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News – Blog2026-02-22T04:30:37+01:00

sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Accertamento sintetico e presunzioni legali: prova contraria e valutazione delle prove tracciabili

L’accertamento sintetico, disciplinato dall’d.P.R. 600/1973 (in particolare l’art. 38, commi 4 e segg.), consente all’Amministrazione finanziaria di presumere un “reddito complessivo netto” sulla base di indicatori ‒ beni posseduti, spese, investimenti, consumi, tenore di vita ‒ in luogo del reddito dichiarato. In tale contesto, una volta accertati gli elementi indicatori della capacità contributiva, scatta a carico del contribuente un onere di “prova contraria”. Questa non è un’ipotesi residuale: la norma contempla espressamente la possibilità di superare la presunzione legale introdotta dall’accertamento sintetico.  Tale regime, per sua struttura, genera tensioni tra l’esigenza (dell’Amministrazione) di ricostruire la capacità contributiva anche in assenza di contabilità veritiera o completa — e l’esigenza (del contribuente) di non essere gravato da un’imposizione presuntiva ingiustificata. Il tema cruciale, che la giurisprudenza affronta da anni, concerne quante e quali prove il contribuente deve [...]

Il principio di non contestazione nel processo tributario

Il principio di non contestazione, codificato nell’art. 115 c.p.c., dispone che “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione … anche i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita”. In tale sistema, la parte convenuta (o resistente) ha l’onere di “prendere posizione” sui fatti costitutivi dell’azione altrui: la mancata contestazione specifica equivale a riconoscimento tacito dei fatti, escludendo la necessità di prova.  Nel contesto del processo tributario, l’applicazione di questo principio incontra — però — una peculiarità strutturale: la pretesa dell’Amministrazione finanziaria non nasce nel corso del processo ma è già contenuta in un atto impositivo preesistente all’instaurazione del giudizio (avviso di accertamento o di rettifica). Ciò comporta che l’atto impositivo stesso rappresenta già un atto di contestazione rispetto alla posizione dichiarata dal contribuente.  Giuridicamente, dunque, l’onere difensivo dell’ente [...]

Datore di lavoro: autonomia di scelta del CCNL e limiti giuridici tra comportamento concludente e coerenza sistemica

Le ordinanze n. 7203 del 18 marzo 2024 e n. 27719 del 17 ottobre 2025 segnano un ulteriore passo nell’evoluzione della giurisprudenza della Corte di Cassazione in tema di individuazione del contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro. Tale evoluzione si colloca all’interno del più ampio dibattito sulla natura del contratto collettivo di diritto comune e sulla delimitazione soggettiva della sua efficacia, in assenza di una legge sulla rappresentanza sindacale. I giudici di legittimità  hanno ribadito in modo decisivo un principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità: il criterio legale di collegamento previsto dall’art. 2070 c.c. non opera rispetto ai contratti collettivi di diritto comune. Più precisamente, i giudici supremi hanno affermato che: “Il primo comma dell’art. 2070 cod. civ., secondo cui l'appartenenza alla categoria professionale, ai fini dell'applicazione del contratto collettivo, si determina secondo [...]

Operazioni soggettivamente inesistenti: onere della prova, tutela dell’affidamento del contribuente e detrazione dei costi e detraibilità dell’IVA

L’ordinanza n. 26374 del 30 settembre 2025 della Corte di Cassazione, sezione tributaria, si inserisce nel consolidato filone giurisprudenziale concernente le operazioni soggettivamente inesistenti, con particolare riferimento alla prova della consapevolezza del contribuente e ai limiti del disconoscimento della deducibilità dei costi e della detrazione IVA. La decisione riafferma con particolare nettezza due assi portanti: l’onere probatorio iniziale grava sull’amministrazione finanziaria; solo in un secondo momento si trasferisce al contribuente, chiamato a dimostrare la propria buona fede e la diligenza professionale. Il provvedimento si allinea alla più recente giurisprudenza della Corte, ma introduce ulteriori chiarimenti sul livello probatorio richiesto all’erario. L’onere probatorio dell’amministrazione: non basta dimostrare l’inesistenza del fornitore Il nucleo della decisione sta nel ribadire che l’amministrazione finanziaria, quando contesta operazioni soggettivamente inesistenti, deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la [...]

