
Ricorso in cassazione l’impugnante abbia allegato espressamente o implicitamente che la sentenza contro cui ricorre gli sia stata notificata ai fini del decorso del termine breve di impugnazione (nonché nell’ipotesi in cui tale circostanza sia stata eccepita dal controricorrente o sia emersa dal diretto esame delle produzioni delle parti o del fascicolo d’ufficio) sorge a carico del ricorrente l’onere di depositare la copia autentica della sentenza impugnata
La Corte di Cassazione, sezione terza, con l'ordinanza n. 6112 depositata il 7 marzo 2025, intervenendo in tema di tempestività del ricorso in cassazione, ha ribadito il principio secondo cui "in tema di notificazione del provvedimento impugnato ad opera della parte, ai fini dell'adempimento del dovere di controllare la tempestività dell'impugnazione in sede di giudizio di legittimità, assumono rilievo le allegazioni delle parti, nel senso che, ove il ricorrente non abbia allegato che la sentenza impugnata gli è stata notificata, si deve ritenere che il diritto di impugnazione sia stato esercitato entro il c.d. termine ‘lungo’ di cui all'art. 327 c.p.c., procedendo all'accertamento della sua osservanza, mentre, nella contraria ipotesi in cui l'impugnante abbia allegato espressamente o implicitamente che la sentenza contro cui ricorre gli sia stata notificata ai fini del decorso del termine breve di [...]
Il credito IVA dell’anno precedente va riconosciuto anche se la dichiarazione IVA è nulla oppure è stata omessa
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 5129 depositata il 27 febbraio 2025, intervenendo in tema di emendabilità della dichiarazione IVA e riconoscimento del credito IVA, ha ribadito i seguenti principi di diritto secondo cui "a) la dichiarazione presentata a mezzo posta, anziché in via telematica, è affetta da nullità ai sensi dell'art. 1, comma 1, P.R. n. 322 del 1988; b) detta dichiarazione, sebbene nulla, non impedisce al contribuente di usufruire, al pari della omessa dichiarazione, a determinate condizioni, del credito eventualmente maturato nel corrispondente anno di imposta" La vicenda ha riguardato una società contribuente a cui era stato notificato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, con la quale era stata disconosciuta la detraibilità del credito IVA utilizzato in compensazione, maturato nell'anno di imposta precedente, per [...]
Notificazione diretta a mezzo posta dell’atto impositivo ed onere della prova
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 6586 depositata il 12 marzo 2025, intervenendo in tema di rappresentanza processuale e notifica diretta dell'atto impositivo, ha riaffermato il principio secondo cui "nell'ipotesi in cui l'ufficio finanziario proceda alla notificazione diretta a mezzo posta dell'atto impositivo - come consentito a decorrere dal 15 maggio 1998, data di entrata in vigore della L. n. 146 del 1998 che ha modificato l'art. 14 cit. prevedendo la facoltà degli uffici finanziari di provvedere "direttamente" alla notifica degli atti al contribuente mediante spedizione a mezzo del servizio postale -, trovano applicazione le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle previste dalla L. n. 890 del 1982 (ex plurimis, Cass. n. 2339 del 2021; Cass. n. 29642 del 2019; Cass. n. 8293 del 2018; Cass. n. 12083 del [...]
La previsione, nella contrattazione collettiva, di una sanzione conservativa consente al giudice di discostarsi da essa e ritenere la legittimità del licenziamento tutte le volte in cui accerti che le parti non hanno inteso escludere, per i casi di maggiore gravità o per quelli in cui ricorrano elementi aggiuntivi rispetto alla fattispecie tipizzata, l’irrogazione della sanzione espulsiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6398 depositata il 10 marzo 2025, intervenendo in tema di licenziamento disciplinare per insubordinazione, ha ribadito il principio secondo cui "l’insubordinazione è stricto sensu l’inosservanza della scala gerarchica presente nell’organigramma aziendale, realizzata o mediante il rifiuto di adempiere alle disposizioni impartite dai superiori oppure mediante qualunque altro comportamento idoneo a pregiudicarne l’esecuzione nel quadro dell’organizzazione aziendale (Cass. n. 9635/2016)" La vicenda ha riguardato un dipendente che era stato licenziato per giusta causa sulla base delle contestazioni disciplinari, con cui gli erano state addebitate condotte di insubordinazione. Il lavoratore impugnava il provvedimento di espulsione. Il Tribunale adito, nella veste di giudice del lavoro, all’esito della fase c.d. sommaria introdotta dalla legge n. 92/2012 rigettava l’impugnazione e poi, con sentenza, rigettava l’opposizione proposta dal lavoratore limitatamente al profilo della sproporzione [...]
