
Processo Tributario: incertezza della norma e sua rilevanza
In base all'applicazione dell’art. 6, comma 2, d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 ed all’art. 8 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, la Suprema Corte (da ultimo vedi sentenza n. 23776 depositata il 3 agosto 2023) ha stabilito che "... l’incertezza normativa oggettiva, rilevante ai fini dell’esenzione del contribuente dalla responsabilità amministrativa tributaria, predica una situazione di inevitabile incertezza su contenuto, oggetto e destinatari della norma tributaria, che deve essere riferita all’attività giudice, quale unico soggetto dell'ordinamento cui è attribuito il potere - dovere di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione (tra le tante: Cass., Sez. T, 3 maggio 2023, n. 11518, che richiama Cass., Sez. 6^, 11 febbraio 2013, n. 3254; Cass., Sez. 5^, 22 febbraio 2013, n. 4522; Cass., Sez. 5^, 23 novembre 2016, n. 23845; Cass., Sez. 5^, 4 maggio [...]
Licenziamento valido anche se il dipendente non ritira la raccomandata in applicazione dell’art. 1335 c.c. per presunzione di conoscenza
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15397 depositata il 31 maggio 2023, intervenendo in tema di licenziamento e compiuta giacenza della raccomandata, ha statuito che "... la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c. degli atti recettizi in forma scritta giunti all'indirizzo del destinatario opera per il solo fatto oggettivo dell'arrivo dell'atto nel luogo indicato dalla norma, in mancanza di prova contraria (Cass. n. 36397/2022), e l’allegazione della ricorrente di non aver mai rinvenuto l’avviso di giacenza nella sua cassetta postale non è sufficiente a vincere la presunzione. ..." La vicenda ha riguardato un lavoratore dipendente a cui veniva intimato il licenziamento disciplinare a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno. Il lavoratore impugnava il licenziamento innanzi al Tribunale. Il giudice di prime cure respingeva le domande dirette all’annullamento del licenziamento disciplinare, alla [...]
Processo Tributario: legittimo affidamento e valore delle circolari e degli interpelli della Pubblica amministrazione
Il principio di legittimo affidamento nell'ambito del diritto tributario è contenuto nell'art. 10, commi 1 e 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212. La tutela del legittimo affidamento, rientra tra gli strumenti di difesa del contribuente nei suoi rapporti con il Fisco. Tale strimento di difesa è finalizzato a protegge il contribuente dai comportamenti irragionevoli e contraddittori dell’Ufficio. Il principio del legittimo affidamento è uno dei principi fondamentali del diritto italiano avente rilevanza diversa in più settori dell’ordinamento. La nozione di legittimo affidamento comprende quella circostanza per cui un soggetto confida in una situazione che si è definita nella realtà giuridica, ed agendo di conseguenza. Per cui con tale principio si tende a tutelare tutti coloro che hanno agito in buona fede affidandosi alla condotta, alle promesse altrui o a certe circostanze di fatto che si sono [...]
IMU: si alla doppia esenzione per i coniugi che hanno residenze diverse, ma nessuna esenzione alle “seconde case”
La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 19788 depositata l' 11 luglio 2023, intervenendo in tema di esenzione IMU, alla luce della sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha ribaltato il precedente orientamento, ritenuto dalla Consulta incostituzionale, affermando che compete il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale delle persone sposate o in unione civile e, come chiarito dalla Consulta, le dichiarazioni di illegittimità costituzionale non determinano, in alcun modo, una situazione in cui le cosiddette “seconde case” ne possano usufruire. Fermo restando la dimostrazione dei requisiti della residenza e della dimora abituale, pertanto, compete l'esenzione IMU anche se i coniugi abitano in due immobili, ubicati nello stesso comune o in comuni diversi. La vicenda ha riguardato un contribuente deceduto a cui il Comune notificava due avvisi di accertamento per IMU. Gli eredi del contribuente, avverso [...]
Processo tributario: violazione dell’articolo 115 c.p.c. denunciabile in cassazione
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 23584 depositata il 2 agosto 2023 ha ribadito che "... in tema di ricorso per cassazione, può essere dedotta la violazione dell'art. 115 cod. proc. civ. qualora il giudice, in contraddizione con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove inesistenti e, cioè, sia quando la motivazione si basi su mezzi di prova mai acquisiti al giudizio, sia quando da una fonte di prova sia stata tratta un'informazione che è impossibile ricondurre a tale mezzo, ipotesi questa diversa dall'errore nella valutazione dei mezzi di prova - non censurabile in sede di legittimità - che attiene, invece, alla selezione da parte del giudice di merito di una specifica informazione tra quelle astrattamente ricavabili dal mezzo assunto. Il tutto, peraltro, a condizione che il ricorrente assolva al [...]
Sicurezza sui luoghi di lavoro: la colpa del datore di lavoro va provata dal lavoratore se le misure di sicurezza debbano essere ricavate dall’art. 2087 c.c.
La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 21955 depositata il 21 luglio 2023, intervenendo in tema di risarcimento danni per malattie professionali ha ribadito che "... il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento integrale del danno patito, a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale, ha l'onere di provare il fatto costituente l'inadempimento ed il nesso di causalità materiale tra l'inadempimento e il danno, ma non anche la colpa della controparte, nei cui confronti opera la presunzione prevista dall'art. 1218 c.c. In particolare, nel caso di omissione di misure di sicurezza espressamente previste dalla legge, o da altra fonte vincolante, cd. nominate, la prova liberatoria incombente sul datore di lavoro si esaurisce nella negazione degli stessi fatti provati dal lavoratore; viceversa, ove le misure di sicurezza debbano essere [...]
Processo Tributario: principio di non contestazione
Il principio di non contestazione di cui all’art. 115, comma 1, c.p.c. (“salvi i casi previsti dalla Legge, il giudice deve porre a fondamento della decisone le prove proposte dalle parti … nonché i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita”) trova diretta applicazione nel giudizio tributario in virtù dell’art. 1, comma 2, D.L.vo n. 546, come costantemente affermato, anche, dalla Suprema Corte. Tale principio è espressione del principio costituzionale di ragionevole durata del processo in quanto regola per la semplificazione probatoria. Il principio di non contestazione va esaminato anche alla luce del del principio costituzionale di imparzialità e buon andamento (art. 97 Cost.) e di quello statutario di collaborazione e buona fede (art. 10, comma 1, L. n. 212/2000), cui è tenuto l'Ente impositore. Per cui l'Ente impositore non solo non ha motivi di [...]
Detrazione IVA anche nel caso in cui il fornitore è in difficoltà finanziaria, salvo frode o abuso del diritto
La Corte di Giustizia UE con la sentenza n. C-227/21 depositata il 15 settembre 2022, in tema di deducibilità IVA, ha statuito che "... L’articolo 168, lettera a), della direttiva IVA, in combinato disposto con il principio di neutralità fiscale, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una prassi nazionale consistente, nell’ambito della vendita di un bene immobile tra soggetti passivi, nel negare all’acquirente il diritto di detrarre l’IVA assolta a monte per il solo fatto che questi sapeva o avrebbe dovuto sapere che il venditore si trovava in difficoltà finanziarie, oppure in uno stato di insolvenza, e che tale circostanza poteva comportare la conseguenza che il venditore medesimo non avrebbe versato o non sarebbe stato in grado di versare l’IVA all’erario ..." Successivamente tale principio è stato ribadito dalla Corte UE anche [...]