
La motivazione della sentenza e il vizio di motivazione meramente apparente
La motivazione della decisione giudiziale non è un semplice ornamento formale, ma costituisce un pilastro fondamentale del sistema di giustizia: essa garantisce la trasparenza della decisione, la possibilità per le parti di comprendere le ragioni della decisione, e il controllo interno (in sede di appello) e l’azione di legittimità della Cassazione. In altri termini, la motivazione rende intellegibile l’“iter logico” seguito dal giudice dal momento dell’acquisizione delle prove alla determinazione finale. Questo vincolo si radica anche nella Costituzione: l’art. 111, comma 6, Cost., garantisce il diritto alle motivazioni delle decisioni giurisdizionali, e l’art. 113 Cost. (nel sistema delle leggi del processo) non può essere ignorato. La Suprema Corte ha più volte affermato che l’obbligo motivazionale ha una dimensione costituzionalmente orientata: non si tratta solo di un onere codicistico, ma di una vera garanzia dell’«indirizzo al pubblico» [...]
Il licenziamento disciplinare del dirigente: profili, limiti e i limiti della “analiticità” della verifica
Prima di analizzare la decisione della Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 26609/2025 e i principi che ne discendono, è cruciale richiamare sinteticamente l'attuale quadro normativo e giurisprudenziale che disciplina in modo specifico il regime disciplinare del dirigente. Il dirigente, per la sua natura particolare (alta responsabilità, poteri organizzativi, coordinativi, autonomia decisionale), non rientra nel regime codificato dal combinato disposto delle leggi n. 604/1966 e n. 300/1970, quanto al limite legale del licenziamento. La legge 604/1966 (art. 10) esclude infatti l’applicabilità delle sue discipline al dirigente. Ciò comporta che il licenziamento del dirigente non è valutato mediante le categorie di “giustificato motivo” e “giusta causa” (nel senso proprio attribuito agli altri lavoratori), ma secondo la nozione contrattuale di giustificatezza del recesso. Tale nozione contrattuale (diversa da “giustificato motivo” ex lege e da “giusta causa” [...]
La notifica a mezzo PEC e il problema della casella piena
Nel sistema delle notificazioni telematiche tramite PEC, i punti centrali sono due: il momento del perfezionamento della notificazione (cioè il quando si considera che la notifica “si è realizzata”); la conoscibilità effettiva del contenuto dell’atto notificato da parte del destinatario. Il legislatore, in particolare con l’introduzione dell’art. 149‑bis del codice di procedura civile (nelle versioni applicabili al caso), ha stabilito che, per la notifica effettuata da pubblico ufficiale tramite PEC, il perfezionamento si realizza “nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario”. L’uso del sintagma «rende disponibile» ha, come afferma la Suprema Corte nell’ordinanza in commento, una valenza tecnico‐giuridica non neutra: non basta che il mittente trasmetta il messaggio, né che l’infrastruttura PEC generi una ricevuta — occorre che il documento sia effettivamente depositato nella [...]
L’indennità sostitutiva del preavviso e l’obbligo contributivo anche in presenza di rinuncia transattiva
L’indennità sostitutiva del preavviso, riconosciuta al lavoratore nei casi in cui il rapporto venga interrotto senza la concessione del periodo di preavviso contrattualmente o legalmente previsto, è pacificamente qualificata dalla giurisprudenza come voce di natura retributiva. Si tratta, in sostanza, di un’equivalente monetario di una prestazione lavorativa non resa, ma che, ove il preavviso fosse stato rispettato, sarebbe stata regolarmente remunerata. L'obbligazione contributiva previdenziale possiede un carattere pubblicistico e legale, il che la rende completamente autonoma e distinta rispetto al sottostante rapporto di lavoro e all'obbligazione retributiva. Di conseguenza, nessun accordo negoziale tra le parti (datore di lavoro e lavoratore) può modificarne o influenzarne l'esistenza e la misura. L'indennità sostitutiva del preavviso, data la sua intrinseca natura retributiva, è soggetta all'obbligo contributivo nel momento in cui il licenziamento, intimato senza il dovuto periodo di preavviso, [...]
