LAVORO – GIURISPRUDENZA

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 8860 depositata il 3 aprile 2025 – Il divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro opera tutte le volte in cui l’appaltatore metta a disposizione del committente una prestazione lavorativa, rimanendo in capo all’appaltatore-datore di lavoro i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto (quali retribuzione, pianificazione delle ferie, assicurazione della continuità della prestazione), ma senza che da parte sua ci sia una reale organizzazione della prestazione stessa, finalizzata ad un risultato produttivo autonomo né una assunzione di rischio economico con effettivo assoggettamento dei propri dipendenti al potere direttivo e di controllo

Il divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro opera tutte le volte in cui l'appaltatore metta a disposizione del committente una prestazione lavorativa, rimanendo in capo all'appaltatore-datore di lavoro i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto (quali retribuzione, pianificazione delle ferie, assicurazione della continuità della prestazione), ma senza che da parte sua ci sia una reale organizzazione della prestazione stessa, finalizzata ad un risultato produttivo autonomo né una assunzione di rischio economico con effettivo assoggettamento dei propri dipendenti al potere direttivo e di controllo

Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 8422 depositata il 31 marzo 2025 – Alla luce delle sentenze della Corte Costituzionali l’interpretazione dell’art. 8, comma 4, d.lgs. n. 22/2015, contempla la possibilità di ridurre (e non già di eliminare del tutto) l’obbligo restitutorio della liquidazione anticipata, nella misura corrispondente alla durata del periodo di lavoro subordinato svolto

Alla luce delle sentenze della Corte Costituzionali l'interpretazione dell’art. 8, comma 4, d.lgs. n. 22/2015, contempla la possibilità di ridurre (e non già di eliminare del tutto) l’obbligo restitutorio della liquidazione anticipata, nella misura corrispondente alla durata del periodo di lavoro subordinato svolto

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 8649 depositata il 1° aprile 2025 – Gli ampi poteri di cui dispone il giudice del lavoro ex art. 421, comma 2°, c.p.c. ben possono consentirgli di ammettere di ufficio prove dirette a vincere i dubbi residuati dalle risultanze istruttorie ritualmente acquisite agli atti del giudizio

Gli ampi poteri di cui dispone il giudice del lavoro ex art. 421, comma 2°, c.p.c. ben possono consentirgli di ammettere di ufficio prove dirette a vincere i dubbi residuati dalle risultanze istruttorie ritualmente acquisite agli atti del giudizio

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 8627 depositata il 1° aprile 2025 – L’obbligo di motivazione della sentenza è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perché perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

L'obbligo di motivazione della sentenza è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perché perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 8855 depositata il 3 aprile 2025 – Nel caso in cui ricorrente incidentale sia una parte diversa da quella contro la quale è rivolta l’impugnazione principale, ha certo facoltà di impugnare la medesima sentenza in relazione ad altri capi e tuttavia ha l’onere di rispettare i termini di impugnazione di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c.

Nel caso in cui ricorrente incidentale sia una parte diversa da quella contro la quale è rivolta l’impugnazione principale, ha certo facoltà di impugnare la medesima sentenza in relazione ad altri capi e tuttavia ha l’onere di rispettare i termini di impugnazione di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c.

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 8791 depositata il 2 aprile 2025 – L’impugnazione proposta oltre il termine di 40 giorni dalla notifica della cartella di pagamento (in questo caso, avviso di addebito) è dunque tardiva, e correttamente è stato in tal senso pronunciato nella sentenza impugnata

L’impugnazione proposta oltre il termine di 40 giorni dalla notifica della cartella di pagamento (in questo caso, avviso di addebito) è dunque tardiva, e correttamente è stato in tal senso pronunciato nella sentenza impugnata

CORTE di CASSAZIONE, sezione lavoro, Ordinanza n. 9081 depositata il 6 aprile 2025 – In tema di licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, non è vincolante la tipizzazione contenuta nella contrattazione collettiva, rientrando il giudizio di gravità e proporzionalità della condotta nella attività sussuntiva e valutativa del giudice, avuto riguardo agli elementi concreti, di natura oggettiva e soggettiva, della fattispecie, ma la scala valoriale formulata dalle parti sociali costituisce uno dei parametri cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto la clausola generale di cui all’art. 2119 cod. civ., mentre è vincolante la previsione della contrattazione collettiva se, invece, per il fatto addebitato sia prevista, in modo tipizzato ovvero desunta attraverso l’interpretazione di una clausola elastica e generale, l’applicazione di una sanzione conservativa

In tema di licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, non è vincolante la tipizzazione contenuta nella contrattazione collettiva, rientrando il giudizio di gravità e proporzionalità della condotta nella attività sussuntiva e valutativa del giudice, avuto riguardo agli elementi concreti, di natura oggettiva e soggettiva, della fattispecie, ma la scala valoriale formulata dalle parti sociali costituisce uno dei parametri cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto la clausola generale di cui all'art. 2119 cod. civ., mentre è vincolante la previsione della contrattazione collettiva se, invece, per il fatto addebitato sia prevista, in modo tipizzato ovvero desunta attraverso l’interpretazione di una clausola elastica e generale, l’applicazione di una sanzione conservativa

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