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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Notifica nulla se il messo notificatore o l’ufficiale giudiziario non danno atto e non effettuano nel Comune del domicilio fiscale del contribuente le ricerche volte a verificare la sussistenza dei presupposti per operare la scelta irreperibilità assoluta o relativa

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 5818 depositata il 5 marzo 2024, intervenendo in tema di notifica e prescrizione delle sanzioni o imposte, ha ribadito che "... in tema di notificazione degli atti impositivi, il messo notificatore o l'ufficiale giudiziario, prima di effettuare la notifica secondo le modalità previste dall' art. 60, comma 1, lett. e) , del d.P.R. n. 600 del 1973 , in luogo di quella ex art. 140 cod. proc. civ. , devono svolgere ricerche volte a verificare che ricorra l'irreperibilità assoluta del contribuente, ossia che quest'ultimo non abbia più l'abitazione né l'ufficio o l'azienda nel Comune nel quale aveva il domicilio fiscale (Cass., Sez. 6-5, 8.3.2019, n. 6765 , Rv. 653075-01). In particolare, l'ufficiale giudiziario o il messo notificatore, prima di procedere alla notifica, devono effettuare nel Comune del domicilio fiscale del contribuente le [...]

Le clausole vessatorie sono valide solo se vi è approvazione scritta e sia data autonoma e separata collocazione nel testo delle condizioni generali del contratto

La Corte di Cassazione, sezione II, con l'ordinanza n. 32731 depositata il 24 novembre 2023, intervenendo in tema di clausole vessatorie, ha statuito il principio di diritto secondo cui "... La prescrizione sulla specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie per il contraente in adesione è rispettata quando a tali clausole sia data autonoma e separata collocazione nel testo delle condizioni generali del contratto e quando le clausole stesse siano seguite da una distinta sottoscrizione del contraente in adesione, con la conseguenza che, a tal fine, non è sufficiente che la singola clausola risulti evidenziata nel contesto del contratto, allorché la sottoscrizione sia stata unica, e non rileva, in contrario, la collocazione della clausola immediatamente prima della sottoscrizione o la sua stampa in caratteri tipografici evidenziati ..." La vicenda ha riguardato una Spa che aveva sottoscritto [...]

Il dipendente dimissionario non ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso qualora il datore di lavoro rinuncia al periodo di preavviso

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 6782 depositata il 14 marzo 2024, intervenendo in tema erogazione dell'indennità sostitutiva del preavviso, ha stabilito il seguente principio di diritto secondo cui "... in tema di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la rinuncia del datore di lavoro al periodo di preavviso, a fronte delle dimissioni del lavoratore, non fa sorgere il diritto di quest'ultimo al conseguimento dell'indennità sostitutiva, attesa la natura obbligatoria del preavviso, dovendo peraltro escludersi che alla libera rinunziabilità del preavviso possano connettersi a carico della parte rinunziante effetti obbligatori in contrasto con la disciplina delle fonti delle obbligazioni di cui all'art. 1173 c.c., in epoca successiva alla sentenza impugnata giustifica la compensazione delle spese dell'intero giudizio; ..." La vicenda ha riguardato una lavoratrice di una società, la quale si era dimessa con [...]

L’indennità sostitutiva della mensa, non avendo natura retributiva, non è computabile nella base di calcolo del TFR, salvo che non sia diversamente previsto dal CCNL

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 7181 depositata il 18 marzo 2024, intervenendo in tema di voci qualificabili come natura retributiva, ha ribadito che "... Nella disciplina dettata dall'art. 6, terzo comma, decreto legge 11 luglio 1992 n. 333, convertito con modificazioni in legge 8 agosto 1992 n. 359, il valore del servizio mensa e l'importo della prestazione sostitutiva percepita da chi non usufruisce del servizio aziendale non fanno parte della retribuzione a nessun effetto attinente ad istituti legali e contrattuali del rapporto di lavoro, salva la possibilità di una diversa previsione - nel senso che il servizio mensa debba considerarsi come retribuzione in natura - da parte dei contratti collettivi nazionali e aziendali, anche se stipulati anteriormente all'entrata in vigore del citato decreto” (Cass. n. 15767 del 2001; n. 3623 del [...]

