
Concordato Preventivo Biennale (CPB): soggetti interessati, condizioni ostative, effetti, cessazione e decadenza
Col il D. Lgs. n. 13 del 12 febbraio 2024, con gli articoli dal 6 al 9, si è istituito il Concordato Preventivo Biennale (CPB), trattasi di un istituto di compliance. Tale istituto è rivolto alle imprese e ai lavoratori autonomi di minori dimensioni. Infatti l'art. 6 del d.lgs. . 13/2024 dispone che "Al fine di razionalizzare gli obblighi dichiarativi e di favorire l'adempimento spontaneo, i contribuenti di minori dimensioni, titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo derivante dall'esercizio di arti e professioni che svolgono attività nel territorio dello Stato, possono accedere a un concordato preventivo biennale alle condizioni e secondo le modalità previste dal presente titolo." In altri termini, il Concordato Preventivo Biennale (CPB), il cui fine è quello di razionalizzare gli obblighi dichiarativi e di favorire l’adempimento spontaneo medinate la definizione, [...]
Nelle opposizioni a cartelle esattoriali con richieste contributive la competenza è del giudice ordinario
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con l'ordinanza n. 18090 depositata il 2 luglio 2024, intervenendo in tema di regolamento di giurisdizione, ha ribadito il principio di di dirtto secondo cui "... appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario la controversia avente ad oggetto diritti ed obblighi attinenti ad un rapporto previdenziale obbligatorio anche se originata da pretesa azionata dall'ente previdenziale a mezzo di cartella esattoriale, non solo per l'intrinseca natura del rapporto, ma anche perché l'art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999, sul riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, nell'estendere tale procedura anche ai contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali, espressamente prevede che il contribuente, in presenza di richiesta di contributi previdenziali, possa proporre opposizione contro l'iscrizione a ruolo dinanzi al giudice del lavoro (Cass. 22/05/2023 [...]
Accertamento sintetico le innovazioni legislative di cui all’art. 22 della legge n. 78/201 sono applicabili sono per i periodo di imposta dal 2009
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 18030 depositata il 1° luglio 2024, intervenendo in tema di accertamento sintetico, ha ribadito che "... l’art. 22, comma 1, l. n. 78 del 2010 ha disposto, con specifica norma di diritto transitorio, che le modifiche operano in relazione agli «accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto», sicché la norma ha effetto dal periodo d’imposta 2009 (Sez. 5, Ordinanza n. 4822 del 23/02/2024, rv. 670405-01; Cass. 07/06/2021, n. 15760, Cass. 06/10/2014, n. 21041; 06/11/2015, n. 22746). ..." La vicenda ha riguardato un contribuente a cui l'Agenzia delle entrate notificava due avvisi di accertamento per gli anni di imposta 2007 e 2008, contestandogli, a fronte della mancata presentazione della dichiarazione [...]
Il prestanome non è responsabile della bancarotta documentale per la sola assunzione della carica di amministratore
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 24365 depositata il 20 giugno 2024, intervenendo in tema di bancarotta fraudolenta documentale, ha affermato che l'assunzione della carica di amministratore apparente o prestanome "... non costituisce elemento sufficiente ad integrare il dolo specifico della bancarotta documentale ..." La vicenda ha riguardato l'amministratore apparente (c.d. prestanome) di una società a responsabilità limitata dichiarata fallita. All'amministratore apparente e l'amministratore di fatto venivano contestati i reati di bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta fraudolenta per distrazione. Il Tribunale riconosceva gli imputati per i reati loro ascritti. Avverso la sentenza di primo grado veniva proposto appello. La Corte territoriale confermava la sentenza impugnata salvo assolvere l'amministratore apparente dalla fattispecie di bancarotta fraudolenta distrattiva. Gli imputati, a mezzo dei loro difensori, proponevano ricorso in cassazione. I giudici di legittimità annullavano la [...]
Non è reato la falsa attestazione del professionista necessaria per il concordato preventivo, quando manca la certezza che sia consapevole della natura fittizia dei dati in base ai quali ha redatto la sua relazione
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 26401 depositata il 4 luglio 2024, intervenendo in tema di responsabilità extracontrattuale, ha riaffermato il principio di diritto secondo cui "... pur ricorrendo una causa di estinzione del reato, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 comma secondo, cod. proc. pen. qualora emergano dagli atti circostanze idonee a escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale. (Cass. Sez. U, sentenza n. 35490 del 28/05/2009) ..." La vicenda ha riguardato un professionista accusato del delitto di falso in attestazioni e relazioni di cui all'art. 236-bis del D. 16 marzo 1942, n. 267. Il Tribunale affermava la penale responsabilità dell'imputato e lo condannava alla pena di anni quattro di reclusione ed euro 34.000,00 [...]
Il patto di non concorrenza, a carico del dipendente, è nullo nei casi di indeterminatezza e indeterminabilità del corrispettivo e per l’attribuzione al datore di lavoro di un potere insindacabile
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 10679 depositata il 19 aprile 2024, intervenendo in tema di validità di patto di non concorrenza, ha riaffermato che "... ai fini della validità dell’intero patto occorre la determinatezza o almeno la determinabilità del corrispettivo. In mancanza di tali requisiti la clausola 7) sul corrispettivo deve ritenersi nulla, attesa l’impossibilità di individuare un esatto in idem placitum consensus relativo a quella clausola. La nullità di tale clausola dà luogo ad una situazione contrattuale equivalente a quella di mancata pattuizione di un corrispettivo, ciò che nella fattispecie delineata nell’art. 2125 c.c. dà luogo alla nullità dell’intero patto. ..." La vicenda ha riguardato l'ex dipendente di una banca, citato in giudizio per il risarcimento, a seguito della violazione del patto di non concorrenza. Il dipendente, a seguito delle [...]
L’associazione sportiva dilettantistica deve essere in grado di dimostrare i requisiti sostanziali
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 13970 depositata il 20 maggio 2024, intervenendo in tema di perdita del regime di favore per le A.S.D., ha statuito il principio di diritto secondo cui "... La perdita di un’agevolazione fiscale, quando connessa al venir meno delle ragioni che giustificano la deroga al normale regime tributario, non costituisce una sanzione, neppure impropria, con la conseguenza che l’abolizione di un’ipotesi di decadenza dal relativo beneficio non configura una norma più favorevole ai sensi dell’art. 3 d.lgs. n. 472/1997. In particolare, l’abolizione da parte dell’art. 19, l. n. 158/2015 dell’ipotesi di decadenza dell’agevolazione accordata alle associazioni senza scopo di lucro dalla l. n. 398/1991 per assenza dei tracciamenti dei versamenti, non configurando l’abolizione di una sanzione, non determina l’applicazione del principio del “favor rei”, proprio in [...]
Esclusione del reato di bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose quando la società fallita accumula debiti per scelte errate
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 22978 depositata il 6 giugno 2024, intervenendo in tema di bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose, affermando il principio secondo cui "... Non rileva, invece, per la sussistenza del delitto di bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose la mera circostanza che l'amministratore della società fallita abbia accumulato debiti per scelte errate, dovendo distinguersi l'aggravamento del dissesto conseguente ad operazioni dolose dall'aumento del passivo dovuto a scelte gestionali rivelatesi ex post errate e quindi dovute a comportamenti incolpevoli o anche solo colposi, poiché altrimenti il delitto coinciderebbe con la mera causazione dello stato di insolvenza ,2 sussisterebbe in relazione a tutte le dichiarazioni di fallimento. ..." La vicenda ha riguardato il legale rappresentante di una società a responsabilità limitata, esercente attività di calzaturificio, accusato di bancarotta [...]