Lo stress da lavoro correlato e i turni prolungati: limiti orari, obblighi del datore di lavoro

Nel nostro ordinamento il rapporto di lavoro subordinato è regolato, oltre che dai contratti collettivi e dalle norme sul lavoro, anche da principi generali diretti alla tutela della salute e sicurezza del lavoratore. In particolare: l’art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’attività “le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore”. La normativa europea e nazionale sul lavoro (es. Direttiva 2003/88/CE sul lavoro di 48 ore-settimana, riposo settimanale, lavoro notturno, etc., recepita in particolare con il Decreto Legislativo 66/2003) fissa limiti orari, tempi di riposo e turni. La tutela costituzionale della salute (art. 32 Cost.) e della dignità del lavoratore (art. 36 e art. 41 Cost.) fornisce ulteriore fondamento alla responsabilità del datore in [...]

Il principio di inerenza nel reddito d’impresa – nozione, ambito e disciplina

Il principio di inerenza costituisce uno dei cardini fondamentali per la determinazione del reddito d’impresa, sia ai fini delle imposte dirette (IRES e IRPEF) sia dell’IVA. Esso funge da filtro logico-giuridico per individuare quali costi o spese possono essere riconosciuti fiscalmente come deducibili (o, in ambito IVA, come detraibili) e quali, invece, restano esclusi in quanto estranei all’attività d’impresa. Il tema della deducibilità dei costi nell’ambito del reddito di impresa trova nel principio di inerenza un cardine imprescindibile, sia per le imposte sui redditi sia per l’IVA. Il principio consente di distinguere tra costi effettivamente inerenti all’esercizio dell’impresa — e quindi deducibili o detraibili — e costi che, pur contabilizzati o fatturati, appartengono ad una “sfera estranea” all’attività d’impresa e non possono conseguentemente trovare riconoscimento ai fini fiscali. Con l’ordinanza n. 26312 del 29 settembre [...]

La notifica alla parte contumace nel processo tributario: profili e principi

Nel contenzioso tributario, così come in quello civile ordinario, la notifica degli atti processuali riveste un’importanza essenziale: essa è il mezzo attraverso cui si realizza la conoscenza dell’atto e si garantisce la piena operatività del contraddittorio, anche – e in modo particolarmente delicato – quando una parte risulti contumace, ossia non costituita. La contumacia, infatti, comporta che il processo prosegua in assenza della parte, ma ciò non dissolve le garanzie processuali: la notifica, la possibilità di impugnazione, l’efficacia del provvedimento richiedono che sia rispettata la disciplina relativa al destinatario e al luogo della notifica. Nel processo tributario – che ha norme speciali ma comunque incrocia quelle del codice di procedura civile in quanto compatibili – assume rilievo, tra l’altro, la questione della notifica del ricorso per cassazione alla parte intimata rimasta contumace in appello, come [...]

Il ricorso per cassazione nel processo tributario

Nel sistema del processo tributario, il ricorso per cassazione costituisce l’ultimo grado d’impugnazione avente natura di legittimità, non di merito. Esso non è chiamato a riesaminare i fatti, ma a verificare la correttezza dell’interpretazione e applicazione delle regole di diritto, nonché il rispetto dei principi procedurali che presidiano il giudizio tributario. Tale funzione “nomofilattica” fa sì che il ricorrente debba presentare, in forma rigorosa, le doglianze che attengono ai vizi di diritto riconosciuti dall’art. 360 c.p.c. (salvo le modifiche normative e le specificità del rito tributario). In particolare, deve rispettare i canoni di chiarezza e sinteticità (che non sono mere formalità, ma strumenti essenziali per permettere al giudice di legittimità di comprendere l’oggetto e i contenuti del contrasto giuridico). Proprio tali canoni sono al centro dell'Ordinanza n. 26186 depositata il 25 settembre 2025, che delinea con [...]

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