
Responsabilità, di natura civilistica, del liquidatore, ex art. 36 del Dpr 602/73, per il mancato pagamento dei tributi
La Corte di Cassazione, sezioni unite, con la sentenza n. 32790 depositata il 27 novembre 2023, chiamata a dirimere la questione dei presupposti e natura della responsabilità dei liquidatori. ha statuito che "... in materia di responsabilità del liquidatore D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 36, traente titolo per fatto proprio, ex lege, di natura civilistica e non tributaria, la preventiva iscrizione a ruolo del credito tributario societario non costituisce condizione necessaria per la legittimità dell'atto di accertamento emesso, ai sensi dello stesso art. 36, comma 5 nei confronti del liquidatore, il quale, in sede di ricorso avverso tale avviso, potrà contestare, innanzi agli organi della giustizia tributaria, la sussistenza dei presupposti dell'azione intrapresa nei suoi confronti ivi compresa la debenza di imposte a carico della società ..." Per le sezioni unite la giurisprudenza [...]
Processo tributario: non è possibile emettere cartella, avvalendosi di controllo automatizzato, verso una società che abbia dichiarato reddito zero, discostandosi in tal modo dal reddito minimo previsto per le società non operative
Con l'ordinanza n. 4675 depositata il 21 febbraio 2024 il Supremo consesso ha ribadito il principio di diritto secondo cui in ordine "... alla possibilità di emettere cartella ex art. 36-bis d.P.R. n. 600 del 1973 nei confronti della società che abbia dichiarato reddito zero discostandosi dal reddito minimo previsto per le società non operative. In tali casi la Corte ha reiteratamente ritenuto che «In materia di società di comodo, l'Amministrazione finanziaria non può emettere la cartella ex art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, ammissibile solo se fondata su un controllo meramente cartolare, per l'importo indicato dal contribuente quale risultato del test di operatività, atteso che i parametri di cui all'art. 30 della l. n. 724 del 1994 (nel testo risultante dalle modifiche apportategli dall'art. 35 del d.l. n. 223 del 2006, conv., con [...]
La reintegra del posto di lavoro a tutti i casi di nullità del licenziamento previsti dalla legge, anche se non espressamente sancite
La reintegra del posto di lavoro a tutti i casi di nullità del licenziamento previsti dalla legge, anche se non espressamente sancite, i principi e criteri direttivi della legge di delega tracciano gli obiettivi ed esprimono le linee di fondo delle scelte del legislatore delegante
Processo tributario: disapplicazione della normativa interna se in contrasto con il diritto dell’unione
La Corte di Giustizia UE con nella sentenza inerente la causa C-715/20 emessa il 20 febbraio 2024 si è soffermata sul potere dei giudici nazionali di disapplicare le norme interne in contrasto con il diritto unionale. In particolare sulle direttive. Nella sentenza in commento i giudici unionali ricordano, dal paragrafo 68, che "... Per quanto riguarda la questione se il giudice nazionale sia tenuto, nell’ambito di una controversia tra privati, a disapplicare una disposizione nazionale contraria alla clausola 4 dell’accordo quadro, occorre ricordare che, quando i giudici nazionali sono chiamati a dirimere una controversia simile, nella quale la normativa nazionale interessata risulti contraria al diritto dell’Unione, tali giudici devono assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale derivante dalle disposizioni del diritto dell’Unione e garantirne la piena efficacia (sentenza del 7 agosto 2018, Smith, C‑122/17, EU:C:2018:631, punto [...]
Corte di giustizia UE in conformità del principio di non discriminazione ai lavoratori con contratto a termine vanno comunicati i motivi del licenziamento
La Corte di Giustizia UE con la sentenza inerente la causa C-715/20 emessa il 20 febbraio 2024, intervenuto in tema di contratti di lavoro, ha affermato quanto seguente "... La clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che: essa osta a una normativa nazionale secondo la quale un datore di lavoro non è tenuto a motivare per iscritto il recesso con preavviso da un contratto di lavoro a tempo determinato, mentre è tenuto a tale obbligo in caso di recesso da un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Il giudice nazionale investito di una controversia tra privati è tenuto, qualora [...]
Processo Tributario: procura speciale alle liti nel ricorso in cassazione
La Corte di Cassazione, sezioni unite, prima con la sentenza n. 2075 depositata il 19 gennaio 2024 hanno affermato che la procura speciale non richiede la contestualità del conferimento rispetto alla redazione dell’atto, successivamente con la sentenza n. 2077 depositata il 19 gennaio 2024 ha statuito il principio di diritto secondo cui "... in caso di ricorso nativo digitale, notificato e depositato in modalità telematica, l’allegazione mediante strumenti informatici - al messaggio di posta elettronica certificata (PEC) con il quale l'atto è notificato ovvero mediante inserimento nella “busta telematica” con la quale l'atto è depositato - di una copia, digitalizzata, della procura alle liti redatta su supporto cartaceo, con sottoscrizione autografa della parte e autenticata con firma digitale dal difensore, integra l’ipotesi, ex art. 83, terzo comma, c.p.c., di procura speciale apposta in calce al [...]
Processo tributario: appello e presunzione di rinuncia – tardiva costituzione della parte resistente
Sul tema la S.C., sez. trib., con sentenza del 19/07/2023 (ud. 10/05/2023, dep. 19/07/2023) n. 21293, ha precisato in proposito che "Nel giudizio tributario, dunque, la parte resistente deve costituirsi in giudizio entro il termine di decadenza di sessanta giorni dalla notifica del ricorso e nelle controdeduzioni ha la facoltà di proporre le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio, fermo restando, comunque, il diritto del resistente di negare i fatti sostenuti da parte attrice, di contestare l'applicabilità delle norme di diritto invocate, nonché di produrre documenti. Si tratta di principi applicabili anche in tema di rimborso Iva e di impugnazione del silenzio rifiuto opposto dall'Amministrazione finanziaria, dovendosi richiamare, in proposito, la giurisprudenza di questa Corte che ha più volte precisato che, ove nella controversia instaurata dal contribuente si discuta del rigetto [...]
Per il reato di omessa presentazione della dichiarazione fiscale deve essere provato il dolo specifico di evasione, il quale non deriva dalla semplice violazione dell’obbligo dichiarativo
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 6820 depositata il 15 febbraio 2024, intervenendo in tema di reato di omessa presentazione della dichiarazione annuale, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... in tema di reati tributari, l'affidamento ad un professionista dell'incarico di predisporre e presentare la dichiarazione annuale dei redditi non esonera il soggetto obbligato dalla responsabilità penale per il delitto di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74), in quanto, trattandosi di reato omissivo proprio, la norma tributaria considera come personale ed indelegabile il relativo dovere; tuttavia, la prova del dolo specifico di evasione non deriva dalla semplice violazione dell'obbligo dichiarativo né da una culpa in vigilando sull'operato del professionista che trasformerebbe il rimprovero per l'atteggiamento antidoveroso da doloso in colposo, ma dalla ricorrenza di elementi fattuali [...]