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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 08 ottobre 2018, n. 24756 – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo dettato dalla situazione finanziaria della società

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 08 ottobre 2018, n. 24756 Licenziamento per giustificato motivo oggettivo - Scelta organizzativa - Situazione finanziaria della società - Ricadute occupazionali - Accertamento Rilevato che 1. la Corte d'Appello di Milano, con sentenza pubblicata in data 3 agosto 2016, in sede di reclamo ex lege n. 92 del 2012, ha [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 08 ottobre 2018, n. 24753- In tema di sanzioni amministrative, la solidarietà prevista dall’art. 6 della l. n. 689 del 1981 non si limita ad assolvere una funzione di garanzia, ma persegue anche uno scopo pubblicistico di deterrenza generale nei confronti di quanti, persone fisiche o enti, abbiano interagito con il trasgressore rendendo possibile la violazione

in tema di ricorso per cassazione, per effetto della modifica dell'art. 366-bis c.p.c., introdotta dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, applicabile ratione temporis, il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione di cui all'art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ., deve essere dedotto mediante esposizione chiara e sintetica del fatto controverso - in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria - ovvero delle ragioni per le quali l'insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione, fornendo elementi in ordine al carattere decisivo di tali fatti, che non devono attenere a mere questioni o punti, dovendosi configurare in senso storico o normativo e potendo rilevare solo come fatto principale ex art. 2697 c.c. (costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo) o anche fatto secondario (dedotto in funzione di prova determinante di una circostanza principale

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 02 ottobre 2018, n. 23878 – Licenziamento disciplinare per violazioni di procedure di commercializzazioni – Tardività della contestazione e proporzionalità della sanzione

la giusta causa di licenziamento deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell'elemento fiduciario, dovendo il giudice valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all'intensità del profilo intenzionale, dall'altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, per stabilire se la lesione dell'elemento fiduciario, su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro, sia tale, in concreto, da giustificare la massima sanzione disciplinare; quale evento "che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto", la giusta causa di licenziamento integra una clausola generale, che richiede di essere concretizzata dall'interprete tramite valorizzazione dei fattori esterni relativi alla coscienza generale e dei principi tacitamente richiamati dalla norma, quindi mediante specificazioni che hanno natura giuridica e la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre l'accertamento della ricorrenza concreta degli elementi del parametro normativo si pone sul diverso piano del giudizio di fatto, demandato al giudice di merito e incensurabile in cassazione se privo di errori logici e giuridici

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 08 ottobre 2018, n. 24741 – La responsabilità, a seguito di infortunio del datore di lavoro, ex art. 2087 c.c. possa escludersi solo allorquando il rischio sia stato generato da una attività che non abbia alcun rapporto con lo svolgimento dell’attività lavorativa o che esorbiti del tutto dai limiti di essa

le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l'imprenditore, all'eventuale concorso di colpa del lavoratore, la cui condotta può comportare l'esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità solo quando presenti i caratteri dell'abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell'evento, essendo necessaria, a tal fine, una rigorosa dimostrazione dell'indipendenza del comportamento del lavoratore dalla sfera di organizzazione e dalle finalità del lavoro, e, con essa, dell'estraneità del rischio affrontato a quello connesso alle modalità ed esigenze del lavoro da svolgere

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 ottobre 2018, n. 24615 – Nel rapporto di lavoro privato non vige il principio di parità di trattamento

Nel rapporto di lavoro privato non vige il principio di parità di trattamento. La disciplina nazionale e quella aziendale si differenziano, infatti, fra loro per la loro distinta natura e fonte negoziale, con la conseguenza che i rispettivi fatti costitutivi ed estintivi non interagiscono rispondendo ciascuna disciplina a regole proprie in ragione dei diversi agenti contrattuali e del loro differente ambito territoriale

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 ottobre 2018, n. 24596 – L’indennità prevista dalla Legge n. 183/2010 cit., art. 32, trova applicazione ogni qual volta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato

l'indennità prevista dalla Legge n. 183/2010 cit., art. 32, trova applicazione ogni qual volta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato e, dunque, anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l'accertamento della nullità di un contratto di somministrazione lavoro, convertito - ai sensi del D.lgs n. 276 del 2003, art. 27, u.c., - in un contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 ottobre 2018, n. 24594 – Indennità di trasferimento per lavoro all’estero se ha la finalità è di tenere indenne il lavoratore da spese che quest’ultimo non avrebbe incontrato se non fosse stato trasferito e che ha sostenuto nell’interesse dell’imprenditore è indice della natura non retributiva dell’emolumento

in mancanza di deroga espressa da parte della contrattazione collettiva ai sensi dell'art. 2120, 2° co. c.c., ai fini della individuazione della natura di retribuzione ovvero di rimborso spese di una voce del trattamento corrisposto per lo svolgimento di lavoro all'estero, deve aversi riguardo ad indici sintomatici, che consentano una valutazione della suddetta natura in via induttiva, senza trascurare, in tale indagine, anche elementi che emergano in sede di stipulazione del contratto individuale, che assumono, per quanto detto, valore orientativo ai fini considerati

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 ottobre 2018, n. 24407 – Licenziamento del dirigente per prelievi dalla cassa aziendale in acconto sullo stipendio mensile

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 04 ottobre 2018, n. 24407 Licenziamento - Qualifica di dirigente - Per ragioni disciplinari - Prelievi dalla cassa aziendale in acconto sullo stipendio mensile - Reiterazione della condotta Rilevato che con sentenza del 16 giugno - 22 settembre 2016 numero 847 la Corte d'Appello di Milano confermava, per quanto ancora [...]

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