
L’amministratore formale (c.d. testa di legno) non risponde dei reati commessi dall’amministratore di fatto per il solo fatto della carica rivestita
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 2885 depositata il 23 gennaio 2024, intervenendo in tema di responsabilità penale dell'amministratore formale, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... Va escluso che l'amministratore formale di una società debba rispondere automaticamente, per il solo fatto della carica rivestita, dei reati commessi da altri soggetti che abbiano operato nell'ambito dell'attività societaria, dovendosi verificare la sua compartecipazione materiale e morale al fatto che potrebbe anche essere sfuggito alla sua cognizione (cfr., da ultimo, in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, Sez. 5, n. 33582 del 13/06/2022, Benassi, Rv. 284175-01). ..." Per il Supremo consesso l'amministratore formale (c.d. testa di legno) non risponde in automatico del reato compiuto da altri che operano nell’ambito della società, ma bisogna verificare la sua compartecipazione materiale e morale nel fatto, [...]
Bonus edilizi: Sequestro preventivo impeditivo anche nei confronti di chi acquisisce, anche in buona fede, crediti Superbonus illegali
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 3108 depositata il 24 gennaio 2024, intervenendo in tema del delitto di truffa inerente il Superbonus edilizio, ha riaffermato il principio di diritto che "... in tema di sequestro preventivo impeditivo relativo al delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato, sono suscettibili di apprensione i crediti dei terzi cessionari di cui all'art. 121, comma 1, lett. b), d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 (oggetto del cd. "superbonus 110%"), posto che gli stessi, derivando dal diritto alla detrazione di imposta spettante al committente delle opere, costituiscono cose pertinenti al reato, senza che rilevi la condizione soggettiva di detti terzi, in conformità alle norme processualpenalistiche che non risultano derogate dalla disciplina in oggetto (sez. 3, n. [...]
Processo tributario: applicabilità del rinvio pregiudiziale di cui all’art. 363-bis del c.p.c.
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con la sentenza n. 34851 depositata il 13 dicembre 2023, intervenendo in tema di applicabilità dell'art. 363-bis c.p.c. e di giurisdizione, ha risolto in termini positivi l'applicabilità dell'istituto del rinvio pregiudiziale di cui all'articolo 363-bis del c.p.c.. Infatti ha affermato che è applicabile al processo tributario l'art. 363-bis del c.p.c., in quanto il "... generale rinvio alle norme del codice di procedura civile contenuto nell'art. 1, comma secondo, del d.lgs. n. 546 del 1992, che ne consente l'applicazione anche al processo tributario, per quanto non disposto dalle relative disposizioni e nei limiti della compatibilità con le stesse, dell'unicità della disciplina del giudizio di cassazione, applicabile anche al processo tributario, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 62, comma secondo, del d.lgs. 546 cit., e della collocazione topografica dell'art. 363-bis cod. [...]
Processo tributario: in appello il fascicolo processuale e la documentazione prodotto in primo grado non vanno ri-depositati – principio di non dispersione (o di acquisizione) della prova
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 3005 depositata il 1° febbraio 2024, intervenendo in tema di documentazione prodotto in primo grado ed obbligo del giudice di appello al suo esame ha statuito il seguente principio di diritto "... Nel processo tributario trattato, sin dal primo grado, secondo modalità telematiche le parti non sono tenute a depositare nuovamente in appello le produzioni del fascicolo di parte del primo grado che rimangono acquisite al fascicolo telematico d' ufficio e devono necessariamente esaminate dal giudice del gravame ..." Il Supremo consesso illustra il percorso con cui addiviene al predetto principio di diritto e richiama "... i principi fissati da Sez. U -, Sentenza n. 4835 del 16/02/2023 secondo cui in materia di prova documentale nel processo civile, il principio di "non dispersione (o di [...]
Responsabilità amministrativa di cui al D.Lgs. n. 231/2001 scatta in presenza di infortunio sul lavoro
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 4210 depositata il 31 gennaio 2024, intervenendo in tema di responsabilità amministrativa, ha ribadito che "... in tema di responsabilità amministrativa degli enti derivante da reati colposi di evento, i criteri di imputazione oggettiva, rappresentati dal riferimento contenuto nell'art. 5 del d.lgs. n. 231 del 2001 all'"interesse" o al "vantaggio", sono alternativi e concorrenti tra loro, in quanto il criterio dell'interesse esprime una valutazione teleologica del reato, apprezzabile ex ante, cioè al momento della commissione del fatto e secondo un metro di giudizio marcatamente soggettivo, mentre quello del vantaggio ha una connotazione essenzialmente oggettiva, come tale valutabile ex post, sulla base degli effetti concretamente derivati dalla realizzazione dell'illecito, da valutare entrambi avendo come termine di riferimento la condotta e non l'evento (così Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn, [...]
Illegittimo il licenziamento di un dipendente che lavorando da remoto non rispetti gli orari purché non faccia mancare il proprio apporto di risultato
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 2761 depositata il 30 gennaio 2024, intervenendo in tema di licenziamento disciplinare, ha statuito che è illegittimo il licenziamento disciplinare per giusta causa per violazione dell’orario di lavoro quando la prestazione lavorativa viene svolta da remoto, in particolare in quei casi in cui le mansioni affidate non richiedano la presenza fisica. Per cui al fine di esercitare il recesso per giusta causa il datore deve dimostrare che l’interessato abbia dedicato il proprio tempo ad attività incompatibili con quelle lavorative in modo da fa venir meno il proprio apporto di risultato oppure quando riesce a dimostrare che il suo tempo sia stato dedicato ad altre attività, non compatibili con quelle lavorative, in misura tale da escludere la prestazione oraria. La vicenda ha riguardato una dipendente, con mansioni [...]
Le ferie non godute vanno sempre monetizzate anche in caso di dimissioni volontarie e l’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE ostano a una normativa nazionale che, per ragioni attinenti al contenimento della spesa pubblica e alle esigenze organizzative del datore di lavoro pubblico, prevede il divieto di versare al lavoratore un’indennità finanziaria sostitutiva
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza n. C-218/22 depositata il 18 gennaio 2024, intervenendo in tema di diritto alle ferie ed alla loro monetizzazione, ha stabilito che "... L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e l’articolo 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale che, per ragioni attinenti al contenimento della spesa pubblica e alle esigenze organizzative del datore di lavoro pubblico, prevede il divieto di versare al lavoratore un’indennità finanziaria per i giorni di ferie annuali retribuite maturati sia nell’ultimo anno di impiego sia negli anni precedenti e non goduti alla data della cessazione del rapporto di lavoro, qualora egli ponga fine [...]
La plusvalenza derivante dalla cessione di un terreno ricevuto in eredità e data dalla differenza tra valore di vendita e valore dichiarato nella enuncia di successione
L'Agenzia delle Entrate al forum dei commercialisti del 29 gennaio 2024 ha fornito una serie di risposte tra qui quella inerente la determinazione della plusvalenza, a seguito della cessione a titolo oneroso, di un terreno ricevuto in donazione. L'Amministrazione ha precisato che " Con riferimento al quesito formulato, trovano applicazione le disposizioni di cui agli articoli 67, comma 1, lettera b), e 68, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). In particolare, si rammenta che in base all'articolo 67, comma 1, lettera b), del TUIR: «Sono redditi diversi, se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: [...]