
Omessa dichiarazione: il reato si consuma dopo 90 giorni oltre la scadenza per l’invio – Cassazione sentenza n. 19196 del 2017
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 19196 del 21 aprile 2017 intervenendo in tema di reati tributari ha confermato che il reato di omessa dichiarazione, di cui all’art. 5 del DLgs. 74/2000, si “consuma” solo una volta decorso il novantesimo giorno successivo all’ultima scadenza concessa dalle leggi per la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi o ai fini IVA (in termini vedasi anche Cass. nn. 17120/2015 e 48304/2016). La vicenda ha riguardato un ex amministratore che si era dimesso prima dello spirare dei 90 giorni successivi alla scadenza per la presentazione della dichiarazione, il quale veniva riconosciuto colpevole sia in primo che in secondo grado dai giudici di merito del reato di cui all'articolo 5 comma 2 del D.Lgs. n. 74/2000. Nel caso di specie si trattava di un [...]
Visto di conformità e compensazione dei crediti tributari – Risoluzione n. 57/E del 2017 – Chiarimenti
A seguito delle modifiche apportate sul visto di conformità e compensazioni dei crediti tributari dall'art. 3 del decreto legge n. 50/2017. Le modifiche, per il legislatore, rese necessarie al fine di contrastare fenomeni evasivi. Le nuove norme introdotte con il D.L. 50/2017 comportano: l'estensione dell’ambito oggettivo di applicazione del visto di conformità; l'ampliamento dell’obbligo di utilizzo esclusivo dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, per l’effettuazione delle compensazioni da parte dei soggetti titolari di partita Iva, potenziando gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione per il recupero dei crediti indebitamente compensati. La norma ha dimenticato di esplicitare la loro decorrenza, è stato chiesto di chiarire se le nuove disposizioni trovino immediata applicazione e, nel caso, entro quali limiti. L'Agenzia delle Entrate al fine di dirimere i dubbi degli operatori ha predisposto e pubblicato la risoluzione 57/E/2017 con cui ha precisato che [...]
Prescrizione del risarcimento danni contro la pubblica amministrazione – Corte Costituzionale sentenza n. 94 del 2017
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 94 del 4 maggio 2017 ha ritenuto non fondato Il termine per chiedere il risarcimento del danno contro la pubblica amministrazione non è di cinque anni ma di 120 giorni. Il chiarimento fornito dalla Corte Costituzionale nella sentenza in commento obbliga a prestare particolare attenzione ai termini entro cui poter agire contro la pubblica amministrazione e chiedere un risarcimento danni ( ad esempio per un pneumatico rotto a causa di una strada dissestata, per la concessione di una licenza edilizia in realtà viziata, per la caduta su un tombino scoperto, per un appalto non rispettato, per il mancato rispetto dell’aggiudicazione di un concorso pubblico o per qualsiasi altra conseguenza derivante da sua responsabilità). Infatti come chiarito dalla Corte Costituzionale il termine non è di cinque anni, come avviene nei [...]
Licenziamento disciplinare per furto ripreso da telecamere: legittimo – Cassazione sentenza n. 10636 del 2017
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 10636 del 2 maggio 2017 intervenendo in tema di licenziamento ha statuito che è legittimo il licenziamento del lavoratore ripreso dalla telecamera mentre ruba in quanto questo tipo di controllo sui dipendenti è lecito. Per la Corte Suprema il filmato può essere utilizzato contro di lui perché è una valida prova del reato. Pertanto, alla luce della sentenza in commento, non può essere considerata invasivo e lesivo della dignità e dei diritti dei lavoratori la telecamera volta ad evitare il rischio di furto, incidenti o altri episodi che potrebbero porre a rischio l’azienda, la produzione o gli stessi lavoratori. La vicenda ha riguardato un dipendente che sorpreso e ripreso dalla telecamera a rubare sul posto di lavoro veniva licenziato. Il lavoratore impugnava il provvedimento dell'azienda con ricorso al Tribunale, i [...]
Fatture soggettivamente inesistenti e dichiarazione fraudolenta – Cassazione sentenza n. 20875 del 2017
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 20875 del 2 maggio 2017 intervenendo in tema di reati tributari ha statuito che è configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta ex art. 2 D.Lgs. n. 74/00 anche se i soggetti indicati in fattura esistono ma non sono quelli che hanno svolto le prestazioni. La vicenda ha riguardato alcune società i cui legali rappresentanti legali erano indagati per partecipazione ad una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di evasione fiscale previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000 ed il G.I.P. disponeva il sequestro "per equivalente" fino alla concorrenza di € 7.654.825 di beni appartenenti alle società coinvolte per evasione fiscale tramite uso di fatture per operazioni inesistenti ai sensi dell’articolo 2 D.Lgs. n. 74/00 per aver indicato, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti, elementi passivi [...]
Fallimento: accolta la domanda di Equitalia anche se presentata in enorme ritardo – Cassazione sentenza n. 10740 del 2017
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 10740 del 3 maggio 2017 intervenendo in tema di insinuazione al passivo fallimentare ha statuito che la tempestività della domanda dell'Agente della riscossione (nella fattispecie Equitalia) di insinuazione al passivo fallimentare del credito erariale va valutata considerando la data in cui si sono chiuse le indagini penali, non quella del loro inizio. La vicenda è stata originata dalla presentazione della domanda di insinuazione al passivo del credito tributario nei confronti di una società fallita che il giudice delegato, con proprio decreto, la dichiarava inammissibile, ai sensi dell'art. 101, u. comma 1. fall. La norma in oggetto prevede che le domande tardive di ammissione al passivo di un credito possono essere accolte, decorso il termine di cui al comma 1, “se l’istante prova che il ritardo è dipeso da [...]
Durata delle ispezioni fiscali: conseguenze in base alla normativa – Cassazione ordinanza n. 10481 del 2017
La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 10481 del 27 aprile 2017 intervenendo in tema di durata delle verifiche fiscali ha riaffermato gli organi della pubblica amministrazione preposti all'accertamento fiscale possono rimanere in azienda anche oltre i termini stabiliti dalla legge di 30 o 60 giorni a seconda dei casi e in tale ipotesi l’accertamento è ugualmente legittimo. L' articolo 12, comma 5 della legge n. 212/2000 stabilisce che la permanenza dei verificatori dell’agenzia delle Entrate o della guardia di finanza, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi. Tale termine però può essere prorogato per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente [...]
BILANCIO: linee guida del CNDCEC per le società cooperative
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti dopo aver emanato, congiuntamente a Confindustria, il documento “Problematiche e soluzioni operative per il passaggio alle disposizioni del D.Lgs. 139/2015 e ai Principi contabili nazionali”, ha pubblicato il documento “Società cooperative: i bilanci dopo il d.lgs.139/2015”, al fine di fornire una guida anche ai redattori di bilancio delle società cooperative nella delicata fase di transizione verso le nuove regole. Il contenuto del sopra indicato documento si sofferma in particolare sulla possibilità, per le società cooperative, di poter redigere il bilancio con le norme per le micro-imprese. A conferma di tale opportunità si rinviene la nota del 20 marzo 2017 del Ministero dello Sviluppo Economico con cui viene chiarito che le cooperative che rispettano i requisiti dimensionali di cui all’articolo 2435-ter cod. civ. non possono comunque predisporre il bilancio per le micro-imprese. Per [...]