
Il giudice nel liquidare il compenso professionale non può derogare ai valori minimi, predeterminati dal d.m. n. 55/2014
La Corte di Cassazione, sezione II, con la sentenza n. 17613 depositata il 26 giugno 2024, intervenendo in tema di liquidazione del compenso professionale e delle spese di lite, ha statuito il principio di diritto secondo cui "... salvo diversa convenzione tra le parti (adottata nel rispetto dell’art. 3 l. 49/2023), ove la liquidazione dei compensi professionali e delle spese di lite avvenga in base ai parametri di cui al d.m. 55/2014, così come modificato dal d.m. 37/2018, non è consentito al giudice di scendere al di sotto degli inderogabili valori minimi, predeterminati da tale decreto e aggiornati a cadenza periodica ex art. 13 co. 6 l. 247/2012 ..." Gli Ermellini hanno precisato come l'orientamento della giurisprudenza prevede che che "... (cfr. Cass. 9815/2023, 9818/2023, 25847/2023), nella liquidazione del compenso il giudice è chiamato dall’art. [...]
Legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che utilizza le whistleblowing per scopi essenzialmente di carattere personale o per contestazioni o rivendicazioni inerenti al rapporto di lavoro nei confronti di superiori
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 17613 depositata il 27 giugno 2024, intervenendo in tema di licenziamento e tutela prevista dalla whistleblowing, ha ribadito il principio secondo cui "... L'istituto del whistleblowing non è utilizzabile per scopi essenzialmente di carattere personale o per contestazioni o rivendicazioni inerenti al rapporto di lavoro nei confronti di superiori. Questo tipo di conflitti infatti sono disciplinati da altre norme e da altre procedure. Le circolari emanate in materia hanno, inoltre, chiarito che le segnalazioni non possono riguardare lamentele di carattere personale del segnalante o richieste che attengono alla disciplina del rapporto di lavoro o ai rapporti con superiori gerarchici o colleghi, disciplinate da altre procedure ..." La vicenda ha riguardato la dipendente di un Istituto che aveva inoltrato, a vari destinatari, il modello per la segnalazione [...]
Processo tributario: impugnabilità dell’estratto ruolo solo quando vi sia un pregiudizio da esso derivante
Il Legislatore con l’art.3 bis l. 21 ottobre 2001 n.146 (Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili), precisato in sede di conversione della l. 17 dicembre 2021 n.215, novellando l’art.12 del d.P.R. 29 settembre 1973 n.602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), ha previsto che dopo il comma 4 è inserito il comma 4 bis il quale ha stabilito che l’estratto di ruolo non è impugnabile - anche unitamente alle cartelle sottostanti che si assumono non legittimamente notificate - se non a determinate, specifiche, condizioni. Il suddetto comma 4-bis prevede che «Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli [...]
Il reato di truffa ai danni dello Stato si configura solo quando i crediti ceduti sono stati materialmente riscossi o compensati ed in tale caso può dirsi realizzato il danno per lo Stato, per essersi verificata la concreta perdita del denaro, siccome erogato a rimborso di un credito fittizio ovvero non incassato per effetto di compensazione con un credito fittizio
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 23402 depositata l' 11 giugno 2024, intervenendo in tema truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (credito di imposta relativo al Superbonus edili), ha ribadito che "... appare utile rappresentare che l'autonomia del delitto tentato rispetto al delitto consumato costituisce principio generale consolidato, affermato dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite proprio in tema di applicazione della confisca (cfr. Sez. U, n. 40985 del 19/04/2018, Di Maro, Rv. 273752-01, in motivazione, spec. §§ 5, 5.1 e 5.2). ..." I giudici di legittimità hanno precisato che "... Ai fini della consumazione del reato di truffa, non è sufficiente l'assunzione di un debito da parte del raggirato, ma è necessaria l'effettiva perdita del bene oggetto dell'obbligazione da parte del medesimo soggetto, attesa la previsione del requisito del "danno". Il [...]
