce, l’organizzazione dei turni, la rotazione, il rispetto delle pause e dei riposi, il monitoraggio dell’usura psicofisica non sono più aspetti puramente gestionali, ma elementi essenziali per evitare responsabilità.

Per il lavoratore, diviene importante far valere tempestivamente i propri diritti: raccogliere prove dei turni, orari, pause non godute, condizioni di lavoro gravose, e – se del caso – agire per il risarcimento del danno in sede civile.