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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Occorre provare l’inesistenza dell’attività imprenditoriale per definire una società cartiera per la configurazione del reato di utilizzo di fatture false

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 16442 depositata il 19 aprile 2024, intervenendo in tema di fatture false da società cartiere, ha ribadito che, per attribuire la qualità di “cartiera”, deve essere provata l’inoperatività della società che emette fatture, al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto, indicato nella dichiarazione IVA, elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture relative a operazioni inesistenti. La vicenda ha visto protagonista il legale rappresentante di una società a responsabilità limitata accusato dei reati di cui: all'articolo 2 del d.lgs. n. 74 del 2000, per avere nella sua qualità di legale rappresentante della s.r.l., al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto, indicato nella dichiarazione IVA relativa al 2014, elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture relative a operazioni inesistenti; all'articolo 8 del d.lgs. n. 74 del 2000, [...]

Illegittimo il licenziamento del dipendente per la segnalazione ex 54-bis del d.lgs. n. 165 del 2001 (cd. “whistleblowing”)

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 12688 depositata il 9 maggio 2024, intervenendo in tema di licenziamento nel pubblico impiego per segnalazioni del whistleblower ha statuito il principio secondo cui "... (Cass. n. 14093 del 2023), la segnalazione ex 54-bis del d.lgs. n. 165 del 2001 (cd. “whistleblowing”) sottrae alla reazione disciplinare del soggetto datore tutte quelle condotte che, per quanto rilevanti persino sotto il profilo penale, siano funzionalmente correlate alla denunzia dell'illecito, risultando riconducibili alla causa di esonero da responsabilità disciplinare di cui alla norma invocata (al riguardo, vedi anche: Corte EDU, Grande Camera, Halet c. Lussemburgo del 14 febbraio 2023). ..." La vicenda ha riguardato un dirigente di una società azienda speciale napoletana operante nel settore della gestione del servizio idrico, a cui veniva comunicato il licenziamento in tronco per non [...]

Processo tributario: il potere del giudice di disporre l’acquisizione delle prove non può sopperire all’inerzia o alla negligenza dell’onere probatorio gravante sulle parti

L'articolo 7, comma 1, del Decreto Legislativo n. 546 del 1992 prevede che il giudice tributario ai fini istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltà di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed all'ente locale da ciascuna legge d'imposta. Il giudice con il potere officioso non può supplire alle carenze istruttorie delle parti. Per cui il potere officioso del giudice ha un ruolo complementare e residuale rispetto al potere di allegazione. Consegue che il giudice, anche se non richiesto dalle parti, può autonomamente acquisire qualsiasi mezzo di prova che ritenga utile per accertare i fatti e giungere a una giusta decisione. Tale potere del giudice si fonda sul principio dell'officiosità della giustizia tributaria. In base a tale principio il giudice non è [...]

Il mancato pagamento delle fatture emesse non esclude la responsabilità per il reato di cui all’art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000 n.74, salvo il caso di emissione anticipata della fattura è la necessità di dover spiegare in modo rigoroso la ragione per la quale la fattura è stata emessa prima del pagamento del corrispettivo

Il mancato pagamento delle fatture emesse non esclude la responsabilità per il reato di cui all'art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000 n.74, salvo il caso di emissione anticipata della fattura è la necessità di dover spiegare in modo rigoroso la ragione per la quale la fattura è stata emessa prima del pagamento del corrispettivo

Processo tributario e diritto vivente

Il «Diritto vivente» costituisce, in estrema sintesi e con l’inesattezza che questa rende ineludibile, la communis opinio maturata nella giurisprudenza e nella dottrina in ordine al significato normativo da attribuire ad una determinata disposizione. Esso assume un ruolo di primo piano nell'interpretazione e nell'applicazione delle norme giuridiche. Il «diritto vivente» può essere definito come «il "sistema giurisprudenziale" formatosi, nel difetto di espresse disposizioni». Il diritto vivente, pertanto,  sussistente qualora siano «numerose e distribuite nell’arco di un lungo periodo le pronunce della Corte di cassazione» che confermato una data interpretazione, ovvero sussistano «una serie di decisioni» della stessa, valorizzando peculiarmente «il numero elevato, la sostanziale identità di contenuto delle medesime e la funzione nomofilattica dell’organo decidente». La giurisprudenza costituzionale è, inoltre, costante nell’escludere che il diritto vivente possa essere ritenuto esistente avendo riguardo all’orientamento della giurisprudenza [...]

Deve considerarsi orario di lavoro l’arco temporale comunque trascorso dal lavoratore medesimo all’interno dell’azienda nell’espletamento di attività prodromiche ed accessorie allo svolgimento, in senso stretto, delle mansioni affidategli

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 14848 depositata il 28 maggio 2024, intervenendo in tema di determinazione dell'orario di lavoro, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... ai fini della misurazione dell'orario di lavoro, l'art. 1, comma 2, lett. a), del d.lgs. n. 66 del 2003 attribuisce un espresso ed alternativo rilievo non solo al tempo della prestazione effettiva ma anche a quello della disponibilità del lavoratore e della sua presenza sui luoghi di lavoro; ne consegue che è da considerarsi orario di lavoro l'arco temporale comunque trascorso dal lavoratore medesimo all'interno dell'azienda nell'espletamento di attività prodromiche ed accessorie allo svolgimento, in senso stretto, delle mansioni affidategli, ove il datore di lavoro non provi che egli sia ivi libero di autodeterminarsi ovvero non assoggettato al potere gerarchico ..."  (Cass. sentenza [...]

Processo tributario: natura penale di una sanzione secondo la giurisprudenza della CEDU e divieto di doppia sanzione

Sulla natura penale delle sanzioni amministrativa in applicazione dei criteri stabiliti dalla sentenza Engel, la Suprema Corte ha sempre cercato di attuare tali criteri, ai fine dell'applicazione del principio del ne bis in idem (divieto di doppio processo penale e tributario e divieto della doppia sanzione),  in senso restrittivo. La Corte di Cassazione. sez. tributaria, con l'ordinanza n. 14102 depositata il 21 maggio 2024, intervenendo in tema di fatture false e del divieto di doppia sanzione ha precisato che "... la natura penale di una sanzione va individuata secondo i criteri enunciati nella sentenza "Engel" (Cass., Sez. V, 30 novembre 2021, n. 37366; Corte EDU, 8 giugno 1976, Engel c/Paesi Bassi; Cass. pen., Sez. III, 21 aprile 2016, n. 25815, S.; Cass. pen., Sez. IV, 10 dicembre 2020, n. 35055, N.). La giurisprudenza della Corte [...]

Fatture inesistenti: l’amministrazione non può esigere dal contribuente al fine di assicurarsi che, con il suo acquisto, non possa essere consapevole di un’evasione IVA commessa da un operatore a monte che esso proceda a verifiche complesse e approfondite, come quelle che l’amministrazione tributaria ha i mezzi per effettuare

Fatture inesistenti: l'amministrazione non può esigere dal contribuente al fine di assicurarsi che, con il suo acquisto, non possa essere consapevole di un'evasione IVA commessa da un operatore a monte che esso proceda a verifiche complesse e approfondite, come quelle che l'amministrazione tributaria ha i mezzi per effettuare

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