
Processo Tributario: atto di appello ed altri mezzi di impugnazione della sentenza di primo grado
Il codice di procedura tributaria (d.lgs. n. 546 del 1992) prevede all'articolo 50 che " i mezzi per impugnare le sentenze delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione. ". Inoltre, il comma 1 dell'articolo 52 stabilisce che "La sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere appellata alla corte di giustizia tributaria di secondo grado competente a norma dell'articolo 4, comma 2. " Il suddetto comma 2 dell'articolo 4 del codice di procedura tributaria recita che "Le corti di giustizia tributaria di secondo grado sono competenti per le impugnazioni avverso le decisioni delle corti di giustizia tributaria di primo grado, che hanno sede nella loro circoscrizione." In base all'articolo 51 del codice di procedura tributaria il termine per impugnare la sentenza della [...]
La cessione totalitaria delle quote societarie non può essere riqualificata come una cessione d’azienda
La Corte di Cassazione. sezione tributaria, con la sentenza n. 7495 depositata il 20 marzo 2024, intervenendo in tema di imposta di registro sugli atti di cessione totalitaria delle quote di società, ha statuito il seguente principio di diritto secondo cui "... Anche in caso di cessione totalitaria della partecipazione al capitale di una società di persone o di capitali, l’imposta di registro deve essere sempre liquidata in misura fissa, ai sensi dell'art. 11 della tariffa -parte prima allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, essendo preclusa all’amministrazione finanziaria –in assenza di elementi extratestuali o atti collegati - la riqualificazione della fattispecie nei termini di cessione indiretta di azienda, in forza dell’art. 20 deld dall'art.1, comma 87, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, secondo l’interpretazione autentica dell’art. 1, comma 1084, della legge 30 [...]
L’uso abusivo dell’identità digitale, in cui rientrano la chiavetta o il pin connessi al conto corrente, costiruisce un aggravante della frode informatica
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 13559 depositata il 3 aprile 2024, intervenendo in tema di frode informatica, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... in tema di frode informatica, la nozione di "identità digitale", che integra l'aggravante di cui all'art. 640-ter, comma terzo, cod. pen., non presuppone una procedura di validazione adottata dalla Pubblica amministrazione, ma trova applicazione anche nel caso di utilizzo di credenziali di accesso a sistemi informatici gestiti da privati. (Fattispecie in cui è stata ritenuta l'aggravante in un caso di accesso abusivo a un servizio di "home banking"). (Sez. 2, n. 40862 del 20/09/2022, Bonollo, 283653; Sez. 2, n. 8958 del 30/01/2024 n.m.). ..." I giudici di legittimità nel rigettare il ricorso dell'imputato ha ricordato che "... l'art. 9 D.L. 93/2013, convertito con modif. [...]
Il professionista, che sulla base di un contratto nullo, ha prestato la propria opera a favore della pubblica amministrazione ha diritto ad un indennizzo
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 7178 depositata il 18 marzo 2024, intervenendo in tema di remunerazione per attività svolta da un professionista, ha statuito il seguente principio di diritto secondo cui "... L’ideatore di un software che abbia eseguito la sua prestazione sulla base di un contratto concluso con una P.A. nullo per mancanza della forma scritta o per violazione delle norme che regolano la procedura finalizzata alla sua conclusione, ove chieda alla stessa P.A. di essere remunerato per l’attività svolta in suo favore, può proporre l’azione di ingiustificato arricchimento. Il giudice ha il potere di determinare in via equitativa il relativo indennizzo, il quale non può coincidere con il compenso che comunemente sarebbe stato corrisposto per la detta prestazione, ma deve ristorare la diminuzione patrimoniale subita dall’autore dell’opera e, [...]
