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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Licenziamento collettivo e cessione del ramo d’azienda – Cassazione sentenza n. 22412 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavor con la sentenza n. 22412 depositata il 01 ottobre 2013 intervenendo in materia di licenziamento collettivo ha statuito che il danno equitativo senza riassunzione a carico del cedente se il ramo d’azienda trasferito resta inattivo. Deve accontentarsi di 15 stipendi dopo la mobilità: la possibilità, poi svanita, di un posto presso il cessionario esclude l’operatività dell’obbligo di ricollocamento.  La vicenda ha riguardata una lavoratrice colpita dal provvedimento di licenziamento in violazione dell'accordo sindacale che prevedeva la riassunzione di quattro dipendenti tra cui la lavoratrice. Il provvedimento di licenziamento veniva impugnato inanzi al Tribunale, nella veste di giudice del lavoro, che rigettava tutte le domande attoree, rilevando che le condizioni per la ricollocazione non si erano obiettivamente verificate e che la ricorrente non aveva fornito la prova del danno asseritamente subito. [...]

Licenziamento legittimo per abbandono del posto di lavoro – Cassazione sentenza n. 22394 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 22394 depositata il 01° ottobre 2013 intervenendo in tema di licenziamento ha affermato che è legittimo il recesso del datore di lavoro nei confronti del dipendente che si allontana dal posto di servizio con la volontà di abbandonarlo, per poi mettersi in stato di malattia dopo aver avuto notizia dell'apertura del procedimento disciplinare per abbandono del posto di lavoro. La vicenda ha visto protagonista un dipendente che aveva ricevuto la comunicazione di licenziamento alla conclusione del procedimento disciplinare per abbandono del posto di lavoro. Il dipendente ha proceduto ad impugnare il licenziamento inanzi al Tribunale, in veste di giudice di lavoro, che respinto la domanda diretta all'annullamento del licenziamento. Avverso la decisione del giudice di prime cure il dipendente ricorre alla Corte di Appello. I giudici della [...]

Potere dell’Ufficio sulla valutazione di congruità tra costi e ricavi – Cassazione sentenza n. 22132 del 2013

La Corte di Cassazione sez. Tributaria con la sentenza n. 22132 depositata il 27 settembre 2013 intervenendo in tema di congruità dei componenti del reddito ha statuito che è legittimo l'operato dell'amministrazione finanziaria che provvede alla rettifica delle dichiarazioni dei contribuenti considerando antieconomiche determinate scelte imprenditoriali, in base al principio secondo cui chiunque svolga un'attività economica dovrebbe, secondo l'id quod plerumque accidit, indirizzare le proprie condotte verso una riduzione dei costi ed una massimizzazione dei profitti, in tal modo valutando negativamente, ai fini fiscali, le condotte improntate all'eccessività di componenti negativi o all'immotivata compressione di componenti positivi di reddito. La vicenda ha riguardato una società nei cui confronti veniva emesso e notificato un avviso di accertamento per la ripresa a tassazione di IVA, IRPEG e IRAP, oltre accessori e sanzioni, in dipendenza di costi relativi ad operazioni [...]

Società in cui è venuto meno la pluralità dei soci e prosecuzione attività

Affrontiamo la problematica inerente la società di persone in cui è venuta meno la pluralità dei soci nell'ipotesi in cui  si protrae per un periodo superiore a sei mesi  costituisce una cause che comportano ex lege lo scioglimento della società di persone. Nella circostanza che si esamina è frequente che il socio superstite prosegua l’attività come imprenditore individuale. L'Agenzia dlle Entrate con la circolare n. 54 del 19 giugno 2002 ha fornito alcuni chiarimenti che si elencano di seguito: - il socio superstite, proseguendo l’attività commerciale in qualità di imprenditore individuale, continua a produrre reddito d’impresa, che non può però essere inquadrato come reddito di partecipazione, dato lo scioglimento della società preesistente; - in merito agli obblighi dichiarativi, la società è tenuta a presentare la propria dichiarazione dei redditi per l’ultimo periodo d’imposta chiuso allo [...]

