LAVORO – GIURISPRUDENZA

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 20 maggio 2021, n. 13916 – In assenza di norme specifiche che dispongano diversamente, l’indebito è ripetibile solo a partire dal momento in cui intervenga il provvedimento che accerta il venir meno delle condizioni di legge, e ciò a meno che non ricorrano ipotesi che escludano qualsivoglia affidamento dell’”accipiens”. La ripetizione sarà possibile in presenza di una situazione di fatto avente come minimo comun denominatore la non addebitabilità al percipiente della erogazione non dovuta e la presenza di un legittimo affidamento

In assenza di norme specifiche che dispongano diversamente, l'indebito è ripetibile solo a partire dal momento in cui intervenga il provvedimento che accerta il venir meno delle condizioni di legge, e ciò a meno che non ricorrano ipotesi che escludano qualsivoglia affidamento dell’"accipiens". La ripetizione sarà possibile in presenza di una situazione di fatto avente come minimo comun denominatore la non addebitabilità al percipiente della erogazione non dovuta e la presenza di un legittimo affidamento

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 20 maggio 2021, n. 13907 – La notifica alla parte, senza espressa menzione – nella relata di notificazione – del suo procuratore quale destinatario anche solo presso il quale quella è eseguita, non è idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione

La notifica alla parte, senza espressa menzione - nella relata di notificazione - del suo procuratore quale destinatario anche solo presso il quale quella è eseguita, non è idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 21 maggio 2021, n. 14069 – Deroga all’orario normale di lavoro di 40 ore settimanali ai sensi degli artt. 1, 97 e 380 CCNL aziende del turismo

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 21 maggio 2021, n. 14069 Pubblici esercizi - Omissione contributiva - Avviso di addebito - Opposizione - Deroga all'orario normale di lavoro di 40 ore settimanali Rilevato in fatto Che, con sentenza depositata il 16.6.2015, la Corte d'appello di Firenze, in riforma della pronuncia di primo grado, ha rigettato l'opposizione [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 20 maggio 2021, n. 13861 – In tema di tutela della lavoratrice madre, la deroga al divieto di licenziamento di cui all’art. 54, comma 3, lett. b), del d.lgs. n. 151 del 2001, dall’inizio della gestazione fino al compimento dell’età di un anno del bambino, opera solo in caso di cessazione dell’intera attività aziendale

In tema di tutela della lavoratrice madre, la deroga al divieto di licenziamento di cui all'art. 54, comma 3, lett. b), del d.lgs. n. 151 del 2001, dall'inizio della gestazione fino al compimento dell'età di un anno del bambino, opera solo in caso di cessazione dell’intera attività aziendale

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 20 maggio 2021, n. 13774 – L’appellante che si sia limitato a resistere all’eccezione di tardività dell’impugnazione sollevata “ex adverso”, ma non abbia formalmente e tempestivamente richiesto, con l’atto di gravame, di essere rimesso in termini, non può dolersi della declaratoria di inammissibilità dell’appello deducendo, con il ricorso per cassazione, la violazione della disciplina della rimessione in termini, poiché quest’ultima, tanto nella versione prevista dall’art. 184-bis cod. proc. civ., quanto in quella di cui al novellato art. 153, comma 2, cod. proc. civ., presuppone la tempestività dell’iniziativa della parte, da intendere come immediatezza della reazione al palesarsi della necessità di svolgere un’attività processuale ormai preclusa

L’appellante che si sia limitato a resistere all'eccezione di tardività dell'impugnazione sollevata "ex adverso", ma non abbia formalmente e tempestivamente richiesto, con l’atto di gravame, di essere rimesso in termini, non può dolersi della declaratoria di inammissibilità dell'appello deducendo, con il ricorso per cassazione, la violazione della disciplina della rimessione in termini, poiché quest'ultima, tanto nella versione prevista dall'art. 184-bis cod. proc. civ., quanto in quella di cui al novellato art. 153, comma 2, cod. proc. civ., presuppone la tempestività dell'iniziativa della parte, da intendere come immediatezza della reazione al palesarsi della necessità di svolgere un'attività processuale ormai preclusa

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 maggio 2021, n. 13643 – Il concetto di “manifesta insussistenza” del fatto posto a base di un recesso per giustificato motivo oggettivo è stato oggetto di elaborazione e si è ritenuto che esso debba essere riferito “ad una evidente e facilmente verificabile assenza dei presupposti giustificativi del licenziamento che consenta di apprezzare la chiara pretestuosità del recesso”

Il concetto di "manifesta insussistenza" del fatto posto a base di un recesso per giustificato motivo oggettivo è stato oggetto di elaborazione e si è ritenuto che esso debba essere riferito "ad una evidente e facilmente verificabile assenza dei presupposti giustificativi del licenziamento che consenta di apprezzare la chiara pretestuosità del recesso"

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 20 maggio 2021, n. 13918 – L’art. 13, secondo comma, l. n. 412 del 1991, laddove prevede che l’INPS provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza, va inteso nel senso che entro tale termine l’Istituto deve formalizzare la richiesta di restituzione dell’importo ritenuto indebito e cioè deve iniziare il procedimento amministrativo di recupero portandolo a conoscenza del pensiona

L'art. 13, secondo comma, l. n. 412 del 1991, laddove prevede che l'INPS provvede, entro l'anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza, va inteso nel senso che entro tale termine l'Istituto deve formalizzare la richiesta di restituzione dell'importo ritenuto indebito e cioè deve iniziare il procedimento amministrativo di recupero portandolo a conoscenza del pensiona

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