PENALE – GIURISPRUDENZA

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 46479 depositata il 19 dicembre 2024 – Integra il delitto di cui all’art. 2 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, l’utilizzazione, nella dichiarazione ai fini delle imposte dirette, di fatture formalmente riferite a un contratto di appalto di servizi, che costituisca di fatto lo schermo per occultare una somministrazione irregolare di manodopera

Integra il delitto di cui all'art. 2 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, l'utilizzazione, nella dichiarazione ai fini delle imposte dirette, di fatture formalmente riferite a un contratto di appalto di servizi, che costituisca di fatto lo schermo per occultare una somministrazione irregolare di manodopera

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 45803 depositata il 13 dicembre 2024 – In presenza della contestualità e della indefettibilità del sorgere dell’obbligazione di versamento con il fatto stesso del pagamento della retribuzione, manca ogni presupposto per invocare la circostanza scriminante dello stato di necessità posto che la punibilità della condotta, deve essere individuata proprio nel mancato accantonamento delle somme dovute all’Istituto (in nome e per conto del quale tali somme sono state trattenute), di guisa che non può ipotizzarsi l’impossibilità di versamento per fatti sopravvenuti, come appunto una pretesa situazione di illiquidità della società rappresentata

In presenza della contestualità e della indefettibilità del sorgere dell'obbligazione di versamento con il fatto stesso del pagamento della retribuzione, manca ogni presupposto per invocare la circostanza scriminante dello stato di necessità posto che la punibilità della condotta, deve essere individuata proprio nel mancato accantonamento delle somme dovute all'Istituto (in nome e per conto del quale tali somme sono state trattenute), di guisa che non può ipotizzarsi l'impossibilità di versamento per fatti sopravvenuti, come appunto una pretesa situazione di illiquidità della società rappresentata

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 38896 depositata il 24 ottobre 2024 – La sussistenza del dolo dell’ascritta bancarotta fraudolenta documentale trova applicazione quando sia imputato all’amministratore formale che si riveli essere, in realtà, un mero prestanome degli effettivi gestori della società fallita

La sussistenza del dolo dell'ascritta bancarotta fraudolenta documentale trova applicazione quando sia imputato all'amministratore formale che si riveli essere, in realtà, un mero prestanome degli effettivi gestori della società fallita

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 34808 depositata il 16 settembre 2024 – Deve sicuramente escludersi che l’attribuzione di responsabilità si fondi sulla mera posizione di garanzia dipendente dal ruolo di amministratore di diritto della società, bensì sulla base dei doveri di vigilanza gravanti sulla posizione di garanzia di cui è investito, rilevanti ai sensi dell’art. 40 cod. pen., essendo sufficiente, sotto il profilo soggettivo, la generica consapevolezza che l’amministratore effettivo svolga attività illecita, la quale non può dedursi dal solo fatto che il soggetto abbia accettato di ricoprire formalmente la carica di amministratore

Deve sicuramente escludersi che l'attribuzione di responsabilità si fondi sulla mera posizione di garanzia dipendente dal ruolo di amministratore di diritto della società, bensì sulla base dei doveri di vigilanza gravanti sulla posizione di garanzia di cui è investito, rilevanti ai sensi dell'art. 40 cod. pen., essendo sufficiente, sotto il profilo soggettivo, la generica consapevolezza che l'amministratore effettivo svolga attività illecita, la quale non può dedursi dal solo fatto che il soggetto abbia accettato di ricoprire formalmente la carica di amministratore

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 34793 depositata il 16 settembre 2024 – Sussiste il vizio di mancanza  di motivazione, ex art. 606, comma primo, lett. e), cod. proc. pen., quando le argomentazioni addotte dal giudice a fondamento dell’affermazione di responsabilità dell’imputato siano prive di completezza in relazione a specifiche doglianze formulate con i motivi di appello e dotate del requisito della decisività

Sussiste il   vizio  di  mancanza  di motivazione, ex art. 606, comma primo, lett. e), cod. proc. pen., quando le argomentazioni addotte dal giudice a fondamento dell'affermazione di responsabilità dell'imputato siano prive di completezza in relazione a specifiche doglianze formulate con i motivi di appello e dotate del requisito della decisività

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 45280 depositata il 10 dicembre 2024 – Il giudice della prevenzione, in sede di verifica della pericolosità generica del soggetto proposto per l’applicazione di misura ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. b) d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose), non può ritenere rilevanti, in base al principio della “valutazione autonoma”, fatti per i quali sia intervenuta sentenza definitiva di assoluzione

Il giudice della prevenzione, in sede di verifica della pericolosità generica del soggetto proposto per l'applicazione di misura ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. b) d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose), non può ritenere rilevanti, in base al principio della "valutazione autonoma", fatti per i quali sia intervenuta sentenza definitiva di assoluzione

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 44043 depositata il 3 dicembre 2024 – Non sussiste violazione del principio del ne bis in idem laddove una medesima condotta abbia dato luogo a sanzioni sia di carattere amministrativo che di carattere penale per tutte le ipotesi in cui non vi sia una espressa clausola di sussidiarietà fra i due sistemi sanzionatori astrattamente prevista dal legislatore

Non sussiste violazione del principio del ne bis in idem laddove una medesima condotta abbia dato luogo a sanzioni sia di carattere amministrativo che di carattere penale per tutte le ipotesi in cui non vi sia una espressa clausola di sussidiarietà fra i due sistemi sanzionatori astrattamente prevista dal legislatore

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