SANZIONI e REATI PENALI

Il giudice non può integrare il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto nei confronti dell’ente (articoli 321, comma 2, Codice di procedura penale e 19 del Dlgs 231/2001) quando esso sia privo di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni

Il giudice non può integrare il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto nei confronti dell’ente (articoli 321, comma 2, Codice di procedura penale e 19 del Dlgs 231/2001) quando esso sia privo di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 8664 depositata il 28 febbraio 2024 – In sede di riesame avverso misure cautelari reali il tribunale non può integrare motivazioni assenti, essendo necessario che il provvedimento genetico di applicazione della misura o di convalida della stessa presenti una motivazione che, anche eventualmente attraverso la tecnica della redazione per relationem, dia conto degli elementi posti a fondamento del vincolo e di quelli a discarico rappresentati dalla difesa, al fine di consentire l’esercizio della funzione di controllo a cui il tribunale del riesame è deputato, nel rispetto dei parametri identificati dal combinato disposto degli artt. 324, comma 7, e 309, comma 9, cod. proc. pen.

In sede di riesame avverso misure cautelari reali il tribunale non può integrare motivazioni assenti, essendo necessario che il provvedimento genetico di applicazione della misura o di convalida della stessa presenti una motivazione che, anche eventualmente attraverso la tecnica della redazione per relationem, dia conto degli elementi posti a fondamento del vincolo e di quelli a discarico rappresentati dalla difesa, al fine di consentire l'esercizio della funzione di controllo a cui il tribunale del riesame è deputato, nel rispetto dei parametri identificati dal combinato disposto degli artt. 324, comma 7, e 309, comma 9, cod. proc. pen.

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 16414 depositata il 19 aprile 2024 – Il reato di bancarotta fraudolenta documentale specifica (occultamento od omessa tenuta delle scritture contabili), caratterizzato sotto il profilo soggettivo, dal dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori (o dallo specifico intento di procurarsi un ingiusto profitto), per cui il dolo specifico non può essere logicamente inferito dalla semplice sottrazione (o dall’omessa consegna) di parte delle scritture contabili.

Il reato di bancarotta fraudolenta documentale specifica (occultamento od omessa tenuta delle scritture contabili), caratterizzato sotto il profilo soggettivo, dal dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori (o dallo specifico intento di procurarsi un ingiusto profitto), per cui il dolo specifico non può essere logicamente inferito dalla semplice sottrazione (o dall'omessa consegna) di parte delle scritture contabili.

Il reato di bancarotta fraudolente documentale per omessa tenuta od occultamento delle scritture contabili richiede il dolo specifico che non può consistere nella mancata consegna delle scritture o loro sottrazione

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 16414 depositata il 19 aprile 2024, intervenendo in tema di reato per bancarotta fraudolente patrimoniale e documentale, ha ribadito che "... Va premesso che il reato di bancarotta fraudolenta documentale si può manifestare nelle sue due alternative forme descritte (entrambe) al n. 2 dell'art. 216 l. [...]

Il legale rappresentante indagato del reato presupposto, ai sensi del dlgs n. 231/2001, non può nominare lo stesso difensore della società

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 13003 depositata il 28 marzo 2024, intervenendo in tema di sequestro preventivo e in materia di difesa dell’ente ex dlgs 231/2001, ha ribadito il principio secondo cui "... In tema di responsabilità da reato degli enti, il legale rappresentante indagato o imputato del reato presupposto [...]

Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 13003 depositata il 28 marzo 2024 – In tema di responsabilità da reato degli enti, il legale rappresentante indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere, a causa della condizione di incompatibilità in cui versa, alla nomina del difensore dell’ente per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dall’art. 39 d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231

In tema di responsabilità da reato degli enti, il legale rappresentante indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere, a causa della condizione di incompatibilità in cui versa, alla nomina del difensore dell'ente per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dall'art. 39 d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231

CORTE di CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 14714 depositata il 10 aprile 2024 – La contraddittorietà di giudicati, che è condizione per l’ammissibilità della richiesta di revisione, va distinta dalla condizione per l’accoglimento della richiesta stessa. Da tale diversità consegue che l’esistenza di una sentenza penale irrevocabile, che affermi fatti inconciliabili con quelli posti a fondamento della sentenza di condanna di cui si chiede la revisione, costituisce condizione necessaria e sufficiente per la declaratoria di ammissibilità del giudizio di revisione

La contraddittorietà di giudicati, che è condizione per l'ammissibilità della richiesta di revisione, va distinta dalla condizione per l'accoglimento della richiesta stessa. Da tale diversità consegue che l'esistenza di una sentenza penale irrevocabile, che affermi fatti inconciliabili con quelli posti a fondamento della sentenza di condanna di cui si chiede la revisione, costituisce condizione necessaria e sufficiente per la declaratoria di ammissibilità del giudizio di revisione

Corte di Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 9663 depositata il 10 aprile 2024 – In tema di accertamento delle imposte sui redditi, con riferimento alla determinazione sintetica del reddito complessivo netto in base ai coefficienti presuntivi individuati dai decreti ministeriali previsti dall’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973 (cd. redditometro), la prova contraria ivi ammessa, richiedendo la dimostrazione documentale della sussistenza e del possesso, da parte del contribuente, di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero suo nucleo familiare, costituito dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori, atteso che la presunzione del loro concorso alla produzione del reddito trova fondamento, ai fini dell’accertamento suddetto, nel vincolo che li lega

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, con riferimento alla determinazione sintetica del reddito complessivo netto in base ai coefficienti presuntivi individuati dai decreti ministeriali previsti dall'art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973 (cd. redditometro), la prova contraria ivi ammessa, richiedendo la dimostrazione documentale della sussistenza e del possesso, da parte del contribuente, di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell'intero suo nucleo familiare, costituito dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori, atteso che la presunzione del loro concorso alla produzione del reddito trova fondamento, ai fini dell'accertamento suddetto, nel vincolo che li lega

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