TRIBUTI – GIURISPRUDENZA

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7259 – Assoggettabile ad IRAP, l’agente di commercio, solo ove ricorra il requisito dell’autonoma organizzazione, la cui sussistenza non può essere desunta dal valore dei compensi e dei costi e dal reciproco rapporto percentuale atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore specifico dell’attività esercitata e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7259 Tributi - IRAP - Accertamento - Agente di commercio - Autonoma organizzazione - Presupposti Rilevato che L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte n. 100/22/13, depositata il 11/10/2013, che aveva respinto l'appello della stessa Agenzia, confermando la [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7266 – In tema dei redditi realizzati dal libero professionista nell’esercizio di attività sindaco, amministratore di società, consulente tecnico, ha chiarito che non è soggetto a imposizione quel segmento di ricavo netto consequenziale a quell’attività specifica purché risulti possibile, in concreto, lo scorporo delle diverse categorie di compensi conseguiti e verificare l’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati

In tema dei redditi realizzati dal libero professionista nell'esercizio di attività sindaco, amministratore di società, consulente tecnico, ha chiarito che non è soggetto a imposizione quel segmento di ricavo netto consequenziale a quell'attività specifica purché risulti possibile, in concreto, lo scorporo delle diverse categorie di compensi conseguiti e verificare l'esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 marzo 2019, n. 6973 – La legge 289 del 2002 non prevede alcuna sospensione della prescrizione, ma semmai (art. 10) una proroga dei termini di accertamento, per i contribuenti che non si avvalgono della definizione agevolata

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 11 marzo 2019, n. 6973 Tributi - Prescrizione del debito d’imposta - Legge n. 289 del 2002 - Implicita sospensione o interruzione dei termini di prescrizione - Esclusione Motivi della decisione La ricorrente agisce quale erede del contribuente, ed impugna una intimazione di pagamento per imposte dirette, interessi e sanzioni, [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 marzo 2019, n. 7241 – In tema di imposte sui redditi, qualora il contribuente abbia evidenziato nella dichiarazione un credito d’imposta, non trova applicazione il termine di decadenza previsto dall’art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, non occorrendo la presentazione di apposita istanza in quanto l’Amministrazione, resa edotta con la dichiarazione dei conteggi effettuati dal contribuente, è posta in condizione di conoscere la pretesa creditoria

l'indicazione nella dichiarazione di un credito d'imposta costituisce già istanza di rimborso, ne consegue che «il corrispondente diritto alla restituzione può essere esercitato a partire dall'inutile decorso del termine di giorni novanta dalla presentazione dell'istanza contenuta nella dichiarazione su cui si forma il silenzio/rifiuto, impugnabile ex art. 19, comma 1. lett. g), del d. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, senza che sia necessario attendere la scadenza dei termini entro cui l'Amministrazione deve esercitare i propri poteri di liquidazione, controllo formale o accertamento vero e proprio, che non riguardano l'esercizio dei diritti del contribuente

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 14 marzo 2019, n. 7240 – Nel processo tributario, in forza del rinvio operato dall’art. 1, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, alle norme del codice di procedura civile, trova applicazione l’istituto del disconoscimento delle scritture private, con la conseguenza che, in presenza del disconoscimento della firma, il giudice ha l’obbligo di accertare l’autenticità delle sottoscrizioni, essendogli altrimenti precluso tenerne conto ai fini della decisione

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 14 marzo 2019, n. 7240 Tributi - Accertamento - Riscossione - PVC - Contenzioso tributario - Vendita di immobili - Discordanza tra il valore indicato nel preliminare e quello inferiore del prezzo di vendita Fatti di causa La CTR del Veneto - sezione staccata di Verona -con sentenza n. 38/21/2012, [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 13 marzo 2019, n. 7123 – In tema di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore, la relativa procedura costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è « ex lege » determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli « standards » in sé considerati, ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente

L'esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice liberamente valutare tanto l'applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato dalle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa. In tal caso,  però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto ogni qual volta il contraddottorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli standards

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 13 marzo 2019, n. 7099 – In tema di contenzioso tributario, qualora il ricorso in appello non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, il deposito in copia presso la segreteria della commissione che ha emesso la sentenza impugnata, in quanto prescritto dall’art. 53, comma 2, seconda parte, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, a pena d’inammissibilità dell’appello, deve aver luogo entro il termine perentorio di trenta giorni

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 13 marzo 2019, n. 7099 Tributi - Contenzioso tributario - Procedimento - Appello - Mancato deposito di copia presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale - Inammissibilità del ricorso in appello Fatti di causa Nella controversia concernente l'impugnazione da parte di R.F. di cartella di pagamento, emessa ai sensi dell'art. [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7245 – In tema di riscossione delle imposte, sebbene in via generale la cartella esattoriale, che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, debba essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7245 Tributi - Controllo dichiarazioni ex art. 36-bis, DPR n. 600 del 1973 - Cartella di pagamento per versamenti omessi o tardivi - Motivazione - Mero richiamo alle dichiarazioni - Legittimità Rilevato che L'Agenzia delle Entrate propone ricorso per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria [...]

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