Archivi annuali: 2019

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 01 aprile 2019, n. 9023 – Requisito dell’anzianità aziendale dell’indennità di mobilità anticipata

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 01 aprile 2019, n. 9023 Indennità di mobilità anticipata - Requisito dell’anzianità aziendale - Indennità di mobilità nella misura di 24 mensilità -Misura integrale al momento del licenziamento collettivo del personale - Nessun effetto attribuito alla cancellazione dalle liste di mobilità per effetto dell'esercizio dell'opzione ad ottenere il trattamento anticipata [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 marzo 2019, n. 8910 – L’attività prevalente ed assorbente svolta dal lavoratore deve rientrare tra quelle previste dalla categoria di appartenenza,anche se il lavoratore può essere adibito, per motivate esigenze aziendali, anche a compiti inferiori, se marginali rispetto a quelli propri del suo livello

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 29 marzo 2019, n. 8910 Rapporto di lavoro - Illegittimità delle sanzioni conservative - Accertamento - Richiesta di svolgimento di attività di pulizia a turno - Violazione dell’art. 2013 c.c. Fatti di causa Con sentenza del 21.11.2013 la corte d'Appello di Bologna ha confermato la sentenza del tribunale di Reggio [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 marzo 2019, n. 8823 – Per la soggezione ad IRAP dei proventi del professionista autonomo è necessario che la struttura organizzata di cui questi si avvalga faccia capo allo stesso, non solo ai fini operativi, ma anche sotto il profilo organizzativo, in conseguenza non riconoscendo ad esempio la soggettività passiva all’imposta del professionista che, collaborando presso importanti studi legali, ne aveva utilizzato la struttura organizzativa, traendone utilità

il valore assoluto dei compensi e soprattutto dei costi sostenuti da ricorrente ed il loro reciproco rapporto percentuale non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell'autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell'attività esercitata, e, dall'altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all'aspetto personale (es. studio personale, veicolo strumentale, etc.), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell'attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all'implementazione dell'aspetto organizzativo

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 marzo 2019, n. 8818 – In tema di IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il SSN, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo

In tema di IRAP, il presupposto dell'autonoma organizzazione, richiesto dall'art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997, non ricorre quando il contribuente responsabile dell'organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all'esercizio dell'attività, sicché anche una spesa consistente per l'acquisto di un macchinario indispensabile all'esercizio dell'attività medesima non è idonea a rivelare l'esistenza dell'autonoma organizzazione ove il capitale investito non rappresenti un fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore costituito dall'attività intellettuale del professionista, ma sia ad essa asservito in modo da non poterne essere distinto

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 14082 depositata il 1° aprile 2019 – Esclusione dell’opposizione del segreto professionale per il Tributarista ad indagine penale per esercizio abusivo della professione, truffa, appropriazione indebita, ingresso abusivo in sistema informatico

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 14082 depositata il 1° aprile 2019 Professionisti - Tributarista - Indagine penale per esercizio abusivo della professione, truffa, appropriazione indebita, ingresso abusivo in sistema informatico - Sequestro di hardware e materiale utilizzato nello studio professionale - Opposizione del segreto professionale - Esclusione Ritenuto in fatto 1. Con il [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 29 marzo 2019, n. 8920 – La prevista maggiorazione, da qualificarsi come accredito figurativo, sulla base di una interpretazione rispondente alla lettera ed alla ratio della norma, andava collocata temporalmente nel momento successivo alla cessazione del rapporto, nella specie intervenuta il 31.7.1995, e liquidata, secondo le regole del Fondo di provenienza, confermate in via transitoria, che prevedevano, ai fini del calcolo della pensione, tre distinte quote, di cui l’ultima relativa al periodo 1.1.1995/31.12.1995, cui risultava applicabile il coefficiente di rendimento del 2%

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 29 marzo 2019, n. 8920 INPS - Ricalcolo del trattamento pensionistico - Maggiorazione contributiva ex art. 4, d.l. n. 501/1995 conv. in I. n. 11/1996 - Diritto - Spettanza Rilevato che con sentenza del 31 ottobre 2012, la Corte d'Appello di Roma, accoglieva, non diversamente dal decisum reso nella decisione [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 29 marzo 2019, n. 8919 – E’ il licenziamento, ovvero il collocamento in mobilità, il fatto costituente il presupposto per l’inserimento del lavoratore nella lista di mobilità e, dunque, è a questo fatto oggettivo che occorre fa riferimento per determinare la ricorrenza dei requisiti soggettivi richiesti dalla normativa

nel contratto di lavoro a tempo indeterminato il preavviso non ha efficacia reale, che comporta, in mancanza di accordo tra le parti circa la cessazione immediata del rapporto, il diritto alla prosecuzione del rapporto stesso e di tutte le connesse obbligazioni fino alla scadenza del termine, ma efficacia obbligatoria, con la conseguenza che nel caso in cui una delle parti eserciti la facoltà di recedere con effetto immediato, il rapporto si risolve altrettanto immediatamente, con l'unico obbligo della parte recedente di corrispondere l'indennità sostitutiva e senza che da tale momento possano avere influenza eventuali avvenimenti sopravvenuti, a meno che la parte recedente, nell'esercizio di un suo diritto potestativo, acconsenta, avendone interesse, alla continuazione del rapporto lavorativo, protraendone l'efficacia sino al termine del periodo di preavviso

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 marzo 2019, n. 8671 – Il rapporto di pubblico impiego a tempo determinato l’eventuale violazione delle norme sul contratto a termine non può mai tradursi nella conversione del rapporto per espressa disposizione legislativa

consentono di ritenere legittimo un sistema che, in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, preveda quale conseguenza, nell'ambito del rapporto di diritto privato tra lavoratore e datore di lavoro, il riconoscimento di un'indennità nella misura di cui all'art. 32 cit. infondato è d'altra parte il richiamo nelle difese dei ricorrenti a Corte di Giustizia 25 ottobre 2018, Sciotto, al fine di avvalorare la tesi del diritto alla conversione del rapporto, in quanto quella sentenza riguardava un caso specifico (lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche) e giustificava la conversione sul presupposto dell'assenza nell'ordinamento di ogni altra misura sanzionatoria, al contempo richiamando come sistema legittimo (v. punto 72) quello che, per i lavoratori pubblici in genere, prevede la sanzione risarcitoria con una base svincolata da oneri probatori del danno a carico del lavoratore, secondo quanto ritenuto da Corte di Giustizia 7 marzo 2018, Santoro;

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