La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 45709 depositata l’11 novembre 2019 intervenendo in tema di reato per indebita compensazione di cui all’articolo 10 quater del Dlgs 74/2000 ha affermato che è legittimo il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei casi, superati i limiti della punibilità, di utilizzazione, per compensazione, di crediti inesistenti con riferimento all’apparente versamento a lavoratori del cd. “Bonus Renzi”
La vicenda ha riguardato il legale rappresentante di una società cooperativa a r.l. accusato del reato di cui all’articolo 10-quater del D.Lgs n. 74/2000 per indebita compensazione per utilizzo di crediti tributari inesistenti. Nei suoi confronti il GIP emetteva un decreto di sequestro preventivo. Avverso tale provvedimento l’imputato proponeva ricorso al Tribunale del riesame. I giudici del Tribunale respingevano il ricorso dell’imputato. Avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame veniva proposto ricorso in cassazione.
Gli Ermellini nel dichiarare inammissibile il ricorso hanno precisato che esiste il fumus dei reati attraverso la ritenuta prova dell’omesso versamento di imposte mediante il meccanismo della compensazione di crediti di imposta inesistenti […] con riferimento all’apparente versamento a lavoratori del cd. “Bonus Renzi”
Inoltre che “in tema di motivazione dei provvedimenti cautelari reali, la prescrizione della necessaria autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, contenuta nell’art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., come modificato dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, è osservata anche quando il giudice ripercorra, motivando “per relationem”, gli elementi oggettivi emersi nel corso delle indagini e segnalati dalla richiesta del pubblico ministero, purché dia conto del proprio esame critico dei predetti elementi e delle ragioni per cui egli li ritenga idonei a supportare l’applicazione della misura”