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sezione dedicata alle notizie - missione dello studio e del blog

Bancarotta fraudolente documentale: l’amministratore di diritto (c.d. testa di legno) responsabile solo se consapevole

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 34808 depositata il 16 settembre 2024, intervenendo in tema di reato di bancarotta fraudolente documentale a carico dell'amministratore di diritto, ha riaffermato il principio secondo cui "in tema di bancarotta fraudolenta  documentale, poi, l'amministratore di diritto risponde di tale reato, anche se sia investito solo formalmente dell'amministrazione della società fallita (cosiddetta testa di legno), in quanto sussiste il diretto e personale obbligo dell' amministratore di diritto di tenere e conservare le predette scritture, purché sia fornita la dimostrazione della effettiva e concreta consapevolezza del loro stato, tale da impedire la ricostruzione del movimento degli affari." Per gli Ermellini "in tema di bancarotta fraudolenta, per integrare il dolo dell'amministratore di diritto è sufficiente la generica consapevolezza, pur non riferita alle singole operazioni, delle attività illecite compiute dalla società per [...]

Bancarotta fraudolente patrimoniale: la distrazione deve essere effettiva non rileva il dato contabile

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 44742 depositata l' 11 ottobre 2024, intervenendo in tema di bancoarotta fraudolente patrimoniale, ha statuito il principio secondo cui quello che "qualifica la condotta sanzionata dall'art. 216, comma 1, n. 1, l. fall., in tutte le sue alternative manifestazioni, è il risultato ultimo, la lesione dell'interesse dei creditori alla conservazione dell'integrità patrimoniale conseguente ad un atto di disposizione che abbia determinato una diminuzione economicamente apprezzabile del compendio attivo della società fallita. Tutto ciò impone, però che la diminuzione della garanzia sia stata effettiva: il mero dato contabile (rilevante, in sede fiscale, quale esposizione di elementi passivi fittizi), non è, in sé, una distrazione. La bancarotta patrimoniale distrattiva sanziona il vulnus reale che l'atto determina all'integrità del patrimonio destinato (ai sensi dell'art. 2740 cod. civ.) a [...]

Principio di presunzione di innocenza alla luce della CEDU e del diritto unionale

Il principio di presunzione di innocenza statuito dalla Costituzione dal comma 2 dell'articolo 27 prevede che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Lo stesso principio risulta essere stato statuito dall'articolo 3 della direttiva UE 2016/343 che dispone che "Gli Stati membri assicurano che agli indagati e imputati sia riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza." Principio di presunzione di innocenza alla luce della CEDU Trova applicazione nel nostro ordinamento anche l'articolo 6 § 2 della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo (CEDU) anche alla luce delle sentenze n. 348 e 349 del 2007 della Corte costituzionale alla luce del nuovo articolo 117, comma 1, Cost.. In particolare nelle suddette sentenze la Corte Costituzionale ha precisato che la CEDU è una norma [...]

Il superamento dei 220 giorni dalla richiesta di sospensione del ruolo non determina l’annullamento se il credito erariale è sospeso o sia in pendenza di contenzioso, ovvero quando i motivi posti a fondamento dell’istanza non siano tra quelli previsti dalla norma di riferimento

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza n. 30841 depositata il 2 dicembre 2024, intervenendo in tema di annullamento del ruolo a seguito richiesta di sospensione rimasta inevasa oltre i 220 giorno, ha statuito il principio di diritto secondo cui "In tema di riscossione delle imposte, quando sia presentata domanda di sospensione ai sensi dell’art. 1, comma 538, della l. 24/12/2012 n. 228 senza ottenere risposta dall'Agenzia delle entrate entro il termine di 220 giorni previsto dal comma 540 del cit. art. 1, come modif. dall'art. 1 del d.lgs. n. 159 del 2015, l’annullamento di diritto del ruolo non opera nei casi in cui il credito erariale è oggetto di sospensione giudiziale o amministrativa oppure è sub iudice, ovvero se i motivi posti a fondamento dell'istanza non costituiscono cause potenzialmente estintive della pretesa tributaria [...]

Il giudice del merito è tenuto, in caso di confisca, non soltanto a ricostruire le specifiche condotte indicative dell’inquadramento del soggetto nella categoria tipica di pericolosità ma anche a delimitare in chiave storica il periodo caratterizzato dalla attitudine alla produzione di reddito illecito, escludendo dall’area di possibile intervento ablatorio gli acquisti verificatisi in momenti antecedenti, proprio in quanto «non ricadenti» in tale ambito temporale

Il giudice del merito è tenuto, in caso di confisca, non soltanto a ricostruire le specifiche condotte indicative dell'inquadramento del soggetto nella categoria tipica di pericolosità ma anche a delimitare in chiave storica il periodo caratterizzato dalla attitudine alla produzione di reddito illecito, escludendo dall'area di possibile intervento ablatorio gli acquisti verificatisi in momenti antecedenti, proprio in quanto «non ricadenti» in tale ambito temporale

La donazione è revocabile per infedeltà del partner se lo stesso ha tenuto un contegno irriguardoso nei confronti del donante, in avversione al sentimento di rispetto che deve invece connotare i rapporti tra donante e donatario

La Corte di Cassazione, sezione II, con l'ordinanza n. 32682 del 16 dicembre 2024, intervenendo in tema di revoca della donazione tra conviventi, ha ribadito il principio, applicabile anche a coppie di fatto, secondo cui " l'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale la sua natura di offesa all'onore ed al decoro della persona, si caratterizza per la manifestazione esteriorizzata, ossia resa palese ai terzi, mediante il comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, aperta ai mutamenti dei costumi sociali, dovrebbero invece improntarne l'atteggiamento. Peraltro, in presenza di tali presupposti, resta indifferente la legittimità del comportamento [...]

Processo tributario: applicazione dell’articolo 21-bis del d.lgs. n. 74/2000 sull’efficacia della sentenza penale

A seguito dell'emanazione del decreto legislativo n. 87 del 14 giugno 2024 è stato introdotto nel d.l. n. 74 del 2000 l'articolo 21-bis rubricato "Efficacia delle sentenze penali nel processo tributario e nel processo di Cassazione", il quale dispone: "1. La sentenza irrevocabile di assoluzione perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso, pronunciata in seguito a dibattimento nei confronti del medesimo soggetto e sugli stessi fatti materiali oggetto di valutazione nel processo tributario, ha, in questo, efficacia di giudicato, in ogni stato e grado, quanto ai fatti medesimi. 2. La sentenza penale irrevocabile di cui al comma 1 può essere depositata anche nel giudizio di Cassazione fino a quindici giorni prima dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio. 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, limitatamente alle ipotesi di [...]

Illegittimo il licenziamento del dipendente in cura per depressione che va a suonare il piano

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 30722 depositata il 29 novembre 2024, intervenendo in tema di licenziamento per comportamenti pregiudizievoli che incidano sulla guarigione, ha ribadito il principio secondo cui "in materia di licenziamento disciplinare intimato per lo svolgimento di altra attività, lavorativa o extralavorativa, durante l'assenza per malattia del dipendente, grava sul datore di lavoro la prova che la malattia in questione sia simulata ovvero che la predetta attività sia potenzialmente idonea a pregiudicare o ritardare il rientro in servizio del dipendente medesimo, atteso che l'art. 5 della legge n. 604 del 1966 pone a carico del datore di lavoro l'onere della prova di tutti gli elementi di fatto che integrano la fattispecie che giustifica il licenziamento e, dunque, di tutte le circostanze, oggettive e soggettive, idonee a connotare l'illecito disciplinare [...]

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