
Non va dichiarata cessata la materia del contendere per i dipendenti non appartenenti ai sindacati che hanno firmato il verbale di conciliazione
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 2446 depositata il 25 gennaio 2024, intervenendo in tema cessata materia del contendere, ha statuito che nei casi di "... sottoscrizione di verbale di conciliazione tra parti collettive e non tra le parti del giudizio, e da parte di sindacati diversi da quello di appartenenza dei ricorrenti, che, invece, aveva adottato una posizione espressamente di disaccordo; (...) la pronuncia estintiva risulta priva dei suoi presupposti processuali e non corrispondente al contenuto dell'appello rispetto al quale si auto-qualifica come di accoglimento; né è applicabile il disposto di cui all'art. 384, comma 4, c.p.c., in difetto di dispositivo coerente con l’accoglimento o il rigetto della domanda o con gli effettivi sviluppi processuali; ..." La vicenda ha riguardato due dipendenti, di una casa di cura, avevano citato, la datrice di [...]
Processo tributario: riesame dell’apprezzamento probatorio in sede di legittimità
La dottrina definisce "norme processuali elastiche" quelle riguardanti le prove e quelle sulla loro valutazione. Tali norme presuppongono il ricorso a massime di comune esperienza nella valutazione delle prove libere e nell’applicazione delle presunzioni iuris tantum. Tali norme sono costituite dagli artt. 115 e 116 c.p.c. ed art. 2729 c.c., 2697 c.c.. Le suddette norme sono accumunate e caratterizzate dall'attribuzione al giudice di merito del potere di prudente apprezzamento delle risultanze istruttorie E' possibile ricorrere in sede di legittimità per la violazione dell'art. 115 c.p.c. solo per i seguenti vizi (come chiarito dalla (Cass. n. 4699/2018; Cass. sentenza n. 31078 del 2023): qualora il giudice di merito, esercitando il suo potere discrezionale nella scelta e valutazione degli elementi probatori, abbia omesso di valutare le risultanze di cui la parte abbia esplicitamente dedotto la decisività, salvo escluderne [...]
Licenziamento collettivo: illegittimo se è immotivata la limitazione della platea dei dipendenti ad un determinato reparto o settore o sede territoriale
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 1844 depositata il 17 gennaio 2024, intervenendo in tema di licenziamenti collettivi, ha ribadito il principio di diritto secondo cui “... in tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, non assume rilievo, ai fini dell'esclusione della comparazione con i lavoratori di equivalente professionalità addetti alle unità produttive non soppresse e dislocate sul territorio nazionale, la circostanza che il mantenimento in servizio di un lavoratore appartenente alla sede soppressa esigerebbe il suo trasferimento in altra sede, con aggravio di costi per l'azienda e interferenza sull'assetto organizzativo”, non contemplandosi, tra i parametri dell’art. 5, legge n. 223 del 1991, “la sopravvenienza di costi aggiuntivi connessi al trasferimento di personale o la dislocazione territoriale delle sedi, rispondendo la regola legale all'esigenza di assicurare che i procedimenti di ristrutturazione [...]
Licenziamento illegittimo e lavoratore risarcito e reintegrato anche se la sua prestazione non aveva raggiunto i risultati attesi senza responsabilità del dipendente
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 1604 depositata il 16 gennaio 2024, intervenendo in tema di licenziamenti disciplinari, ha riaffermato orientamento giurisprudenziale oramai consolidato che nei licenziamenti "... riconosce l’insussistenza del fatto anche nell’ipotesi di irrilevanza disciplinare della condotta (Cass. nn. 3076/2020, 13779/2018, 11322/2018). [...] lo stesso annullamento del licenziamento impugnato sarebbe conseguito quand’anche si fosse potuto riconoscere nel comportamento della ricorrente “un inadempimento nella sua materialità”; posto che ai fini della tutela (...) prevista dall’art.18, 4 comma della legge 300/70 novellato dalla legge n.92/2012, rileva anche la mancanza di illiceità disciplinare del fatto; e tale tutela va quindi accordata anche nell’ipotesi in cui non sussista alcuna responsabilità personale rispetto ad un fattispecie di inadempimento considerata nella sua materialità. ..." La vicenda ha riguardato una dipendente di una società di telecomunicazioni che aveva [...]