Illegittimità costituzione del divieto , di cui al comma 3 dell’art. 58 del d.lgs. n. 546/1992, in cui vieta il deposito delle deleghe, delle procure e degli altri atti di conferimento di potere rilevanti ai fini della legittimità della sottoscrizione degli atti
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 36 depositata il 27 marzo 2025, ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 58, comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come introdotto dall’art. 1, comma 1, lett. bb), del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 220, sollevata dalle Corti di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania e della Lombardia con riferimento agli artt. 3, comma 1, 24, comma 2, 102, comma 1 e 111, commi 1 e 2, della Costituzione. Per la Consulta è costituzionalmente illegittima la disposizione di cui all’art. 58, comma 3, citato nella parte in cui vieta il deposito delle deleghe, delle procure e degli altri atti di conferimento di potere rilevanti ai fini della legittimità della sottoscrizione degli atti. In particolare, secondo il giudice delle leggi, [...]
Processo tributario: notifica a mezzo pec ed indirizzo risulti non valido o inattivo
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 3703 depositata il 13 febbraio 2025, intervenendo in tama di validità della notifica di atti, ha stabilito il seguente principio di diritto secondo cui "In caso di notifica a mezzo pec di cui all’art. 60, d.p.r. n. 600/1973, ove l’indirizzo risulti non valido o inattivo, le formalità di completamento della notifica, costituite dal deposito telematico dell’atto nell’area riservata del sito internet della società InfoCamere e dalla pubblicazione, entro il secondo giorno successivo al deposito, dell’avviso nello stesso sito per quindici giorni, oltre all’invio di raccomandata, non devono essere precedute da un secondo invio dell’atto via pec decorsi almeno sette giorni, formalità riservata al solo caso in cui la notifica non si sia potuta eseguire perché la relativa casella risultava satura al primo tentativo" La vicenda ha [...]
Il contribuente ha diritto al rimborso delle maggiori imposte versate, ove risulti l’accertamento sopravvenuto del venir meno della fattispecie delittuosa
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 5905 depositata il 5 marzo 2025, intervenendo in tema accertamento incidentale del reato ed indeducibilità dei costi derivanti da attività illecita, ha riaffermato il principio secondo cui il "riconoscimento del diritto del contribuente al rimborso delle maggiori imposte versate, ove risulti l’accertamento sopravvenuto del venir meno della fattispecie delittuosa in relazione alle maggiori imposte versate in relazione alla non ammissibilità in deduzione prevista dal periodo precedente e dei relativi interessi. Tuttavia, anche in tal caso, il giudice tributario non può accertare incidentalmente e autonomamente se la fattispecie penale esista o meno, ma deve limitarsi ad verificare se la condotta oggetto del giudizio penale sia riferibile a quella oggetto del giudizio tributario. In tal senso si segnala Cass. n. 20579/2020 (Rv. 65906001), secondo cui, in tema [...]
Legittimo il licenziamento per abuso dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 5906 depositata il 5 marzo 2025, intervenendo in tema di licenziamento per giusta causa per abuso dei permessi di cui alla legge n. 104/92, riaffermando il principio secondo cui "il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che non si avvalga del permesso previsto dal citato art. 33, in coerenza con la funzione dello stesso, ossia l'assistenza del familiare disabile, integra un abuso del diritto in quanto priva il datore di lavoro della prestazione lavorativa in violazione dell'affidamento riposto nel dipendente (oltre ad integrare, nei confronti dell'Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un'indebita percezione dell'indennità ed uno sviamento dell'intervento assistenziale. Cfr., da ultimo, Cass. nn. 6469 e 11999 del 2024; Cass. nn. 30462, 7306 del 2023; Cass. nn. 25290, 16973 del 2022)." La vicenda ha riguardato [...]