Per la bancarotta impropria da reato societario, il dolo presuppone la consapevole rappresentazione della probabile diminuzione della garanzia dei creditori e del connesso squilibrio economico
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 17140 depositata il 24 aprile 2024, intervenendo in tema di bancarotta impropria, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... in tema di bancarotta impropria da reato societario, il dolo presuppone una volontà protesa al dissesto, da intendersi non già quale intenzionalità di insolvenza, bensì quale consapevole rappresentazione della probabile diminuzione della garanzia dei creditori e del connesso squilibrio economico» (Sez. 5, n. 42257 del 06/05/2014„ Solignani, Rv. 260356 - 01). ..." Per i giudici di piazza Cavour la "consapevole rappresentazione" è adeguatamente dimostrata quando l'agente, attraverso il sistematico e prolungato omesso versamento delle imposte e dei tributi, poteva astrattamente prevedere l'evento del dissesto, quale conseguenza della propria condotta (Sez. 5, n. 38728 del 03/04/2014, Rampino, Rv. 262:207 - 01). Pertanto "... Una siffatta [...]
Gare di appalto: per i soci lavoratori o volontari senza retribuzione la stazione appaltante, ai fini della valutazione della congruità dell’offerta economica, devono rideterminare il costo del lavoro esposto dall’operatore economico, per l’attività prestata dai soci lavoratori, in applicazione integrale dei diritti riconosciuti dalla contrattazione collettiva di riferimento
Gare di appalto: per i soci lavoratori o volontari senza retribuzione la stazione appaltante, ai fini della valutazione della congruità dell’offerta economica, devono rideterminare il costo del lavoro esposto dall’operatore economico, per l’attività prestata dai soci lavoratori, in applicazione integrale dei diritti riconosciuti dalla contrattazione collettiva di riferimento
Nel pubblico impiego privatizzato non possono essere attribuiti trattamenti economici non previsti dalle suddette fonti, nemmeno se di miglior favore, in quanto il rapporto è regolato dalla legge e dalla contrattazione collettiva
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 16150 depositata l' 11 giugno 2024, intervenendo in tema di trattamento economico nei rapporti del pubblico impiego privatizzati, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... nel pubblico impiego privatizzato – nel quale il rapporto di lavoro è disciplinato esclusivamente dalla legge e dalla contrattazione collettiva - non possono essere attribuiti trattamenti economici non previsti dalle suddette fonti, nemmeno se di miglior favore (Cass. L - Ordinanza n. 31387 del 02/12/2019). Da ciò deriva che, in tema di pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi dell'art. 2, comma 3, D. Lgs. n. 165/2001, l'attribuzione dei trattamenti economici è riservata alla contrattazione collettiva, sicché non è sufficiente a tale scopo un atto deliberativo della P.A. ma occorre, a pena di nullità, la conformità di tale atto alla contrattazione collettiva (Cass. [...]
Esclusa l’applicazione della sanzione se vi è incertezza della normativa
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 14980 depositata il 28 maggio 2024, intervenendo in tema di sanzioni tributarie ed incertezza della norma, ha ribadito il principio secondo cui "... in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, sussiste incertezza normativa oggettiva, causa di esenzione del contribuente dalla responsabilità amministrativa tributaria ai sensi dell'art. 10 della l. n. 212 del 2000 e dell'art. 8 del d.lgs. n. 546 del 1992, quando è ravvisabile una condizione di inevitabile incertezza su contenuto, oggetto e destinatari della norma tributaria, riferita, non già ad un generico contribuente, né a quei contribuenti che, per loro perizia professionale, siano capaci di interpretazione normativa qualificata e neppure all'Ufficio finanziario, ma al giudice, unico soggetto dell'ordinamento a cui è attribuito il potere- dovere di accertare la ragionevolezza di una [...]