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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Licenziamento per abbandono del posto di lavoro – Cassazione sentenza n. 22869 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 22869 depositata il 8 ottobre 2013 intervenendo in tema di licenziamento afferma che è legittimo il licenziamento del dipendente di un' azienda che - senza motivazione plausibile - si allontani dal luogo di lavoro e faccia ritorno nel proprio Paese di origine. La vicenda ha origine dal comportamento del dipendente che senza alcuna motivazione e senza alcuna autorizzazione si allontani dal posto di lavoro rientrando nel proprio paese di origine (era un dipendente extracomunitario). L'azienda dopo un periodi di assenza senza alcuna motivazione chiedeva ai connazionali del dipendente assente notizie in merito. Dalle informazioni raccolte si era venuto a conoscenza che il lavoratore aveva deciso di non ritornare più in Italia. Pertanto l'azienda provvede al licenziamento del dipendente. Il lavoratore ricorre avverso il provvedimento di licenziamento al [...]

Decreto ingiuntivo base imponibile ai fini dell’imposta di registro – Cassazione sentenza n. 22840 del 2013

La Corte di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 22840 depositata il 08 ottobre 2013 intervenendo in tema di imposta di registro ha affermato che nel caso di decreto ingiuntivo emesso nei confronti del debitore principale e del fideiussore, l’imposta di registro va determinata in base all’intero importo garantito.  La vicenda nasce dalla notifica, ad una società, dell'avviso di liquidazione dell'imposta di registro concernente la tassazione di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti del debitore principale e di due fideiussori. Avverso tale atto impositivo il contribuente ricorre alla Commissione Tributaria che in entrambi i gradi accoglie le doglianze del ricorrete annullando l'avviso di liquidazione. In particolare i giudici di secondo grado hanno ritenuto che l’imposta andasse determinata sulla base dell’importo indicato nel provvedimento monitorio e andasse applicata una sola volta, trattandosi di confideiussione. L'Agenzia delle Entrate [...]

Autotutela e annullamento del provvedimento: limitazioni – Cassazione sentenza n. 22827 del 2013

La Corte di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 22827 depositata il 08 ottobre 2013 intervenendo in materia di accertamento fiscale ha affermato che qualora il fisco annulla il provvedimento di autotutela con il quale ha reso invalido un atto impositivo deve procedere a un nuovo accertamento non potendo rivivere il vecchio procedimento. La vicenda nasce da un controllo fiscale effettuato nei confronti di una società dal quale erano emersi una serie di rilievi in materie di IVA ed imposte dirette sulla base del quale venivano emessi un avviso di accertamento per le imposte dirette ed un avviso di rettifica IVA. Con provvedimento, in autotutela, del 31.1.2002 l'Ufficio annullava detto atto di contestazione riconoscendo l'insussistenza di responsabilità in capo alla società ed individuando in un terzo, professionista, il trasgressore responsabile delle violazioni amministrative in materia fiscale. [...]

IRAP: professionisti esenti anche se hanno dipendenti part-time – Cassazione sentenza n. 22022 del 2013

La Corte di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 22022 depositata il 25 settembre 2013 riafferma il principio già enunciato per il quale la presenza di un dipendente part time di un professionista non dà luogo ad un qualche potenziamento della sua capacità produttiva, e come tale il professionista medesimo non  è assoggettabile ad Irap. La vicenda nasce dalla richiesta di rimborso dell'imposta IRAP versata da un avvocato, il quale ritenendo di non essere assoggetta a tale tributo richiede, all'Amministrazione Finanziaria, il rimborso di quanto pagato "erroneamente" . Per l'Agenzia delle Entrate, invece, tale obbligo sussiste. Infatti la motivazione del rifiuto al rimborso si basa sulla presenza di un dipendente , sia pure part-time, presso lo studio del professionista.  Il quale contro il diniego del rimborso dell'Ufficio ricorreva alla Commissione Tributaria che accoglieva le [...]

