lavoro

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 13 marzo 2020, n. 7242 – La presenza di lavoratori in un sito di lavoro non può, in mancanza di specifica e rigorosa prova sul punto, configurarsi come atto di mera liberalità o cortesia, dovendosi, invece, ritenere, per una presunzione di favor dell’attività lavorativa e per la repressione delle assunzioni illegali, come attività retribuita di lavoro

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 13 marzo 2020, n. 7242 Rapporto di lavoro - Assunzione - Forma scritta - Onere probatorio Rilevato che La Corte di Appello di Caltanissetta, con sentenza depositata in data 24.1.2013, ha respinto il gravame interposto dalla S.r.l. B., nei confronti dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro di Enna, avverso la pronunzia del [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 marzo 2020, n. 6640 – Reiterazione delle supplenze annuali con contratti a termine

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 09 marzo 2020, n. 6640 Contratti a termine - Reclutamento nel settore scolastico - Reiterazione delle supplenze annuali - Violazione Fatti di causa 1. La Corte d'Appello di Roma, riuniti gli appelli proposti rispettivamente da L.B. e dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 17 marzo 2020, n. 7413 – Accertamento della conversione dell’assunzione a tempo determinato ex art. 5, comma 4-bis, del dl.vo n. 368/2001

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 17 marzo 2020, n. 7413 Lavoro - Contratto a termine - Sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato - Accertamento Rileva che V.P. S.r.l. appellava la sentenza in data 20-12-2012, con la quale il giudice del lavoro di Lucca, previo accertamento della conversione dell'assunzione a tempo determinato ex [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 16 marzo 2020, n. 7309 – La clausola 4 dell’Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno

La clausola 4 dell'Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 marzo 2020, n. 6965 – In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo

In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 marzo 2020, n. 6941 – Il danno derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale ed è suscettibile di essere dimostrato dal lavoratore, ai sensi dell’art. 2729 cod.civ., anche attraverso l’allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti

Il danno derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale ed è suscettibile di essere dimostrato dal lavoratore, ai sensi dell'art. 2729 cod.civ., anche attraverso l'allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti

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