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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Per il reato di omesso versamento IVA vale solo il debito risultante dalla dichiarazione presentata

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12378 depositata il 17 aprile 2020 intervenendo in tema del reato di cui all'articolo 10 ter del D.Lgs. n. 74/2000 riaffermando che "ai fini della integrazione del reato di omesso versamento dell'IVA di cui all'art. 10 -ter del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, l'entità della somma da versare, costituente il debito IVA, è quella risultante dalla dichiarazione del contribuente e non quella effettiva, desumibile dalle annotazioni contabili." La vicenda ha riguardato il legale rappresentate di una società a responsabilità limitata il quale imputato del reato di omesso versamento IVA veniva successivamente condannato dal Tribunale. L'indagato proponeva ricorso, avverso la decisione del Tribunale, inanzi alla Corte di Appello. I giudici di secondo grado confermavano la sentenza impugnata. Il condannato proponeva ricorso in cassazione fondato su [...]

Compete al giudice penale la determinazione dell’imposta evasa, quale imposta imposta dovuta e non versata, suscettibile dapprima di sequestro e, poi, di confisca

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12050 depositata il 14 aprile 2020 intervenendo in tema di reato di omesso versamento IVA ha ribadito che "in materia di reati tributari, spetta esclusivamente al giudice penale il compito di determinare l’ammontare dell'imposta evasa, da intendersi come l'intera imposta dovuta e non versata, suscettibile dapprima di sequestro e, poi, di confisca, in base a una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dal giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria" La vicenda ha riguardato l'amministratore di una società a responsabilità limitata accusato del reato di cui art. 3 d.lgs. n. 74 del 2000 per non aver applicato l'iva sulle vendite effettuate, mediante la falsa attestazione dello status di esportatore abituale degli acquirenti. Nei confronti dell'imputato [...]

Non compete l’agevolazione prima casa per un villino composto da due unità abitative anche se acquisto “pro indiviso” da due soggetti

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 7850 depositata il 16 aprile 2020 intervenendo in tema di agevolazione "prima casa" ha riaffermato che "In tema di agevolazioni per l'acquisto della "prima casa", per stabilire se l'abitazione sia di lusso non assume specifica rilevanza la destinazione che l'acquirente o gli acquirenti attribuiscono al bene, sicché, in caso di acquisto "pro indiviso" di un unico cespite immobiliare (nella specie, villino di due piani, con locale autorimessa e terreno pertinenziale) da parte di due acquirenti, non è consentito il frazionamento della superficie utile tra i medesimi (nella specie, imputando a ciascuno di essi un piano dello stabile) come se il rogito notarile riguardasse due autonome alienazioni, ostandovi la con titolarità indivisa dei diritti sul bene, che consente, ai sensi dell'art. 1102 c.c., a ciascun comunista la facoltà di [...]

La competenza territoriale per gli accertamenti e controlli fiscali e determinata dal domicilio fiscale indicato in dichiarazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 4412 depositata il 20 febbraio 2020 intervenendo in tema di competenza territoriale degli Uffici delle entrate ha stabilito che "(i)n tema di accertamento delle imposte sui redditi, la competenza territoriale dell’ufficio è determinata dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 31, con riferimento al domicilio fiscale indicato dal contribuente, la cui variazione, comunicata nella dichiarazione annuale dei redditi, costituisce pertanto atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio non solo ai fini delle notificazioni, ma anche ai fini della legittimazione a procedere, che spetta all’ufficio nella cui circoscrizione il contribuente ha indicato il nuovo domicilio. Tale “ius variandi” dev’essere peraltro esercitato in buona fede, nel rispetto del principio dell’affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario: pertanto, il contribuente che [...]

Bilanci: lettera di attestazione della Direzione per il revisore

Con la pubblicazione del documento di ricerca n. 233 di aprile 2020 “Le attestazioni della Direzione” , Assirevi ha aggiornato e sostituisce il precedente documento di ricerca n. 230R, pubblicato a febbraio 2020. Tale aggiornamento si è reso necessario al fine di di chiarire le responsabilità della Direzione nel processo di scambio di informazioni ed acquisizione di evidenze probative nel particolare contesto operativo venutosi a creare a seguito dei recenti provvedimenti, anche di natura restrittiva alla circolazione, emanati dal Governo italiano a tutela della salute dei cittadini. ASSIREV ha voluto, con il documento in commento, fornire delle linee guide ed indicazioni contenute nel Principio di revisione internazionale (ISA Italia) 580 relativo alle "Attestazioni scritte" in merito alla informazioni della in merito al contenuto delle attestazioni scritte da parte della Direzione, acquisite dal revisore quali elementi probativi nell’ambito dell’attività di revisione contabile [...]

Legittima la cartella di pagamento e la relativa procedura di riscossione anche se il ruolo non sia stato firmato

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 7800 depositata il 14 aprile 2020 intervenendo in tema di validità del ruolo ha riaffermato che "In tema di requisiti formali del ruolo d’imposta, l’art. 12 del d.P.R. n. 602 del 1973 non prevede alcuna sanzione per l’ipotesi della sua omessa sottoscrizione, sicché non può che operare la presunzione generale di riferibilità dell'atto amministrativo all'organo da cui promana, con onere della prova contraria a carico del contribuente, che non può limitarsi ad una generica contestazione dell'esistenza del potere o della provenienza dell'atto, ma deve allegare elementi specifici e concreti a sostegno delle sue deduzioni. D'altronde, la natura vincolata del ruolo, che non presenta in fase di formazione e redazione margini di discrezionalità amministrativa, comporta l'applicazione del generale principio di irrilevanza dei vizi di invalidità del provvedimento, ai [...]

Legittima la deducibilità di costi per servizi in outsourcing se sono inerenti al processo produttivo dell’attività d’impresa

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 6017 depositata il 4 marzo 2020 intervenendo in tema di deducibilità dei costi per l'acquisto di beni utilizzati per servizi esternalizzati ha ribadito che “Nel caso in cui l’impresa contribuente abbia esternalizzato alcune fasi del processo produttivo a imprese terze, mettendo a disposizione di queste ultime beni di sua proprietà, relativamente ai quali ha sostenuto costi pluriennali, ovvero relativamente ai quali abbia contabilizzato canoni di leasing, la stessa può considerare inerenti i relativi costi, ove l’attività svolta dal terzo che utilizzi i beni del contribuente si inserisca quale segmento produttivo nell’attività imprenditoriale complessivamente svolta dalla contribuente”. La vicenda ha riguardato una società proprietaria di un albergo a cui veniva notificato un avviso di accertamento con cui venivano contestati, sulla base di rilievi formulati in esito a una [...]

In tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca, la natura fungibile del denaro non consente la confisca diretta delle somme depositate su conto corrente bancario del reo, ove si abbia la prova che le stesse non possono in alcun modo derivare dal reato

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12058 depositata il 14 aprile 2020 intervenendo in tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca per reati tributari ha affermato che "in tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca, la natura fungibile del denaro non consente la confisca diretta delle somme depositate su conto corrente bancario del reo, ove si abbia la prova che le stesse non possono in alcun modo derivare dal reato e costituiscano, pertanto, profitto dell'illecito" La vicenda ha riguardato il legale rappresentante di una società a responsabilità limitata a cui venivano notificati due provvedimenti di sequestro preventivi in relazione al reato di cui all'art. 10-quater d.lgs. 74/2000. Avverso i due provvedimenti l'imputato presentava due istanze di revoca al GIP, il quale con ordinanza ne disponeva il rigetto. Avverso la decisione del [...]

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