La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 26584 depositata il 24 settembre 2020 intervenendo in tema misure cautelari per reati tributari per indebite compensazioni che “l’art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. richiede che il pericolo che l’imputato commetta altri delitti sia non solo concreto, ma anche attuale, sicché non è più sufficiente ritenere altamente probabile che l’imputato torni a delinquere qualora se ne presenti l’occasione, ma è anche necessario prevedere, in termini di alta probabilità, che all’imputato si presenti effettivamente un’occasione per compiere ulteriori delitti della stessa specie”

La vicenda ha riguardato l’amministratore di fatto di una società a responsabilità limitata accusato inseme ad un gruppo di soggetti che attraverso l’utilizzo di società di comodo (o fittizie o rilevate in quanto prossime alla decozione), aveva creato ex novo crediti i.v.a. inesistenti, che venivano ceduti – con il meccanismo dell’accollo, all’epoca consentito – ad altri soggetti. Il GIP emetteva provvedimento di custodia in carcere nei confronti dell’indagato. Avverso tale provvedimento l’indagato proponeva impugnazione innanzi al Tribunale del riesame. Il giudice adito, con ordinanza, rigettava la richiesta dell’indagato. Avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame veniva proposto ricorso in cassazione fondato su quattro motivi.

Gli Ermellini rigettano il ricorso ritenendo che “Il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato deve perciò essere inteso non come imminenza del pericolo di commissione di ulteriori reati, ma come prognosi di commissione di delitti analoghi, fondata su elementi concreti – e non congetturali – rivelatori di una continuità ed effettività del pericolo di reiterazione, attualizzata al momento della adozione della misura”

Per si evidenzia che La sussistenza di un pericolo “attuale” di reiterazione del reato va perciò esclusa soltanto qualora la condotta criminosa posta in essere si riveli del tutto sporadica ed occasionale, dovendo invece essere affermata se – all’esito di una valutazione prognostica fondata sulle modalità del fatto, sulla personalità del soggetto e sul contesto socio-ambientale in cui egli verrà a trovarsi, ove non sottoposto a misure – appaia probabile, anche se non imminente, la commissione di ulteriori reati; ne deriva che il requisito dell’attualità del pericolo può sussistere anche quando l’indagato non disponga di effettive ed immediate opportunità di ricaduta.

I giudici di legittimità spiegano che in altri termini “il pericolo di recidivanza deve fondarsi su dati di fatto tangibili, e quindi concreti, esistenti al momento dell’adozione della misura, in questo l’attualità, tali da rendere altamente probabile il verificarsi di un’occasione vicina di reiterazione criminosa.”

Pertanto per la Suprema Corte è legittimo il provvedimento di custodia cautelare in carcere per il consulente che, creando società di comodo, consente di effettuare una indebita compensazione dell’Iva. In quanto è stato evidenziato che il pericolo di reiterazione del reato può permanere anche in caso di fallimento di una società di comodo di cui l’indagato si serviva per commettere gli illeciti tributari in concorso con altri soggetti, là ove ricorrano elementi di fatto che dimostrino l’attualità e concretezza delle esigenze cautelari sottese all’adozione della misura custodiale.