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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 giugno 2020, n. 12841 – Illegittimità del licenziamento per giusta causa per violazione del divieto di fumo durante l’orario di lavoro

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 26 giugno 2020, n. 12841 Licenziamento per giusta causa - Illegittimità - Violazione del divieto di fumo durante l'orario di lavoro - Sanzione conservativa Fatti di causa 1. La Corte di appello di Genova, in riforma della sentenza del Tribunale della medesima sede, ha - con sentenza n. 305 depositata [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 01 luglio 2020, n. 13411 – La nozione di insubordinazione, nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l’esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale, inoltre anche il carattere extralavorativo di un comportamento non ne preclude in via generale la sanzionabilità in sede disciplinare

La nozione di insubordinazione, nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato, non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l'esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale, inoltre anche il carattere extralavorativo di un comportamento non ne preclude in via generale la sanzionabilità in sede disciplinare

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 25 giugno 2020, n. 12714 – La correttezza (art. 1175 c.c.) e l’obbligo di fedeltà, lealtà e buona fede (art. 1375 c.c.) costituiscono disposizioni caratterizzate dalla presenza di elementi “normativi” e di clausole  generali, il cui contenuto, elastico ed indeterminato, richiede, nel momento giudiziale e sullo sfondo di quella che è stata definita la “spirale ermeneutica” (tra fatto e diritto), di essere integrato, colmato, sia sul piano della quaestio facti che della quaestio iuris, attraverso il contributo dell’interprete

La correttezza (art. 1175 c.c.) e l'obbligo di fedeltà, lealtà e buona fede (art. 1375 c.c.) costituiscono disposizioni caratterizzate dalla presenza di elementi "normativi" e di clausole  generali, il cui contenuto, elastico ed indeterminato, richiede, nel momento giudiziale e sullo sfondo di quella che è stata definita la "spirale ermeneutica" (tra fatto e diritto), di essere integrato, colmato, sia sul piano della quaestio facti che della quaestio iuris, attraverso il contributo dell'interprete

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 giugno 2020, n. 12031 – Per stabilire se sussiste la giusta causa di licenziamento, con specifico riferimento al requisito della proporzionalità della sanzione, occorre accertare in concreto se la specifica mancanza commessa dal dipendente, considerata e valutata non solo nel suo contenuto obiettivo, ma anche nella sua portata soggettiva, risulti obiettivamente e soggettivamente idonea a ledere in modo irreparabile la fiducia del datore di lavoro

Per stabilire se sussiste la giusta causa di licenziamento, con specifico riferimento al requisito della proporzionalità della sanzione, occorre accertare in concreto se la specifica mancanza commessa dal dipendente, considerata e valutata non solo nel suo contenuto obiettivo, ma anche nella sua portata soggettiva, risulti obiettivamente e soggettivamente idonea a ledere in modo irreparabile la fiducia del datore di lavoro

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 18 giugno 2020, n. 11899 – Obbligo di riassunzione di tutti i dipendenti dell’impresa cessante da parte di quella subentrante nell’appalto del servizio di pulizia

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 18 giugno 2020, n. 11899 Appalto del servizio di pulizia - Cessazione - Obbligo di riassunzione di tutti i dipendenti dell'impresa cessante da parte di quella subentrante nell'appalto - Licenziamento verbale Premesso che G.C. - già dipendente di O.C. S.n.c. fino al 15 aprile 2011, data di cessazione dell'appalto del [...]

TRIBUNALE DI ROMA – Sentenza 19 maggio 2020, n. 2503 – La legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo presuppone, da un lato, l’esigenza di soppressione di un posto di lavoro, dall’altro, la impossibilità di diversa collocazione del lavoratore licenziato (repechage), consideratane la professionalità raggiunta, in altra posizione lavorativa analoga a quella soppressa

La legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo presuppone, da un lato, l’esigenza di soppressione di un posto di lavoro, dall’altro, la impossibilità di diversa collocazione del lavoratore licenziato (repechage), consideratane la professionalità raggiunta, in altra posizione lavorativa analoga a quella soppressa

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 22 giugno 2020, n. 12193 – Nell’ambito di un licenziamento per motivi disciplinari, il principio di immediatezza della contestazione, pur dovendo essere inteso in senso relativo, comporta che l’imprenditore porti a conoscenza del lavoratore i fatti contestati non appena essi gli appaiono ragionevolmente sussistenti, non potendo egli legittimamente dilazionare la contestazione fino al momento in cui ritiene di averne assoluta certezza, pena l’illegittimità del licenziamento

In tema di licenziamento disciplinare, nel valutare l'immediatezza della contestazione occorre tener conto dei contrapposti interessi del datore di lavoro a non avviare procedimenti senza aver acquisito i dati essenziali della vicenda e del lavoratore a vedersi contestati i fatti in un ragionevole lasso di tempo dalla loro commissione. Ne consegue che l'aver presentato a carico di un lavoratore denunzia di un fatto penalmente rilevante connesso con la prestazione di lavoro non consente al datore di attendere gli esiti del processo penale sino alla sentenza irrevocabile prima di procedere alla contestazione dell'addebito, dovendosi valutare la tempestività di tale contestazione in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore appaiano ragionevolmente sussistenti

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 giugno 2020, n. 11701 – Illegittimità del licenziamento disciplinare per mancata conciliazione dei mastri con gli estratti conto bancari non comporta la reintegrazione del dipendente ai sensi dell’articolo 18, comma 4, legge 300/1970

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 17 giugno 2020, n. 11701 Illegittimità del licenziamento disciplinare - Mancata conciliazione dei mastri con gli estratti conto bancari - Reintegrazione del dipendente - Giusta causa di licenziamento, quale clausola generale - Molteplicità di elementi fattuali, la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge - [...]

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