PENALE – GIURISPRUDENZA

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 16616 depositata il 3 giugno 2020 – Il principio del ne bis in idem cautelare non è ostativo alla reiterazione del sequestro preventivo su beni in relazione ai quali il vincolo reale sia stato già disposto, allorquando il nuovo decreto si fondi su una esigenza cautelare diversa da quella inizialmente ipotizzata, oppure quando l’autorità procedente sia chiamata a valutare elementi precedentemente non esaminati

Il principio del ne bis in idem cautelare non è ostativo alla reiterazione del sequestro preventivo su beni in relazione ai quali il vincolo reale sia stato già disposto, allorquando il nuovo decreto si fondi su una esigenza cautelare diversa da quella inizialmente ipotizzata, oppure quando l'autorità procedente sia chiamata a valutare elementi precedentemente non esaminati

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 1822 depositata il 17 gennaio 2020 – Gli sms, così come i messaggi scambiati tramite app di messaggeria istantanea, conservati nella memoria di un apparecchio cellulare hanno piena natura documentale ai sensi dell’art. 234 C. p. p.

Gli sms, così come i messaggi scambiati tramite app di messaggeria istantanea, conservati nella memoria di un apparecchio cellulare hanno piena natura documentale ai sensi dell’art. 234 C. p. p.

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 12680 depositata il 22 aprile 2020 – E’ configurabile il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti anche in caso di dolo eventuale, da intendere in termini di lucida accettazione, da parte dell’agente, dell’evento lesivo, e quindi anche del fine di evasione o di indebito rimborso, come conseguenza della sua condotta

E' configurabile il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti anche in caso di dolo eventuale, da intendere in termini di lucida accettazione, da parte dell'agente, dell'evento lesivo, e quindi anche del fine di evasione o di indebito rimborso, come conseguenza della sua condotta

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 15811 depositata il 26 maggio 2020 – In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’occultamento delle scritture contabili, per la cui sussistenza è necessario il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, costituisce una fattispecie autonoma ed alternativa rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture, in quanto quest’ultima integra un’ipotesi di reato a dolo generico

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l'occultamento delle scritture contabili, per la cui sussistenza è necessario il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, costituisce una fattispecie autonoma ed alternativa rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture, in quanto quest'ultima integra un'ipotesi di reato a dolo generico

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 15776 depositata il 25 maggio 2020 – Sequestro finalizzato alla confisca delle somme in possesso della procedura fallimentare per il reato di indebito utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 15776 depositata il 25 maggio 2020 Reati tributari - Indebito utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti - Sequestro finalizzato alla confisca - Somme in possesso della procedura fallimentare Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 19 settembre 2019, il Tribunale del Riesame di Caltanissetta confermava l'ordinanza del [...]

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 15779 depositata il 25 maggio 2020 – Indebito utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti – Sequestro finalizzato alla confisca – Somme in possesso della procedura fallimentare

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 15779 depositata il 25 maggio 2020 Reati tributari - Indebito utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti - Sequestro finalizzato alla confisca - Somme in possesso della procedura fallimentare Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza dell'11 luglio 2019, il Tribunale del Riesame di Caltanissetta confermava il decreto del [...]

CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 15811 depositato il 26 maggio 2020 – In tema di reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2 prevede due fattispecie alternative, quella di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, che richiede il dolo specifico, e quella di tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita, che richiede il dolo generico

In tema di reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta documentale di cui all'art. 216, comma 1, n. 2 prevede due fattispecie alternative, quella di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, che richiede il dolo specifico, e quella di tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita, che richiede il dolo generico

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 21 maggio 2020, n. 15556 – In relazione all’applicabilità delle pene accessorie di cui all’art. 12 d. lgs. 74/2000 la loro durata per le quali la legge stabilisce, in misura non fissa, un limite di durata minimo ed uno massimo, ovvero uno soltanto di essi, deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen. e non rapportata, invece, alla durata della pena principale inflitta ex art. 37 cod. pen.

In relazione all'applicabilità delle pene accessorie di cui all'art. 12 d. lgs. 74/2000 la loro durata per le quali la legge stabilisce, in misura non fissa, un limite di durata minimo ed uno massimo, ovvero uno soltanto di essi, deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri di cui all'art. 133 cod. pen. e non rapportata, invece, alla durata della pena principale inflitta ex art. 37 cod. pen.

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