Accertamento induttivo: può essere fondato anche su documenti o annotazioni di terzi

  La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 7096 depositata il 15 marzo 2024, intervenendo in tema dei presupposti per l'accertamento induttivo, ha ribadito che "... l'inattendibilità della contabilità aziendale, e quindi l'accertamento induttivo, possono essere fondati su documentazione reperita presso terzi e su annotazioni elaborate da terzi (Cass. 28 giugno 2017, n. 16060; 30 agosto 2016, n. 17420). ..." La vicenda ha riguardato una ditta individuale a cui, l'Agenzia delle Entrate, a seguito di verifiche fiscali, in cui furono acquisite documentazione extra-contabile presso altro contribuente, aveva notificato un avviso di accertamento per ognuno dei 5 periodi di imposta verificati. In tali avvisi di accertamento si contestavano una serie di operazioni imponibili non fatturate. I maggiori ricavi venivano determinati applicando il ricarico medio della categoria di appartenenza del 40% sul totale degli acquisti non [...]

Commette il reato di stalking sul luogo di lavoro colui che oltre alla minaccia ed alla violenza pone in essere un quid pluris consistente nel condizionamento

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 4567 depositata il 1° febbraio 2024, intervenendo in tema sicurezza sui luoghi di lavoro e tema di stalking occupazionale, ha precisato che commette il delitto di violenza privata, art. 610 c.p., chi nei confronti dei propri dipendenti, oltre alla minaccia ed alla violenza in sé, pone in essere un quid pluris consistente nel condizionamento, per il futuro delle azioni delle persone offese, soggiogandolo così da costringerlo ad una condotta meramente omissiva, funzionale al controllo sulla libertà psichica delle vittime e ad evitare qualsivoglia elemento di contrasto all’imposizione della sua volontà. La vicenda ha riguardo l'amministratore di una s.r.l. accusato di aver sottoposto in varie occasioni i proprie dipendenti a continue vessazioni lesive dell’integrità morale e del decoro. L’imputato rinviato a giudizio per il delitto di “maltrattamenti [...]

Processo tributario: notifica dell’atto di appello a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado

Nel processo tributario il giudizio di appello è disciplinato dal Capo III,  sezione II del Titolo II (articoli dal 52 fino al 61) del decreto legislativo n. 546 del 1992 ed è disciplinato in parte da regola dettate dal legislatore specificamente per tale grado di giudizio e in parte mutuate dal procedimento di primo grado cui espressamente rinvia l'art. 61 del decreto legislativo n. 546 del 1992. Inoltre, l’art. 49 del decreto legislativo n. 546 del 1992, dettato in materia di impugnazione, dispone espressamente l’applicabilità alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie delle disposizioni del titolo III (Delle impugnazioni), capo I (Delle impugnazioni in generale) del libro II (Del processo di cognizione) del codice di procedura civile e, per quel che rileva specificamente in questa sede, anche degli artt. 331 e 332 cod. proc. civ., [...]

Processo tributario: notifica dell’atto di appello, modalità operative della notifica, forma e contenuto dell’appello

Avverso le sentenze della Corte di Giustizia Tributarie di primo grado i mezzi di impugnazione sono: l’appello; il ricorso per cassazione per saltum; la revocazione. Nel processo tributario in base al rinvio disposto dall’art. 49 del decreto legislativo n° 546 del 1992 trovano applicazione le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del codice di procedura civile (art. da 323 a 338 del c.p.c.), salvo quanto diversamente previsto dal d. lgs. n. 546/1992. L'atto di appello è mezzo di gravame a cognizione piena. In altri termini, esso, è un mezzo di impugnazione, comprende ogni vizio della sentenza, che consente di riesaminare tutta la materia del contendere dibattuta in primo grado, salvo dalle limitazione inerente dal divieto di: ius novorum; produrre nuove prove. Per cui, anche alla luce del divieto di ius novorum e [...]

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