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News – Blog2026-06-19T09:21:11+02:00

sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

In materia di licenziamento disciplinare per svolgimento di altra attività durante l’assenza per malattia, grava sul datore di lavoro la prova che la malattia sia simulata ovvero che l’attività svolta nei giorni di assenza sia potenzialmente idonea a pregiudicare o ritardare il rientro in servizio

In materia di licenziamento disciplinare per svolgimento di altra attività durante l'assenza per malattia, grava sul datore di lavoro la prova che la malattia sia simulata ovvero che l'attività svolta nei giorni di assenza sia potenzialmente idonea a pregiudicare o ritardare il rientro in servizio

Il datore di lavoro non può procrastinare la contestazione al fine di rendere più difficile la difesa del dipendente o perpetuare l’incertezza sulla sorte del rapporto

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 24609 depositata il 13 settembre 2024, intervenendo in tema di licenziamento disciplinare a seguito contestazione, ha ribadito che "il principio dell'immediatezza della contestazione disciplinare, la cui "ratio" riflette l'esigenza dell'osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell'attuazione del rapporto di lavoro, non consente all'imprenditore- datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l'incertezza sulla sorte del rapporto, in quanto nel licenziamento per giusta causa l'immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro. Peraltro, il criterio di immediatezza va inteso in senso relativo, dovendosi tener conto della specifica natura dell'illecito disciplinare, nonché del tempo occorrente per l'espletamento delle indagini, tanto maggiore quanto più è complessa l'organizzazione [...]

Verifiche fiscali: il diniego o la mancata esibizione dell’autorizzazione del PM all’accesso non comporta di per sé la nullità dell’avviso di accertamento

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 24995 depositata il 17 settembre 2024, intervenendo in tema di accertamento bancario ed autorizzazioni all'accesso, ha statuito il principio di diritto secondo cui "In tema di accessi, ispezioni e verifiche, sia con riferimento all’accertamento dell’IVA ai sensi dell’art.52 del d.P.R. n. 633 del 1972 sia delle imposte dirette, in forza del richiamo operato dall'art. 33 del d.P.R. n. 600 del 1973, l’esigenza di conoscenza da parte del ricorrente della motivazione del decreto di autorizzazione del Procuratore della Repubblica all'accesso domiciliare, in presenza di gravi indizi di violazione delle norme tributarie, dev’essere contemperata con gli interessi protetti dal segreto istruttorio opposto ex art.329 c.p.p. e, per l’effetto, il diniego non comporta di per sé la nullità dell'avviso di accertamento, in assenza di espressa previsione normativa, ma può [...]

Per l’esenzione IMU occorre l’invio della dichiarazione entro i termini previsti

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 24200 depositata il 9 settembre 2024, intervenendo in tema di IMU e decadenza e natura della dichiarazione, ha ribadito il principio secondo cui "... in tema di IMU il legislatore, diversamente da quanto previsto per l’ICI, ha stabilito, ai fini del godimento dell’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lett. i), d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 546, che qui interessa, la presentazione di una dichiarazione da parte del contribuente da effettuarsi tramite l’apposto modello ministeriale ed in un determinato termine finale, individuato - di regola – al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell'imposta ..." Gli Ermellini hanno precisato, in tema di dichiarazione IMU, che "Il fondamento normativo [...]

Qualora l’integrazione salariale sia mancata per fatto addebitabile al datore di lavoro, questi non è liberato dall’obbligo retributivo in misura corrispondente all’integrazione salariale perduta

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 19863 depositata il 18 luglio 2024, intervenendo in tema di integrazione salariale, ha riaffermato, la responsabilità del datore di lavoro, che sulla base  dell’art. 15, co. 4, d.lgs. n. 148/2015, il quale dispone: “Qualora dalla omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a danno dei lavoratori la perdita parziale o totale del diritto all'integrazione salariale, l'impresa è tenuta a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di importo equivalente all'integrazione salariale non percepita”  La vicenda ha riguardato una società che aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo, che tuttavia, all’esito dell’esame congiunto con le parti sociali, era sfociato in un accordo con cui era stato previsto l’assegno di solidarietà con l’utilizzo del FIS. Successivamente un gruppo di lavoratori che citavano in giudizio la società datrice di lavoro, con [...]

Legittima la ripresa a tassazione di costi relativi a prestazioni di servizio avvenute tra le società dello stesso gruppo, in quanto le operazioni non erano dettagliate e nelle fatture non erano presenti parametri per la relativa valorizzazione

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 17433 depositata il 25 giugno 2024, intervenendo in tema di consolidato fiscale nazionale e della deducibilità dei costi, ha affermato che "non può ammettersi la “compensazione” di voci del conto economico di rilievo fiscale che, in violazione del disposto dell’art. 109 TUIR, determini lo spostamento di oneri o compensi da una società all’altra, pur appartenenti al medesimo consolidato fiscale, e ciò attesa la tassatività è inderogabilità delle regole che presiedono alla determinazione del reddito d’impresa di ciascuna società." La vicenda ha riguardato una società facente parte di un gruppo di imprese che avevano optato per la tassazione mediante l'istituto del consolidato nazionale, alla quale successivamente ad una verifica fiscale in cui venivano ritenuti indeducibili i costi relativi a prestazioni di servizio avvenute tra le società, in [...]

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