CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 9 luglio 2015, n. C-153/14 – L’art. 7 §. 2 I comma direttiva 2003/86/Ce consente agli stati membri possono esigere dai cittadini di paesi terzi il superamento di un esame di integrazione civica, come quello di cui ai procedimenti principali, comprendente la valutazione della conoscenza elementare sia della lingua che della società del paese ospitante e comportante il pagamento di diverse spese

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 9 luglio 2015, n. C-153/14 LAVORO - RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO - RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE - MISURE DI INTEGRAZIONE - NORMATIVA NAZIONALE CHE IMPONE AI FAMILIARI DI UN CITTADINO DI UN PAESE TERZO CHE SOGGIORNA LEGALMENTE NELLO STATO MEMBRO INTERESSATO L’OBBLIGO DI SUPERARE UN ESAME DI INTEGRAZIONE CIVICA PER POTER ENTRARE SUL TERRITORIO [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 16 luglio 2015, n. C-222/14 – Le disposizioni delle Direttive n. 96/34/CE e n. 2006/54/CE devono essere interpretate nel senso che ostano a una normativa nazionale che neghi il diritto al congedo parentale a un dipendente pubblico quando la moglie non lavori o non eserciti alcuna professione, a meno che la stessa, a causa di grave malattia o disabilità, venga considerata non in grado di provvedere all’educazione di un bambino

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 16 luglio 2015, n. C-222/14 LAVORO - RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO - ACCORDO QUADRO SUL CONGEDO PARENTALE - CLAUSOLA 2, PUNTO 1 - DIRITTO INDIVIDUALE AL CONGEDO PARENTALE PER LA NASCITA DI UN BAMBINO - NORMATIVA NAZIONALE CHE PRIVA DEL DIRITTO A UN TALE CONGEDO IL DIPENDENTE PUBBLICO LA CUI [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 16 luglio 2015, n. C-218/14 – L’art. 13, § 2, direttiva n. 2004/38/Ce (diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri) deve essere interpretato nel senso che un cittadino extracomunitario, divorziato da un cittadino dell’UE, il cui matrimonio sia durato almeno tre anni, di cui almeno uno nello Stato membro ospitante, prima dell’inizio del procedimento giudiziario di divorzio, non può fruire del mantenimento del diritto di soggiorno in tale Stato membro in base a tale disposizione,

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 16 luglio 2015, n. C-218/14 LAVORO - RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO - DIRITTO DI SOGGIORNO DEI FAMILIARI DI UN CITTADINO DELL’UNIONE - MATRIMONIO TRA UN CITTADINO DELL’UNIONE E UN CITTADINO DI UN PAESE TERZO - MANTENIMENTO DEL DIRITTO DI SOGGIORNO DEL CITTADINO DI UN PAESE TERZO IN SEGUITO ALLA PARTENZA [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 3 settembre 2015, n. C-463/14 – L’articolo 24, paragrafo 1, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006 va interpretato nel senso che la nozione di «prestazione di servizi» ricomprende i contratti di abbonamento per la fornitura di servizi di consulenza ed il l’esigibilità della medesima si verificano alla scadenza del periodo per cui il pagamento è stato concordato, senza che rilevi se e con quale frequenza il committente ha effettivamente usufruito dei servizi del prestatore

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 3 settembre 2015, n. C-463/14 RINVIO PREGIUDIZIALE – SISTEMA COMUNE D’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO – NOZIONE DI “PRESTAZIONE DI SERVIZI” – CONTRATTO DI ABBONAMENTO PER LA FORNITURA DI SERVIZI DI CONSULENZA – FATTO GENERATORE DELL’IMPOSTA – NECESSITA' DELLA PROVA DELLA PRESTAZIONE EFFETTIVA DEI SERVIZI – ESIGIBILITA' DELL’IMPOSTA 1 La domanda [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 10 settembre 2015, n. C-408/14 – L’articolo 4, paragrafo 3, TUE deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa di uno Stato membro 8come nel caso di specie al Belgio) che può comportare la riduzione o il diniego della pensione di vecchiaia che spetterebbe a un lavoratore subordinato, cittadino di tale Stato membro

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 10 settembre 2015, n. C-408/14 LAVORO - FUNZIONARIO DELL’UNIONE EUROPEA IN PENSIONE CHE HA SVOLTO, PRIMA DI ENTRARE IN SERVIZIO, UN’ATTIVITA' LAVORATIVA SUBORDINATA NELLO STATO MEMBRO IN CUI E' IN SERVIZIO - DIRITTO A PENSIONE - REGIME PENSIONISTICO NAZIONALE DEI LAVORATORI SUBORDINATI - UNITA' DI CARRIERA - DINIEGO DEL [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 10 settembre 2015, n. C-266/14 – La CGCE ha ritenuto che l’art. 2 della dir. 2003/88/Ce sull’organizzazione dell’orario di lavoro, debba essere interpretato nel senso che costituisce «orario di lavoro» il tempo che lavoratori itineranti, ossia lavoratori che non hanno un luogo di lavoro fisso o abituale, impiegano per spostarsi dal loro domicilio al primo cliente indicato dal loro datore di lavoro e dall’ultimo cliente indicato dal loro datore di lavoro al loro domicilio

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 10 settembre 2015, n. C-266/14 LAVORO - RAPPORTO DI LAVORO - ORGANIZZAZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO - LAVORATORI CHE NON HANNO UN LUOGO DI LAVORO FISSO O ABITUALE - TEMPO DI SPOSTAMENTO TRA IL DOMICILIO DEI LAVORATORI ED I LUOGHI IN CUI SI TROVANO IL PRIMO E L’ULTIMO CLIENTE  La domanda di [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 15 settembre 2015, n. C-67/14 – L’articolo 24 della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri devono essere interpretati nel senso che non ostano alla normativa di uno Stato membro che escluda dal beneficio di talune «prestazioni speciali in denaro di carattere non contributivo»,

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 15 settembre 2015, n. C-67/14 LAVORO - LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE - CITTADINANZA DELL’UNIONE - PARITA' DI TRATTAMENTO - PRESTAZIONI SPECIALI IN DENARO DI CARATTERE NON CONTRIBUTIVO - CITTADINI DI UNO STATO MEMBRO IN CERCA DI OCCUPAZIONE CHE SOGGIORNANO NEL TERRITORIO DI UN ALTRO STATO MEMBRO - ESCLUSIONE - MANTENIMENTO DELLO STATUS DI LAVORATORE 1 La domanda [...]

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE – Sentenza 22 ottobre 2015, n. C-425/14 – Le norme fondamentali e i principi generali del trattato FUE, segnatamente i principi di parità di trattamento e di non discriminazione nonché l’obbligo di trasparenza che ne deriva, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una disposizione di diritto nazionale in forza della quale un’amministrazione aggiudicatrice possa prevedere che un candidato o un offerente sia escluso automaticamente da una procedura di gara relativa a un appalto pubblico per non aver depositato un’accettazione scritta degli impegni e delle dichiarazioni contenuti in un protocollo di legalità

CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE - Sentenza 22 ottobre 2015, n. C-425/14 LAVORO - APPALTI PUBBLICI - MOTIVI DI ESCLUSIONE DALLA PARTECIPAZIONE A UNA GARA D’APPALTO - APPALTO CHE NON RAGGIUNGE LA SOGLIA DI APPLICAZIONE DI DETTA DIRETTIVA Sentenza 1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 45 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 [...]

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