Con l’articolo 1, comma 725, della legge n. 199/2025, il legislatore introduce un ulteriore tassello nel processo di rafforzamento dei controlli preventivi sulla spesa pubblica, incidendo in modo diretto sui rapporti economici tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

La disposizione sancisce un principio di portata generale: l’erogazione di compensi e corrispettivi da parte della P.A. è subordinata alla verifica della regolarità fiscale del professionista beneficiario. In caso di irregolarità, il pagamento non può essere disposto.

La norma si colloca all’intersezione tra diritto tributario, diritto amministrativo e contabilità pubblica, e si presta a essere letta non come intervento isolato, ma come espressione di una più ampia strategia di integrazione tra funzione impositiva e funzione di spesa.

Il contenuto precettivo dell’art. 1, comma 725, L. n. 199/2025

Il comma 725 prevede che le Pubbliche Amministrazioni, prima di procedere alla liquidazione di somme dovute a professionisti per incarichi, consulenze o prestazioni di qualsiasi natura, siano tenute a verificare la regolarità della posizione fiscale del soggetto creditore.

In presenza di inadempienze tributarie, il pagamento è sospeso o comunque non eseguibile fino alla regolarizzazione. La disposizione non si limita a introdurre un mero onere procedimentale, ma incide direttamente sulla esigibilità del credito nei confronti della P.A.

Il legislatore, in tal modo, attribuisce alla regolarità fiscale una funzione assimilabile a quella di un requisito sostanziale di affidabilità, superando la tradizionale separazione tra fase di affidamento dell’incarico e fase di esecuzione del pagamento.

Il quadro normativo di riferimento: continuità e rafforzamento dei controlli

La disposizione si inserisce in un sistema già articolato di norme volte a subordinare i pagamenti pubblici al rispetto di obblighi verso l’Erario e gli enti previdenziali.

 Il collegamento con l’art. 48-bis del DPR n. 602/1973

Un primo e immediato riferimento sistematico è rappresentato dall’art. 48-bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602, che impone alle amministrazioni pubbliche e alle società a partecipazione pubblica di verificare, prima di effettuare pagamenti superiori a determinate soglie, l’eventuale presenza di inadempimenti fiscali iscritti a ruolo.

Il comma 725 della L. n. 199/2025 si pone in linea di continuità con tale disciplina, ma ne amplia la portata, rafforzando il principio secondo cui la P.A. non può fungere da veicolo di liquidità a favore di soggetti fiscalmente inadempienti.

L’analogia funzionale con il DURC

Sul piano sistematico, la norma richiama altresì l’esperienza del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), che da tempo condiziona la partecipazione agli appalti pubblici e il pagamento dei corrispettivi alla regolarità contributiva.

La regolarità fiscale assume ora una funzione analoga: se il DURC attesta l’affidabilità del soggetto nei confronti degli enti previdenziali, la verifica fiscale mira a certificare la correttezza del rapporto con l’Amministrazione finanziaria.

Si delinea così un modello unitario di “regolarità complessiva”, quale presupposto per l’accesso e la permanenza nei rapporti economici con la P.A.

Effetti sui rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione

Dal punto di vista dei professionisti, la disposizione incide direttamente sulla certezza dei flussi finanziari derivanti dagli incarichi pubblici. Il credito verso la P.A., pur formalmente sorto, rimane sospeso nella sua concreta soddisfazione fino al ripristino della regolarità fiscale.

Ne deriva un rafforzamento della funzione deterrente della norma tributaria: la sanzione non è solo amministrativa o esecutiva, ma assume la forma di una temporanea compressione del diritto al pagamento.

Tale impostazione solleva interrogativi in ordine al bilanciamento tra esigenze di contrasto all’evasione e tutela dell’affidamento del professionista, soprattutto nei casi di irregolarità di modesta entità o oggetto di contenzioso.

Gli obblighi procedimentali della Pubblica Amministrazione

Per le amministrazioni, il comma 725 impone un rafforzamento dei controlli interni e una maggiore integrazione con le banche dati fiscali. La verifica della regolarità fiscale diventa parte integrante del procedimento di spesa, incidendo sulle fasi di liquidazione e pagamento previste dalla normativa di contabilità pubblica.

In tale prospettiva, la norma appare coerente con i principi di:

  • buon andamento e imparzialità (art. 97 Cost.);

  • responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche;

  • prevenzione del danno erariale, anche in chiave di tutela dei funzionari responsabili del procedimento.

Profili critici e questioni interpretative

Restano tuttavia aperte alcune questioni applicative di rilievo:

  • la definizione di “regolarità fiscale” e il perimetro delle irregolarità rilevanti;

  • il coordinamento con situazioni di rateizzazione, sospensione o contenzioso tributario;

  • il rischio di un incremento dei ritardi nei pagamenti, in un contesto già caratterizzato da criticità strutturali.

Un’applicazione eccessivamente rigida della norma potrebbe tradursi in effetti sproporzionati, con impatti negativi sulla sostenibilità economica dell’attività professionale.

Considerazioni conclusive

L’art. 1, comma 725, della legge n. 199/2025 segna un ulteriore passo verso un modello di amministrazione selettiva e fiscalmente responsabile, in cui il pagamento dei compensi pubblici diventa strumento di presidio della legalità tributaria.