
Va reintegrato il dipendente se il giustificato motivo oggettivo di licenziamento non sussiste
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 6221 depositata il 9 marzo 2025, intervenendo in tema di licenziamento ritorsivo e reintegra, ha stabilito, anche a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 128/2024, che ai lavoratori assunti post marzo 2015 (post D. Lgs. n. 23 del 2015) che al dipendente licenziato per giustificato motivo oggettivo rilevatosi insussistente trova applicazione il diritto della reintegra. In particolare la Corte Suprema ha ribadito che "per accogliere la domanda di accertamento della nullità del licenziamento in quanto fondato su motivo illecito, occorre che l'intento ritorsivo datoriale abbia avuto efficacia determinativa esclusiva della volontà di recedere dal rapporto di lavoro, anche rispetto ad altri fatti rilevanti ai fini della configurazione di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso (Cass. n. 14816 del 2005; Cass. n. [...]
La polizza per responsabilità professionale non opera se l’assicurato è consapevole, nel momento della stipula della polizza, sa di aver avuto un comportamento che può aver danneggiato il cliente
La Corte di Cassazione, sezione terza, con l'ordinanza n. 7890 depositata il 25 marzo 2025, intervenendo in tema di assicurazione e responsabilità professionale oltre che sulla clausola claim’s made, ribadendo il principio secondo cui " in tema di assicurazione della responsabilità civile, la clausola claim’s made non integra una decadenza convenzionale, nulla ex art. 2965 cod. civ., nella misura in cui fa dipendere la perdita del diritto dalla scelta di un terzo, dal momento che la richiesta del danneggiato è fattore concorrente alla identificazione del rischio assicurato, consentendo pertanto di ricondurre tale tipologia di contratto al modello di assicurazione della responsabilità civile, nel contesto del più ampio genus dell’assicurazione contro i danni ai sensi dell’art. 1904 cod. civ., della cui causa indennitaria la clausola claim’s made è pienamente partecipe (sentenza 22 aprile 2022, n. 12908, [...]
La bancarotta da operazioni dolosi o impropria non è esclusa dalla rateizzazione dei debiti fiscali
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 11740 depositata il 25 marzo 2025, intervenendo in tema di bancarotta impropria, ha ribadito il principio secondo cui "nella bancarotta impropria cagionata da operazioni dolose, le condotte dolose devono porsi in nesso eziologico con il fallimento; ciò che rileva, ai fini della bancarotta fraudolenta impropria, non è l'immediato depauperamento della società, bersi la creazione, o l'aggravamento, di una situazione di dissesto economico che, prevedibilmente, condurrà al fallimento della società (in tal senso, Sez. 5, n. 40998 del 20.5.2014, Co., Rv.262188)." La vicenda ha riguardato l'amministratore di una società dichiarata fallita, accusato del reato di bancarotta impropria, per avere cagionato il fallimento della società per effetto di operazioni dolose consistite nel sistematico, protratto, omesso versamento delle imposte dirette e indirette per un importo di oltre cinque [...]
Illegittimo il licenziamento per condotte extralavorative se il datore di lavoro non dimostri l’effettiva rilevanza giuridica nel contesto aziendale
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 7793 depositata il 24 marzo 2025, intervenendo in tema di licenziamento per condotte extralavorative, ha ribadito il principio secondo cui " la condotta illecita extralavorativa è suscettibile di rilievo disciplinare poiché il lavoratore è tenuto non solo a fornire la prestazione richiesta ma anche, quale obbligo accessorio, a non porre in essere, fuori dall'ambito lavorativo, comportamenti tali da ledere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro o compromettere il rapporto fiduciario con lo stesso; tali condotte, ove connotate da caratteri di gravità, possono anche determinare l'irrogazione della sanzione espulsiva (Cass. n. 267 del 2024; n. 28368 del 2021; n. 16268 del 2015)." La vicenda ha riguardato una dipendente di una società per azioni che veniva arrestata per traffico e spaccio di stupefacenti. La datrice [...]
L’obbligo del giudice tributario in presenza di accertamenti, sia con riferimento all’imposizione diretta che all’IVA, fondati sulle presunzioni o elementi indiziari
L'obbligo del giudice tributario in presenza di accertamenti, sia con riferimento all'imposizione diretta che all'IVA, fondati sulle presunzioni o elementi indiziari
Legittimazione a proporre impugnazione e rappresentanza e difesa in giudizio, l’Agenzia delle Entrate–Riscossione
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 6589 depositata il 12 marzo 2025, intervenendo in tema di legittimazione a proporre l'impugnazione, o a resistere ad essa e della rappresentanza e difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate–Riscossione, ha ribadito il principio, in ordine alla legittimazione, secondo cui " la legittimazione a proporre l'impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, tenendo conto sia della motivazione che del dispositivo, a prescindere dalla sua correttezza e corrispondenza alle risultanze processuali nonché alla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta" (Cass. n. 15356 del 2020; Cass. n. 13584 del 2017; Cass. n. 20789 del 2014). Né può affermarsi che "quand'anche [...]
Valido il licenziamento comunicato solo sulla pec del difensore del lavoratore, nell’ipotesi in cui abbia eletto il proprio domicilio presso il legale
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 7480 depositata il 20 marzo 2025, intervenendo in tema di comunicazione del licenziamento a seguito della procedura disciplinare, ha statuito la validità del licenziamento disciplinare comunicato solo sulla pec dell'avvocato, nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia eletto il proprio domicilio presso il legale durante il procedimento disciplinare. La vicenda ha riguardato un dipendente a cui la notifica del licenziamento, a conclusione della procedura disciplinare, veniva effettuato solo sulla PEC del suo difensore. Il lavoratore impugnava il provvedimento di espulsione deducendo, in particolare, la nullità dello stesso per non essergli stato comunicato direttamente. Il Tribunale adito, nella veste di giudice del lavoro, rigettava l’impugnazione del licenziamento disciplinare. Il dipendente proponeva appello. La Corte territoriale rigettava l’impugnazione da lui proposta. Il dipendete avverso la decisione di appello [...]
La banca può appellare la sentenza nei confronti dei soci se nelle more del giudizio la società è stata cancellata dal registro
La Corte di Cassazione, sezione prima, con l'ordinanza n. 6662 depositata il 13 marzo 2025, intervenendo in tema di cancellazione della società dal registro delle imprese mentre pende un giudizio, ha ritenuto applicabile il principio di diritto statuito in tema tributario secondo cui " (Cass., n.9094/2017 e successive conformi) ha più volte statuito (in tema di contenzioso tributario) che, qualora l'estinzione della società di capitali, all'esito della cancellazione dal registro delle imprese, intervenga in pendenza del giudizio di cui la stessa sia parte, l'impugnazione della sentenza resa nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta in quanto il limite di responsabilità degli stessi di cui all'art. 2495 c.c. non incide sulla loro legittimazione processuale ma, al più, sull'interesse ad agire [...]