Il datore di lavoro che tollera un ambiente di lavoro stressogeno deve risarcire il dipendente che a causa di tale ambiente abbia subito danni
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 4279 depositata il 16 febbraio 2024, intervenendo in risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in seguito a comportamenti vessatori asseritamente adottati nei suoi confronti dal personale del Ministero, ha statuito i seguenti principi di diritto "... nell'ambito del pubblico impiego, in una causa avviata dal lavoratore per lamentare un danno da dequalificazione professionale, il lavoratore ha l'onere di allegare le mansioni effettivamente svolte, nonché il comparto di appartenenza e il proprio livello di inquadramento, mentre è dovere del giudice porre a raffronto tali dati con la contrattazione applicabile, per verificare la fondatezza o meno dell'assunto secondo cui l'attività non sarebbe stata coerente con l'inquadramento formale; in caso di accertata insussistenza dell'ipotesi di mobbing in ambito lavorativo, il giudice del merito deve comunque accertare se, sulla [...]
Processo tributario: onere della prova di un fatto non avvenuto
In ordine al tema dell'onere della prova di un fatto non avvenuto l'orientamento della Suprema Corte è costante. La regola giuridica dispone che onus probandi incumbit ei qui dicit, che si traduce nel porre a carico della parte che allega un fatto a sé favorevole, il dovere di darne prova dell’esistenza. Tale principio, contenuto nell'art. 2697 c.c. ed ora anche nel comma 5-bis dell'articolo 7 del d.lgs. n. 546 del 1992, pone a carico dell’attore di provare i fatti posti alla base della propria domanda, mentre sul convenuto ricade l'onere di dimostrare la non veridicità di questi fatti, ovvero la loro inidoneità a costituire valido fondamento della domanda dell’attore o ancora provare l’esistenza di altri fatti capaci di modificare o estinguere il diritto dell’attore. Nel processo tributario in senso sostanziale l'attore è l’Amministrazione finanziaria: su [...]
La salvaguardia rispetto alla eventuale nullità del contratto, ai sensi dell’art. 2126 cod. civ., non è assoluta, ma riguarda solo i periodi in cui il rapporto ha avuto materiale esecuzione e concerne gli effetti retributivi o comunque strettamente consequenziali alla prestazione del lavoro
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 5168 depositata il 27 febbraio 2024, intervenendo in tema validità del contratto di lavoro instaurato su false attestazioni, ha statuito che "... la salvaguardia rispetto alla eventuale nullità del contratto, ai sensi dell'art. 2126 cod. civ., non è assoluta, ma riguarda solo i periodi in cui il rapporto ha avuto materiale esecuzione e concerne gli effetti retributivi o comunque strettamente consequenziali alla prestazione del lavoro (v. per l'indennità sostitutiva delle ferie Cass. n. 15880/2002 ed invece, v., per le prestazioni previdenziali, quanto ritenuto da Cass. n. 10192/1996)..." La vicenda ha riguardato un dipendente pubblico, il quale adito all'autorità giudiziaria affinché accertasse il proprio diritto alla differenza di retribuzione in virtù del proprio inquadramento e quella percepita durante il periodo di assegnazione ad un diverso incarico in conseguenza [...]
Le violazioni dei CCNL ed accordi collettivi di lavoro rientrano tra i poteri attribuiti agli Ispettori del lavoro e formano oggetto del “Provvedimento di disposizione”
Il Consiglio di Stato, sezione terza, con la sentenza n. 2778 depositata il 21 marzo 2024, intervenendo in tema di circoscrivere l’ambito di operatività del potere attribuito agli Ispettori del lavoro dall’art. 14, d.lgs. n. 124 del 2004, ha stabilito che rientrano tra i poteri attribuiti agli Ispettori del lavoro dall’art. 14, d.lgs. n. 124 del 2004 anche la violazione, da parte del datore di lavoro, dei Contratti collettivi, in quanto la norma lo estende a “tutti i casi di irregolarità rilevate in materia di lavoro e legislazione sociale” e purché tali irregolarità non siano già soggette a sanzioni penali e amministrative. In particolare "... l’art. 14 non ha inteso introdurre una ulteriore limitazione alla propria applicazione, da aggiungere “ai casi in cui la fattispecie sia già oggetto di sanzione amministrativa e penale”, id est le ipotesi in [...]