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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

DURC: non previsto da alcuna norma primaria il DURC per singola gara – Consiglio di Stato Ordinanza n. 1465 del 2013

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - ORDINANZA 23 aprile 2013, n.1465 1. Ai sensi dell’art. 11, comma 8, d.lgs. 163 del 2006, può desumersi il generale principio che l’atto conclusivo della procedura di gara è sempre e comunque l’aggiudicazione definitiva, rispetto alla quale l’esito positivo della verifica del possesso dei requisiti costituisce una mera condizione di efficacia, poiché, diversamente ragionando, l’aggiudicazione stessa verrebbe ad assumere diversa valenza provvedimentale (e lesività) a seconda che la verifica de qua sia stata o meno condotta, come pure può accadere, prima dell’aggiudicazione medesima, il che urta contro la logica complessiva del sistema normativo in esame. 2. Non vi sono norme primarie che prescrivano che il DURC per la partecipazione alle gare di appalto debba riferirsi alla specifica gara di appalto, sicché disposizioni contenute in circolari (come, ad esempio, nella [...]

Incompatibilità tra l’iscrizione all’Ordine degli avvocati e lo status di dipendente pubblico part-time – Cassazione sentenza n. 11833 del 2013

La Cassazione a sezioni unite con la sentenza n. 11833 del 16 maggio 2013 conferma l'incompatibilità, prevista dalla legge 339/2003, ed il divieto di iscrizione all'albo degli avvocati per i dipendenti pubblici part-time, soddisfa l'interesse pubblico a difendere l'indipendenza del legale. La Suprema Corte riunisce e riggetta una serie di ricorsi, avallando la scelta del Consiglio nazionale forense di confermare la cancellazione dall'albo di chi non aveva esercitato l'opzione per l'una o l'altra attività. I giudici smontano le molte obiezioni mosse dai diretti interessati che si appellavano alle norme più favorevoli. La legge 339 del 2003 ha, in effetti, dettato un contrordine rispetto a quanto previsto dalle «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» (legge 662/1996) che sfilavano dal regime delle incompatibilità i dipendenti della Pubblica amministrazione a tempo parziale. Un salvacondotto a cui si erano [...]

Dipendente reintegrato: trasferimento da motivare – Cassazione sentenza n. 11927 del 2013

I Giudici di legittimità con la sentenza n. 11927 del 16 maggio 2013 sono stati chiamati a dirimere una controversia tra un lavoratore ed il suo datore di lavoro in merito al trasferimento.  Gli Ermellini hanno affermato che il lavoratore che è stato reintegrato dal giudice non può essere trasferito in una sede diversa da quella in cui lavorava al momento della fine del rapporto, a meno che il datore di lavoro non dimostri l'esistenza di esigenze di carattere tecnico, produttivo od organizzativo, che rendono necessario il mutamento del luogo di lavoro. Pertanto nella fattispecie un lavoratore che è stato riammesso in servizio per nullità del termine apposto al contratto di lavoro. Il datore di lavoro, riammettendo - in esecuzione della sentenza - in servizio il dipendente gli ha comunicato a presentarsi in una sede [...]

Motivazione apparente: la sentenza deve essere cassata – Cassazione sentenza n. 3007 del 2013

La Cassazione con la sentenza n. 3007 del 07 febbraio 2013 esamina il ricorso per cassare la sentenza della Commissione Tributaria Regionale con unica motivazione basata sull' insufficiente motivazione circa un fatto decisivo della controversia, in relazione all’art.360 comma  primo n. 5 c.p.c., il vizio di omessa motivazione della sentenza può essere sempre fatto valere inanzi alla Corte di Cassazione, soprattutto se la stessa si fonda su una motivazione omessa o apparente. Infatti gli Ermellini  alla luce della pregressa giurisprudenza di questa Corte (per tutte Cass. Sez. 1, Sentenza n. 2067 del 25/02/1998) secondo la quale:”E’ denunziabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 comma primo n. 5 cod. proc. civ., il vizio di omessa motivazione della sentenza qualora la stessa si fondi su motivazione omessa o “apparente”, qualora, cioè, il giudice di merito pretermetta del [...]

