
In tema di sequestro preventivo a seguito degli illeciti di cui al d.lgs. n. 231 del 2001 è illegittimo il provvedimento di applicazione della misura che non contenga una, sia pur concisa, motivazione circa la ritenuta sussistenza del periculum in mora, anche nel caso in cui il patrimonio del soggetto passibile di ablazione sia di consistenza inferiore alla somma sino alla cui concorrenza questa dovrebbe operare, non coincidendo il suo presupposto applicativo con quello della mancanza/insufficienza della garanzia patrimoniale, previsto per il sequestro conservativo
In tema di sequestro preventivo a seguito degli illeciti di cui al d.lgs. n. 231 del 2001 è illegittimo il provvedimento di applicazione della misura che non contenga una, sia pur concisa, motivazione circa la ritenuta sussistenza del periculum in mora, anche nel caso in cui il patrimonio del soggetto passibile di ablazione sia di consistenza inferiore alla somma sino alla cui concorrenza questa dovrebbe operare, non coincidendo il suo presupposto applicativo con quello della mancanza/insufficienza della garanzia patrimoniale, previsto per il sequestro conservativo
Gli illeciti rilevati dagli ispettori del lavoro o funzionari degli enti previdenziali costituiscono prova sufficiente qualora il loro contenuto specifico oppure il concorso di altri elementi renda superfluo l’espletamento di altri mezzi istruttori
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l'ordinanza n. 7801 depositata il 22 marzo 2024, intervenendo in tema opposizione ad un ordinanza ingiunzione, ha affermato che le dichiarazioni del lavoratore rese agli Ispettori sono sufficienti da sole a provare l’illecito nel caso in cui vengano confermate in sede giudiziale, in quanto il contenuto delle dichiarazioni rilasciate in sede ispettiva non è un atto assistito da fidefacienza. Per cui, per gli Ermellini il giudice, ai fini del proprio convincimento, deve valutare la presenza di altri elementi e, comunque, deve motivare in modo specifico in merito alla valutazione di attendibilità delle dichiarazioni rese in sede ispettiva. La vicenda ha riguardato una società a cui era stato notificata una ordinanza d’ingiunzione con cui la Direzione territoriale del lavoro chiedeva il pagamento della complessiva somma di € 44.432,00 per [...]
I termini di impugnazione avverso l’aggiudicazione di gara sono incrementati di 15 giorni se i motivi del ricorso conseguano alla conoscenza dei documenti che completano l’offerta dell’aggiudicatario ovvero delle giustificazioni rese nell’ambito del procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta
Con la sentenza n. 2882 depositata il 27 marzo 2024 il Consiglio di Stato, intervenuto a decidere sul termine per l'impugnazione dell'aggiudicazione di una gara, ha ribadito quanto statuito dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 12 del 2020 secondo cui, alla luce dei principi della Corte di Giustizia UE (in ossequio alla sentenza della Corte di giustizia europea del 14 febbraio 2019 in C-54/18), "... l’individuazione della decorrenza del termine per ricorrere “continua a dipendere dal rispetto delle disposizioni sulle formalità inerenti alla ‘informazione’ e alla ‘pubblicizzazione’ degli atti, nonché dalle iniziative dell’impresa che effettui l’accesso informale con una ‘richiesta scritta’ per la quale sussiste il termine di quindici giorni previsto dall’art. 76, comma 2, del ‘secondo codice’ applicabile per identità di ratio anche all’accesso informale” (Cons. Stato, Ad. plen., 2 luglio 2020, n. 12, [...]
Nelle procedure negoziate sotto soglia UE, per l’assegnazione di appalti pubblici, la garanzia di cui all’articolo 53, comma 4 del D.Lgs. 36/2023 deve essere pari al 5% dell’importo contrattuale
Il servizio supporto giuridico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasposti con il parere n. 2174 del 26 febbraio 2024, sulla garanzia definitiva nelle procedure sottosoglia UE, ha precisato che nelle procedure negoziali sotto soglia UE l'importo della garanzia definitiva, di cui all'articolo 53, comma 4 del D.Lgs. 36/2023 deve essere pari al 5% dell’importo contrattuale e non trovano applicazione le ipotesi di riduzione di cui agli art. 117, co. 2, ed art. 106, co. 8, D.lgs. 36/2023. Il richiamo costante, anche in giurisprudenza, del contenuto della relazione illustrativa al d. lgs. n. 36 del 2023 (codice degli appalti) per rinvigorire le tesi interpretative è stato fatto anche dal servizio supporto giuridico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasposti al fine di esplicitare la normativa che regola la riduzione dell'importo della garanzia. Il comma 8 [...]