La codatorialità nel contesto del gruppo imprenditoriale: fondamento, natura e disciplina
La figura del datore di lavoro non sempre coincide con l’entità giuridica formale alla quale è intestato il rapporto. In particolare, nelle imprese appartenenti a gruppi societari, emerge con frequenza la teoria della codatorialità, ossia la convivenza contemporanea di più soggetti che esercitano (in tutto o in parte) i poteri tipici del datore di lavoro nei confronti di un medesimo lavoratore, assumendo una responsabilità solidale nei suoi confronti. Tale profilo è particolarmente delicato, perché incide sul grado di tutela del lavoratore, sulla ripartizione delle responsabilità, e sul modo di “imputare” il rapporto lavorativo al soggetto giusto (o ai soggetti giusti). La sentenza della Cassazione n. 26170 depositata il 25 settembre 2025 offre un contributo recente e significativo al dibattito, chiarendo i presupposti richiesti per riconoscere la codatorialità in regime di gruppo. Il Supremo consesso ha [...]
L’assoluzione in sede penale dalla frode carosello non ha efficacia se il contribuente non ne dimostra l’irrevocabilità
Con il D.Lgs. 87/2024 è stato introdotto nel D.Lgs. 74/2000 un articolo nuovo, il 21‑bis, che, in un contesto in cui la giurisprudenza aveva a lungo ponderato la relazione tra giudicato penale e processo tributario, tenta di disegnare una via intermedia: non l’automatismo assoluto del giudicato penale, ma una deroga vincolata, condizionata e assai circoscritta al tradizionale doppio binario. L’art. 21‑bis dispone che: La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata con formule piene “perché il fatto non sussiste” o “non lo ha commesso”, in seguito a dibattimento, e nei confronti del medesimo soggetto sugli stessi fatti materiali oggetto del processo tributario, ha efficacia di giudicato anche nel processo tributario, in ogni stato e grado, quanto ai fatti medesimi. Tale sentenza può essere depositata anche in Cassazione fino a 15 giorni prima dell’udienza/adunanza in camera di [...]
I requisiti dell’abitualità dell’attività professionale ed i quattro pilastri dell’abitualità: ripetitività, regolarità, stabilità e sistematicità
Nel sistema tributario italiano, l’attribuzione dello status di lavoro autonomo abituale (o di attività economica abituale) comporta conseguenze decisive in tema di imposte dirette (TUIR) e IVA (DPR 633/1972). In particolare: Ai fini IRPEF, l’art. 53, comma 1, TUIR qualifica come redditi di lavoro autonomo quelli «derivanti dall’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo». Ai fini IVA, l’esercizio abituale di una attività (anche senza esclusività) può far scattare l’obbligo di assoggettamento a IVA. In ambito previdenziale (Gestione separata INPS), l’obbligo contributivo scatta se l’attività professionale viene svolta con carattere di abitualità (anche oltre una certa soglia nei casi occasionali). Ne consegue che la qualificazione tra attività occasionale e abituale costituisce nodo centrale, e la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha elaborato criteri precisi per distinguere i due casi. L’ordinanza Cass. 26206/2025: [...]
Il reato di falso in bilancio: continuità del disegno criminoso e configurabilità del reato continuato
Il reato di falso in bilancio, nella versione oggi vigente — in particolare attraverso l’art. 2621 c.c. integrato con le disposizioni speciali previste dal d.lgs. 74/2000 e successive modifiche — si configura come una forma aggravata di false comunicazioni sociali. La ratio della norma è quella di tutelare l’affidamento dei soci e dei terzi nella veridicità delle informazioni contabili e patrimoniali fornite dalla società. In primo luogo, è bene richiamare che la giurisprudenza di legittimità ha a lungo dibattuto la natura del reato (istantaneo o permanente / continuativo), il momento di consumazione, la possibilità di cumulazione o continuazione, nonché i profili soggettivi e le modalità di falsità. La recente sentenza n. 27859 depositata il 29 luglio 2025 della Corte Suprema, sezione penale, interviene proprio su uno dei nodi interpretativi più dibattuti: la possibilità di applicare [...]