Processo: notifica della sentenza per far decorrere il termine breve, requisiti di validità e soggetti nei cui confronti va eseguita
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 808 depositata il 9 gennaio 2024 attraverso un excursus, sui precedenti giurisprudenziali, ha fatto il punto sulla notifica della sentenza per far decorrere il termine breve per la sua impugnazione ed ha precisato che "... secondo la giurisprudenza di questa Corte è “sempre” valida la notificazione al difensore eseguita presso l'indirizzo PEC risultante dall'albo professionale di appartenenza (in questo senso Sez. Un. n. 23620/2018). Inoltre, ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnazione la notifica della sentenza deve essere effettuata presso il domicilio reale o eletto del difensore, non già presso il domicilio eletto dalla parte, anche se detti luoghi possono coincidere essendo il difensore, dopo la costituzione in giudizio della parte suo tramite, l'unico destinatario delle notificazioni da eseguire nel corso del procedimento. Infine, [...]
Legittimo il licenziamento della dipendente per violazione degli obblighi di collaborazione e fedeltà per voler arrecare ad un superiore un danno ingiusto, e della insubordinazione
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 1686 depositata il 16 gennaio 2024, intervenendo in tema di licenziamento per giusta causa ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... la giusta causa di licenziamento, quale fatto "che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto", è una nozione che la legge - allo scopo di un adeguamento delle norme alla realtà da disciplinare, articolata e mutevole nel tempo - configura con una disposizione (ascrivibile alla tipologia delle cosiddette clausole generali) di limitato contenuto, delineante un modulo generico che richiede di essere specificato in sede interpretativa, mediante la valorizzazione sia di fattori esterni relativi alla coscienza generale, sia di principi che la stessa disposizione tacitamente richiama. Tali specificazioni del parametro normativo hanno natura giuridica e la loro disapplicazione è quindi deducibile in sede [...]
Lavoratori in somministrazione: comunicazione annuale obbligatoria ai sindacati da inviare entro il 31 gennaio dell’anno successivo
L'articolo 36 del D. Lgs. n. 81 del 2015 al comma 3 statuisce che "... Ogni dodici mesi l’utilizzatore, anche per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale aderisce o conferisce mandato, comunica, alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria o, in mancanza, agli organismi territoriali di categoria delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, il numero dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi (ossia stipulati), la durata degli stessi, il numero e la qualifica dei lavoratori interessati ..." La norma, sopra indicata, ha previsto quindi: la eliminazione di fatto della comunicazione preventiva, ossia prima della stipula del contratto di somministrazione; il solo obbligo della comunicazione a consuntivo ogni dodici mesi sui contratti stipulati. Comunicazione da inviare, di norma, entro il 31 gennaio dell’anno successivo, salvo eventuale diverso limite previsto dalla contrattazione collettiva; [...]
L’avvocato non ha diritto al compenso se omette di informare il cliente dei rischi connessi all’atto che sta per compiere
La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 1378 depositata il 15 gennaio 2024, intervenuta in tema di perdita di compenso per l'avvocato che non informa il cliente, ha affermato che "... la Corte d’appello non ha affatto detto che il rischio, del quale l’avvocato avrebbe dovuto informare i propri clienti, era quello di un esito vittorioso dell’azione promossa dal terzo ex art. 2932 cod. civ., né tanto meno una tale ipotesi ha prospettato erroneamente interpretando o applicando l’art. 2645-bis cod. proc. civ.; essa, piuttosto, ha individuato il rischio di cui i clienti avrebbero dovuto essere (ma non sono stati) avvertiti, nel fatto in sé che comunque una tale azione avrebbe potuto essere esercitata con tutte le ulteriori conseguenze che una tale iniziativa, non escludibile a priori, avrebbe potuto comportare, ossia: a) trascrizione della domanda giudiziale; b) [...]