accertamento

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 21 marzo 2019, n. 8008 – In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento, decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 21 marzo 2019, n. 8008 Tributi - Accertamento - Enti no profit - PVC - Contenzioso tributario - Scadenza dei termini per l'accertamento Rilevato che L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 213/07/12, depositata il 4.05.2012 dalla Commissione Tributaria Regionale della Campania, che, confermando la sentenza di [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 13 marzo 2019, n. 7108 – In tema di accertamento analitico induttivo ex art. 39, comma 1, lett. d) del d.P.R. n. 600 del 1973, le percentuali di ricarico, accertate con riferimento ad un determinato anno fiscale, costituiscono validi elementi indiziari, da utilizzare secondo i criteri di razionalità e prudenza, per ricostruire i dati corrispondenti relativi ad anni precedenti o successivi, atteso che, in base all’esperienza, non si tratta di una variabile occasionale, per cui incombe sul contribuente, anche in virtù del principio di vicinanza della prova, l’onere di dimostrare i mutamenti del mercato o della propria attività che possano giustificare in altri periodi l’applicazione di percentuali diverse

In tema di accertamento analitico induttivo ex art. 39, comma 1, lett. d) del d.P.R. n. 600 del 1973, le percentuali di ricarico, accertate con riferimento ad un determinato anno fiscale, costituiscono validi elementi indiziari, da utilizzare secondo i criteri di razionalità e prudenza, per ricostruire i dati corrispondenti relativi ad anni precedenti o successivi, atteso che, in base all'esperienza, non si tratta di una variabile occasionale, per cui incombe sul contribuente, anche in virtù del principio di vicinanza della prova, l'onere di dimostrare i mutamenti del mercato o della propria attività che possano giustificare in altri periodi l'applicazione di percentuali diverse

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 18 marzo 2019, n. 7543 – L’unica condizione per il raddoppio dei termini per l’accertamento è costituita dalla sussistenza dell’obbligo di denuncia penale, indipendentemente dal momento in cui tale obbligo sorga ed indipendentemente dal suo adempimento

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 18 marzo 2019, n. 7543 Tributi - Imposte sui redditi - Accertamento - Raddoppio dei termini - Presupposto - Sussistenza dell'obbligo di presentazione di denuncia penale Fatti e ragioni della decisione L'Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro S.A.G.L., impugnando la sentenza della CTR [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7346 – In tema di accertamento tributario, i termini previsti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 per l’IRPEF e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57 per l’IVA, nella versione applicabile “ratione temporis”, sono raddoppiati in presenza di seri indizi di reato che facciano insorgere l’obbligo di presentazione di denuncia penale

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7346 Tributi - Accertamento - Raddoppio dei termini - Violazioni con rilevanza penale - Utilizzo di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti Rilevato che 1. In controversia relativa ad avviso di accertamento emesso nell’anno 2009 nei confronti della società contribuente e dei soci per ritenuta indeducibilità [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7287 – Sono a tassazione tutti gli interessi comunque conseguiti da soggetto che produce reddito di impresa

l'art. 56 del d.P.R. n.917 del 1986 sottopone ora a tassazione tutti gli interessi comunque conseguiti da soggetto che produce reddito di impresa ed opera retroattivamente per i periodi di imposta precedenti, ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 42 del 1988, a condizione che sia stata presentata dichiarazione conforme alla disciplina di cui al predetto art. 56. Tale retroattività non opera nel caso in cui il contribuente, prima dell'entrata in vigore del d.P.R. n. 917 del 1986, abbia fatto venir meno, con la presentazione dell'istanza di rimborso, la conformità alla nuova disciplina, attesa l'emendabilità della dichiarazione dei redditi anche con l'istanza di rimborso, alla stregua del principio della ritrattabilità della dichiarazione affetta da errore, testuale o extra testuale, di fatto o di diritto

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 marzo 2019, n. 6973 – La legge 289 del 2002 non prevede alcuna sospensione della prescrizione, ma semmai (art. 10) una proroga dei termini di accertamento, per i contribuenti che non si avvalgono della definizione agevolata

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 11 marzo 2019, n. 6973 Tributi - Prescrizione del debito d’imposta - Legge n. 289 del 2002 - Implicita sospensione o interruzione dei termini di prescrizione - Esclusione Motivi della decisione La ricorrente agisce quale erede del contribuente, ed impugna una intimazione di pagamento per imposte dirette, interessi e sanzioni, [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 13 marzo 2019, n. 7123 – In tema di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore, la relativa procedura costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è « ex lege » determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli « standards » in sé considerati, ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente

L'esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice liberamente valutare tanto l'applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato dalle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa. In tal caso,  però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto ogni qual volta il contraddottorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli standards

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7235 – In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate

in tema di IVA, una volta assolta da parte dell'Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l'emittente è una "cartiera" o una società "fantasma") dell'oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell'IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l'esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un'operazione fittizia

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