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News – Blog2026-06-19T09:21:11+02:00

sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Sanzioni tributarie: prescrizione e decadenza in cinque anni, fatto salvo se hanno formato oggetto di sentenza irrevocabile

Le sanzioni tributarie sono soggette, in tema di prescrizione e decadenza, ad un disciplina autonoma e indipendente dalla prescrizione dei crediti nascenti dal rapporto tributario. Per cui le sanzioni, salvo che non siano state oggetto di una sentenza definitiva, trova applicazione l’art. 20, comma 3, d. lgs. n. 472/1997 statuisce che «il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di cinque anni. L'impugnazione del provvedimento di irrogazione interrompe la prescrizione, che non corre fino alla definizione del procedimento». Il regime prescrizionale, in quanto generalizzato per qualunque provvedimento sanzionatorio, non può, pertanto, essere limitato alle sole sanzioni non contestuali all’atto impositivo e costituisce principio generale dell’ordinamento tributario. Sul tema si segnalano le sentenze n. 2095 del 2023 e n. 13781 del 2023 della Suprema Corte che conferma i concetti sopra indicati. In tali sentenze [...]

Interessi sul ritardato pagamento dei tributi: prescrizione quinquennale

La prescrizione degli interessi sul ritardato pagamento dei tributi costituiscono un obbligazione autonoma ed indipendente rispetto al debito tributario.  Sul tema si segnalano le sentenze n. 2095 del 2023 e n. 13781 del 2023 della Suprema Corte che ha chiarito che "... gli interessi dovuti per il ritardo nell'esazione dei tributi, il relativo credito, integrando un'obbligazione autonoma rispetto al debito principale, suscettibile di autonome vicende (da ultimo, si veda Cass. S.U. n. 22281 del 14/07/2022, punto 9.4.1.), rimane sottoposto al proprio termine di prescrizione quinquennale fissato dall'art. 2948, primo comma, n. 4, cod. civ. (Cass. n. 27055 del 14/09/2022; Cass. n. 13258 del 28/04/2022; Cass. n. 7486 del 2022, ; Cass. n. 1980 del 24/01/2022; Cass. n. 31283 del 03/10/2021; Cass. n. 22351 del 15/10/2020; Cass. n. 20955 del 10/07/2020; Cass. n. 12740 del 2020, [...]

Processo tributario: onere della prova e responsabilità dei cessionari dei crediti tributari

La riforma del processo tributario ad opera della legge n. 130 del 2022 ha introdotto il comma 5-bis nell'articolo 7 del D.Lgs. n. 546 del 1992 con cui il legislatore ha inteso obbligare l'ente impositore a provare nel processo tributario le violazioni oggetto dell’atto impugnato. Inoltre il comma in commento obbliga il giudice tributario a fondare le sue decisioni sugli elementi di prova riversati nel giudizio stesso ed essendo obbligato ad annullare l'atto impositivo qualora la prova della sua fondatezza risulta mancante, contraddittoria o in ogni caso insufficiente a dimostrare, in maniera circostanziata e puntuale, le ragioni oggettive poste a fondamento della maggiore pretesa e delle connesse sanzioni, in coerenza con la normativa tributaria sostanziale. Responsabilità dei cessionari Alla luce del comma 5-bis che obbliga ad un rigoroso rispetto del principio dell'onere della prova che va interpretata la [...]

E’ obbligo del collegio sindacale comunicare tutte le irregolarità alla Consob senza effettuare alcuna valutazione della loro rilevanza

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 25336 del 28 agosto 2023, intervenendo in tema di comunicazioni alla Consob per irregolarità da parte del collegio sindacale di cui all'art. 149 del D.lgs. n. 58/1998, ha affermato che "... la comunicazione che il collegio sindacale deve fare senza indugio alla CONSOB, ai sensi dell'art. 149, comma 3, T.U.F., riguarda tutte le irregolarità che tale collegio riscontri nell'esercizio della sua attività di vigilanza perché la legge non demanda ai sindaci alcuna funzione di filtro preventivo sulla rilevanza delle irregolarità da loro riscontrate, al fine di selezionare quali debbano essere comunicate alla CONSOB e quali non debbano formare oggetto di tale comunicazione; l'assolutezza del comando normativo emerge, oltre che dalla lettera dell'art. 149, comma 3, T.U.F. - in cui il sostantivo "irregolarità" non è accompagnato da alcun aggettivo [...]

Dimissioni del lavoratore efficace solo se effettuate per iscritto ed online

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 27331 depositata il 26 settembre 2023, intervenendo in tema di risoluzione del rapporto di lavoro subordinato, ha ribadito che ai sensi dell'articolo 26 del D.Lgs. n. 151 del 2015 le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sono fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali attraverso il sito www.lavoro.gov.it e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente con le modalità individuate con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. La vicenda ha riguardato un dipendente che si era rivolto all'autorità giudiziaria chiedendo di accertare il provvedimento espulsivo del datore di lavoro e alla declaratoria di illegittimità delle dimissioni. Il giudice adito sulla base della [...]

La restituzione ai soci dei versamenti in conto aumento capitale sociale integra il reato di bancarotta patrimoniale per distrazione

La Corte di cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 39139 depositata il 26 settembre 2023, intervenuta in tema di bancarotta patrimoniale per distrazione, ha riaffermato che "... in caso di un conferimento in conto di aumento futuro di capitale, esigenza di garanzie del ceto creditorio impongono l'individuazione di un termine finale a cui è correlato, in caso di mancata deliberazione dell'aumento, l'insorgenza del diritto di restituzione del conferimento; laddove la restituzione avvenga prima del termine (pattuito o fissato dal giudice), si realizza una distrazione da bancarotta societaria; nel caso in cui non sia stato concordato un termine a garanzia dei creditori, né esso venga sollecitato al giudice, le somme non potranno essere restituite, in quanto destinate a coprire l'aumento di capitale ( c.d. riserva targata). Diversamente, si avrebbe un rimborso sine causa, essendo correlata la relativa obbligazione [...]

La scelta del CCNL da applicare rientra nella scelta discrezionale del datore di lavoro e non può essere imposta né non è sindacabile nel merito in sede giurisdizionale

Il Tribunale amministrativo Regionale della Lombardia, sezione IV, con la sentenza n. 2046 depositata il 14 settembre 2023, interviene in tema della equa retribuzione e scelta del CCNL da applicare. ha ribadito il principio secondo cui "... il C.C.N.L. da applicare ai propri dipendenti rientra nella scelta discrezionale del datore di lavoro e, salvo il caso di Contratti collettivi contenenti previsioni contrarie alla legge oppure riferibili a categorie del tutto disomogenee con quelle in cui opera l’impresa, tale determinazione non è sindacabile nel merito in sede giurisdizionale ..." La vicenda ha riguardato una società cooperativa a r.l. nei cui confronti l’Ispettorato del lavoro notificava un provvedimento emesso ai sensi dell’art. 14, comma 1, del D. Lgs. n. 124 del 2004, come sostituito dall’art. 12 bis del decreto legge n. 76 del 2020, introdotto dalla legge [...]

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