licenziamenti

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 07 febbraio 2019, n. 3655 – In tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che invochi l’aliunde perceptum” da detrarre dal risarcimento dovuto al lavoratore deve allegare circostanze di fatto specifiche e, ai fini dell’assolvimento del relativo onere della prova su di lui incombente, è tenuto a fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative

l’insussistenza del fatto contestato, di cui all'art. 18 l. n. 300/70, come modificato dall'art. 1, comma 42, della l. n. 92 del 2012, comprende anche l'ipotesi del fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità, sicché in tale ipotesi si applica la tutela reintegratoria di cui al comma 4 dell'art. 18, senza che rilevi la diversa questione della proporzionalità tra sanzione espulsiva e fatto di modesta illiceità. Questa Corte ha più in particolare chiarito che non è plausibile che il Legislatore, parlando di 'insussistenza del fatto contestatò, abbia voluto negarla nel caso di fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità, restando estranea alla fattispecie la diversa questione della proporzione tra fatto sussistente e di illiceità modesta, rispetto alla sanzione espulsiva

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 01 febbraio 2019, n. 3129 – Sul datore di lavoro incombe l’onere di allegare e dimostrare il fatto che rende legittimo l’esercizio del potere di recesso, ossia l’effettiva sussistenza di una ragione inerente l’attività produttiva, l’organizzazione o il funzionamento dell’azienda nonché l’impossibilità di una differente utilizzazione del lavoratore in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte

una volta accertata l'ingiustificatezza del licenziamento per carenza di uno dei presupposti, il giudice di merito, ai fini dell'individuazione del regime sanzionatone da applicare, deve verificare se sia manifesta ossia evidente l'insussistenza anche di uno solo degli elementi costitutivi del licenziamento, cioè della ragione inerente l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento di essa che causalmente determini un effettivo mutamento dell'assetto organizzativo attraverso la soppressione di un'individuata posizione lavorativa, ovvero della impossibilità di una diversa utilizzazione del lavoratore licenziato in mansioni diverse

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 febbraio 2019, n. 3193 – Le norme in tema di interpretazione dei contratti di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ., in ragione del rinvio ad esse operato dall’art. 1324 cod. civ., si applicano anche ai negozi unilaterali, nei limiti della compatibilità con la particolare natura e struttura di tali negozi

l'interpretazione del giudice di merito relativa ad un contratto o ad un atto unilaterale ex art. 1324 cod. civ., è sindacabile in sede di legittimità non sotto il profilo della ricostruzione della volontà delle parti, o dell'unica parte, in quanto accertamento di fatto non consentito, ma soltanto sul piano della individuazione dei criteri ermeneutici del processo logico del quale il giudice di merito si sia avvalso per assolvere i compiti a lui riservati, al fine di riscontrare errori di diritto o vizi del ragionamento

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 31 gennaio 2019, n. 2943 – Licenziamento collettivo – Mancata cessazione della attività d’impresa – Riassunzione, con contratti a termine, di alcuni lavoratori già licenziati

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 31 gennaio 2019, n. 2943 Licenziamento collettivo - Mancata cessazione della attività d'impresa - Riassunzione, con contratti a termine, di alcuni lavoratori già licenziati - Regolarità della procedura - Accertamento Fatti di causa La Corte d'Appello di Napoli confermava la pronuncia del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto le [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 01 febbraio 2019, n. 3147 – Licenziamento del dirigente per soppressione della posizione di direttore a seguito riorganizzazione delle strutture

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 01 febbraio 2019, n. 3147 Licenziamento - Dirigente - Soppressione della posizione di direttore - Riorganizzazione delle strutture - Impossibilità di ricollocamento in altra posizione di lavoro Fatti di causa 1. Con sentenza n. 489 del 25.7.2016 la Corte d'appello di Milano, confermando la pronuncia del Tribunale di Lodi, ha [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 01 febbraio 2019, n. 3133 – Licenziamento disciplinare per accesso, durante l’orario di lavoro, a siti intemet estranei all’ambito lavorativo

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 01 febbraio 2019, n. 3133 Licenziamento disciplinare - Segretaria part time - Accesso, durante l’orario di lavoro, a siti intemet estranei all'ambito lavorativo Fatti di causa 1. La Corte d'Appello di Brescia, con sentenza n. 73/2016, ha respinto il reclamo proposto da M.G. avverso la sentenza del Tribunale della stessa [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 30 gennaio 2019, n. 2679 – Licenziamento per articoli denigratori per l’azienda su un blog – Illegittimo se rientrano nel diritto di cronaca

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 30 gennaio 2019, n. 2679 Licenziamento - Articoli denigratori per l'azienda - Contestazione - Sospensione cautelare dal servizio del lavoratore Rilevato che 1. il Tribunale di Roma aveva respinto l'impugnativa proposta da V.F. avverso il licenziamento intimatogli il 29 settembre 2011 a seguito di contestazione riferita alla ricezione, da parte [...]

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 30 gennaio 2019, n. 2680 – La giusta causa di licenziamento integra una clausola generale, che richiede di essere concretizzata dall’interprete tramite valorizzazione dei fattori esterni relativi alla coscienza generale e dei principi tacitamente richiamati dalla norma, quindi mediante specificazioni che hanno natura giuridica e la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre l’accertamento della ricorrenza concreta degli elementi del parametro normativo si pone sul diverso piano del giudizio di fatto, demandato al giudice di merito e incensurabile in cassazione se privo di errori logici e giuridici

la giusta causa di licenziamento deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell'elemento fiduciario, dovendo il giudice valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all'intensità del profilo intenzionale, dall'altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, per stabilire se la lesione dell'elemento fiduciario, su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro, sia tale, in concreto, da giustificare la massima sanzione disciplinare; quale evento "che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto", la giusta causa di licenziamento integra una clausola generale, che richiede di essere concretizzata dall'interprete tramite valorizzazione dei fattori esterni relativi alla coscienza generale e dei principi tacitamente richiamati dalla norma, quindi mediante specificazioni che hanno natura giuridica e la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre l'accertamento della ricorrenza concreta degli elementi del parametro normativo si pone sul diverso piano del giudizio di fatto, demandato al giudice di merito e incensurabile in cassazione se privo di errori logici e giuridici

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