
Legittimo il licenziamento del dipendente che, abusando della fiducia riconosciutagli dal datore, fa uso di sotterfugi per non recarsi al lavoro, per cui non incorre solo in assenze ingiustificate ma anche sul rapporto di fiducia
Legittimo il licenziamento del dipendente che, abusando della fiducia riconosciutagli dal datore, fa uso di sotterfugi per non recarsi al lavoro, per cui non incorre solo in assenze ingiustificate ma anche sul rapporto di fiducia.
L’importo contrattualmente dovuto in seguito alla risoluzione, da parte del beneficiario di una prestazione di servizi, di un contratto validamente concluso avente ad oggetto la fornitura di tale prestazione di servizi, soggetta all’Iva, che il prestatore aveva iniziato a fornire e che era disposto a completare, deve essere considerato come costituente il corrispettivo di una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso, ai sensi della direttiva Iva
L’importo contrattualmente dovuto in seguito alla risoluzione, da parte del beneficiario di una prestazione di servizi, di un contratto validamente concluso avente ad oggetto la fornitura di tale prestazione di servizi, soggetta all’Iva, che il prestatore aveva iniziato a fornire e che era disposto a completare, deve essere considerato come costituente il corrispettivo di una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso, ai sensi della direttiva Iva
Qualora lo scopo principale o prevalente di una delocalizzazione fosse quello di evitare l’applicazione di misure di politica commerciale dell’Unione, spetta all’operatore economico interessato fornire la prova che lo scopo principale o prevalente di tale delocalizzazione non era, nel momento in cui è intervenuta la decisione che la riguarda, evitare l’applicazione di tali misure
Qualora lo scopo principale o prevalente di una delocalizzazione fosse quello di evitare l’applicazione di misure di politica commerciale dell’Unione, spetta all’operatore economico interessato fornire la prova che lo scopo principale o prevalente di tale delocalizzazione non era, nel momento in cui è intervenuta la decisione che la riguarda, evitare l’applicazione di tali misure
Il datore di lavoro che voglia contestare l’esattezza di una diagnosi riportata nei certificati medici, che giustifichi l’assenza del dipendente, non è tenuto a proporre una querela di falso del certificato medico
Il datore di lavoro che voglia contestare l'esattezza di una diagnosi riportata nei certificati medici, che giustifichi l'assenza del dipendente, non è tenuto a proporre una querela di falso del certificato medico
Processo tributario: onere della prova per presunzioni semplici
In sede di contenzioso trovano applicazione gli articoli 2727 e 2729 del codice civile. Inoltre la normativa tributaria ai fini della prova molto spesso prevede, quantomeno a favore dell'amministrazione. l'utilizzo di presunzioni semplici o addirittura presunzioni super semplici. Si ricorda che le prove possono essere distinte in: prove dirette o attendibili, sono quelle in cui il giudice percepisce direttamente i fatti sui quali si basano le pretese delle parti e sono immediatamente utile per il giudizio; prove indirette o rappresentative, sono quelle in cui il giudice non ha una percezione diretta del fatto da provare ma soltanto una sua rappresentazione mediata, attraverso un documento (prova documentale), o la narrazione di un testimone (prova testimoniale, laddove ammessa), o delle stesse parti. In sostanza si giunge con un procedimento logico al fatto ignoto che deve essere provato. [...]
In tema di infortuni sul lavoro, se il danno è determinato da più soggetti, ciascuno dei quali con la propria condotta contribuisce alla produzione dell’evento, si configura tra gli stessi una responsabilità solidale ai sensi dell’art. 1294 c.c.
In tema di infortuni sul lavoro, se il danno è determinato da più soggetti, ciascuno dei quali con la propria condotta contribuisce alla produzione dell'evento, si configura tra gli stessi una responsabilità solidale ai sensi dell'art. 1294 c.c.
Il lavoratore che lamenti la violazione della prescrizione dell’art. 2087 c.c. è tenuto, sul piano della ripartizione dell’onere probatorio, a riscontrare il fatto costituente inadempimento dell’obbligo in questione nonché il nesso di causalità materiale tra l’inadempimento stesso ed il danno da lui eventualmente subito, mentre non è gravato dall’onere della prova relativa alla colpa del datore di lavoro danneggiante
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 29400 depositata il 14 novembre 2024, intervenendo in tema di ipotesi di mobbing ed onere della prova, ha statuito i seguenti principi di di diritto "Le ipotesi di mobbing costituiscono violazioni dell’art. 2087 c.c. e, quindi, integrano fattispecie di responsabilità contrattuale che si caratterizzano, rispetto alle altre infrazioni del menzionato art. 2087 c.c., per il fatto di assumere rilievo principalmente in presenza di una serie di condotte legittime del datore di lavoro unificate da un intento persecutorio le quali, nonostante la formale correttezza dell’operato del detto datore, rappresentano, comunque, proprio in ragione di tale intento, un inadempimento agli obblighi derivanti dal citato art. 2087 c.c.”; “Il lavoratore che lamenti la violazione della prescrizione dell’art. 2087 c.c. è tenuto, sul piano della ripartizione dell’onere probatorio, a riscontrare [...]
Processo tributario: mancata impugnazione di un atto non espressamente indicato dall’art. 19 d.lgs. n. 546 del 1992 avente natura di atto impositivo
L'elencazione degli atti impugnabili indicati nell'articolo 19 del codice di procedura tributaria (D. Lgs. n. 546/1992), come costantemente affermato dalla Suprema Corte, va interpretato in maniera estensiva per cui rientrano tra gli atti impugnabili tutti gli atti emessi dagli Enti impositori avente natura impositiva. La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 27000 del 2024 ha confermato il principio di diritto secondo cui "L’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art. 19 cit., pur dovendosi considerare tassativa, va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell'allargamento della giurisdizione tributaria operato con la legge n. 448 del 2001. Ciò comporta la facoltà di ricorrere al giudice tributario avverso tutti gli atti adottati dall'ente impositore che, con l'esplicitazione delle concrete ragioni (fattuali [...]