Redditometro: giustificazioni delle spese e problemi connessi agli strumenti deflattivi

Con la nuova versione del redditometro nella fase iniziale del procedimento di controllo relativo alla notifica del questionario, la possibilità di disapplicare dall'addebito delle spese per beni di uso corrente è rappresentata dalla sola archiviazione: in caso contrario, anche quando il contribuente sia riuscito a dimostrare soltanto parzialmente la congruità delle spese effettuate, l'addebito delle cosiddette "spese Istat" appare inevitabile. Pertanto risulta non impossibile che vi sia una terza ipotesi, oltre la piena giustificazione delle spese ovvero la completa non giustificazione delle stesse,  della giustificazione soltanto parziale di alcune delle uscite che hanno formato oggetto della richiesta di chiarimenti. In ipotesi che il soggetto controllato, a fronte della richiesta di informazioni circa l'acquisto di un immobile, sia in grado di dimostrare che questo acquisto sia stato parzialmente finanziato con una donazione familiare  anche se l'importo [...]

Provvedimento disciplinare: legittimità della sospensione per chi incita a non lavorare – Cassazione sentenza n. 22076 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 22076 depositata il 26 settembre 2013 intervenendo in tema di  procedimento disciplinare ha statuito la legittimità del provvedimento sospensivo nei confronti del dipendente che, non soltanto si rifiuta immotivatamente di evadere il lavoro accumulatosi, ma incita il collega a fare altrettanto. Gli Ermellini  hanno chiarito che il lavoratore è venuto meno all’obbligo di diligenza e che il comportamento non collaborativo costituisce sempre e comunque un illecito disciplinare. La vicenda ha visto protagonista un dipendente di Trenitalia Spa nei cui confronti veniva preso un provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per giorni cinque. Tale provvedimento scaturiva da un comportamento del dipendente che non solo era arrivato in ritardo allo sportello della biglietteria, ma aveva omesso di attivare il sistema di vendita manuale dei [...]

Preliminare di vendita immobile inadempimenti: effetti – Cassazione sentenza n. 21438 del 2013

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 21438 depositata il 19 settembre 2013 intervenendo in materia di inadempimenti contrattuali ha affermato che nel caso di risoluzione ex art. 1456 c.c. di un preliminare di vendita immobiliare senza consegna anticipata del bene al promissario acquirente, costui, resosi inadempiente, non deve al promittente venditore a titolo di risarcimento di danno emergente e relativamente al periodo intercorrente tra la data fissata per la stipula del definitivo e quella della risoluzione, le spese (condominiali e consortili) e le imposte (ISI ed ICI) correlate al possesso del bene. La vicenda     ha avuto come protagonista la parte promissaria acquirente che si era impegnata ad acquistare versando L. 20.000.000 a titolo di caparra confirmatoria e L. 124.300.000 a titolo di deposito cauzionale. La parte promittente venditore deduceva quindi che [...]

Licenziamento: appropriazione indebita di un rimborso spese di altro dipendente – Cassazione sentenza n. 22321 del 2013

La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 22321 depositata il 30 settembre 2013 intervenendo in tema di licenziamenti ha statuito che il comportamento decennale ineccepibile e la volontà di porre riparo al danno rende sproporzionato il provvedimento di licenziamento per il dipendente che intasca il rimborso di un viaggio che non ha fatto. La vicenda ha visto protagonista un dipendente di una società che aveva intascato un rimborso spese inesistente il datore di lavoro accortosi di questa circostanza procedeva, previa espletamento della procedura disciplinare, a comunicare il provvedimento di licenziamento. Il lavoratore impugnava il provvedimento inanzi al Tribunale in veste di giudice del lavoro. Il Tribunale rigettava la richiesta del dipendente ritenendo legittimo il licenziamento intimatogli il 27/11/03 dalla M.I.  S.p.A per indebita percezione di somme richieste a titolo di rimborso spese di [...]

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