Archivi mensili: Agosto 2019

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 26575 depositata il 17 giugno 2019 – Nelle attività pericolose consentite, laddove sia impossibile eliminare il pericolo, l’obbligo di evitare l’evento si rafforza perché la sua prevedibilità è intrinseca al tipo di attività svolta, con la conseguenza che la prudenza, la diligenza e la perizia nel precostituire condizioni idonee ad evitare (o diminuire) il rischio debbono essere maggiori e non possono eludere l’osservanza delle norme specificamente poste a tutela della sua evitabilità

Nelle attività pericolose consentite, laddove sia impossibile eliminare il pericolo, l'obbligo di evitare l'evento si rafforza perché la sua prevedibilità è intrinseca al tipo di attività svolta, con la conseguenza che la prudenza, la diligenza e la perizia nel precostituire condizioni idonee ad evitare (o diminuire) il rischio debbono essere maggiori e non possono eludere l'osservanza delle norme specificamente poste a tutela della sua evitabilità

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 26570 depositata il 17 giugno 2019 – La responsabilità del costruttore, nell’ipotesi in cui l’evento dannoso sia stato provocato dall’inosservanza delle cautele antinfortunistiche nella progettazione e fabbricazione della macchina, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro utilizzatore della macchina, giacché questi è obbligato ad eliminare le fonti dì pericolo per i lavoratori dipendenti chiamati ad avvalersi della macchina

La responsabilità del costruttore, nell’ipotesi in cui l’evento dannoso sia stato provocato dall'inosservanza delle cautele antinfortunistiche nella progettazione e fabbricazione della macchina, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro utilizzatore della macchina, giacché questi è obbligato ad eliminare le fonti dì pericolo per i lavoratori dipendenti chiamati ad avvalersi della macchina

Consiglio di Stato sezione IV sentenza n. 4031 depositata il 17 giugno 2019 – I pareri del Comitato per la verifica delle cause di servizio – espressione di un potere autoritativo – sono sindacabili solo per travisamento di fatti o manifesta illogicità, non potendo il giudice amministrativo sostituire le proprie valutazioni a quelle effettuate dalle competenti autorità, in sede amministrativa

I pareri del Comitato per la verifica delle cause di servizio – espressione di un potere autoritativo - sono sindacabili solo per travisamento di fatti o manifesta illogicità, non potendo il giudice amministrativo sostituire le proprie valutazioni a quelle effettuate dalle competenti autorità, in sede amministrativa

Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sezione  IV, sentenza n. 3337 depositata il 17 giugno 2019 – Non può essere riconosciuta l’esistenza di una causa di servizio dell’infermità accusata laddove il nesso causale o concausale fra le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e l’insorgere della malattia non sia obiettivamente riscontrabile sulla base elementi individuati in modo specifico, dovendosi ritenere causa o concausa efficiente la circostanza senza della quale la patologia denunciata non si sarebbe verificata

non può essere riconosciuta l’esistenza di una causa di servizio dell'infermità accusata laddove il nesso causale o concausale fra le modalità di svolgimento dell'attività lavorativa e l'insorgere della malattia non sia obiettivamente riscontrabile sulla base elementi individuati in modo specifico, dovendosi ritenere causa o concausa efficiente la circostanza senza della quale la patologia denunciata non si sarebbe verificata

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione  I quater, sentenza n. 7969 depositata il 18 giugno 2019 – Improcedibilità del ricorso a seguito della corresponsione dell’equo indennizzo, se una delle parti conferma la carenza di interesse alla causa

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione  I quater, sentenza n. 7969 depositata il 18 giugno 2019 Lavoro - Sicurezza sul lavoro - Infortunio sul lavoro - Rapporto di lavoro - Corresponsione dell’equo indennizzo - P.A. - Ispettore Capo di Polizia - Ricorso improcedibile FATTO e DIRITTO 1.La signora -OMISSIS-, Ispettore Capo della Polizia di [...]

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 26866 depositata il 16 giugno 2019 – Per il reato di indebita compensazione, oltre al superamento del limite previsto, il momento del reato si consuma va individuato nella presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato

Per il reato di indebita compensazione, oltre al superamento del limite previsto, il momento del reato si consuma va individuato nella presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato

Corte di Cassazione sentenza n. 16429 depositata il 19 giugno 2019 – Gli ingegneri e gli architetti, che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie e che non possano conseguentemente iscriversi all’INARCASSA, rimanendo obbligati verso quest’ultima soltanto al pagamento del contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, sono tenuti comunque ad iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS

gli ingegneri e gli architetti, che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie e che non possano conseguentemente iscriversi all'INARCASSA, rimanendo obbligati verso quest'ultima soltanto al pagamento del contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, sono tenuti comunque ad iscriversi alla Gestione separata presso l'INPS

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione I, sentenza n. 7969 depositata il 19 giugno 2019 – Il mobbing, nel rapporto di impiego pubblico, si sostanzia in una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, complessa, continuata e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente nell’ambiente di lavoro, che si manifesta con comportamenti intenzionalmente ostili, reiterati e sistematici, esorbitanti od incongrui rispetto all’ordinaria gestione del rapporto, espressivi di un disegno in realtà finalizzato alla persecuzione o alla vessazione del medesimo dipendente, tale da provocare un effetto lesivo della sua salute psicofisica

il mobbing, nel rapporto di impiego pubblico, si sostanzia in una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, complessa, continuata e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente nell'ambiente di lavoro, che si manifesta con comportamenti intenzionalmente ostili, reiterati e sistematici, esorbitanti od incongrui rispetto all'ordinaria gestione del rapporto, espressivi di un disegno in realtà finalizzato alla persecuzione o alla vessazione del medesimo dipendente, tale da provocare un effetto lesivo della sua salute psicofisica

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