
Licenziamento illegittimo e risarcimento del danno esistenziale – Cassazione sentenza n. 14017 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 14017 del 04 giugno 2013 intervenendo in tema licenziamenti disciplinari fornisce un altro importante contributo sul tema della quantificazione e risarcimento del danno esistenziale, contribuendo ulteriormente alla sua configurabilità negli articoli codicistici. La vicenda ha riguardato un dipendente di una società nei cui confronti sono state irrogate diverse sanzioni disciplinari e per ultimo a licenziamento per giusta causa per motivazioni che la Corte territoriale ritiene infondate per mancanza di idonei elementi probatori, di conseguenza l’organo giudiziario dichiara illegittimi tutti i provvedimenti della società. I giudici di Appello confermano la misura del risarcimento per l'illegittimo licenziamento determinata dal Tribunale in sei mensilità di retribuzione, tenuto conto della durata del rapporto di lavoro di oltre sei anni e delle dimensioni dell'impresa, di una certa consistenza, pur avendo meno di [...]
Licenziamento per minacce al capo reparto – Cassazione sentenza n. 14002 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 14002 del 04 giugno 2013 intervenendo in tema di licenziamento afferma due principi: che è legittimo il licenziamento per giusta causa di un dipendente che ha minacciato di morte un superiore gerarchico in presenza di altri dipendenti. L'acquisizione del fascicolo di ufficio di primo grado, ai sensi dell'art. 347 cod. proc. civ., è affidata all'apprezzamento discrezionale del giudice dell'impugnazione, sicché l'omessa acquisizione, cui non consegue un vizio del procedimento di secondo grado né della relativa sentenza, può essere dedotta come motivo di ricorso per cassazione solo ove si adduca che il giudice di appello avrebbe potuto o dovuto trarre dal fascicolo stesso elementi decisivi su uno o più punti controversi della causa, non rilevabili "aliude" e specificamente indicati dalla parte interessata. La vicenda ha visto [...]
IRAP il praticante nello studio non è indice di autonoma organizzazione – Cassazione sentenza n. 17920 del 2013
La Cassazione di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 17920 del 23 luglio 2013 e stata chiamata ad intervenire in tema di esclusione IRAP affermando che la sussistenza delle spese di gestione di uno studio legale e dei compensi elargiti ai praticanti non rappresentano indicatori di “autonoma organizzazione” tale da sottoporre il reddito del professionista all’IRAP. Per cui secondo quanto statuito dai giudici di legittimità non è sufficiente di per sé a determinare quella "stabile organizzazione" che determina la sottoposizione ad IRAP la presenza di praticanti in uno studio professionale, posto che l'apprendista non partecipa alla formazione del reddito in modo autonomo, ma sta compiendo il suo iter formativo. Sarà quindi onere del giudice di merito provvedere ad una puntuale motivazione sulla natura e sulla quantità delle funzioni svolte dai praticanti, mentre non è rilevante [...]
DURC semplificazione per appalti privati
Con la legge 98/2013 introduce semplificazioni amministrative anche con procedure di deroga ai fini del Durc in presenza di appalti con committenti privati. In base alle nuove disposizioni, negli appalti conferiti da committenti privati il documento unico di regolarità contributiva (Durc), previsto dall'articolo 90, comma 9, lettere a) e b), del Dlgs 81/08 (Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro), non è richiesto in caso di lavori privati di manutenzione in edilizia realizzati, senza ricorso a imprese, direttamente in economia dal proprietario dell'immobile. Con il termine "lavori in economia" va inteso quei lavori in cui il committente privato ricorre a maestranze o lavoratori autonomi senza la presenza di aziende edili per ristrutturare o apportare piccole modifiche alla sua proprietà. In tal caso il proprietario è esonerato dal chiedere il Durc all'istituto o alla cassa [...]
Abuso del diritto e necessità della contestazione della norma violata – Cassazione sentenza n. 33187 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 33187 del 31 luglio 2013 chiamata ad intervenire in tema di elusione fiscale ha affermato che i comportamenti elusivi possono avere rilevanza penale solo quando viene determinano la violazione di norme antielusive specifiche e codificate dalla legge. La vicenda ha avuto origine da un controllo fiscale operata dalla Guardia di finanza, a carico di una società, venivano riscontrate alcune irregolarità che portavano alla contestazione di reati di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74), di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10 bis, D.Lgs. n. 74/2000) e di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11, D.Lgs. n. 74/2000). L'orientamento della giurisprudenza di legittimità prevede che i reati tributari di dichiarazione infedele o di omessa dichiarazione possono essere integrati anche da comportamenti elusivi posti in essere [...]
Sentenza Mediaset depositate le motivazioni – Cassazione sentenza n. 35729 del 2013
La Corte di Cassazione - Sezione feriale penale - con la sentenza n. 35729 del 20 agosto 2013 (meglio conosciuta come sentenza Mediaset o diritti TV) interviene in tema di frode fiscale affermando che ''Il criterio dell'individuazione del destinatario principale dei benefici derivanti dall'illecito fornisce un risultato convergente con quello che si e' visto essere l'esito dell'apprezzamento delle prove compiuto dai due gradi di merito: esso indica, cioe', nell'imputato l'ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo - il soggetto che in ultima analisi, anche dopo l'assunzione della veste di azionista di maggioranza, continuava a godere della ricaduta economica del sistema praticato''. Gli Ermellini hanno confermato nelle motivazioni della sentenza la condanna a 4 anni [...]
Licenziamento e clausola di dequalificazione – Cassazione sentenza n. 18535 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 18535 del 02 agosto 2013 intervenendo in tema di licenziamento ha affermato che nel caso di sopravvenuta infermità alle mansioni lavorative permanente del dipendente, non si realizza un'impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato (artt. 1 e 3 della L. 604/1966 e artt. 1463 e 1464 c.c.) qualora il lavoratore possa essere adibito a mansioni equivalenti o, se impossibile, anche a mansioni inferiori, purché da un lato tale diversa attività sia utilizzabile nell'impresa, secondo l'assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall'imprenditore, e dall'altro, l'adeguamento sia sorretto dal consenso, nonché dall'interesse dello stesso lavoratore. Ne consegue che, nel caso in cui il lavoratore abbia manifestato, sia pur senza forme rituali, il suo consenso a svolgere mansioni inferiori, il datore di lavoro è tenuto a giustificare [...]
Assunzioni : disoccupati in mobilità contratto sempre acausali
Con l'approvazione del decreto lavoro (Dl 76/2013) convertito nella legge 99/2013 sono stati introdotte importanti modifiche relativamente alle ipotesi di acausalità dei contratti a termine già presenti nell'ordinamento. Il decreto chiarisce definitivamente, ponendo fine alle oscillazioni giurisprudenziali sul punto, che i contratti a termine instaurati con i lavoratori in mobilità sono esclusi dal campo di applicazione del Dlgs 368/01 (e quindi non richiedono l'indicazione di una causale), fermi restando unicamente il principio di non discriminazione e il computo nell'organico ai fini dei diritti sindacali (precisazione aggiunta in sede di conversione). Il decreto legge 76/2013 convertito dalla legge n. 99/2013 ha provveduto ad eliminare alcune criticità relative al primo contratto a termine acausale introdotto dalla riforma Fornero (legge 92/2012). Inanzitutto viene eliminato il divieto di proroga, pur con la precisazione (intervenuta in sede di conversione) che [...]