Contenzioso tributario per fini pretestuosi: abuso del processo – Cassazione sentenza n. 22502 del 2013

La Corte di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 22502 del 02 ottobre 2013 intervenendo in materia di abuso del processo ha affermato che costituisce un abuso del processo la condotta del contribuente che utilizza il ricorso alla giustizia solo per creare il presupposto per fruire di benefici fiscali. La vicenda ha riguardato un contribuente, il quale convinto dell'arrivo del condono con la Finanziaria 2003, ne approfitta per impugnare gli avvisi di accertamento notificatigli anni prima. Poi con l'emanazione della normativa sul condono chiede subito la definizione delle liti pendenti   L'Amministrazione Finanziaria con proprio provvedimento respinge le istanze di condono presentate dal contribuente. Avverso i provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate il contribuente ricorre alla Commissione Tributaria Provinciale che accoglie le doglianze ed annulla gli atti dell'Amministrazione. L'Agenzia delle Entrate ricorre avverso la decisione del [...]

Licenziamento disciplinare legittimo anche senza affissione del codice se violati i principi basilari – Cassazione sentenza n. 22791 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 22791 depositata il 7 ottobre 2013 intervenendo in tema di licenziamenti ha statuito la legittimità del licenziamento disciplinare in presenza di immediatezza della contestazione disciplinare, affissione del codice disciplinare e comportamento del lavoratore in contrasto con i più basilari principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto di lavoro. La vicenda ha riguardato un dipendente delle Poste a cui venivano contestate una serie di addebiti riferiti all'inadempimento riguardante l'obbligo della consegna della posta nella sua zona di competenza, dichiarando che era dipeso dalla sua depressione. A cui alla conclusione del procedimento disciplinare veniva comunicato il provvedimento di licenziamento. Irrilevante lo stato di prostrazione psichica del lavoratore all’epoca dei fatti: anche l’incensurato che viola i suoi doveri non può invocare la mancata affissione del codice disciplinare. [...]

Notifica e mancata ricerca di rito: e nulla non inesistente – Cassazione sentenza n. 22151 del 2013

La Corte di Cassazione sez. tributaria con la sentenza n. 22151 depositata il 27 settembre 2013 intervenendo in materia di notifiche ha ribadito ha ribadito che, in caso di notifica nelle mani del portiere (o del vicino), l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle ricerche delle altre persone abilitate, secondo un ordine di preferenza, a ricevere l’atto in base all’articolo 139 del codice di procedura civile. La predetta omissione comporta la nullità e non l’inesistenza della notificazione, suscettibile di sanatoria ex articolo 156 del codice di procedura civile per raggiungimento dello scopo attraverso la proposizione del ricorso che, se determina il venir meno dell’interesse a far valere il vizio di notifica, non produce alcun effetto sui requisiti di validità dell’avviso di accertamento, non potendo impedire la decadenza dalla potestà impositiva maturata medio tempore. La vicenda [...]

Mancato pagamento di emolumenti reato di appropriazione indebita: assoluzione – Cassazione sentenza n. 41162 del 2013

La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 41162 depositata il 7 ottobre 2013 intervenendo in tema di mancato pagamento di elementi della busta paga ha statuito che non risponde del reato di appropriazione indebita il datore di lavoro che non versa al dipendente emolumenti per indennità di malattia e assegni per il nucleo familiare.  La vicenda ha riguardato un datore di lavoro che non aveva pagato al dipendente gli assegni familiari e l'indennità di malattia pur essendo stati indicati in busta paga. Pertanto lo stesso veniva accusato del delitto di appropriazione indebita.  Il Tribunale ha assolta dal reato ascritto il datore di lavoro  in quanto tale condotta, di inadempimento contrattuale e di mancato assolvimento degli obblighi fiscali, non integri la fattispecie contestata, essendo e rimanendo il denaro non versato nel patrimonio dell'imputato. Il [...]

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