Ai fini dell’esenzione IMU per l’abitazione principale conta la classificazione catastale
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 6349 depositata l' 8 marzo 2024, intervenendo in tema di esenzione IMU per l'abitazione principale, ha riaffermato che "... ai fini dell’IMU, la classificazione dell’immobile in una delle categorie catastali previste dal legislatore è requisito necessario e imprescindibile per il riconoscimento dell’esenzione per l’abitazione principale, per cui la carenza di tale elemento preclude, a monte, al contribuente di avvalersi dell’agevolazione, anche nel caso in cui egli abbia fissato la dimora abituale nell’immobile stesso; a maggior ragione, poi, nel caso in cui la categoria catastale degli immobili interessati (nella specie: C/2 e C/6) assuma rilievo nella previsione normativa soltanto per la destinazione a pertinenza dell’abitazione principale; ..." I giudici di legittimità hanno precisato, richiamando un proprio precedente applicabile anche all'IMU, che "... ai fini del trattamento esonerativo rileva l'oggettiva [...]
Processo Tributario: atto di appello ed altri mezzi di impugnazione della sentenza di primo grado
Il codice di procedura tributaria (d.lgs. n. 546 del 1992) prevede all'articolo 50 che " i mezzi per impugnare le sentenze delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione. ". Inoltre, il comma 1 dell'articolo 52 stabilisce che "La sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere appellata alla corte di giustizia tributaria di secondo grado competente a norma dell'articolo 4, comma 2. " Il suddetto comma 2 dell'articolo 4 del codice di procedura tributaria recita che "Le corti di giustizia tributaria di secondo grado sono competenti per le impugnazioni avverso le decisioni delle corti di giustizia tributaria di primo grado, che hanno sede nella loro circoscrizione." In base all'articolo 51 del codice di procedura tributaria il termine per impugnare la sentenza della [...]
La cessione totalitaria delle quote societarie non può essere riqualificata come una cessione d’azienda
La Corte di Cassazione. sezione tributaria, con la sentenza n. 7495 depositata il 20 marzo 2024, intervenendo in tema di imposta di registro sugli atti di cessione totalitaria delle quote di società, ha statuito il seguente principio di diritto secondo cui "... Anche in caso di cessione totalitaria della partecipazione al capitale di una società di persone o di capitali, l’imposta di registro deve essere sempre liquidata in misura fissa, ai sensi dell'art. 11 della tariffa -parte prima allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, essendo preclusa all’amministrazione finanziaria –in assenza di elementi extratestuali o atti collegati - la riqualificazione della fattispecie nei termini di cessione indiretta di azienda, in forza dell’art. 20 deld dall'art.1, comma 87, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, secondo l’interpretazione autentica dell’art. 1, comma 1084, della legge 30 [...]
L’uso abusivo dell’identità digitale, in cui rientrano la chiavetta o il pin connessi al conto corrente, costiruisce un aggravante della frode informatica
La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 13559 depositata il 3 aprile 2024, intervenendo in tema di frode informatica, ha ribadito il principio di diritto secondo cui "... in tema di frode informatica, la nozione di "identità digitale", che integra l'aggravante di cui all'art. 640-ter, comma terzo, cod. pen., non presuppone una procedura di validazione adottata dalla Pubblica amministrazione, ma trova applicazione anche nel caso di utilizzo di credenziali di accesso a sistemi informatici gestiti da privati. (Fattispecie in cui è stata ritenuta l'aggravante in un caso di accesso abusivo a un servizio di "home banking"). (Sez. 2, n. 40862 del 20/09/2022, Bonollo, 283653; Sez. 2, n. 8958 del 30/01/2024 n.m.). ..." I giudici di legittimità nel rigettare il ricorso dell'imputato ha ricordato che "... l'art. 9 D.L. 93/2013, convertito con modif. [...]