Ricorso in Cassazione: esposizione dei fatti e motivazioni – Cassazione ordinanza n. 4845 del 2013

La Cassazione con la sentenza n. 4845 del 26 febbraio 2013  ha ribadito quanto dalla stessa Corte è stato affermato in precedenti sentenza in riferimento alla esposizione dei fatti e dell'indicazione delle motivazioni . La vicenda che ha visto l'Amministrazione finanziaria presentare un ricorso per cassazione della sentenza favorevole al contribuente, che ha optato per la presentazione di un ricorso abnormale dinanzi ai giudici della Corte Suprema, riproponendo integralmente “l’intero corpus degli atti del procedimento amministrativo di accertamento e del giudizio di merito”, perché rischia di vederselo respinto perché valutato come “inammissibile”. La condotta ed i principi adottati dagli Ermellini non lasciano ombra di dubbio per cui l’Agenzia delle Entrate ha dovuto accettare la sconfitta, vedendo definitivamente annullato un avviso di accertamento Iva. Elemento decisivo è stata la mancata “esposizione sommaria dei fatti di causa”. [...]

Detrazione Iva: diniego della Corte di Giustizia UE se l’onere d’imposta e finanziato

Il ricorso alla Corte di Giustizia UE/CE è stato promosso nell’ambito di una controversia pendente tra una società ungherese e l’Amministrazione fiscale ungherese in ordine al rifiuto di quest’ultima di rimborsare integralmente l’imposta sul valore aggiunto. La CORTE DI GIUSTIZIA CE-UE con la sentenza 16 maggio 2013, n. C-191/12 ha precisato l'applicazione delle norma comunitarie nella vicenda che ha visto contrapposte una società che ha stipulato con il ministero dell’Agricoltura Ungherese una sovvenzione diretta a permetterle di finanziare un progetto nell’ambito del programma operativo per lo sviluppo rurale e l’agricoltura e l'Amministrazione finanziaria Ungherese. Secondo l'Amministrazione Fiscale Ungherese in considerazione della disciplina dell'IVA non era possibile detrarre proporzionalmente all’importo dell’aiuto erogato la frazione di Iva assolta a monte per le spese connesse al progetto convenzionato. Per  la società, che ha successivamente proposto ricorso avverso il mancato riconoscimento [...]

Licenziamento per esposto ed utilizzo di documentazione aziendale riservati – Cassazione sentenza n. 6501 del 2013

La recente sentenza della Cassazione sez. Lav. del 14 marzo 2013 n. 6501 si è occupata della vicenda di un lavoratore che è ricorso alla Suprema Corte avverso la decisione che aveva respinto  la sua domanda di reintegra nel proprio posto di lavoro previa dichiarazione di nullità del licenziamento disciplinare in quanto “discriminatorio, ritorsivo e comunque privo di giusta causa e di giustificato motivo”. Il lavoratore era stato licenziato per aver diffamato la società depositando, assieme ad altri cinque dipendenti, un esposto alla Procura della Repubblica, corredato da documenti aziendali, per irregolarità che sarebbero state commesse dalla medesima società in relazione ad un  appalto pubblico, senza averle previamente segnalate ai superiori gerarchici. Gli Ermellini hanno ritenuto il comportamento del lavoratore corretto sancendo il seguente principio: “non costituisce giusta causa o giustificato motivo di licenziamento l’aver il dipendente reso [...]

Iscrizione ipotecaria: decadenza qualora decorrono cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento

La cartella di pagamento anche se non sia stata contestata e quindi divenuta definitiva, essa, non legittima l’iscrizione di ipoteca, ai danni del contribuente, se la procedura di iscrizione ipotecaria inizia dopo cinque anni dalla notifica della cartella stessa. Non è più possibile alla iscrizione ipotecaria, da parte del concessionario del servizio alla riscossione (Equitalia)   decorsi cinque anni dalla notifica della cartella esattoriale.  Lo ha stabilito il Tribunale di Cosenza con la sentenza  n. 1455/2013 dell’8.05.2013 che ha accolto il ricorso di una contribuente contro l’INPS. Il Giudice dell'esecuzione adito dal contribuente ha ritenuto, in conformità alla normativa vigente, che  nei casi di cartelle di pagamento, la prescrizione della pretesa impositiva (e quindi larelativa  possibilità di iscrivere ipoteca sui beni del contribuente moroso) si compie in cinque anni (legge 335/1995). Quindi, decorso il quinto anno, ogni ipoteca iscritta sulla [...]

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