
Omesso versamento ritenute previdenziali: responsabilità del datore anche se ha incaricato un terzo – Cassazione sentenza n. 37130 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 37130 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di reati contributivi ha stabilito che il datore di lavoro è punibile per concorso in omesso versamento delle ritenute previdenziali qualora abbia dato incarico a un terzo che poi non l’ha fatto, incombendo su di lui l’obbligo di vigilare sul corretto adempimento dell’obbligazione da parte dell’incaricato. La vicenda ha riguardato un datore di lavoro che aveva incaricato un terzo al pagamento delle ritenute previdenziali agli Enti. Il datore si vedeva recapitare un avviso di garanzia per il reato di cui agli artt. 81, secondo comma, cod. pen. e 2 del decreto-legge n. 463 del 1983, per avere omesso di versare le ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni erogate ai lavoratori dipendenti. Il Gip aveva ritenuto colpevole del reato [...]
Lavori di ristrutturazione e nuova aliquota IVA
A partire dal 21 agosto 2013 l'aliquota IVA per i lavori di demolizione e la ricostruzione di prima casa con la stessa volumetria di quella preesistente, ma con sagoma diversa passa dal 4% al 10 per cento. Per la «fedele» ricostruzione di un edificio demolito (stessa volumetria e sagoma di quello preesistente), non si è mai potuta applicare l'aliquota Iva del 4% alle prestazioni relative al contratto di appalto, neanche se ricorrevano gli altri requisiti previsti per l'agevolazione prima casa. Questi interventi, infatti, «non possono essere ricondotti alle ipotesi di nuova costruzione, bensì concretizzano interventi di recupero di edifici preesistenti» (circolare agenzia delle Entrate 16 febbraio 2007, n. 11/E, risposta 3.1). Alle relative «prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto», quindi, è sempre stata applicata l'aliquota Iva del 10%, prevista dalla voce n. 127 [...]
Trasferimento d’azienda e demansionamento professionale: responsabilità solidale – Cassazione sentenza n. 20716 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 20716 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di demansionamento ha chiarito che nel caso in cui nel passaggio di dipendenti da un’azienda ad un’altra si verifichi un demansionamento professionale sussiste la responsabilità solidale: entrambe le azienda sono, pertanto, tenute a risarcire il danno subito dai lavoratori. Nel caso di specie, nell’ambito di una cessione di ramo d’azienda, i lavoratori erano passati dal settore produzione all’attività di pulizia. Il danno è stato quantificato nella misura del 30% della retribuzione. Secondo la Corte il diritto al risarcimento genera un credito suscettibile di essere fatto valere in via solidale nei confronti dell’azienda cessionaria. Gli Ermellini rigettando il ricorso principale e quello incidentale hanno evidenziato che "problema di equivalenza si pone solitamente tra mansioni appartenenti al medesimo livello di inquadramento ed in ogni caso la [...]
Licenziamento legittimo di chi usa l’indirizzario dei dipendenti per criticare l’azienda – Cassazione sentenza n. 20715 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 20715 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di licenziamenti ha affermato che è legittimo il licenziamento del dipendente che ha trasferito l’indirizzario aziendale sul computer del sindacato di cui era dirigente per esprimere via e-mail forti critiche all’operato dell’impresa. Gli Ermellini, con la sentenza in commento, hanno ritenuto immune da vizi il ragionamento della Corte di appello di Milano che ha giudicato sussistenti le ragioni per integrare “un giustificato motivo soggettivo di recesso”. I giudici di legittimità nelle motivazioni ricordano che la corte territoriale “ha ritenuto che l’aver estratto un indirizzario interno ad uso aziendale al quale potevano accedere tutti i dipendenti della Mondadori (si trattava di indirizzi di dipendenti e collaboratori) trasferendolo sul computer del Sindacato Libero ed averlo utilizzato per l’invio di [...]
Trasferimento di un ramo di azienda non autosufficiente: effetti sui rapporti di lavoro – Cassazione sentenza n. 20728 del 2013
La Corte di Cassazione sez. lavoro con la sentenza n. 20728 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di cessione d'azienda ha affermato che non c’è trasferimento di ramo d’azienda senza prova che tutte le professionalità sono legate alla funzione da svolgere. Il rapporto prosegue con il cedente se la struttura conferita al cessionario non è autonoma, ma risulta creata gradualmente ad hoc in vista della dismissione. Per gli Ermellini si è trattato di un’ipotesi di trasferimento d' azienda disconosciuto dalla Cassazione , secondo cui non è riconducibile alla nozione di cessione d’azienda il contratto con il quale viene realizzata la cd. esternalizzazione dei servizi, ove questi non integrino un ramo o parte di azienda nei sensi suindicati. Per queste ragioni, correttamente è stata esclusa la sussistenza dei requisiti per configurare la cessione di ramo [...]
Responsabilità dell’amministratore della società ed azione di regresso dell’INAIL – Cassazione sentenza n. 20724 del 2013
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 20724 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di azione di regresso ha affermato che l’Inail può agire direttamente con azione di regresso verso la società se il legale rappresentante dell’azienda è stato condannato in sede penale per l’infortunio del lavoratore, anche se la società non ha partecipato al relativo giudizio. “Questione diversa - prosegue la sentenza - è quella dell’opponibilità alla società ricorrente del giudicato penale formatosi nei confronti del legale rappresentante della società, opponibilità che deve escludersi considerata la mancata partecipazione a detto giudizio della società, non intervenuta nel giudizio penale quale responsabile civile”. La speciale azione di regresso spettante all’Inail ai sensi degli artt. 10 e 11 dpr n. 1124/1967, esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro ma anche verso i soggetti [...]
Dichiarazione fraudolente e deducibilità dei costi in nero – Cassazione sentenza n. 37131 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 37131 del 10 settembre 2013 intervenendo in tema di reati fiscali ha statuito che i costi sostenuti dall’imprenditore accusato di evasione fiscale, anche quando non sono imputati al conto economico, sono ammessi in deduzione nella misura in cui risultano da elementi “certi e precisi”. Al fine di valutare il superamento delle soglie di punibilità fissate dalla legge, il giudice penale ha l’onere di procedere a una disamina analitica dei documenti dai quali i costi sono fatti derivare, “non potendosi far coincidere la mancanza di elementi certi e precisi relativi a detti costi con l’irregolarità, anche macroscopica, della tenuta della contabilità”. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso proposto nell’interesse di un imprenditore condannato con sentenza del Tribunale e poi confermata dalla Corte d’appello per i reati [...]
Fatture soggettivamente false: elementi qualificanti – Cassazione sentenza n. 36906 del 2013
La Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 36906 del 09 settembre 2013 intervenendo in tema di reati fiscali ha statuito che il reato di emissione di fatture od altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) è configurabile anche in caso di fatturazione solo soggettivamente, falsa, sia per l'ampiezza della norma che si riferisce genericamente ad "operazioni inesistenti", sia perché anche in tal caso è possibile conseguire il fine illecito indicato dalla norma in esame, ovvero consentire a terzi l'evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto. (Fattispecie nella quale la falsità riguardava la sola indicazione in fattura di altro soggetto qualificato come acquirente: cfr, Sez. 3, n.14707 del 14/11/2007, Rv. 239658). La vicenda ha riguardato una società accusata di aver utilizzato fatture che secondo gli accertatori [...]
