
Il lavoratore assunto a tempo determinato, per un periodo superiore a sei mesi, può esercitare il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato entro un anno dalla cessazione del rapporto
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 19348 depositata il 15 luglio 2024, intervenendo in tema di diritto di precedenza, ha statuito il principio di diritto secondo cui "... A norma dell’art. 5 comma 4-quater e 4-sexies d.lgs. 368/2001, nel testo applicabile ratione temporis, il lavoratore che abbia prestato un’attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, in esecuzione di uno o più contratti a termine, può esercitare, manifestando in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro un anno dalla cessazione del rapporto (e quindi anche nel corso della sua vigenza), il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal medesimo entro i successivi dodici mesi dal momento di tale esercizio ..." La vicenda ha riguardato una lavoratrice che aveva citato in giudizio la datrice di [...]
Le spese di sponsorizzazioni a favore delle associazioni sportive dilettantistiche sono inerenti e costituiscono costi di pubblicità detraibili legittimamente nei limiti consentiti nell’esercizio di competenza
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 18726 depositata il 9 luglio 2024, intervenendo in tema di deducibilità delle spese di sponsorizzazione, ha riaffermato il principio di diritto secondo cui "... in tema di detrazioni fiscali, le spese di sponsorizzazione di cui all'art. 90, comma 8, della legge n. 289 del 2002, sono assistite da una "presunzione legale assoluta" circa la loro natura pubblicitaria, e non di rappresentanza, a condizione che: a) il soggetto sponsorizzato sia una compagine sportiva dilettantistica; b) sia rispettato il limite quantitativo di spesa; c) la sponsorizzazione miri a promuovere l'immagine ed i prodotti dello sponsor; d) il soggetto sponsorizzato abbia effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale» (Cass., 7 giugno 2017, n. 14232), «senza che rilevino, pertanto, requisiti ulteriori» (Cass., 6 aprile 2017, n. 8981; Cass., 19 [...]
Non comporta la nullità o inesistenza dell’atto impositivo, in tema di fallimento, la notifica dell’avviso di accertamento nei confronti del solo curatore
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 21333 depositata il 30 luglio 2024, intervenendo in tema di legittimità processuale del fallito e degli effetti della mancata notificazione al fallito di atti tributari, ha statuito il principio di diritto secondo cui "... In tema di fallimento, la notifica dell’avviso di accertamento nei confronti del solo curatore, e non anche nei riguardi del contribuente, non comporta la nullità o inesistenza dell'atto impositivo, tantomeno la decadenza dell’Amministrazione dal potere accertativo; dalla notifica dell’avviso esclusivamente all’indirizzo dell’organo concorsuale deriva, piuttosto, l’inefficacia ed inopponibilità di esso al soggetto fallito, quindi anche ai soci ex amministratori destinati a succedere nei debiti fiscali dell’ente, i quali al pari di quest’ultimo rimangono legittimati ad impugnare tempestivamente l’atto a decorrere dal giorno in cui ne vengono effettivamente a conoscenza ..." La vicenda [...]
Non è omessa la dichiarazione fiscale, accettato dal sistema informatico con la comunicazione di un numero di protocollo, composta dal solo frontespizio
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 21472 depositata il 31 luglio 2024, intervenendo in tema di valida presentazione della dichiarazione fiscale, ha riaffermato il principio secondo cui "... la presentazione in via telematica del solo frontespizio della dichiarazione fiscale, accettato dal sistema informatico con la comunicazione di un numero di protocollo, senza l’indicazione di errori bloccanti, può essere equiparata alla presentazione di una dichiarazione “in bianco”, che non può considerarsi, in sé e per sé, dichiarazione omessa o nulla. ..." La vicenda ha riguardato un contribuente a cui l'Agenzia delle entrate notificava un avviso di accertamento d’ufficio, ai sensi dell’articolo 41 del d.P.R. n. 600 del 1973, per esigere somme a titolo di Irpef, Irap ed Iva. L'atto impositivo si fondava sulla circostanza che il contribuente aveva omesso la presentazione della dichiarazione. [...]
L’Amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte per cui con le circolari e risoluzioni esprime esclusivamente un parere dell’amministrazione non vincolante per il contribuente
L'Amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte per cui con le circolari e risoluzioni esprime esclusivamente un parere dell'amministrazione non vincolante per il contribuente ed in particolare per il giudice
Processo tributario: il potere del giudice tributario di qualificare correttamente il rapporto impositivo non tollera limitazioni
In tema di potere del giudice tributario il comma 3 dell'articolo 2 del codice di procedura tributario (D. Lgs. n. 546 del 1992) statuisce che " Il giudice tributario risolve in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione delle controversie rientranti nella propria giurisdizione, fatta eccezione per le questioni in materia di querela di falso e sullo stato o la capacità delle persone, diversa dalla capacità di stare in giudizio." Sul punto Il Supremo consesso (sez. tributaria ordinanza n. 21090 del 2024) ha chiarito che "... in linea generale il potere-dovere in capo al giudice (ex multis, v. Cass. n.5253 del 26.2.2021) di dare una qualificazione giuridica ai fatti e ai rapporti dedotti in lite nonché all’azione esercitata in causa, ricercando, a tal fine, le norme giuridiche applicabili alla vicenda descritta in giudizio e [...]
Il mutamento della giurisprudenza in malam partem comporta l’esclusione della colpevolezza
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 28594 depositata il 16 luglio 2024, intervenendo in tema di esclusione della colpevolezza a seguito di mutamenti peggiorativi della giurisprudenza, ha ribadito il principio secondo cui "... il contrasto giurisprudenziale di tipo sincronico - due o più interpretazioni difformi della medesima norma coesistono nel medesimo intervallo temporale - incida sul principio di determinatezza e di prevedibilità delle decisioni, impedendo ai consociati di calcolare le conseguenze giuridico-penali della propria condotta, mentre il c.d. contrasto di tipo diacronico - cioè l'esistenza di linea interpretativa "affermata" in un determinato lasso temporale che, tuttavia, viene smentita da una decisione successiva e che origina una "svolta" giurisprudenziale in senso sfavorevole all'imputato - incida sul principio di prevedibilità ed evoca in senso lato il tema della irretroattività della "norma" penale sfavorevole - [...]
Il diritto alla fruizione dei buono pasto non ha natura retributiva ma costituisce una erogazione di carattere assistenziale ed è legato al diritto alla pausa
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 21440 depositata il 31 luglio 2024, intervenendo in tema di buono pasto e relativa pausa, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... il diritto alla fruizione dei buono pasto non ha natura retributiva ma costituisce una erogazione di carattere assistenziale, collegata al rapporto di lavoro da un nesso meramente occasionale, avente il fine di conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del lavoratore (Cass. 28.11.2019 n. 31137 e giurisprudenza ivi citata); proprio per la suindicata natura il diritto al buono pasto è strettamente collegato alle disposizioni della contratta zione collettiva che lo prevedono ( da ultimo, Cass. 21 ottobre 2020 n. 22985) ..." La vicenda ha riguardato una dipendente, turnista, di un ospedale, la quale citava in giudizio l'Azienda ospedaliere, quale sua [...]